Non sarà uno S-Deng

Posted on

Luol Deng è ufficialmente un nuovo acquisto dell’era Luke Walton, e va ad aggiungersi alle scelte dell’ultimo draft, Ingram e Zubac.

deng

 

I Lakers hanno annunciato in queste ore il suo ingaggio – assieme a quello di Calderon via trade e al rinnovo di Jordan Clarkson – un affare ormai nell’aria da una settimana e concretizzatosi un po’ a sorpresa, come un fulmine a ciel sereno. I 72 milioni che la franchigia Purple&Gold verserà all’anglo-sudanese fino al luglio 2020, rappresentano una cifra esorbitante se decontestualizzata, ma perfettamente nella norma se messa in relazione agli accordi firmati in questa prima settimana di Free Agency. Il progressivo aumento del cap, destinato a salire oltre i 100 milioni nella stagione 2017-2018, è la principale ragione del fenomeno cui stiamo assistendo in questi primi giorni di Luglio, e Deng, appunto, non fa eccezione.

A 31 anni, l’ex ala dei Miami Heat ha di fatto siglato l’ultimo grande contratto della sua carriera ultradecennale, e lo ha fatto coi Lakers in declino da anni, alla pressante ricerca di elementi in grado di dare il là al rilancio tanto sospirato, o meglio, imposto dalla co-proprietaria Jeanie Buss. Deng, nei piani del GM Mitch Kupchack, approda in California per fornire esperienza e trasmettere ai giovani compagni l’etica del lavoro e l’attitudine difensiva che ne hanno sempre animato la carriera, caratteristiche che questa squadra sembra aver smarrito da tempo, sotto le macerie delle disastrose gestioni tecniche firmate D’Antoni e Scott, due allenatori troppo impegnati (o costretti?) a tankare, per preoccuparsi di curare tali aspetti – basilari – del gioco.

Il fatto che uno dei prodotti di Duke che meglio si sia adattato al mondo dei professionisti  – tutti conosceranno infatti la “maledizione” dei tanti Blue Devils osannati e vincenti al college, che non hanno trovato la medesima fortuna in NBA -, giunga ad El Segundo proprio nei giorni in cui i Lakers accolgono in pompa magna Brandon Ingram, non può essere una semplice coincidenza. Anche Ingram proviene da Durham,  può giocare nel ruolo di Deng – ma anche assieme – e alcune caratteristiche, polivalenza su tutte, tendono a coincidere. Toccherà probabilmente al veterano cresciuto tra Egitto e Inghilterra, dunque, far integrare al meglio la matricola delle meraviglie gialloviola, l’enfant prodige sul quale i Lakers hanno investito le rinnovate speranze di un ritorno ai fasti di un tempo, nel medio-lungo termine.

Il primo africano di un certo peso a vestire la jersey dei Lakers, ha scelto il numero di maglia che portava ai tempi del College, la #2, forse a simboleggiare un ritorno al passato, o forse per dare inizio ad una seconda vita cestistica, anziché arrendersi mestamente al tramonto, come in tanti forse troppo frettolosamente avevano pensato, un paio di stagioni or sono.

Ma chi è, in buona sostanza, Luol Deng?

Originario del Sudan del Sud, Luol ”Ajou” Deng è un membro della tribù dei Dinka –  il cui rappresentante più noto è stato un altro ex famoso professionista NBA, Manute Bol -, sebbene la sua infanzia abbia poco a che vedere con gli stereotipi cui spesso sono legati gli sportivi nati in Africa. Luol dovette infatti ben presto emigrare in Egitto assieme al padre – un membro del Parlamento Nazionale -, per fuggire dalla guerra civile appena scoppiata in Sudan e stava dilaniando il paese, un conflitto terminato soltanto un ventennio più tardi.

Ottenuto l’asilo politico, la famiglia Deng si stabilì a Londra una decina di anni più tardi, dove il ragazzo, ormai adolescente,  continuava a giocare a pallacanestro, nonostante avesse iniziato ad appassionarsi al calcio, diventando tifoso di Faustino Asprilla, allora giocatore del Newcastle United, ma molto più  noto da noi per i suoi trascorsi parmigiani.  La convocazione per l’Under 15 inglese fu il primo passo, il secondo fu rappresentato dal trasferimento nel 1999 negli Stati Uniti, dove l’ormai 14enne Deng si iscrisse alla Blair Academy, venendo nominato co-capitano della squadra di pallacanestro, insieme a Charlie Villanueva, un ragazzo che avrebbe ritrovato qualche anno più tardi in circostanze meno “piacevoli”.

Dopo essersi diplomato, Deng fu reclutato dall’Università di Duke, diventando uno dei primissimi “One-And-Done” agli ordini di coach K – il quale non aveva mai fatto mistero di gradire il giusto gli studenti di passaggio con destinazione NBA, sebbene negli anni successivi avrebbe finito per adeguarsi -, primo di una lunga e rinomata serie . Con la maglia di Duke, Deng disputò una quarantina scarsa di partite,  tenendo una media di 15 punti – curiosamente, la stessa identica che può vantare oggi da professionista, in oltre 800 partite – in 30 minuti di gioco e diventando la decima matricola nella storia della ACC in grado di guidare i Freshmen della Conference per punti, rimbalzi e percentuale dal campo. Un dato rilevante ma non sorprendente, per un ragazzo arrivato alla corte di Coach K come il secondo prospetto della Nazione, alle spalle di un certo Lebron James.

deng_040607

Al draft 2004, reduce dalla cocente delusione delle Final Four di San Antonio – sconfitta di misura in semifinale, contro i futuri campioni NCAA di U Conn, nelle cui fila militava… esatto, il suo ex amico e compagno di liceo, Charlie Villanueva -, venne selezionato con la 7ª scelta assoluta dai Phoenix Suns, ed immediatamente ceduto ai Chicago Bulls, dove sarebbe rimasto fino al gennaio 2014, meritandosi due convocazioni all’ASG e partecipando ad alcune memorabili serie playoff, contro i Miami Heat di Shaq e Wade prima e la versione dei Three Amigos, qualche stagione dopo .

Miami-Heat-Deng

Dopo la breve parentesi in Ohio, già nell’estate seguente, Deng si è accasato a Miami, restandoci  fino a poche settimane fa.

Due anni e 160 partite dopo – playoff inclusi -, eccoci arrivati al momento del passaggio di Luol ai Los Angeles Lakers,  in virtù di un contratto da 18 milioni di dollari l’anno e privo di Team Option – sostanzialmente, Deng rimarrà a libri, fino al trentacinquesimo anno di età -, non l’operazione managerialmente più lungimirante, nella storia della Lega.

La storia di Deng è anche piena di vicissitudini personali particolari, come ad esempio la malattia che lo tenne fuori gioco nel 2013, facendo temere una meningite e portandolo ad un ricovero ospedaliero d’urgenza. Fortunatamente per il ragazzo, tutto si risolse soltanto con un grosso spavento, ma quella sfortunata esperienza influì negativamente sul suo rendimento, oltre che sulla sua efficienza fisica (tra il 2013 e il 2014, poco più di 60 presenze in regular season) .

E citando direttamente da Wikipedia, come non ricordare anche il suo impegno nel campo della beneficenza, con la sua ”Luol Deng Foundation” attiva a Chicago, in Sudan e nel Regno Unito? Un’associazione che finanzia numerosi programmi e progetti nell’area di Chicago e soprattutto in Africa, garantendo l’accesso ai beni di prima necessità per le popolazioni africane più bisognose. Insomma, grande non solo sul rettangolo di gioco, il nostro Luol.

090914-fsf-nba-miami-heat-luol-deng-PI.vadapt.980.high.65

Per quanto concerne la parte tecnica – dimentichiamoci per un attimo del lato prettamente economico e di tutto il resto -, Deng nasce ala piccola, il classico giocare 3&D, ovvero tanta difesa, atletismo e tiro dal perimetro. Rendimento sempre in ascesa anno dopo anno, il coronamento della carriera è arrivato con la partecipazione agli All-Star Game del 2012 e 2013. Della sua breve parentesi a Cleveland resta poco o nulla, ma quello che ci interessa maggiormente è l’impatto a Miami, dopo un anno difficile, anche per le ragioni di salute già citate. Coach Spoelstra, uno dei primi a sdoganare il 5 fuori a livello NBA, una volta perduta una pedina fondamentale – eufemismo – come Lebron James, era in cerca di un giocatore che potesse giocare da 3-4 indifferentemente, per variare i sistemi di gioco in corso di partita e consentire a Chris Bosh di giocare centro. Ed è stato in Luol che Spoelstra ha individuato il sostituto più adatto, se mai fosse stato possibile trovarne uno.

NEW ORLEANS, LA - FEBRUARY 27: Luol Deng #9 of the Miami Heat prepares to shoot a free throw during the second half of a game against the New Orleans Pelicans at the Smoothie King Center on February 27, 2015 in New Orleans, Louisiana. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, User is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. (Photo by Stacy Revere/Getty Images)

In realtà Deng ha finito per giocare prevalentemente ala piccola, quando Bosh era in campo, ma quando il n. 4 di Miami ha dovuto fermarsi per un problema fisico molto serio, il “paziente inglese” è stato lanciato da ala grande perimetrale. Certo, non stiamo parlando di Durant o Lebron e nemmeno dell’Iguodala delle Finals 2015, ma di uno che sa il fatto suo sui due lati del campo e che potrebbe fare molto bene anche ad L.A., in un sistema costruito per permettergli di giocare brani di partita rilevanti da Power Forward. Il tiro da tre non è mai mancato, l’attitudine e la professionalità nemmeno. Serve solo tempo per assimilare un sistema e far crescere i giovani, ma la variante tattica rappresentata dall’ex colonna dei Bulls di coach Thibo, potrebbe risultare molto interessante per un uomo mentalmente aperto come Luke Walton.

Avventurandoci in un gioco di parole non proprio originalissimo, possiamo dire che nonostante le apparenze e un contratto che verosimilmente verrà fatto pesare nel giudizio delle prestazioni del ragazzo, l’impressione è che i Lakers non abbiano fatto (s)Deng. E anche questa, sarebbe una novità, di questi tempi.

Jaywill_22

Rispondi

Top