Riforma Lega A – Due promozioni entro la stagione 2017-2018: meglio tardi che mai

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Dopo una sperimentazione fallimentare, la Fip, in accordo con LegaBasket e LNP, decide di aumentare il numero delle promozioni a partire dal 2017-2018. Nonostante la decisione “rivoluzionaria”, però, sembra esserci ancora molta strada da percorrere per il basket tricolore

LegaBasket A

Tutte le grandi aziende, guardando al futuro e tentando di programmare gli anni a venire, cercano di perseguire la strategia migliore al fine di salvaguardare quanto fatto e, allo stesso tempo, superare gli obiettivi raggiunti in precedenza.
In alcuni casi, però, più che migliorare la propria condizione specifiche realtà tendono a rafforzare lo status quo e rimanere allo stesso “livello”, anche se ciò non permette il salto di qualità che ci si aspetta di solito.
Questa seconda, quanto paradossale, situazione è quella che sta affrontando la Fip nell’annosa discussione sulla Riforma delle promozioni dalla A2 alla A che, oltre a squilibrare i due campionati maggiori italiani, sta complicando la vita un pò a tutte le realtà cestistiche dello stivale.
Andando per ordine, il problema in questione nasce dopo l’unificazione, avvenuta circa due anni fa, tra A2 gold e A2 silver che da un lato permetteva l’approdo al basket semi-professionista a maggiori contesti e dall’altro impediva un pieno sviluppo agli stessi in nome di una subordinazione della nuova lega a causa dell’unica promozione prevista nella massima serie.

Fip

La paradossale situazione, venuta fuori già la scorsa stagione, prevede un mega campionato di 32 squadre con una solo “vincitrice” attraverso la formula dei play off.
Le problematiche che sono sorte a seguito di questo “pasticcio” cestistico hanno determinato due situazioni tali da rendere il secondo campionato più interessante del primo (dove ormai Milano domina su chiunque) ma, contemporaneamente, più penalizzato in termini di progettazione e continuità cestistica.
Grazie ad un serrato incontro fra Fip, LegaBasket e LNP, però, si è arrivati ad un accordo che, per quanto “rivoluzionario”, si mostra ancor debole per una nuova visione del basket tricolore.
In pratica, le federazioni coinvolte, hanno stabilito che, a partire dalla stagione 2017-2018, le promozioni, e di conseguenza le retrocessioni, dalla A2 alla A saranno due e non più una.
Questa presa di posizione, giunta dopo un anno di sperimentazione fallimentare (a cui seguirà anche la stagione prossima), non cammina di pari passo con l’allargamento a 18 squadre del massimo campionato a causa del nuovo format FIBA per le qualificazioni ai campionati internazionali.
Lo stallo creato, nonostante un primo passo verso la modifica dei campionati, porta ad una duplice riflessione che da troppi anni investe la palla a spicchi nostrana.
Da un primo punto di vista si può dire che la decisione presa “cozza” pesantemente con la realtà nazionale.
Infatti, facendo un resoconto degli ultimi finali di stagione, si è assistito ad un “perenne teatrino” comprendente fallimenti, ripescaggi, cessioni di titoli sportivi e chi più ne ha più ne metta.
Questi complicati “intrighi di palazzo”, che hanno trasformato il nostro massimo campionato in uno dei meno interessanti d’ Europa, hanno avuto solamente il merito di far diventare più “influenti” le grandi squadre (leggi Milano) e rendere più debole tutto il resto del comparto professionistico.
Facendo riferimento ad un altro fattore, invece, si può dire che la gestione Fip-LegaBasket-LNP sulla questione ha avuto ricadute negative anche nell’ambito della nazionale.
In pratica, la Lega A2 nel proprio format prevede la presenza nei roster di diversi under nazionali accompagnati da soli due stranieri.
Negli anni la seconda Lega italiana ha permesso di far emergere diversi talenti (quali, in ordine temporale, Cervi, Pascolo, Tonut, Flaccadori…) che hanno dimostrato il loro valore anche nelle leghe maggiori.
Se la seconda competizione nazionale viene di volta in volta penalizzata, i “giovani” prospetti avranno, quindi, solamente due possibilità: o legarsi definitivamente ad una lega “inferiore” rispetto alla “prima categoria” o, per i più fortunati, tentare il “salto” e sperare in qualche minuto uscendo dalla panchina.
A questo pensiero, inoltre, si può facilmente associare la celebre riforma del 6+6, che come quella delle promozioni tarda ad arrivare per ragioni oscure, in cui, pur dovendo sempre sgomitare per un posto in prima squadra, si potrebbe avere un maggiore vantaggio per le “stelline” nazionali con una svolta anche per la nazionale maggiore.
La “rivoluzione” in casa Fip è appena cominciata ma l’ “andamento lento” (citando Tullio De Piscopo) sembra presagire un cambio di marcia solamente con una situazione insostenibile da gestire.

Alessandro Falanga
Dal Blog pallaspicchi.blogspot.com

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