Game Recap #13 San Antonio Spurs @ Los Angeles Lakers 116-107

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Recap

Subito una doccia gelata alla lettura dei quintetti iniziali: D’Angelo Russell è ai box, a causa di un  risentimento al ginocchio. Non dovrebbe essere niente di serio, ma tant’è, i Lakers perdono una delle loro principali bocche da fuoco in una partita dove dovranno affrontare una delle difese storicamente più arcigne.

L’atmosfera allo Staples non è delle più elettrizzanti e gli Spurs, da vecchi squali delle acque NBA, captano immediatamente il disagio di pubblico e giocatori gialloviola e ne approfittano. La partenza è scioccante, coi Lakers che non la mettono mai e San Antonio che, al contrario, va a segno con quattro dei cinque starters nei primi 3 minuti di gioco: 9-0 molto poco promettente per i tifosi californiani (sul 7-0 il commentatore Lakers ha ironizzato sul touchdown segnato dagli ospiti). Randle smette subito di incaponirsi palla in mano e punisce col jumper: primo canestro Lakers, quando sul cronometro sono già trascorsi 4 minuti nel quarto d’apertura. La sveglia definitiva la suona Nick Young, fortunatamente recuperato per il match e tanto abile quanto scaltro nell’inventarsi e realizzare un gioco da 4 punti che riporta L.A. subito a contatto. Il “gol” di Deng sembra restituire l’inerzia ai padroni di casa, ma sono gli Spurs a piazzare un contro parziale di 10-1 che consente loro di raggiungere il massimo vantaggio sul 19-9. Entrano Clarkson e Ingram al posto di un inguardabile Calderon – si candida a diventare il nuovo Nash (quello visto da queste parti, s’intende), se non riacquisterà al più presto una forma fisica accettabile – e del criticatissimo Deng, ma da qui a fine quarto la situazione non cambia: i primi 12 minuti si chiudono sul 26-16, con l’attacco gialloviola che apparentemente soffre l’assenza di Russell e batte palesemente in testa. San Antonio controlla agevolmente, trascinata da un Mills molto più incisivo dello spento – al momento – Parker, da Green e dal grande ex di giornata, Pau Gasol.

Julius Randle #30, San Antonio Spurs at Los Angeles Lakers
Julius Randle #30, San Antonio Spurs at Los Angeles Lakers (Photo by Andrew D. Bernstein/NBAE via Getty Images)

Il secondo quarto inizia con Lou Williams che decide di caricarsi i compagni sulle spalle, dando il via alla seconda vera fiammata targata Lakers dell’incontro. Sweet Lou si mette in proprio, segnando 7 punti in un amen, variando il tema con il sempre più efficace  gioco a due con Tarik Black protagonista. Coach Pop chiama due timeout nel giro di un minuto, quantomeno per dare un segnale ai suoi giocatori, rimontati dal +12 al +5 e la mossa dell’ex agente CIA produce i suoi effetti: gli Spurs riprendono il largo cavalcando un break di 8-2 firmato Aldridge e Gasol. Sul 40-29 si presenta finalmente al pubblico angeleno il pezzo più costoso del mercato estivo, Luol Deng, che con due canestri dalla lunga distanza riporta il gap ad un solo possesso (42-39). Ingram viene beffato da Leonard a rimbalzo e concede un “and one” al numero due nero-argento, ma i padroni di casa ormai sono pienamente in partita, anche grazie ad un Randle non impeccabile ma determinato, indispensabile per l’energia con la quale interpreta il nuovo ruolo di playmaker atipico ritagliato su misura per lui da coach Walton. E’ proprio Julius a guidare la transizione che conduce alla tripla del -1 di Nick Young, autore del primo sorpasso del match l’azione successiva.

Bertans non ci sta e dall’angolo riporta i texani avanti di due nell’ultimo minuto, ma Clarkson dalla lunetta manda le squadre negli spogliatoi in perfetta parità, a quota 52. Considerate le circostanze, non avremmo potuto augurarci un primo tempo più benevolo.

Louis Williams #23, San Antonio Spurs at Los Angeles Lakers
Louis Williams #23, San Antonio Spurs at Los Angeles Lakers (Photo by Andrew D. Bernstein/NBAE via Getty Images)

L’inizio del terzo quarto illude sul possibile cambio di scenario, rispetto ai primi 24 minuti, ma i Lakers mettono la testa avanti solo nei primi cinque minuti per poi sciogliersi. Randle e Young portano L.A. a due possessi di vantaggio, ma Ginobili riavvicina i suoi sul -1, dando il là al 7-0 che ribalta nuovamente l’inerzia, prima che Calderon pareggi a quota 64 da dietro l’arco. I 5 punti segnati da Calderon costano cari, perchè dall’altra parte Parker nemmeno lo considera, sale in cattedra e segna 7 punti in fila, allungando nuovamente a +9. Ginobili mette la tripla del +12 un possesso più tardi e a Walton non rimane che correre ai ripari e chiamare timeout. A 16 minuti dal termine, la gara sembra segnata, o quantomeno pesantemente indirizzata. Randle e Lou Williams tornano al lavoro e provano a contenere il passivo a fine terzo quarto, nella speranza che qualche loro compagno decida di dar loro una mano. Ma il -15 di fine terzo periodo assomiglia già ad una sentenza (76-91).

I Lakers scivolano subito a -17, ma invece di crollare si riorganizzano e piano piano, riducono il deficit. Ingram, dopo sette errori su sette tentativi, segna il jumper del -10 e dimostra di essere particolarmente dotato a livello di attributi, anche se ancora indietro su alcuni aspetti fisici e del gioco. Per l’ex stella di Duke, alcuni lampi abbaglianti ma anche parecchie difficoltà, soprattutto se opposto ad un califfo della difesa, come Kawhi Leonard. Il canestro del rookie rimarrà un fatto episodico, quindi tocca a qualcun altro fare le veci dell’infortunato Russell, che tifa e si esalta peggio di un ultrà del Galatasaray, mentre segue la partita in abiti civili da bordo campo. E’ Clarkson a prendersi tale responsabilità, segnando 14 dei suoi 20 punti nell’ultimo periodo di gioco: sue la tripla del -8 ed il tiro in avvicinamento del 93-98, ma quanto di buono costruisce l’attacco, puntualmente viene vanificato dalla difesa. Due pessime difese in fila consentono ad Aldridge di riportare a distanza di sicurezza gli Speroni, ma l’ex Star dei  Blazers non si accontenta ed il possesso successivo punisce nuovamente il proprio marcatore diretto.

Jordan Clarkson #6, San Antonio Spurs at Los Angeles Lakers
Jordan Clarkson #6, San Antonio Spurs at Los Angeles Lakers (Photo by Andrew D. Bernstein/NBAE via Getty Images)

Finita? Ancora no, perchè prima Young e poi Clarkson segnano dietro l’arco dei 7.15 e  riaprono i giochi (-5) a novanta secondi dalla sirena finale. Il momento della verità arriva subito dopo, con la difesa che tiene e Randle che usufruisce di due tiri liberi di vitale importanza. Potrebbe essere -3, ma il numero 30 segna solo uno dei due tiri e sul fronte opposto è ancora un sontuoso (nella seconda frazione) Parker a mettere a segno il jumper del 113-107 a 34 secondi dalla fine.

L’ultima chance di rientrare – tripla del potenziale -3 Lakers di Nick – si spegne sul ferro, i Lakers escono sconfitti ma a testa alta, per non dire altissima.

116-107 il punteggio finale a favore dei nero-argento, tra le cui fila spiccano i 23 punti di Aldridge, i 23+12 rimbalzi di Leonard e i 16 dell’ex marito di Eva Longoria, letteralmente scatenato dopo l’intervallo lungo, durante il quale si presume che Popovich abbia strigliato a dovere i suoi. Spurs onestamente troppo superiori ai Lakers per non vincere, ma anche troppo distratti e poco concentrati per riuscire a chiudere il match in largo anticipo.

Nick Young #0, San Antonio Spurs at Los Angeles Lakers
Nick Young #0, San Antonio Spurs at Los Angeles Lakers (Photo by Andrew D. Bernstein/NBAE via Getty Images)

Nei Lakers sono in tre a scollinare sopra i 20 punti (Clarkson appunto, oltre agli splendidi Young – 22 – e Lou Williams – 24 – ), ma per superare San Antonio ci sarebbe voluto ben altro. La partita perfetta, forse. O quantomeno avrebbe fatto comodo un D’angelo Russell in più.

Marco Brignoli.

Box Score ESPN

Preview

Dopo tre giorni di pausa i Lakers tornano sul parquet dello Staples, dove martedi hanno regolato i Brooklyn Nets con un roboante 125 a 118. Stanotte toccherà ai San Antonio Spurs di Kawhi Leonard fare visita ai Lakers, per la prima volta in 19 anni orfani del leggendario numero 21 caraibico.

Duncan si è ritirato nello stesso momento del “nostro” Kobe Bryant, sarebbe scontato dire che si tratterà di una gara particolare per i tifosi delle due squadre, abituati da lustri ad assistere al Kobe vs Tim. Le ultime due stagioni di Kobe e Td in realtà sono state deludenti, quindi non sarà un Lakers-Spurs in tono minore, tutt’altro. Se infatti gli Spurs in stagione regolare hanno sempre ben figurato, i Lakers non si presentavano con un record cosi convincente da diverse stagioni ed è arrivato il loro momento per capire cosa vogliano fare da grandi, o meglio, in questa stagione.

Tra Spurs, Bulls, Thunder, doppio Warriors e Atlanta, l’obiettivo minimo sarebbe rimanere sopra al 50% – necessario un 2-4 per un 9 vinte-9 perse -, e va da sè che un trend particolarmente positivo o negativo, influirebbe sul cammino futuro degli uomini agli ordini di Luke Walton. Che il tour (de force) abbia inizio, dunque.

Gli Spurs, dicevamo. I nero-argento frequentano come sempre le zone alte della Western conference, sebbene il loro cammino al momento sia anomalo. Il 75% di vittorie, infatti, è frutto di un andamento favoloso on the Road (6-0, nonostante trasferte impegnative o proibitive, vedi l’esordio a casa dei Warriors), ma insufficiente all’At&t Center, con la miseria di 3 vinte e ben 3 perse nelle prime 6 partite casalinghe. Sicuramente hanno inciso le assenze a turno di Parker, Ginobili e soprattutto Green – tutti pienamente recuperati da Coach Popovich -, ma non va sottovalutata la crisi di rigetto di un sistema che per la prima volta dopo vent’anni, deve reinventarsi. Pau Gasol non è Duncan – o forse si, a livello di freschezza fisica -, con tutto quello che può offrire in più, dal punto di vista offensivo e in meno, nell’altra metà campo. E sempre da questo punto di vista, Lee non è Diaw. Insomma, San Antonio ha appeso fuori dalla porta il cartello “lavori in corso” e toccherà a noi testarne i progressi o le lacune, in un “Friday night” che promette scintille (o almeno lo speriamo).

Curiosità statistica: i Lakers hanno sempre vinto in casa, tranne la disgraziata partita contro i Dallas Mavericks. Texani, proprio come gli Spurs ma anche come i Rockets, sconfitti al tip off stagionale da Randle & c. Di San Antonio imbattuta in trasferta abbiamo detto, dipende da quale lato della medaglia vogliamo guardare: difficile che siano proprio i Lakers a fermare questo rullo compressore lontano da casa, ma prima o dopo una sconfitta esterna dovrà giungere per gli speroni. Perchè no, anche stanotte.

Tutti presenti per gli Spurs – se si eccettua l’assenza poco rilevante di Dedmon -, nei Lakers solo un piccolo dubbio per Nick Young, assente precauzionalmente ieri all’allenamento, ma con ogni probabilità disponibile per le 4.30 ore italiane.

Nick farà di tutto per esserci, e noi con lui. Live, naturalmente, come per ogni Lakers-Spurs che si rispetti.

Jaywill_22 aka Marco Brignoli

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100 thoughts on “Game Recap #13 San Antonio Spurs @ Los Angeles Lakers 116-107

  1. Chirurgico Jay su Ingram, stavolta davvero in grande sofferenza (ci mancherebbe pure) contro KL. Non so se con D’Angelo onestamente l’avremmo sfangata, loro mi sono sembrati sempre in controllo. Benissimo Lou,una volta di più. Credo fossero oneste le dichiarazioni di Pop su Luke, stanotte San Antonio ha giocato per vincere.

  2. Bella Jay, ottimo Recap come sempre.
    Peccato sul -5 ci avevo quasi creduto ad un arrivo in volata. Però L come queste ci stanno e ci fanno bene, per come siamo messi.

  3. Due brutti possessi attacco / difesa e da -5 rieccoci a -9. Bravo Luke a lasciare Nance Jr. che dopo un brutto primo tempo ha difeso meglio.

  4. Ci hanno aperto il culo… pensavo meglio sinceramente da come si era messo il primo tempo, ma calderon e timo ci hanno affossati.. Ingram non se lo cagano gli arbitri non gli fischiano un fallo.. poi lui ha sbagliato tutto ma ci sta.. va beh proviamoci coi Bulls

  5. Grande fiammata di Nick e primo sorpasso…alla fine 52 pari dopo 24 minuti, non potevamo chiedere di meglio.
    Non buono il canestro di Leonard, lo vedeva anche Bocelli.

  6. Deng con due triple in un quarto…svengo.
    Peccato, eravamo già -3, ma abbiamo concesso un paio di rimbalzi offensivi sanguinosi e gli Spurs rimangono in controllo assoluto del match.

  7. Il solito G-asshole che piange e frigna isterico…lo vedrei bene con Lecry, che bella coppia.

    Randle fa un casino pazzesco ma almeno dà energia. Lou è il faro, poco da dire..

  8. ci stanno facendo a fette eh? nemmeno la panca ci salva?

    vabbè.. leggo però dal tabellino Pau Gasol offensive goaltending turnover – Pau Gasol misse 8-foot hook shot… vai Pau continua così!!!

  9. Loi ci tiene a galla ma Pop non ci fa rientrare mai,chiama time out sul meno nove.Si vede che la prende seriamente,buon segno per noi perche’ ci rispetta.Pessimo perche’ perderemo

  10. Drogon ha detto e’ mia.Che spettacolo.Spurs com pressione difensiva importante dall’inizio.Ovviamente Clarkson e Randle sono quelli piu’ in crisi.A questo livello ancora inadeguati.Loro avanti facile e in attacco non hanno ancora messo la terza.Meno dieci a fine primo quarto,proviamo a non affondare.Ma 16 punti in un quarto sono pochissimi,paghiamo l’assenza di Russell.Young e Lou gli unici a produrre qualcosa

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