Summer League: Lakers vs Jazz 88-92

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Consolation game per i Los Angeles Lakers, alla Samsung Summer League di Las Vegas. Dopo la sconfitta subìta dai Cavs, tocca agli Utah Jazz mettere sotto esame i giovani gialloviola, penalizzati dalle defezioni di Larry Nance Jr. e D’Angelo Russell, probabilmente i migliori elementi a disposizione di Coach Mermuys, nelle prime quattro partite disputate.

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Nance si è infortunato – lievemente per fortuna – sul finire del match con Cleveland ed è già tornato a Los Angeles, mentre per quanto riguarda il top scorer ed Mvp dei Lakers, D’Angelo Russell (22+6+4 in questa summer league), è stato tenuto a riposo per consentirgli di preparsi in vista del camp di preparazione Olimpica di Team Usa, cui D’Angelo parteciperà assieme ai compagni Julius Randle e Brandon Ingram.
La seconda scelta del draft 2016, al contrario, è regolarmente sul parquet per proseguire l’ambientamento alla realtà professionistica, che al momento non è stato dei più agevoli. Ingram è fermo a 10 punti di media con un inguardabile 32% scarso al tiro, nella quinta ed ultima partita ci si attende un deciso step up da parte sua.

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L’avvio di gara è sotto il segno di un notevole Zubac, ancora una volta un fattore su entrambi i lati del campo. Ingram non è pervenuto ed Anthony Brown conferma le difficoltà attraversate nelle partite precedenti, sicuramente preoccupanti per un “secondo anno”. A fine primo quarto si sveglia finalmente Ingram, autore dei suoi primi quattro punti nel giro di pochi secondi, grazie ad un tiro speciale appoggiato a tabella e una schiacciata in contropiede, dopo abile steal. Ma proprio sulla prima sirena, arriva il buzzer beater da 3 di una vecchia conoscenza degli amanti del college Basketball, Aaron Craft (9 punti), che consente ai Jazz di tornare punto a punto, sul 19-20.
Nel secondo quarto assistiamo alla composizione di una serie di quintetti pressochè improponibili, sia per gli allenatori che per i malcapitati spettatori (noi compresi): se Jabari Brown è la star della second unit lacustre, abbiamo un problema, perchè aldilà della comune abilità balistica, sia lui che l’ex compagno di università Jordan Clarkson, evidenziano un iq cestistico ed un egoismo che mi fanno dubitare parecchio delle capacità d’insegnamento del coaching staff di Missouri University .

I sostituti di Russell e Nance in quintetto, Auguste e Munford, deludono: l’ex Irish non incide minimamente, mentre il taglio dei Grizzlies sparacchia a salve (3 su 11 dal campo) e denota tutti i suoi limiti. I Lakers finiscono anche a -6, ma con Ingram in campo cambia la musica e si arriva all’intervallo con un parziale di 22-11 a favore dei californiani. BI14 è già a quota 13 all’Half time con due soli errori dal campo, in palese controtendenza con il resto del torneo (Alla fine saranno 22 in 30 minuti, 5 rimbalzi, 4 assist e uno splendido 9/13 al tiro con 2/3 da 3)

 


I Jazz tirano malissimo dalla lunga distanza – 2 su 11 nei primi 20 minuti -, ma dopo l’half time si presentano con tutt’altra faccia. L’ex senese Dionte Christmas (14 con 4/5 da 3) guida la riscossa dalla linea dei 7.15, dove Utah non sbaglia praticamente più: 4/4 per iniziare il terzo quarto, 8/12 nella ripresa, 10 su 23 alla fine. La sconfitta dei Lakers deriva ancora una volta dall’incapacità di difendere sul perimetro – e non che nel pitturato le cose vadano meglio, ad eccezione dell’ottimo Zublock -, la prima lacuna cui dovrà ovviare Walton, quando prenderà in mano la squadra ad Ottobre.
I Lakers dispongono di una panchina troppo scarna e soffrono ogni qual volta si riposano i 3-4 uomini di riferimento, per poi cercare di ricucire lo strappo al ritorno in campo degli Ingram, dei Zubac o i Brown. Proprio Anthony Brown raddrizza con uno splendido quarto periodo da 12 punti, una partita per il resto molto deludente. Nei primi tre quarti non la mette mai sullo scarico, è un disastro ogni qual volta mette giù palla in palleggio, si dimostra esitante ed insicuro. Saremmo già pronti per la cassazione nei suoi confronti, ma nell’illusoria rimonta finale diventa grande protagonista, con due triple ed un canestro più fallo che riavvicinano i Lakers ad un solo possesso. Solo Ingram e Zubac tengono botta, in particolare il croato si conferma centro educatissimo negli ultimi 3 metri e quasi interamente da costruire nel gioco fronte a canestro, nel jumper e lontano dalle sue zone abituali. Certo, parliamo di un 20enne scelto ad inizio secondo giro, che riesce a totalizzare la bellezza di 16 punti, 11 rimbalzi, 6 stoppate e 8/14 al tiro, quelli che definirei numeri da capogiro.

 

 

Siamo pur sempre in summer league, d’accordo, ma leggerlo paragonato a Bobby “pestilenza” Sacre mi ha gelato il sangue. Siamo già oggi, con zero partite ufficiali in carniere, ad un livello assolutamente superiore, e senza arrivare ai deliri di Anthony Brown (“potrebbe raggiungere i livelli di Marc Gasol, tra qualche anno”), ci sentiamo di scommettere ad occhi chiusi su un radioso futuro per un ragazzo con tale attitudine, mani e tempismo per la stoppata.

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Perdiamo 92-88 ma arriviamo all’ultimo tiro, che per nostra sfortuna viene preso da Brown e termina fuori bersaglio. Nei Jazz da segnalare i 20 punti di Bolomboy, i 14 di Christmas e Butterfield, gli 8 di Paige e i 7 di un Quincy Ford che le prova tutte per fermare Ingram, senza grande successo.
La Summer League si conclude con tante certezze e qualche interrogativo, laddove naturalmente non hanno alcun rilievo le prime 3 vittorie e le 2 sconfitte degli ultimi giorni. Lasciamo crescere con tranquillità un fenomeno come Ingram, sviluppiamo fiduciosi i vari Zubac, Brown e Nance, con la netta consapevolezza che aldilà dei Randle e Clarkson mai visti in questa SL – e speriamo di non vederli proprio, in futuro, scambiandoli potremmo ottenere pezzi importanti e più funzionali a questo gruppo e ad un gioco di squadra -, il leader designato della nuova era angelena-gialloviola sarà quel ragazzo che venerdi sera assisteva al match in borghese, con tanto di occhialini stilosi e pettinatura rivedibile. Siamo nelle mani di D’Angelo Russell, e vista la dolcezza del tocco, poteva andarci decisamente peggio nel primo anno del dopo Kobe Bryant.

 

JAYWILL_22 aka Brignoli Marco

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