Game Recap #16 Los Angeles Lakers @ Golden State Warriors 106-149

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Per una volta, partiamo dalla fine.

Già in sede di preview avevamo tracciato le linee guida per uscire soddisfatti dalla impervia trasferta – se cosi la si può chiamare, data la distanza relativamente breve, trattandosi di U.S.A. – ad Oakland, ma obiettivamente perfino il compianto Tonino Guerra avrebbe fatto fatica a trovare lati positivi nella Waterloo notturna dei Lakers.

Il punteggio finale (149-106) fa già ribrezzo di per sé, sia per punti incassati che per divario, roba da rimpiangere i -20 o -30 del “fu Masterpiece” Byron Scott. Le assenze di D’Angelo Russell – alla faccia dei malpensanti, le condizioni del suo ginocchio erano serie e per le prossime due-tre settimane almeno lo vedremo in borghese, sfoggiare look improbabili sia a livello di capigliatura che di abbigliamento – e Julius Randle, tenuto a riposo precauzionalmente, non possono giustificare un crollo tanto imbarazzante quanto inspiegabile. Certo, i Warriors sono reduci dalla mattanza di Indianapolis e da un filotto di vittorie impressionante – o forse no, trattandosi di loro -, ma i ragazzi gialloviola avevano dimostrato nella partita “d’andata” dello Staples Center, di poter mettere loro i bastoni tra le ruote, esattamente come fecero la scorsa primavera con Scott ancora seduto – a far danni – in panchina. Cosa che i Pacers non hanno mai dimostrato di poter fare, in tempi recenti.

Insomma, bando alle ciance e passiamo alla scarna e onestamente superflua cronaca del match: di critiche se ne potrebbero muovere molte e un po’ a chiunque, ma si è trattato di una partita talmente surreale e negativa da non sembrare vera. Un po’ come – i miei amici romanisti, napoletani e interisti potranno capire – succede alla tua squadra di calcio, quando pensi di essere uscito dal limbo e improvvisamente ti ritrovi sprofondato in una voragine, senza capirne il perché. Questa disfatta non ha spiegazioni particolari, se non che i Lakers rimangono una squadra giovane, in embrione, ed i Warriors la principale candidata al titolo NBA, in predicato di dominare la Western conference come non succedeva dai tempi dei Lakers 2001, in post-season. E se a livello di motivazioni sono proprio i favoriti a prevalere – vedi ventello patito a Los Angeles, con il double Mvp della Lega che aveva due-tre cose da farsi perdonare e due sassolini da togliersi dalle scarpe -, è naturale non vi sia partita.

Ma riavvolgiamo il nastro.

Nelle ore precedenti al match, filtra la notizia del forfait ufficiale di D’Angelo e Julius, con l’aggravante che l’assenza del playmaker non si limiterà alla gara odierna, ma si protrarrà almeno fino a metà dicembre (poi verrà rivalutato dall’equipe medica).

I Lakers presentano la novità di Brandon Ingram in quintetto, con Deng, Mozgov, Young e Calderon a completare lo starting five. Golden State conosce il suo unico svantaggio al secondo minuto di gioco, quando proprio lo spagnolo proveniente dai knicks segna il secondo canestro dal campo su due e porta i Lakers sul 4-2. In altri sport – calcio, pallanuoto o Hockey – si tratterebbe di un vantaggio confortante, ma il break di 14-0 dei padroni di casa, chiarisce ben presto che resterà l’unica volta che i Lakers avranno messo la testa avanti. Curry dà il là al parziale con due triple di fila, poi ci pensano Klay Thompson e Kevin Durant a proseguire il festival del tiro da 3 targato Warriors.

Calderon, ancora lui, è un docente della specialità e vuole partecipare alla festa, segnando dai 7 e 15 il settimo punto su 7 della propria squadra. Ingram perde due palloni sanguinosi, appare palesemente in confusione e Walton prontamente lo sostituisce, concedendo un cameo a Metta World Peace. Il 37 esordisce segnando da 3 e restituendo un minimo di tranquillità ai compagni. I suoi 5 minuti confortano lo spettatore gialloviola che già temeva di assistere ad un’imbarcata epocale, anche se ahilui, rimarranno un intermezzo, la classica quiete tra una tempesta e l’altra.

Metta World Peace #37, Los Angeles Lakers at Golden State Warriors
Metta World Peace #37, Los Angeles Lakers at Golden State Warriors (Photo by Noah Graham/NBAE via Getty Images)

Difensivamente siamo costretti alla visione della peggior versione stagionale e  Curry e soci non saranno affatto timidi nell’approfittarne. Steph ha un conto in sospeso da regolare coi Lakers: un po’ per colpa sua e un po’ a causa della difesa gialloviola, nell’ultimo precedente tra le due squadre si è interrotta la sua leggendaria striscia di triple a segno, a quota 157. La 158° gara consecutiva gli è stata fatale, ed il numero 30 difficilmente dimentica. Nance stoppa Draymond Green e poco dopo mette il jumper dall’angolo, dimostrando di essere uno dei pochi ad aver messo piede sul parquet con lo spirito giusto. Ahilui, verrà travolto dalla pochezza generale, in collaborazione con l’uragano Curry. Sul 21-29 la speranza è che sia iniziata la partita dei Lakers, finalmente, ma basteranno pochi minuti per comprendere che si tratta dell’inizio della fine. Steph torna al lavoro e griffa 9 punti consecutivi (altri due tiri da 3 e un canestro più fallo), facendo sprofondare L.A. a -18, sul 40-22. Siamo ancora nel 1° quarto, al decimo minuto, ma fortunatamente per noi i Warriors alzano il piede dall’acceleratore. McGee e Green respingono con perdite le penetrazioni gialloviola, ma ad eccezione di un tiro libero, Golden State non trova più il canestro. I primi 12 minuti di basket si concludono con 41 punti al passivo e 15 di gap da recuperare, ed è solo l’inizio della notte da incubo di un Luke Walton accolto da una – meritata – standing ovation dalla Oracle. Rimarrà l’unico momento gradevole della sua serata, confermando il famoso adagio “dagli amici mi guardi (id)Dio, che dai nemici mi guardo io!”

Il primo quarto di gioco si conclude coi Warriors da 15 su 24 dal campo  – partendo con un inverosimile 15 su 20 -, contro il 40% secco dei Lakers, percentualmente ineccepibili dalla lunga distanza (3 su 4), ma pesantemente sottomedia a livello di tentativi. La loro tattica è chiara: chiudere il tiro da 3 che tanto male ha fatto ad Okc 24 ore prima, spingendo i nostri a finire tra le fauci del Pachulia, Green, McGee o Durant di turno.

Nel secondo quarto Ingram bussa finalmente alla porta dell’incontro, segnando 6 punti nei primi 5 minuti e riportando i Lakers ancora una volta ad un possesso dalla singola cifra di svantaggio. E’ l’ultima fiammella vitale degli ospiti, ai quali risulterà fatale il rientro del Baby face killer in maglia numero 30: dopo le 4 triple del primo periodo, Steph non ha alcuna intenzione di fermarsi e poco dopo aver rimesso piede sul parquet sgancia la quinta e la sesta bomba (su 7 tentate, ripeto: 6 su 7 da 3 in un quarto e mezzo) di serata, inframezzandole con un assist al bacio per il comodo appoggio di Livingstone. Sfiga vuole che manchino ancora 4 minuti al riposo ed il parziale all’half time sarà inequivocabile: 80 a 49 (no, nessun errore di battitura) Warriors, siglato allo scadere dal primo canestro dal campo di Green, che da buon Walton-boy ha preferito non infierire (0 su 4 fino a quel momento). Alla sua serata no, compensano i big three sugli esterni (Curry 24 con 8 su 10 al tiro, Klay Thompson 14 e Kd 18, con un 70% dal campo in coppia) e la irreale statistica da 26 assistenze nei 29 canestri gialloblu, roba che nemmeno alla playstation con il livello base, si potrebbe immaginare.

Il secondo tempo si preannuncia un logorante maxi-garbage time da 24 minuti, dove le cose possono solo volgere al peggio per le sorti gialloviola. Ed effettivamente è cosi.

Il peggior uomo in campo nel primo quarto, Brandon Ingram, finisce per essere uno dei pochi a non arrendersi. Il rookie rimpingua il suo bottino, facendo segnare il career high di punti (16, best scorer di serata assieme a Sweet Lou e Clarkson) ed un 50% dal campo non trascurabile, considerando il coefficiente medio di difficoltà dei tiri concessi ai giocatori gialloviola.

Brandon Ingram #14, Los Angeles Lakers at Golden State Warriors
Brandon Ingram #14, Los Angeles Lakers at Golden State Warriors (Photo by Noah Graham/NBAE via Getty Images)

La serata sembra prendere la piega di un allenamento in famiglia, tra Curry e Durant che dispensano sorrisi a destra e manca e Walton e Green che mettono in scena un siparietto comico, nel quale il nostro coach sembra rivolgersi al suo pupillo in tono quasi implorante, ricordandogli che infierire non è cosa. E sebbene Golden State frantumi il muro dei 100 punti già al nono minuto del terzo quarto, la sensazione è che l’intensità sia scesa di parecchi scalini, avvicinandosi quindi alla nostra. Il parzialino in avvio di quarto quarto, sembra ridimensionare le proporzioni della sconfitta Lakers, ma la tripla del -20 di Lou Williams altro non è che il preludio ad un periodo finale da incubo, certificato dalla presenza di Huertas e T-Rob. Clark spara a raffica sulla croce gialloviola (21 punti e 5 triple) ed è un attimo incassare 43 punti negli ultimi dieci minuti, una trentina negli ultimi sette o peggio ancora, 20 negli ultimi quattro. L’unica gioia è rappresentata dalla seconda tripla serale (e stagionale) del fu Ron Artest, cui viene cancellato il +1 di plus minus del primo quarto, a causa del -16 fatto segnare nell’ultimo scampolo di gioco e causato dalla compagnia della peggio gioventù (e non solo) gialloviola.

Il punteggio finale è 149-106, a suo modo un record. Era da 4 anni che un team NBA non segnava cosi tanto (e molto di più, senza supplementari), e sempre a livello di statistiche, si tratta del passivo più rilevante degli ultimi 36 anni per la franchigia angelena: non succedeva infatti dalla stagione da rookie di Magic Johnson, che i Lakers non subissero tanti punti, ma per i 154 segnati da Cleveland furono necessari diversi overtime. Oggi sono sufficienti il 62% dal campo di squadra e gli 85 totali messi a referto da Steph, Klay e Kd, per fare la Storia.

Una storia triste per i colori purple and gold, che venerdì deve essere immediatamente cancellata. Perdere coi Warriors è la normalità, farsi ridicolizzare non è accettabile ed impone una pronta reazione. D’Angelo o non D’Angelo, Randle o no (dovrebbe essere più si che no).

La non difesa non paga e purtroppo, dopo 4 anni scandalosi da questo punto di vista, può capitare la serata dove si torna alle cattive, pessime abitudini. La prossima volta, magari, sarebbe un’idea non farla capitare proprio contro l’attacco più devastante dai tempi dello Showtime, capace di stabilire la cifra record di 47 assist su 53 canestri, la miglior prestazione degli ultimi 15 anni nella NBA.

Jaywill_22 aka Marco Brignoli

Box Score ESPN

Full Game HL

Preview:

Neanche il tempo di festeggiare il primo successo settimanale ed eccoci pronti a registrare un repentino ritorno al 50% secco di vittorie.

All’ottava e parzialmente sorprendente W, ottenuta ai danni degli Okc Thunder – grazie Nick, è stato bello -, segue infatti il back to back sul parquet più ostico – ad essere onesti potremmo dire inespugnabile, almeno per noi – dell’intera NBA, quello dei Golden State Warriors.

I vice campioni NBA sono reduci da 12 vittorie nelle ultime 13 partite e, incredibile a dirsi, l’unico stop novembrino porta proprio la firma dei Lakers di Coach Walton. E’ infatti ancora vivo nella mente dei vari Curry, Durant, Thompson e Green il 117-97 col quale il team allenato dall’ex assistente di Kerr li ha asfaltati non più tardi di 15 giorni fa – qui il recap –  e, conoscendoli, stanotte vorranno lanciare un messaggio. Ai Lakers ma anche alla Lega intera: nonostante il flop delle ultime finali, rimangono loro i “Rovazzi” della NBA e pazienza se qualcuno nell’Ohio non sarà d’accordo.

Brandon Ingram #1, Golden State Warriors at Los Angeles Lakers
Brandon Ingram #1, Golden State Warriors at Los Angeles Lakers (Photo by Aaron Poole/NBAE via Getty Images)

Sul versante Lakers, inutile nasconderlo, l’unico obiettivo sarà evitare una figuraccia come quelle collezionate negli ultimi anni contro i ragazzi della Baia – vedi le due dello scorso anno in questo periodo, in testa il 111-77 di Oakland, o il 115-136 del 2014 allo Staples, con un Kobe Bryant che si servì di quel match per fare teatro, tirando 34 volte e segnando 44 punti, facendoci tuttavia sprofondare a -40 prima di uscire e permettere ai compagni di limitare i danni nel garbage time -, magari confermando la promettente abitudine dell’avvio di stagione, ovvero rimanere in partita praticamente 48 minuti su 48.

Prevedibile il nuovo forfait di D’Angelo Russell – terzo nelle ultime quattro partite, considerando l’intensità necessaria ad affrontare questo tipo di impegno. Il ginocchio della stellina angelena non è ancora a posto, come hanno confermato Walton e lo stesso diretto interessato. Complicato ma non impossibile il rientro allo Staples, magari venerdì ancora contro i Warriors, o più verosimilmente nel rendez vous domenicale con l’ex meno amato del dopoguerra, Dwight Howard (non dal sottoscritto, ma temo di essere in minoranza bulgara).

Golden State è al completo e cavalca una streak positiva di 8 partite, con tutta l’intenzione di raggiungere la doppia cifra nei due match che li vedrà opposti ad una delle rivelazioni della Western Conference (ma in quanto tale, in predicato di tornare nei ranghi, per quanto non ce lo si auguri).

Appuntamento come sempre, “stessa ora – stesso posto – stesso b(ar)9h”

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76 thoughts on “Game Recap #16 Los Angeles Lakers @ Golden State Warriors 106-149

    1. L’ideale è togliere i soldi dalla carta XD. Ho amici che nemmeno si ricordano di rinnovarla e all’arrivo della nuova stagione, si ritrovano i soldi ciucciati come per magia. Il consiglio principale dunque, è non far trovare niente a Silver e soci. Dal punto di vista tecnico, non la faccio da anni, ma so che all’epoca bastava andare nel pannello di controllo e disattivare l’abbonamento. Se cerchi su google sicuramente trovi le indicazioni necessarie.

  1. Non ne hanno ancora fatti 30 a testa i Big 3 vero? Oppure 40 per Steph e KD?
    Se hanno queste intenzioni, non sarà un bel vedere. Match finito dopo 6 minuti, patetico.

    1. 24-19-14 in linea perfetta… penso che li tirerà fuori presto, Kerr, non mi risulta ci siano rapporti tesi e queste cose, in genere, in America non le fanno.

  2. Buonanotte ragazzi, mi faccio 3 ore di sonno e domani entro l’ora di pranzo il recap sarà online. Ho già scritto a larghe linee quello del primo tempo, sapevo sarebbe stata una carneficina, se Curry voleva farci pagare la partita di due settimane fa. E cosi è stato.
    Go Lakers, già venerdi sarà un’altra musica, me lo sento…

  3. Temo dovrai accontentarti di 150….curry e company restano seduti negli ultimi 18 minuti, se Kerr ha un cuore e non vuole fare uno sgarro al suo ex assistente.

      1. No, col cazzo… venerdi dovranno guadagnarsi il loro centello abbondante. Allo Staples sarà un’altra musica, anche se stavolta perderemo, differentemente dagli ultimi due precedenti.

  4. Come da pronostico… poi l’analisi è presto fatta abbiamo problemi a difendere contro gli esterni e questi hanno i primi 5 esterni del giochino..
    che voi fa? perdi

  5. Nance Jr. l’unico ad averla presa sul serio, non possiamo regalare anche Lou e JC viste le assenze. Black pure si è sbattuto molto ma i limiti che ha sono noti. Non abbiamo difeso un singolo p’n’r.

  6. grande Luke!! come al solito non posso vederla ma stanotte comunque sono fuori combattimento causa vaccino, sto per crollare miseramente… questo vaccino m’ha distrutto

    stasera faranno quello che possono… e amen. ciao a tutti!!

  7. Brandon Ingram gets the call for his first start tonight, and it’ll come against Kevin Durant. Luol Deng moves to the 4.
    E Luke non delude mai, perderemo ma forse da questa partita parte la svolta stagionale

  8. Se Randle gioca come stanotte, può starsene seduto tranquillamente. D-lo mancherà soprattutto perchè le guardie arriveranno cotte alla quinta gara in otto giorni. Almeno che rientri contro gli Hawks….forza D-lo, in culo a chi ti vuole male XD

  9. Si vabbè mi sa che questa la stiamo dando su. Risparmiamo uomini per partite alla portata,ragionamento giusto. Io ci manderei la squadra di D-League,perso per perso almeno non corriamo il rischio di infortuni.
    Senza Randle e D-Lo sarà un massacro,tanti minuti pure per Robinson

  10. Li abbiamo già battuti allo Staples e credo che ce la faranno pagare Stefano.Cerchiamo piuttosto di non prendere imbarcate tipo meno trenta o meno quaranta. D’Angelo Russell pare che venerdi notte giocherà

  11. L’assenza di Russell è già stata ufficializzata dai Lakers. Frega un cazzo, ormai gli siamo entrati sottopelle a questi Warriors :)))))
    Un paio di L onorevoli ci riporteranno sotto il 50% di W, sarà un peccato ma è inevitabile.Quella decisiva è la gara di domenica notte con gli Hawks,vediamo di presentarci al meglio per quella partita,in modo da chiudere questo ciclo terribile sul 10-10.Firmerei col sangue

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