Game Recap #19 Los Angeles Lakers @ New Orleans Pelicans 88-105

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Nemmeno il tempo di sedersi davanti al televisore e notare che Randle è riuscito a recuperare  ed essere presente fin dalla palla a due, che giunge come un fulmine a ciel sereno la peggiore delle notizie: Nick Young salta a rimbalzo difensivo, ma appoggia male la gamba e resta a terra dolorante. Le mani sulla faccia non fanno presagire niente di buono e tantomeno il fatto che venga portato fuori dal campo dai compagni.

In seguito si saprà che l’infortunio riguarda il tendine d’Achille, un qualcosa di tristemente noto ai tifosi dei Lakers. Nella giornata di domanì sono previsti gli esami di rito e a seguire la diagnosi, ma è chiaro ed evidente che se si trattasse di rottura del tendine – l’ipotesi più probabile, purtroppo -, la stagione di uno degli uomini di punta di questi Lakers sarebbe finita dopo appena 19 partite.

Nick Young #0, Los Angeles Lakers at New Orleans Pelicans
Nick Young #0, Los Angeles Lakers at New Orleans Pelicans (Photo by NBAE via Getty Images)

Torniamo a malincuore alla partita: Randle parte benino, ma eccetto lui e Clarkson, nei primi minuti non segna quasi nessuno ed i Pelicans, sospinti da Davis e Holiday, raggiungono quasi subito la doppia cifra di vantaggio. Walton chiama timeout e inserisce Nance Jr. ed Ingram per invertire la tendenza, ma la sua mossa non sortisce alcun effetto: il +10 si tramuta in un +16 (29-13) e il Coach si vede costretto a chiamare il secondo timeout nel giro di 5 minuti.

Senza Dlo e Nick, si prospetta una serata di passione per il tifoso dei Lakers, come conferma il cross dall’angolo di Nance Jr. che genera ilarità e sfottò in stile college basket da parte del pubblico di casa. Sebbene a fatica, i Lakers rosicchiano qualche punto e si presentano alla prima pausa sotto di “soli” 11 punti.

Nel secondo quarto la musica non cambia, con l’attacco gialloviola che non la mette mai da fuori (2 su 12 dall’arco) e viene tenuto alla miseria di 30 punti nel primo quarto e mezzo di gioco. Il punto più basso della serata lo si raggiunge quando uno dei soliti sospetti, Marcelo Huertas, arriva corto di un metro buono con un tiro da 3 punti vietato ai minori di 21 anni.

Sull’altro versante, la poderosa schiacciata dell’ex Rocket Terrence Jones sigla il +17 Pelicans e dopo l’ennesimo timeout le cose degenerano: Deng mette in mostra la vitalità di un ospite di “Villa Serena”, Mozgov viene stoppato da Davis ed è lo stesso Tonino a realizzare l’and-one del 53-32, sul rovesciamento di fronte.

I Lakers scivolano fino a -25 e rimangono inchiodati a quota 32 per un’eternità, cosi tocca a Thomas Robinson sbloccare il punteggio, con un Jumper dalla lunetta che non fa esattamente parte del suo repertorio.

Jordan Clarkson #6, Los Angeles Lakers at New Orleans Pelicans
Jordan Clarkson #6, Los Angeles Lakers at New Orleans Pelicans (Photo by Layne Murdoch/NBAE via Getty Images)

Si va al riposo di metà gara sull’imbarazzante punteggio di 65-41, in quella che diventa per distacco la peggiore prestazione stagionale dei Lakers, seppure con tutte le attenuanti fisiche e psicologiche del caso. La partita è sostanzialmente già persa, il morale sotto i tacchi e mancano ancora due quarti di agonia.

Chi vi scrive si versa un caffè (doppio), perché restare sveglio senza additivi gli risulterebbe impossibile, dinnanzi ad uno spettacolo di tale, infimo livello. E a dirla tutta, metterei immediatamente al lavoro il mio Ghost Writer e me ne andrei a letto, se solo ne avessi uno.

Il bilancio del primo tempo è nefasto, sportivamente parlando: -24 da una delle squadre più scarse e peggio allenate della Lega, con il rischio di perdere per tutto il resto della stagione uno dei, se non il miglior giocatore di Novembre.

La sorpresa, alias Ron Artest nel quintetto iniziale del terzo quarto, più che una resa, manifesta la disperazione del coach. Nel momento del bisogno, Luke si affida ad un uomo di sua fiducia, ma schierare Metta sul -24 è come far entrare Balotelli con la squadra sotto 4-0 e pretendere che rincorra gli avversari. L’uomo di Gara 7 non è mai stato uomo da partite amichevoli e non inizierà certo ora.

Calderon fa rimpiangere Huertas, che a sua volta aveva fatto rimpiangere Calderon, in un circolo vizioso che fa domandare a tanti di noi, che cosa si fosse fumato il GM Kupchack per rinnovare il contratto al brasiliano, dopo essersi portato a casa lo spagnolo via trade. Di due non ne fanno uno, comunque sia dura solamente 6 minuti la comparsata del 37, che si rivedrà nel garbage time del quarto quarto.

I Lakers provano a salvare il salvabile, cosi assistiamo ad un paio di canestri di Randle in avvicinamento e ad un pregevole alley-oop tra Nance e Mozgov. Il russo è uno dei pochi a non affondare nel marasma generale, già dopo tre quarti sfiora la doppia doppia (10+9) che il compagno di frontline Randle ha  raggiunto (12+10) prima di uscire.

Il mini break di 6-0 dei californiani, utile a toccare il -17, viene vanificato da cinque punti in fila di Anthony Davis, che con la tripla del +22 raggiunge i 33 punti segnati in meno di 30 minuti. Col successivo giro e tiro, scollina sopra quota 35, garantendosi un probabile ultimo periodo di meritato riposo in panchina. O cosi almeno riterrebbero le persone di buonsenso.

Il quarto quarto inizia coi Lakers lontani 26 lunghezze dai padroni di casa (89-63), umiliati nelle stesse proporzioni che avevano riservato agli avversari nel primo incontro stagionale.  E come se non bastasse, Gentry trova il modo di confermare la propria inettitudine anche in una larghissima vittoria: il coach dei Pelicans ha la brillante pensata di lasciare in campo Davis fino alla fine, rischiandone l’incolumità in una partita chiusa e stra-chiusa già a metà secondo quarto. Il tutto, per fargli superare quota 40, obiettivo centrato dal 23 dopo una serie di tentativi onestamente eccessiva, rispetto a quello che avrebbe richiesto l’andamento del match.

Finisce 105-88 una partita obiettivamente mai iniziata, o meglio, terminata sul grave infortunio occorso a Swaggy P dopo un paio di minuti. A lui vanno i nostri migliori auguri di pronta guarigione, sperando non si tratti di quello che tutti stiamo pensando e temendo, memori dei casi Bryant e Randle che hanno segnato indelebilmente le ultime disgraziate stagioni.

Il 5 su 30 da 3 punti spiega meglio di qualunque altra statistica (ci sarebbe anche lo svantaggio a rimbalzo, oppure le 4 palle perse in più) la pessima serata vissuta dalla compagine gialloviola. In doppia cifra solo i già citati Mozgov e Randle, più un Lou Williams da 16 punti. Male Clarkson (9 con 4 su 14 dal campo) e Deng (5), non entusiasmante la prova di Ingram (9 punti con 10 tiri). Black e Nance Jr. vanno ad aggiungersi a Randle e Mozgov, nella lista dei “meno peggio” di serata, sommando 17 punti e 10 rimbalzi in due.

Julius Randle #30, Los Angeles Lakers at New Orleans Pelicans
Julius Randle #30, Los Angeles Lakers at New Orleans Pelicans (Photo by Layne Murdoch/NBAE via Getty Images)

Tra le file di New Orleans, inspiegabile l’ingresso solamente nel garbage time per la prima scelta Buddy Hield, messo sempre più ai margini del progetto da un Coach Gentry in evidente stato confusionale.

Box Score Espn:

Oltre al mostruoso Anthony Davis (41 e 16 rimbalzi, l’unico neo è stato il voler infierire sul cadavere dei Lakers, non propriamente l’atteggiamento di un vincente), consueta giornata in ufficio per Holiday (22 punti) e Asik (10+11). Il fresco ex di turno, Anthony Brown, si prende una piccola vendetta vincendo contro la squadra che lo ha tagliato non più tardi di un mese fa, contribuendo con 7 punti segnati tutti a partita ampiamente in ghiaccio (top assoluto la tripla da 8 metri nell’ultima azione dei Pelicans, anche queste sono soddisfazioni).

Coraggio, non facciamo un dramma di questa rovinosa sconfitta. Il peggio deve ancora venire.

Jaywill_22 aka Brignoli Marco

 

Game Preview:

Parte stanotte dalla Louisiana il secondo tour esterno stagionale dei Los Angeles Lakers. I ragazzi di gialloviola vestiti (cit.) faranno poi tappa a Chicago e Toronto, chiudendo a Memphis una serie di partite delle quali è proprio quella odierna la più accessibile, almeno sulla carta.

Nella terra del Jazz e del Mississippi, i Lakers affronteranno Anthony Davis e compagni per la seconda volta nel giro di quindici giorni, sempre allo Smoothie King Center. Nel primo episodio, datato 12 Novembre, i losangeleni si sono imposti con un indiscutibile 126-99 ( Recap ). Di quel match si ricordano l’infortunio occorso proprio a Davis, nel corso del terzo quarto, oltre al dominio totale delle guardie angelene su quelle dei Pelicans (80 punti in quattro, tra Lou Williams, Nick Young, D’Angelo Russell e Jordan Clarkson), tra le quali si salvò solo un Buddy Hield da 18 punti.

Da allora, i Pelicans – fino a quel momento disastrosi – hanno iniziato ad ingranare, anche grazie al ritorno in campo del neo papà Jrue Holiday, presente stasera al contrario di D’Angelo Russell. Tra le fila gialloviola permane il dubbio sulla presenza di Randle, mentre per New Orleans saranno certamente assenti Dante Cunningham, Tyreke Evans ed il lungodegente Quincy Pondexter.

Davis sta giocando a livelli di MVP della Lega – senza tuttavia contare su un record all’altezza, per poter concorrere alla conquista di tale riconoscimento -, ma la mediocrità dei compagni (anche a causa dei citati infortunati) e la pochezza dello staff tecnico, non consentono voli pindarici ai tifosi dei Pelicans. Tuttavia, lo spirito della truppa è alto, se si considera che dal primo appuntamento stagionale coi Lakers, i Pelicans hanno vinto cinque delle otto successive gare, nonostante siano reduci dai recenti rovesci a Portland e – quel che è peggio – a Dallas.

I Lakers, dal canto loro, vessati da calendario ed infortuni, tengono botta e rimangono a cavallo di un 50% di vittorie che nemmeno il più esagitato degli ultras avrebbe potuto prevedere alla vigilia della stagione.

Appuntamento alle 2 italiane, subito dopo il nostro appuntamento settimanale col Podcast di Back9hours. Con la testa e gli occhi al match, ma il cuore disperso tra le alture circostanti Medellin, dove si sta consumando in queste ore una delle tragedie sportive più gravi e toccanti degli ultimi 50 anni.

Jaywill_22 aka Brignoli Marco

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72 thoughts on “Game Recap #19 Los Angeles Lakers @ New Orleans Pelicans 88-105

  1. Ovviamente il match è finito con l’uscita di Swaggy, per fortuna che poi pare meno grave di quanto sembrasse. Di questo match resterà – oltre il grande spavento – la morbosità di Gentry nello gestire Davis e di Roby nell’osannare A. Brown.

  2. Questo infortunio ci complica tremendamente la stagione. Finora Nick è sempre stato uno dei più positivi , su entrambi i lati del campo.
    AD – pochi giorni dopo la prova feroce contro Minnie – continua nel suo buon momento , ma devo ammettere sono stato piuttosto infastidito dal suo atteggiamento maramaldesco nel vero senso del termine.

    1. No, ma dopo quanto accaduto tante volte nello sport – non ultimo il Florenzi-gate -, preferisco restare sul pessimistico. Se non sarà rottura del tendine, consideriamoci fortunati, anche se con queste 5 settimane minimo di assenza, la stagione andrà ugualmente a bagasce (più D’Angelo che non torna prima di dieci giorni).
      Ma ribadisco, per come la vedo io, meglio temere una rottura e scamparla “Bella” (si fa per dire), che sperare in qualcosa di meno grave e prenderlo in quel posto. Come ai Lakers ultimamente succede regolarmente.

      Forza Nick, in serata italiana immagino ne sapremo di più..

  3. cerca di tenersi su il morale e fa benissimo, ci mancherebbe…

    che ci facciano sapere il prima possibile cosa ha… per quanto mi par di capire che di speranze ce ne siano poche, per questa stagione

  4. Della serie “mal comune, mezzo gaudio”:

    – Cavs stracciati a Milwaukee.
    – D’antoni le sta prendendo a Salt Lake.
    – I Clippers sono ai supplementari a Brooklyn dopo che l’avevano quasi portata a casa
    – S.Antonio sotto di 11 in casa con Orlando, quasi nel quarto quarto.

    Sò soddisfazioni

  5. Gentry un handicappato, ma anche Davis che pena: rimane in campo tutto il quarto quarto per arrivare a 40 punti. Godrei se non segnasse più.
    O se si facesse male, almeno a Gentry lo linciano, giustamente…lo calano nel Mississippi con un pietrone legato al piede

    ps: su Brown Roby ha torto, ma su Ron no. Ormai non si può più presentare, fa tenerezza.

    1. Jay purtroppo non ho torto manco su brown, cazzata enorme sono incazzatissimo da quel giorno e i fatti mi stanno dando ragione, questo finisce le partite e difende su ingram.. lasciamo perde non mi far persare che dovrò vedermi hurtars o metta questo mese e mezzo se va bene

  6. Ora bisogna pregare per i raggi di domani di Nick.Ma comunque saltera’ parecchie partite nella migliore delle ipotesi e noi siamo troppo corti per poterci permettere questi lussi.Game over

    1. Vero, ma sapere che potrebbe tornare dopo Capodanno, moltiplicherebbe le forze dei compagni. Se fosse out for season, la squadra rischierebbe seriamente di mollare….

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