Summer League: Lakers vs Sixers 70-69

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Ventiquattr’ore dopo la netta affermazione sui New Orleans Pelicans, i Lakers scendono nuovamente sul parquet “di casa” di Las Vegas – netto il predominio di tifosi gialloviola sulle tribune, come sempre-, per affrontare i Philadelphia 76ers del nuovo Lebron James, l’australiano Ben Simmons. E quando dico nuovo Lebron, intendo il pacchetto completo, con tutto ciò che ne deriva, di positivo e negativo, dal punto di vista tecnico ma anche dell’immagine: potrei ancora passare sopra al continuo ostentare l’eccellente ball handling o il cercare insistentemente la giocata ad effetto, ma mi riesce difficile digerire le stoppate a gioco fermo, le pulcinellate a base di gesso, al tavolo segnapunti nel pre-partita, eccetera. D’accordo, è cresciuto a pane e Lebron, ma certi aspetti deplorevoli che caratterizzano da sempre il presunto “Choosen one”, avrebbe potuto evitarli ed evitarceli tranquillamente.

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Detto questo, la partita prende il via, ma i giocatori – soprattutto quelli gialloviola – paiono essere rimasti negli spogliatoi: non si segna letteralmente mai, e non per la durezza delle difese o la grande tensione per la posta in palio, come accaduto nel primo quarto della sfortunata finale del torneo preolimpico, perduta dall’Italia contro la Croazia. Semplicemente non la mette nessuno. Nei primi cinque minuti di gioco, le due squadre fanno segnare un 2 su 13 complessivo al tiro, ed il primo canestro dal campo dei Lakers, giunge soltanto dopo 4’45 ” e porta la firma di Anthony Brown dall’angolo, tanto per cambiare. D’angelo, come il giorno precedente, parte con le marce basse, ma si sblocca a metà quarto con una schiacciata a difesa schierata, con gli osservatori Onu meglio conosciuti come titolari dei Sixers, ad osservare estasiati il gesto atletico del secondo anno da Ohio State.


Ingram fatica a trovare il ritmo, riceve poco e non segna letteralmente mai, quando viene chiamato in causa, tanto che muoverà per la prima volta la retina, solamente in avvio di quarto periodo. Sicuramente non giova ad un giocatore dotato del suo Iq e con i suoi trascorsi, un contesto come questo, dove il disordine e l’improvvisazione regnano sovrani, per ovvie ragioni.
Zublocka non riesce ad essere un fattore come nella gara precedente e ben presto viene rilevato da Zack Auguste. Il match non decolla e anche il secondo quarto rimane fedele alla sceneggiatura: percentuali bassissime, palle perse a volontà e ritmo che attenta alla resistenza dei pochi eroi che hanno deciso di vedersela live, nella notte tra sabato e domenica. Gli spettatori, live e a casa, salutano il sopraggiungere dell’intervallo come una liberazione, e con tutto l’amore che possiamo provare per la pallacanestro, non saprei come biasimarli. Punteggio da mini-basket (30-25 Phila), percentuali raccapriccianti (30% scarso per i Sixers, un misero 25 per gli angeleni) e assenza totale di spettacolo o colpi di scena.
Il primo scossone arriva nel terzo periodo, quando i Sixers provano la fuga, arrivando al +15 senza neppure spingere più di tanto. Ingram continua a litigare col canestro (0 su 7 prima di uscire per l’ultimo riposo) ed i suoi compagni non sono da meno, visto e considerato che anche in questo quarto, il primo field goal dei Lakers arriva nel quinto minuto di gioco. Il parziale di 13-2 sembra chiudere i conti, ma coach Mermuys non si arrende ed abbassa il quintetto, lasciando Auguste e Nance sotto le plance. Il figlio del grande Larry si conferma il più caldo Laker nei primi tre quarti, e con la solita tripla sul pick&pop con Russell, anticipata da una superdunk esplosiva, riporta sotto la doppia cifra lo svantaggio.

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Ingram langue in panchina e per ricucire ulteriormente lo strappo, deve andare al lavoro D-lo: 3 canestri da fuori nel giro di pochi minuti e voilà, Lakers già a meno 5-6 punti per chiudere il quarto, pronti a mettere Philadelphia nel mirino.
Nell’ultimo periodo serve l’apporto di Ingram e la seconda scelta assoluta non tradisce. L’ex Blue Devil segna i primi canestri della sua partita (finirà con 3/12 al tiro) con due Jumper dal lato sinistro del campo, ma soprattutto sembra finalmente dentro al match. Simmons, per contro, va vicino alla tripla doppia (8 punti con solo 3/8 dal campo, 10 rimbalzi e 8 assist), ma aggiunge 7 palle perse e un finale nel quale, volente o nolente, lascia il proscenio a McConnell (12 punti).
Zubac non rientra più, si finisce con un ottimo Auguste, che oltre alla consueta energia e intensità, è l’unico a mettere punti a tabellone per i Lakers, oltre ad Ingram e Russell. E’ D-Lo il leader di questa squadra (22 punti con 8/20 dal campo, alla sirena finale, ma 6/11 nei momenti caldi), e non si stanca di dimostrarlo, tenendo in vita i suoi, con la classe che gli compete. Quando il gioco è rotto o l’attacco ristagna, Russell cerca il p&r e punisce, indifferentemente da 2 o da 3. Non ci sta a perdere, avendo fatto indigestione di L nella sua stagione da rookie e dopo il -2 firmato da Ingram in penetrazione, è il #1 a pareggiare con un long two da destra, calpestando la linea da 3 punti, a 8 secondi dalla fine. Consueta gestualità D’angiolesca, “ice on my veins”, col pubblico già ai suoi piedi.
McConnell vuole rovinargli la festa e a 1.8 secondi dalla sirena appoggia al vetro il 69-67 per i suoi, con Mermuys che chiama immediatamente timeout, per disegnare l’ultima rimessa, benchè si tratti pur sempre di Summer League.

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Al rientro sul parquet, l’indiziato numero uno è D’Angelo, anche perchè la rimessa la batte Ingram. Nance blocca per D-Lo, che con l’uomo addosso e sfruttando una frazione di secondo di vantaggio, la spara da 8 metri bucando la retina. 70-69, pubblico in delirio per il ventenne delle meraviglie, che come nulla fosse stato, ribadisce l'”ice on my veins”.
Sembra che stia dicendo al malcapitato Mc Connell: “L’hai capito o no, che questa è la mia partita?”, e dal canto suo il numero 12 dei Sixers sorride amaramente per la beffa subìta.


Si chiude cosi, coi Lakers nuovamente vincenti e l’impressione che nel nuovo corso molte cose siano destinate a cambiare. Sarebbe logico pensare che in fondo, si tratti soltanto di Summer League, ma come dimostrano le passate edizioni e le pre-seasons degli ultimi anni, quando perdi sempre nelle partite che non contano, finisci per rimanere assuefatto e perderai anche durante la stagione regolare.
Dovendo scegliere, dunque, meglio aver vinto cosi e sperare che questo genere di affermazioni servano ai giovani leoni gialloviola, per cementare un gruppo che sembra nascere e crescere sotto i migliori auspici, oltre ad elevare la fiducia ed autostima in ognuno di loro.
Ora l’appuntamento è nella notte tra lunedi e martedi, avversari i Golden State Warriors, o meglio, una sorta di parodia dei vice-campioni NBA.

 

Jaywill_22 aka Marco Brignoli

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