Halloween Madness

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La notte di Halloween è già alle spalle, ma come spesso succede ha lasciato strascichi importanti. No, nessuna vittima di qualche serial Killer cinematografico – o qualche folle che vi si ispira -, niente di cosi cruento. E’ il Basket americano ad essere stato segnato da una manciata di rinnovi pluriennali che hanno coinvolto franchigie o interpreti apparentemente secondari, destinati tuttavia a tracciare la strada per le strategie che verranno, a qualunque livello.

Dopo le follie estive – Dai 33 milioni l’anno garantiti a Mike Conley in avanti – ecco il secondo capitolo del nuovo trend NBA, ovverosia il trasformare buoni o buonissimi giocatori di pallacanestro in multimilionari, come se si trattasse di Lebron James, Kobe Bryant o Michael Jordan.

E’ cosi che nelle ore che precedevano la deadline del 31 ottobre, sono state ufficializzati alcuni accordi che ai più hanno fatto storcere nasi, sollevare sopracciglia o rimpiangere di non aver ricevuto da Madre Natura la stazza o il talento per trovare un ingaggio tra i pro americani.

Nello specifico, ecco il resoconto dettagliato dei movimenti di fine ottobre:

  • Gorgui Dieng ha rinnovato il proprio matrimonio coi Minnesota T-Wolves per altri 4 anni, alla modica cifra di 64 milioni di dollari
  • Gli Okc Thunder hanno affogato il dispiacere di aver perso in estate Kevin Durant, prolungando gli accordi con Steven Adams ed il neoacquisto Victor Oladipo a cifre che farebbero impallidire un capo di Stato: 21 milioni per 4 stagioni all’ex combo guard dei Magic, addirittura 102 milioni fino al 2020 per il figlio dei fiori neozelandese, alla stratosferica media di 25,5 milioni all’anno
  • Stessa cifra, 25 milioni a stagione, concessa dai Jazz al nazionale francese Rudy Gobert, passato nel giro di 3 anni dall’essere la giovane promessa dello Cholet a diventare l’uomo, anzi l’homme, da 100 milioni di dollari.
  • Il clochard della tornata – eccetto Ryan Kelly, innesto di Halloween degli Atlanta Hawks, nostra vecchia conoscenza: per fare paura fa paura e per fare danni, non è certo secondo a Mike Myers – ha finito per essere Cody Zeller, che si è accontentato umilmente di 56 milioni di dollari per rimanere nella North Carolina nei prossimi 4 anni.

Scherzi a parte, di fronte a questa carrellata di cifre senza molto senso e in alcuni casi totalmente prive di logica, ci sentiamo di fare due considerazioni.

La prima è che siamo d’accordo, il nuovo CBA è alle porte e il Salary Cap salirà ancora, ma come spesso accade nel mondo dello sport professionistico – non solo americano…si pensi al calcio, italiano in particolare e all’utilizzo smodato dei proventi derivanti dai diritti Tv -, presto si verificherà un prevedibile “effetto saturazione”, con i club che hanno concesso uno, due o tre contratti monstre, che si ritroveranno spalle al muro, costretti a lasciar partire giocatori importanti o a non poter operare liberamente sul mercato, schiacciati dall’intasamento del cap che i loro stessi Gm hanno provocato. Non bisogna essere commercialisti per capire che se un roster dev’essere composto di 15 persone, 12 delle quali nel roster attivo, e tu inizi col firmare comprimari su comprimari a 6, 7 o 9 miloni di dollari l’anno ciascuno, finirai per concedere 15-18 milioni ai  giocatori di rilievo e 25 o 30 alle stars.

La matematica non è un’opinione, in questo ballo di cifre non vedo come si possano far quadrare i conti, soprattutto quando a ricevere cifre da superstar è un elemento completamente nella norma. Ad esempio, riprendiamo in considerazione Gobert, fresco di autografo a quasi 26 milioni l’anno. In questo contesto, quando scadranno i giovani di talento della franchigia, quanto si sentiranno di poter chiedere, per rimanere a Salt Lake City? E lo stesso Hayward, oggi leader tecnico dei Jazz anch’egli autore recentemente di un ricco rinnovo, come prenderà il fatto di essere stato sopravanzato nella hit degli stipendi del proprio club, da un compagno che (magari proprio a lui) porta “tecnicamente” le borracce?In una Lega “testosteronica” come la NBA, non c’è bisogno di spiegare cosa potrebbe accadere se Tizio si accorgesse di percepire meno di Sempronio e di valere di più e cosi via.

Si parla di un ventennio fa, ma il Kemp-McIlavaine Gate ha segnato un’epoca in questo senso, rovinando indirettamente la carriera ad una della stars simbolo della NBA di allora e causando lo smantellamento di una fresca finalista, nonché una delle più forti compagini del basket Usa anni ’90, i defunti Seattle Sonics. Quello è stato l’inizio della fine per il basket pro nello stato di Washington e deve far riflettere che a decretarlo – seppur indirettamente, ribadisco – sia stato un signor nessuno come Jim McIlvaine da North Carolina. Che né prima, né dopo quella firma “scandalosa” coi Sonics avrebbe segnato minimamente la storia della Lega dal punto di vista tecnico e non solo. Ovviamente non è responsabilità di altri l’idiozia e/o l’ignoranza di Shawn Kemp, ma sono piccoli ed apparentemente insignificanti episodi a scatenare talvolta, una Guerra mondiale (o più precisamente ad accendere la miccia).

L’impressione che la situazione stia sfuggendo di mano è sempre più netta, staremo a vedere se la Lega cercherà di correre ai ripari prima che il giochino pirotecnico esploda nelle mani del piccolo Gm di turno.

La seconda ed ultima considerazione è inerente ai Los Angeles Lakers, di cui spesso e molto ci occupiamo su questi lidi. In estate, inutile nasconderlo, i 15 milioni annui concessi a Mozgov, i 18 a Deng e i 12 a Clarkson, qualche preoccupazione l’avevano fatta sorgere in noi tifosi gialloviola. A qualcuno particolarmente catastrofista, non erano andati giù nemmeno gli 8 a stagione accordati a Lou Williams un anno prima, un contratto che oggi sta prendendo le sembianze della classica steal of the market,

In virtù di quanto si è visto ad Halloween, insomma, i tifosi dei Lakers possono rivalutare le discutibili politiche estive del duo delle meraviglie – con tanto di data di scadenza – composto dai famigerati Jim Buss e Mitch Kupchack, il Gm più rimbalzato della storia dei Lakers da parte dei top free agent.

Pagare “solo” 53 milioni”, quattro giocatori del livello di Deng, Mozgov, Williams e Clarkson, tenendo conto degli stipendi relativamente esigui di potenziali titolari quali Randle, Russell, Young e Ingram, risulta quasi un saldo.

Si è tanto parlato, anche recentemente da parte di alcuni addetti ai lavori (dei quali, tanti a sproposito) dei 64 milioni garantiti a Timofej Mozgov, che già ora si sta dimostrando elemento cardine per il sistema difensivo dei Lakers, oltre che l’unico lungo realmente affidabile su entrambi i lati del campo, ma cosa si dovrebbe dire di Dieng? La riserva di Towns, stiamo parlando di questo, percepirà lo stesso identico salario di Timo, senza incidere nemmeno la metà di quanto farà il russo ad L.A., sui destini dei Timberwolves.

Insomma, in una lega dove Utah paga Hayward e Gobert quasi 50 milioni l’anno – no, non ho detto Stockton e Malone, Hayward e Gobert – e Oklahoma City versa 46 milioni alla coppia  – eccellente elemento il Baffo, intendiamoci –  formata da Adams e Oladipo, non esattamente gli Harden-Durant di qualche stagione fa, i salari accordati dai Lakers paiono assolutamente nella norma. In un mercato dopato, schizofrenico e delirante, anzi, la franchigia gialloviola è una delle poche che non si è ancora sotterrata sotto quei contratti capestro alla Gasol-Bryant a ridosso della pensione, che tanti anni di limbo le sono costate nel recente passato.

Incredibile a dirsi, il nostro front office non sta lavorando in maniera cosi malvagia – da quando si è liberato della “terza testa di Serpente”, il Mamba – come poteva sembrare e considerando i trascorsi, già questa è una notizia se non un successo.

In attesa che il mega-contrattone arrivi prima o poi, ma lo si offra all’uomo franchigia che ci farebbe finalmente svoltare verso la Terra promessa. Magari in una notte di Halloween, perché no?

 

Jaywill_22 aka Marco Brignoli

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4 thoughts on “Halloween Madness

  1. In effetti devo rivalutare l’operato del duo jim e Mitchel. Lou si era già capito che era un buon contratto, ma 64 a mozgov mi avevano fatto girare i coglioni… Dopo aver letto di Adams e soprattutto Dieng posso solo applaudire

  2. Per fortuna c’è ancora tempo, ma alle cifre di mercato che potrebbero valere, non solo dovrebbe essere lasciato andare per la sua strada Randle, ma anche per D’Angelo dovremmo fare due riflessioni. Se nel frattempo avremo trovato la guardia ideale da affiancargli, niente da dire, ma in caso contrario sarebbe pericoloso pagarlo per quello che chiederà (non andiamo sotto ai 25 annui, nemmeno per sogno), col rischio di pentircene. Comunque sono problemi che affronteremo dopo il 2018, lasciamo agli altri questi dubbi piaceri, per ora…

  3. Articolo che non fa una grinza jay, i contratti che abbiamo distribuito sembrano da D-league paragonati alle firme che sono venute fuori.. se fosse un altro GM staremmo parlando di un genio.. purtroppo parlando di Mitch sappiamo essere solo fortuna o il caso ahahah.
    Queste firme fanno sembrare il contratto firmato da Arenas qualche anno fa con i magic una barbonata.
    La linea tuttavia è segnata e anche noi non potremo fare altro che adeguarci a questo circolo di pazzia contrattuale: i primi pericoli di azzopparsi il cap per noi sono d’angelo e randle, vedremo come saranno affrontati

  4. Concordo su tutta la linea, ma il prossimo anno arriveranno i rinnovi d Randle e forse l’estenzione di Dlo… poi lo andiamo a riprendere e vediamo se abbiamo speso più o meno di Oladipo e Adams…

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