L’importanza della second unit

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La Second Unit lacustre emerge fra le panchine della Lega. Williams, Clarkson, Ingram, Nance jr e Black gli autori principali di questa rivoluzione giallo-viola che parte dalla squadra delle riserve

Ogni squadra NBA che si rispetti è composta non solo da stelle che illuminano il parquet con le loro giocate ma anche da uno dei fattori, da sempre, fondamentali in questo sport: la second unit. Questa si è resa, di volta in volta, non solo l’asso nella manica dei coach a stelle e strisce ma anche l’arma segreta per ribaltare le partite più difficili.

The second unit of the Los Angeles Lakers
The second unit of the Los Angeles Lakers (Harry How/Getty Images)

Con l’arrivo di Luke Walton sulla panchina dei Lakers, oltre alle potenzialità mostrate dai giocatori nel quintetto base (Russell, Randle e Young su tutti), la maggiore sorpresa è rappresentata proprio dalla second unit. Annoverata fin da inizio RS fra le peggiori panchine della Lega, a causa del rendimento passato sotto la gestione Scott, la squadra delle riserve gialloviola è riuscita, di partita in partita, a meritarsi il titolo di miglior “rimpiazzo” con una media punti di 51.2.

Sono diversi i parametri che hanno reso questi giocatori più temuti dei titolari e, grazie ai dettami del coach più giovane dell’NBA, sembra potersi aprire un nuovo ciclo in California che parte proprio dalle seconde linee. I cinque maggiori interpreti di queste gesta (con le varianti Calderon, Huertas,Robinson, World Peace e, all’occorrenza, Zubac) sono Lou Williams, Jordan Clarkson, Brandon Ingram, Larry Nance jr e Tarik Black.

Partendo dai primi due, vere note stonate della passata stagione, si può dire che c’è stata una vera e propria evoluzione nell’atteggiamento tattico e mentale dei due giocatori. Punti, aggressività, visione di gioco e difesa (molto più per Clarkson, anche se entrambi ancora deficitano nella “manovra” di copertura) rappresentano i punti di forza delle due guardie.

21 e 18 punti di media sono i biglietti da visita che accompagnano i giocatori, spesso in campo nei finali, e che hanno permesso ai due di figurare fra le alternative quando la palla scotta.

Nello spot di ala piccola, invece, sta crescendo una vera e propria stella: Brandon Ingram. Messo intelligentemente da Walton fra le riserve, a favore del veterano Deng, Ingram si sta prendendo pian piano il proscenio che merita, riuscendo anche a concludere le partite proprio a scapito dell’inglese, mostrando un potenziale immenso tanto in attacco quanto in difesa.

Per quanto riguarda i lunghi, infine, si può dire che tanto Larry Nance Jr. quanto Tarik Black rappresentano il più bel riscatto sportivo dell’annata NBA. Inseriti fra coloro che “sono intelligenti ma non si applicano”, i due lunghi lacustri hanno reso pan per focaccia andando a formare una coppia difensiva temutissima, per informazioni chiedere all’ex Howard la scorsa notte, e un duo affiatato durante la manovra offensiva.

Fra le tante nuove doti mostrate dai giocatori si può ricordare il miglioramento dalla media di Nance Jr., i tanti rimbalzi presi da entrambi (10 con 12 punti per Nance jr nell’ultima partita), la maggiore pressione difensiva (condita anche da ottimi cambi difensivi) e una media punti di tutto rispetto (7.4 per il primo e 5.7 per il secondo).

La rinascita in casa Lakers è appena cominciata e il “rebuilding” tanto atteso potrebbe passare da questa rivoluzione nella panchina.

Alessandro Falanga

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2 thoughts on “L’importanza della second unit

  1. Con la “promozione” di Ingram in quintetto risente un po’ di efficacia dovendo dare dei minuti a T-Rob, però credo sia solo un momento di appannamento e quando il roster sarà nuovamente al completo continueranno a macinare punti.

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