Focus On… (Don’t) Call Him Draymond

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17 Ottobre 2015, NBA Preseason di Las Vegas: i Los Angeles Lakers affrontano i neo campioni del Mondo, i Golden State Warriors.

La squadra di Byron Scott schiera un omone con la jersey #30, reduce da un infortunio terrificante che gli ha fatto saltare tutta la stagione precedente. Il ragazzo ora pare recuperato ed ha voglia di sfondare e, soprattutto, dimostrare che nell’NBA c’è un posto anche per lui. Alla fine del primo quarto, Julius prende la palla in isolamento e attacca a testa basta Draymond Green: primo passo più veloce del #23 dei Warriors, che è costretto a fermarlo con un fallo.

“He can’t guard me, he can’t guard me…” grida Julius, parole che piacciono a Draymond, che ha costruito parte della carriera sulla sfide, le provocazioni ed il trash talking.

Da quel giorno, tra i due nasce un rapporto amichevole basato sul reciproco rispetto. Draymond, il più grande e affermato, prende sotto la sua ala protettrice il giovane, promettendo al ragazzo di svolgere insieme una sessione estiva di allenamenti e parlandone molto spesso in maniera gratificante.

Per dare un’idea della stima che il numero 23 dei Warriors nutre nei confronti dell’ex stella di Kentucky, ecco un paio di passaggi di una delle più recenti interviste nelle quali è stato chiesto a Green un’opinione a riguardo:

I think it’s cool because he can do the stuff that I do. He can handle the ball. He can make plays for other people. He can defend. He’s super strong. He can rebound the basketball. So I think he can [be the next me]. I also think he has the potential to be better. With the God-given gifts he has, he has the potential to be better.”

Ed ecco rincarare la dose, rimanendo sul paragone personale:

I’ll continue to grow. I’ll never stop working and I’ll continue to get better. But what is he? 21. That’s a lot of time to continue to grow. The thing about him you can’t teach is his heart. When you have that heart and type of dog, you’re going to work. I think he can be really really really good.

Parole dolci come il miele, nemmeno l’agente o i familiari di Randle avrebbero potuto essere più convincenti. Indubbiamente l’obiettivo è anche di spronare il giovane “allievo” a lavorare per migliorarsi, ma bisogna essere particolarmente ottimisti per nutrire tante e tali speranze nella crescita del numero 30 gialloviola. In ogni caso vogliamo fidarci, se c’è qualcuno che può comprendere un sottovalutato, questo è proprio mr.Draymond from Michigan.

Tornando alla scorsa stagione, finisce male per entrambi: Green ed i Warriors perdono l’anello in Gara 7 contro i Cleveland Cavs – dopo la discussa squalifica che lo costrinse a saltare Gara 5 -, mentre Randle si trova coinvolto nel fallimento su tutta linea della gestione Scott, non a caso esonerato poche settimane dopo la fine del campionato.

Julius Randle #30 and Draymond Green #23
Julius Randle #30 and Draymond Green #23 (Photo by Noah Graham/NBAE via Getty Images)

Il giorno in cui i Lakers ufficializzano l’arrivo sulla panchina di Luke Walton, Assistant Coach di Steve Kerr a Golden State, il primo a spendere parole di elogio per il figlio di Bill è proprio il buon Draymond, grato a Luke per il fantastico rapporto intrattenuto nei due anni di convivenza. Walton, da buon ex, sa quanto sia difficile allenare ad El Segundo, ma potrà contare su molti giovani promettenti per risollevare le sorti dei Lakers e contemporaneamente rilanciare lo stesso Randle.

La convocazione per lo US Olympic preparation Team fornisce una nuova occasione per cementare il rapporto tra Julius e Draymond: il prodotto di Michigan State non perde occasioni per complimentarsi nuovamente con Randle, che adesso ha la prima seria opportunità tecnica di dimostrare cosa può fare, se allenato nella giusta maniera.

LAS VEGAS, NV - JULY 20: Julius Randle and Draymond Green of the USA Men's National Team practice on July 20, 2016 at Mendenhall Center on the University of Nevada, Las Vegas campus in Las Vegas, Nevada. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, User is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. Mandatory Copyright Notice: Copyright 2016 NBAE (Photo by Andrew D. Bernstein/NBAE via Getty Images)
LAS VEGAS, NV – JULY 20: Julius Randle and Draymond Green of the USA Men’s National Team practice on July 20, 2016 at Mendenhall Center on the University of Nevada, Las Vegas campus in Las Vegas, Nevada. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, User is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. Mandatory Copyright Notice: Copyright 2016 NBAE (Photo by Andrew D. Bernstein/NBAE via Getty Images)

 

Walton è un allenatore giovane ma dai dettami chiari e moderni;

la small-ball, se possibile, viene utilizzata e spesso serve per finire le partite.

  • La difesa prima di ogni altra cosa. Molto semplicemente: chi non difende, non gioca i finali.
  • lo spirito di squadra, il gruppo prima di ogni singolo. Si vince insieme e si perde insieme.

 

Randle inizia la stagione sulla falsariga della precedente, ovvero tante palle perse per sufficienza o mancato controllo del corpo, ma a sorprendere tutti è il suo cambiamento di rendimento nei minuti finali. Spesso Julius compie la giocata decisiva, quella che determina la vittoria della partita. Il carattere non manca, lo si nota quando si prende a male parole con le superstars che lo affrontano e che spesso hanno la peggio. Ricordate? “He can’t guard me”, ed è vero, ma questo a Walton non basta, l’obiettivo è renderlo il Draymond Green dei Lakers e complice un D’Angelo Russell pasticcione, reo di troppe palle perse, decide di lanciare Randle nel ruolo di facilitatore.

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Non è un caso che questa evoluzione tattica sia la chiave di Golden State. Ovvero Green che decide a chi dare il pallone tra Curry e Thompson, i quali giocando set offensivi di varia natura, arrivano a tirare wide open o vengono pescati in tagli back door. Anche l’asse 4-5 è preso direttamente dal playbook dei Warriors, dove Bogut usufruiva di facili conclusioni al ferro, dopo che la difesa aveva collassato su Draymond o chi per lui. Walton cuce su misura il ruolo a Randle, che coi Nets fa segnare la sua seconda tripla doppia di carriera.

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Spingere il pallone a 100 all’ora dopo un rimbalzo offensivo è l’unica arma che in precedenza Julius adottava per creare vantaggi, ma molto spesso finiva per rivelarsi un’arma a doppio taglio, causa di molte banali turnovers.  Oggi possiamo dire che il repertorio si è arricchito parecchio, grazie alle letture dei set offensivi che Walton ha importato dal sistema di Golden State.  Non è un caso che il “bersaglio” prediletto sia DAR1 , tornato finalmente a scollinare sopra i 30 punti, una volta liberatosi “parzialmente” del pallone, ma spiccano anche le giocate con Mozgov protagonista, bravo a farsi trovare nel posto giusto al momento giusto.

 

 

Naturalmente non sto affermando che abbiamo trovato la fotocopia di Draymond Green, i limiti rimangono tanti: primo tra tutti il tiro da 3 punti, che Randle deve costruire da zero (non parlo nemmeno di perfezionare), e soprattutto la difesa sui piccoli che battono l’uomo dal palleggio e lo costringono a spendere falli “soft”, frequentemente causa di sanguinosi “and one”.

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Il viaggio è ancora lungo, ma ispira fiducia il fatto che – adesso, finalmente – il ragazzo migliori giorno dopo giorno e abbia l’età dalla sua, trattandosi di un 21 enne alla seconda stagione reale tra i Pro.

Magari a Tokyo 2020 ci saranno entrambi, Julius e Draymond, a contribuire all’ennesimo oro conquistato da Team USA. L’allievo ancora non ha superato il maestro – ci vorranno diversi anni per farlo e non è detto che avvenga -, ma oggi non possiamo escludere che un giorno possa capitare.

 

Roby

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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4 thoughts on “Focus On… (Don’t) Call Him Draymond

  1. Ovviamente Randle non ha ancora la maturità – oltre che il tiro e la difesa – di Green, però il concetto mi sembra chiaro su quale debba essere il tipo di giocatore che può ambire a diventare.

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