Questions and Answers: Dario Vismara

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La stagione NBA si è appena conclusa mettendo in scena uno degli atti conclusivi più incredibili che la lega di Silver ricordi. Tuttavia è;già tempo di voltare pagina poiché a breve ci sarà il Draft, la free agency e la seguente Summer League.

Di questo e non solo parleremo con Dario Vismara, che tutti noi di back9hours ringraziamo per la solita cordialità con cui ha accolto la nostra richiesta e di cui facciamo una breve presentazione (liberamente tratta dalla sua biografia):

Dario Vismara è caporedattore della sezione basket de l’Ultimo Uomo. Laureato in linguaggi dei media con una tesi sulla costruzione mediatica della carriera di LeBron James, da giugno 2011 lavora come redattore a Rivista Ufficiale NBA e recentemente ha iniziato a collaborare con Gazzetta.it. Ha tradotto “Pep Guardiola. Un altro modo di vincere” (Libreria dello Sport, 2013), “Eleven Rings. L’anima del successo” (Libreria dello Sport 2014) e Herr Pep (Libreria dello Sport, 2015).

Salve Dario e benvenuto su back9hours. Si sono da poco concluse una delle Finals più incredibili della storia della Lega. Incredibili, rocambolesche, emozionanti. Gli aggettivi si sono sprecati, ma sono tutti meritati, non trovi?

L’aggettivo che mi viene in mente è “compelling”, coinvolgente: non so voi, ma anche quando le partite si concludevano in un blowout io le trovavo comunque bellissime — alla faccia di quelli che giudicano la qualità di una partita (o di una serie) solo dai finali punto a punto o dal numero di overtime. Entrambe le squadre avevano una posta in palio enorme — la singola stagione migliore di sempre e la possibilità di repeat per Golden State, la fine della maledizione e la redenzione per Cleveland e LeBron James — e ogni partita ci ha dato qualcosa di cui parlare, protagonisti sempre diversi, e una conclusione da romanzo.

2016 Finals: LeBron vs. Steph
2016 Finals: LeBron vs. Steph (NBAE via Getty Images)

Queste Finals hanno consacrato, anche agli occhi dei più scettici, la carriera di LeBron “The Block” James. Le sue prestazioni, soprattutto nelle 3W che hanno ribaltato le Finals e portato uno storico titolo in Ohio, hanno pochi precedenti nella storia della Lega. Che LeBron ci ha restituito questa cavalcata?

LeBron potrebbe ritirarsi domani mattina e nessuno potrebbe dirgli niente di niente. Come ho scritto anche su UU, è come se la sua intera carriera fosse stata pensata per arrivare a questo momento, quello in cui ha compiuto il suo destino da “salvatore della patria” e ha portato Cluveland sul tetto del mondo dopo 52 anni. E se già questo è un risultato incredibile, esserci riuscito in questo modo — con quelle tre partite ma soprattutto sotto 1-3 contro quella squadra — lo rende sostanzialmente immortale. Se si presentasse alla convention repubblicana che si terrà a luglio alla Quicken Loans Arena raccoglierebbe la stragrande maggioranza dei voti per diventarne il candidato presidente al posto di Trump. (Magari, aggiungerei).

Ogni Re ha uno o più Alfieri. Kyrie “The Shot” Irving però è sicuramente di più, dimostrando di essere uno dei Top 3 della Lega nel suo ruolo. Quanto è stato importante il suo apporto? Ai livelli del Wade di Miami?

Non so se è top-3 (Curry, Westbrook, Paul: davvero è meglio di questi?) più che altro per un discorso difensivo, dove continua ad avere le sue limitazioni. Però è indubbio pensare che la sua presenza abbia fatto la differenza tra le scorse finali e queste: un anno fa quando il pallone usciva dalle mani di LeBron finiva in quelle di Dellavedova (che io amo alla follia, sia chiaro), JR Smith e Shumpert, che venivano inglobati dalla difesa di Golden State dopo il secondo palleggio in stile Pac-Man. La possibilità di dare dei possessi a Kyrie ha permesso a LeBron di riposarsi un pochino di più nel corso della partita e ha dato ai Cavs un secondo realizzatore di livello altissimo, che è il primo passo per mettere sotto pressione la difesa degli Warriors, come insegna la serie con OKC. Poi Kyrie è stato eccezionale nel riconoscere i momenti della partita, elevando il suo gioco quando la posta in palio si faceva via via più alta: non ritengo che sia ancora al livello di Wade (che nel 2006 aveva giocato delle Finali irreali, è sempre bene ricordarlo), ma ha pur sempre 24 anni e può solo migliorare, se gli infortuni lo lasceranno in pace.

The Block e The Shot ci consegnano una doppia giocata che ricorda gli ultimi istanti di un lontano Bulls vs Jazz. Nel 1998 fu un solo uomo a fare entrambe le giocate. E’ questo che lo rende irraggiungibile, anche per LeBron?

Quello che rende irraggiungibile Jordan non ha niente a che vedere con il campo da basket. Nel senso: certo, ha fatto cose inimmaginabili e la sua fama nasce da lì, ma è la sua ascesa al di fuori del rettangolo da gioco che lo ha reso quello che è ora — vale a dire uno che ancora oggi vende più scarpe di tutti quanti, un’icona a livello mondiale che è entrata nell’immaginario collettivo di sette miliardi di persone. LeBron ancora non lo è, magari non lo sarà mai, ma non è che da Jordan in poi dobbiamo per forza mettere in paragone qualsiasi cosa succeda con quello che ha fatto lui: è uno standard i}possibile da mantenere, ed è profondamente ingiusto.

Per ogni vittoria, c’è uno sconfitto. Gli Warriors del 73-9 e del 3-1, situazione in cui precedenti erano 32-0 per il team in vantaggio. Steph Curry MVP unanime e record su record inanellati da tutti i Warriors. Tuttavia è difficile pensare che non escano con le ossa rotte da queste Finals. Lezione necessaria per evolvere o ko tecnico al troppo frettolosamente consacrato Best Team Ever?

Di sicuro è una lezione che gli servirà, anche per togliere un po’ di overconfidence che avevano mostrato nel corso della stagione e di questi playoff. Però oh, è difficile non farsi prendere dall’euforia quando vinci praticamente tutte le partite in cui scendi in campo e il resto del mondo ti incensa dopo ogni gara, cercando aggettivi sempre più esaltanti per descrivere quello che fai. La definizione di “Best Team Ever” è ancora valida perché 73 partite le hanno vinte comunque e questo non glielo potrà mai togliere nessuno, solo che lo hanno fatto in regular season. Non saranno la miglior squadra di sempre, ma per quanto mi riguarda gli Warriors di questo biennio sono certamente una delle migliori di sempre. E non se ne andranno da nessuna parte.

Che Steph vedremo l’anno prossimo?

Innanzitutto speriamo uno Steph sano, perché lo stiramento al legamento mediale non è un infortunio dal quale si recupera in un paio di settimane, e non con i ritmi imposti dai playoff. Poi immagino che sarà incazzato come una belva, ma non credo che si scatenerà in regular season come fatto nella stagione appena conclusa: spero si tenga da parte un po’ della rabbia che sta covando ora, la imbottigli da qualche parte in casa sua e poi la stappi a metà aprile nella prossima stagione, per regalarci dei playoff memorabili.

Kerr vinse all’esordio, Lue ha replicato. Blatt, dall’indiscutibile pedigree, ne esce maluccio. Sopravvalutiamo l’impatto dei coach negli States?

Una decina di giorni fa a Treviso ho avuto l’opportunità di parlare con David Blatt e mi ha detto “La vita di un allenatore è questo: sempre in prima fila quando si perde, sempre nelle retrovie quando si vince”. Kerr ha commesso degli errori in queste Finali (il difetto più grande è una certa lentezza ad adeguarsi ai momenti della partita, senza riuscire a stravolgere il piano tattico con degli aggiustamenti in-game) ma non toglie una virgola a quanto costruito in queste due stagioni in cui ha vinto nonmiricordonemmenoquante partite. Ritengo comunque che gli allenatori abbiano un impatto enorme sulle squadre nell’arco di una stagione, ma è ovvio che siano solo una delle componenti di un gioco estremamente complesso, e non quella preponderante.

Cambiamo argomento: a breve ci sarà il Draft. Sembra certo che Simmons vada ai 76ers, condividi?

Beh, giusto ieri ha fatto un provino coi Sixers e su Instagram ha condiviso la foto scrivendo solo “Trust The Process”, ormai mi sembra abbastanza chiaro che la scelta andrà su di lui. Non è un prosputto senza difetti come lo poteva essere Karl-Anthony Towns lo scorso anno, ma è una prima scelta che si merita la chiamata: è il giocatore con più upside di questo Draft, e la coppia con Embiid — se riusciranno a scendere in campo — sarà una delle storie della prossima stagione.

Brandon Ingram and Ben Simmons
Brandon Ingram and Ben Simmons (NBAE via Getty Images)

Free Agency: tanti nomi importanti sul mercato Kevin Durant su tutti a cui si è appena aggiunto Dwight Howard. Il Cap è destinato a salire. Prevedi grossi cambiamenti?

L’unico giocatore in grado di stravolgere gli equilibri è Kevin Durant, gli altri sono tutti pezzi molto interessanti che però non cambiano da soli i rapporti di forza della lega. Cambiamenti ce ne saranno tanti perché è il nuovo contratto collettivo che lo impone: con gli accordi di 4 o 5 anni al massimo (e quasi sempre con una player option sull’ultima stagione) si assisterà sempre di più a dei giorni di luglio incandescenti, oltre all’aumento del cap che porterà a cifre a cui i nostri cervelli non sono necessariamente abituati. (Consiglio spassionato: ragionate sempre in termini di % di cap occupato e in termini di mercato, perché c’è circa un miliardo di dollari da spartire su un centinaio mal contato di giocatori, di cui pochi veramente meritevoli).

Inoltre, il nostro Ale Gentile pare deciso ad accasarsi a Houston. Lo reputi pronto per il grande salto?

Di sicuro non può andare in NBA e pensare di giocare come faceva a Milano, quando comunque aveva una mole gigantesca di possessi da gestire. Per dire, con l’Olimpia poteva permettersi di “sprecare” qualche possesso prendendosi un brutto tiro per entrare in ritmo, quasi per accendere il proprio motore — in NBA è una cosa che, uscendo dalla panchina, non ti puoi permettere se vuoi avere un impatto duraturo. Dovrà diventare più efficiente nel modo di giocare e più “role player” nel modo di porsi, soprattutto nella metà campo difensiva. Però lo spacing dell’attacco di D’Antoni lo aiuterà ad attaccare il ferro con più efficacia, perché quando gioca in avvicinamento è difficile da arginare per un pariruolo NBA che esce dalla panchina: se si guadagnasse anche il rispetto degli arbitri, potrebbe guadagnarsi liberi su liberi anche di là (rendendo le partite di Houston lunghe più o meno sei ore e mezza, ma è per questo che hanno inventato l’on-demand no?).

Per finire… Siamo dal core purple and gold e non possiamo esimerci dal porti una domanda sui Lakers. Dopo un controverso Farewell Tour, Kobe si è ritirato. Walton è subentrato a Scott. La second pick si aggiungerà a D’Angelo, Randle e Clarkson. I gialloviola sono pronti a risalire? Quest’anno scade l’ultimatum di Jeanie a Jim…

Non vogliatemi male, ma per come è costruito il roster ora, non vedo semplice risalire fino a guadagnarvi un posto ai playoff — e mai nella vita una finale di conference come vorrebbe l’ultimatum che pende sulla testa di Jim. La cosa che più mi preoccupa per la prossima stagione e per gli anni a venire è: chi difende in quella squadra? Perché Scott ha lasciato le macerie nella metà campo difensiva e non si costruisce una competente difesa a livello NBA da un giorno all’altro, soprattutto se il materiale a disposizione non è quantomeno di buon livello (a livello fisico e a livello di esecuzione di uno schema). Lo scenario migliore per voi sarebbe un’annata in cui Walton inizia a mettere delle basi solide, viene sviluppato il talento a disposizione, si capitalizza sui lampi dell’eventuale Ingram e di D’Angelo — ma poi si perdono comunque tante partite per tenere un’altra scelta in top-3, che è la via più semplice per ricostruire con calma e in linea con la “timeline” di questo roster giovane. Praticamente rifare la stagione di Minnesota ma con più sconfitte. Spendere e spandere in free agency per il 27enne DeRozan di turno non c’entrerebbe niente con il percorso lento che i Lakers devono compiere per tornare a essere rilevanti, almeno per come la vedo io — ma io non devo vendere abbonamenti a 20k dollari o giustificare i fantastiliardi di dollari che ricevono dalle tv. Dalla poltrona di casa è anche facile.

Luke Walton
Luke Walton (Andrew D. Bernstein/NBAE via Getty Images)

Perfetto Dario, ti ringrazio per il tempo concessoci e per non esserti risparmiato nelle risposte.

Grazie a voi, ed in bocca al lupo per il sito!

Evviva il lupo! ?

Giovanni Rossi
odino

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6 thoughts on “Questions and Answers: Dario Vismara

  1. CBs, ti sbagli…. tutto dipende dalla FA, con un paio di nomi ad Hoc, l’ottava piazza (o settima, o sesta) sarebbe tutt’altro che un miraggio. Ad Ovest il livello è calato e non di poco, a livello di mid class…

  2. Solo un appunto: di tankare ne abbiamo tutti le scatole piene, inoltre quest’anno abbiamo la scelta protetta solo se è la numero uno.Ergo bisogna giocare per vincerne il più possibile,lottando per l’ottava piazza,in un modo o nell’altro. E a differenza del buon Dario, credo che ce la giocheremo

  3. Grazie a Dario Vismara per la cortesia e disponibilità, risposte molto articolate ed esaurienti!! Mentirei come Clinton ai tempi del Sexgate se affermassi di condividere tutto, ma anche questo è il bello della pallacanestro. Ci sono tantissimi modi e angolazioni per leggere la stessa situazione, e non è detto che ce ne sia solo una corretta. Molto interessante il passaggio su Curry e su come dovrebbe interpretare la prossima stagione!

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