Game Recap #31 Los Angeles Lakers @ Charlotte Hornets 113-117

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Dopo tre giorni di riposo si rivedono in campo i Lakers, ancora privi di Calderon e Black, ma con D’Angelo Russell ai nastri di partenza.

D’Angelo Russell #1, Los Angeles Lakers at Charlotte Hornets  (Photo by Brock Williams-Smith/NBAE via Getty Images)

Il quintetto è quello classico, con Mozgov, Randle, Deng, Young e Russell, appunto. La partenza è incoraggiante, nonostante i ritmi blandi sono i californiani a prendere il comando delle operazioni. Young sembra il più in palla, Mozgov quello più in difficoltà ad entrare nel vivo del gioco. E cosi – anche per un problema di falli del russo – si rivede Zubac, per un cameo di 2 minuti e 30 a fine primo quarto che non cambierà le sorti del Basket mondiale.

La second unit si conferma il punto di forza, sebbene in quest’occasione brilli più la stella di Jordan Clarkson rispetto a quella di Lou Williams, la cui serata non parte nel migliore dei modi. Sulla morbida penetrazione di sweet Lou, infatti, l’ex di turno meno rimpianto che si ricordi, Roy Hibbert, mette a segno una stoppata significativa, saltando per la prima volta dal 2013 qualcosa più di una guida del telefono.

In compenso i Lakers tirano splendidamente dietro la linea dei 3 punti, chiudendo in gloria i primi dodici minuti di gioco, con l’inusuale tripla sulla sirena di Nance jr.

I 41 punti segnati e il 7 su 10 dall’arco sono dati formidabili, molto meno i 35 punti subiti , senza che Batum & c. abbiano fatto niente di speciale dal punto di vista offensivo.

Il secondo quarto comincia sulla falsariga del primo, con Clarkson che costringe coach Clifford al secondo timeout ravvicinato, quando mette a segno la quarta tripla di serata su altrettanti tentativi, lanciando i Lakers sulle ali di un +12 che somiglia ad una prima mini-fuga.

Jordan Clarkson #6, Los Angeles Lakers at Charlotte Hornets (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

Nei primi 14 minuti di partita, i Lakers segnano 9 volte dietro l’arco, tirando con un irreale 75% ed il timore di chi scrive è che una volta rotto l’incantesimo, riemergano le lacune di sempre. La passività delle due difese è testimoniata dalla unica steal collezionata dai due team – complessivamente – nei primi 15 miuti di gioco, un altro dato che avvalora la tesi pessimista che l’ampio margine di vantaggio accumulato dai Lakers sia dopato da un clima molto poco belligerante.

In ogni caso, nel secondo quarto si vola con il quintetto piccolo,  quello con Nance centro, Ingram e Deng ali e Clarkson e Lou-Will in posizione di guardie.

Lo scatenato Nance mette un altro jumper e porta i Lakers a +18, raggiungendo la doppia cifra nei punti, quando ancora si devono giocare 7 minuti nel secondo quarto.

Sul 63-44 a 5 minuti dall’intervallo, Walton decide di far rientrare Randle e Dlo al posto degli eccellenti Clarkson e Nance, ma i frutti di tale scelta non si rivelano entusiasmanti.

Dlo e Julius raddoppiano il fatturato delle turnovers serali – da 2 a 4 – nel giro di due minuti, i Lakers non segnano più e sul 7-0 Hornets, Walton chiama un timeout e rimette a sedere Randle e Russell, in campo per soli 120 secondi (rilevati a loro volta dagli stessi Nance e Clarkson). Mossa alla Popovich o alla coach K se ce n’è una, il ragazzo non difetta di personalità.

Torna in campo anche Nick Young, che replica l’ottimo avvio di gara e mette in carniere altri 8 punti negli ultimi due minuti di gioco, consentendo agli ospiti di allungare nuovamente a +17. Kemba Walker strappa un sorriso al pubblico dello Spectrum Center e fissa il punteggio sul 73  a 59 all’Half time.

Il Bicchiere mezzo pieno è rappresentato da un insperato +14 a casa di un cliente tutt’altro che arrendevole, ma quello mezzo vuoto non passa inosservato: 58% dal campo di squadra e 12 su 18 nel tiro pesante, sono statistiche che non possono essere “sporcate” dalle zero palle rubate dei primi 24 minuti. Non a caso gli Hornets chiudono con quasi 60 punti a referto ed il 50 abbondante dal campo e da 3, sintomo di una inconsistenza difensiva lampante. Rimane la sensazione che per rientrare, basterà stringere due viti in difesa e forzare qualche palla persa ad una squadra che se aggredita, tende ad andare in difficoltà con Dlo, Jc e lo stesso Williams a portare palla

Il terzo quarto inizia con due notizie principali, sostanzialmente.

Mozgov commette il terzo fallo dopo pochi secondi, confermando di non essere mai entrato in partita e D’angelo, al contrario, reagisce alla panchina punitiva di fine secondo periodo con 4 punti filati, per il 77-60 Lakers.

Ahinoi, altro non è che un fuoco di paglia, perché gli Hornets hanno smesso di scherzare: Walker (4 punti veloci), Batum e Marvin Williams da tre – al termine di un’azione stile Golden State che mette in partita anche il pubblico -, confezionano un 9-0 di parziale per il -8 Charlotte. L’emorragia non accenna ad arrestarsi, i Lakers hanno perso il tocco magico ed il break si estende fino al 15-0 (ancora Batum e Walker protagonisti), con Walton che chiama il classico timeout della disperazione, quello che teoricamente dovrebbe o vorrebbe spezzare il ritmo alla squadra ormai padrona dell’inerzia.

Dopo quattro minuti di siccità, la tripla di Young è una borraccia d’acqua fresca in pieno deserto, ma la successiva inchiodata di Zeller chiarisce che ormai abbiamo una partita. E a conferma di ciò, giunge puntuale come “Una poltrona per due” nel palinsesto televisivo natalizio,  il sorpasso degli Hornets, grazie alla tripla di uno scatenato Kemba Walker (24 punti a metà terzo quarto), che il solito risibile difensore Clarkson pensa bene di sfidare al tiro, passando dietro al blocco.

I Lakers scivolano a -5, prima che Ingram bussi alla porta della partita e rilanci le azioni gialloviola, finite più in basso di quelle MPS, nei primi 7 minuti di un penoso, terzo periodo. Con la gentile collaborazione degli altri componenti del giovane core angeleno, Randle, Russell e Clarkson, piuttosto inatteso si materializza il contro parziale ospite: 11-0 per il 94- 88, con un Randle sugli scudi, prima autore dei canestri dell’allungo e poi della prepotente stoppata  ai danni di Kidd-Gilchrist, prima di esagerare come suo solito e buttare alle ortiche il contropiede del potenziale +8. Walker riavvicina nuovamente i suoi e sull’errore at the buzzer di Julius, si entra nell’ultimo atto del match con le due squadre separate da soli due punti.

Marco Belinelli sceglie un pessimo momento per segnare la sua prima conclusione dalla lunga distanza (101-100), ma per fortuna lacustre, D’angelo ha idee differenti rispetto al nostro connazionale, riportando immediatamente i Lakers avanti con la tripla del controsorpasso e l’assist con gli effetti speciali per il 106-101 di Clarkson, nell’azione seguente. In mezzo, un’orrenda interpretazione difensiva in cui i nostri concedono – tiro più tiro meno –  quasi una decina di conclusioni nel giro di trenta-quaranta secondi, più 4 o 5 rimbalzi offensivi in fila. Charlotte ci grazia clamorosamente, riducendo il gap solamente grazie al solito calcio al secchio pieno di latte fresco tirato da Jc, che probabilmente pentito per la tripla segnata dall’angolo (e per i suoi pesantissimi 25 punti), pensa bene di regalare tre tiri liberi a Belinelli, il quale da ex simpatizzante gialloviola e Kobiano, ne segna solamente due.

Tocca ad un silente Sweet Lou andare finalmente al lavoro: il candidato principe al ruolo di sesto uomo dell’anno non si fa pregare, schiacciando a canestro il pallone del +5 ed esibendosi nella specialità della casa, quando fa notare a Ken Mauer un ingenuo fallo di Kemba Walker sul suo consueto accenno di tiro da tre.

Nuovamente avanti di sei, L.A. non coglie l’attimo fuggente per fare sua la partita ed è ancora Beli a far rientrare i suoi ad un solo possesso di deficit. Randle mette a segno la sua quinta stoppata ma rovina tutto poco più tardi, con un delittuoso sfondamento che tira la voltata al riaggancio Hornets:  Batum serve con il contagiri Zeller, per il più facile dei canestri: siamo di fronte ad una 1-point game, quando restano solo 180 secondi all’ultima sirena. La pressione ormai è altissima, la palla pesa un quintale e non è un caso che a segnare gli unici canestri nei successivi due minuti siano due ragazzi dotati di attributi al di sopra di ogni sospetto, come Nick Young e uno splendido Marco Belinelli, semplicemente devastante nel suo quarto quarto da undici punti. Con la “bomba azzurra” del pareggio, a quota 113, è tutto apparecchiato per un finale di gara al cardiopalma.

L’ennesimo rimbalzo offensivo, consente agli Hornets di trovare al terzo tentativo il sorpasso decisivo con Batum in penetrazione. Sul 115-113 a 13 secondi dalla fine, Nick Young riprova la magia riuscita coi Thunder, ma questa volta la tripla del sorpasso si spegne sul ferro. I Liberi di Walker sanciscono la ventesima, dolorosa sconfitta della truppa guidata dal figlio di Bill Walton, punita ancora una volta forse oltre ai propri demeriti, ma troppo spesso incapace di capitalizzare i momenti favorevoli o limitare i danni in quelli più bui.

Vani i 25 punti di Clarkson, autore di un incredibile 7 su 9 da tre, come i 24 di un Young da 5 triple a bersaglio (saranno ben 16 di squadra alla fine) su 10 tentativi.

15 per Russell, 16 di Lou Williams, 10 per lo sfortunato e nuovamente infortunato Non-Nance (un ragazzo d’oro, dotato di una salute più cagionevole di quella del padre….oggi).

Larry Nance Jr. #7, Los Angeles Lakers at Charlotte Hornets (Photo by Brock Williams-Smith/NBAE via Getty Images)

Solito, enigmatico Randle, artefice di sprazzi da All Star e ampi spezzoni di partita in cui ha fatto più danni della peste nera. Quale sia la sua reale dimensione rimane un mistero, ed è tutt’altro che garantita una soluzione nel breve periodo.

Oltre a Belinelli, l’Mvp della gara se lo contendono Batum (23) e Walker (28), due costanti spine nel fianco nei secondi, determinanti 24 minuti. La scadente difesa sugli esterni si conferma ancora una volta il  tallone d’Achille degli angeleni, attesi dalla trasferta di Miami nella notte tra giovedì e venerdì.

Box Score ESPN

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Game Preview:

Dopo la sconfitta contro i Cavs – partita che ha mostrato un Ingram decisamente in palla come starter al posto di DAR1 – i Lakers tornano in campo nella notte italiana fra Martedì 20 e Mercoledì 21 Dicembre, alle 1:00 italiane, allo Spectrum Center contro i Charlotte Hornets di proprietà di Michael Jordan.

Nonostante un allarmante tweet di Baxter Holmes nella serata del 18 Dicembre, D’Angelo Russell dovrebbe essere regolarmente della partita; probabile presente anche Tarik Black per i ragazzi di Walton. Ancora out invece lo spagnolo Calderon.

Los Angeles Lakers vs Charlotte Hornets
Los Angeles Lakers vs Charlotte Hornets (Photo by Nathaniel S. Butler/NBAE via Getty Images)

Diamo una rapida occhiata ai prossimi avversari.

La squadra allenata da Steve Clifford predilige attaccare a ritmi non elevatissimi (12emo “pace” in NBA, 96,8) e ha il sesto Def Rating dell’intera Lega (104,3 punti concessi agli avversari ogni 100 possessi). Nelle ultime 5 partite gli Hornets hanno un record di 1-4; l’ultima vittoria ad Atlanta ha riportato Charlotte al quarto posto nella Eastern Conference.

Kemba Walker è il miglior marcatore (22,4 a partita) e il miglior stealer del team (1,4 palloni rubati a partite); al sesto anno di esperienza, questa per l’ex Connecticut è la miglior stagione come eFG% (54%). Il miglior assist-man della squadra è lo swingman francese Batum: 5,4 assistenze a partita per il secondo miglior realizzatore della squadra (13,7 punti a match) e preziosissimo glue guy su entrambi i lati del campo. Dopo due stagioni compromesse a causa degli infortuni è tornato ad incidere pesantemente Michael Kidd-Gilchrist; il miglior difensore della franchigia del North Carolina è anche il secondo miglior schiacciatore della squadra (10 a segno).

Il frontcourt titolare è composto da Williams e Zeller. Marvin Williams nelle ultime partite sembra aver cambiato marcia dopo un avvio di campionato non sempre convincente; grande protagonista nella vittoria con gli Hawks (19 punti con 4 triple), ha innalzato la sua produzione offensiva (ultime 5 gare a 11,8 punti di media) e può  rappresentare una discreta minaccia dal perimetro. Cody Zeller viaggia ad una media di 10,8 punti a gara e garantisce rimbalzi, stoppate e qualche schiacciata pesante (24).

Dalla panca il pericolo numero uno è il nostro Marco Belinelli, non solo alla luce dei 19 punti messi a referto contro Atlanta; per l’ex Kings 11,4 punti a partita off the bench, ma soprattutto la miglior stagione in NBA per percentuale dall’arco (45%) e seconda della sua carriera per eFG% (56,3%), dopo quella nel “sistema” Spurs. Insieme al bolognese, in panca, troviamo due vecchie conoscenze lacustri, Sessions e il (personalmente) poco rimpianto Hibbert: il primo sta avendo una stagione positiva da playmaker di riserva e perde pochissimi palloni (0,9 a gara, minimo storico in carriera), mentre il secondo mette puntualmente a referto una stoppata a partita, ma offensivamente finora ha dato un contributo limitato (5,4 punti a match).

L’ex Badger Kaminsky inanella 10,1 punti a gara dal pino: si tratta di un attaccante pericoloso non solo da sotto, ma anche nelle triple dall’angolo sinistro, che infila con buona regolarità (45%). Lamb principalmente garantisce difesa e qualche punto rapido (8,9 a partita), ma guai a sottovalutarlo; il suo player impact estimate nelle W degli Hornets è del 15,6%. Il lungo Hawes è stato spesso impiegato da Clifford, mentre si sono visti ancora poco finora Graham, Aaron Harrison (guardie), Roberts (playmaker) e l’ala Wood.

The Los Angeles Lakers practice at the Spectrum Center in Charlotte
The Los Angeles Lakers practice at the Spectrum Center in Charlotte (NBAE via Getty Images)

Per i Lakers ancora un avversario ostico, ma è tempo di invertire la preoccupante tendenza delle ultime 10 partite (1-9). Go Lakers! Appuntamento per tutti domani notte alle 1:00.

Seguite la partita live con noi qui, su back9hours #Lakers  #Hornets #b9h #LakeShow #NBA

Alessio Mannarelli

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50 thoughts on “Game Recap #31 Los Angeles Lakers @ Charlotte Hornets 113-117

  1. Randle ancora non riesco a inquadrarlo bene. Troppa incostanza. Siamo andati malissimo a rimbalzo. Stavolta veramente poco da dire a Clarkson,davvero devastante in attacco. Partita buttata.

    1. CBs, quella è la prima mossa. La seconda è che dei quindici attuali, entro due anni, ne devono rimanere si e no cinque. O sei.
      Via i cerebro, ma anche chi non è affine ad un progetto vincente. E’ inutile insistere su un giocatore, quando dopo uno, due, tre anni oppure venti, cinquanta o duecento partite, i limiti rimangono gli stessi.

      Odom aveva un senso nel progetto della decade passata e nonostante le tante critiche, proposte di trade ecc, rimase e fece parte del gruppo vincente. Come Walton, a suo modo, o quel pippone di Vujacic. Anche i cessi possono avere uno spazio (limitato) nel sistema che vincerà. Non uno che ti occupa 25 o 30 minuti, o ti prende 15 o 20 tiri.
      Con quel tipo di impatto, ci vuole gente che abbia cittadinanza in una franchigia chiamata Los Angeles Lakers. Se no aria, ne restano pur sempre 29 dove accasarsi.

    1. Vero
      Poi ha ragione odino: perchè quel tiro da 3 per andare a vincere – ok, la regola in trasferta, ok…ma che cazzo, se devi tirare da 3 almeno fallo su scarico dopo penetrazione che ha mosso la difesa, non quella fetecchia malpresa….poi io non ho capito perchè cavalcare cosi poco Lou nel finale, di solito è il più freddo.

      Boh va beh, ha ragione Roby, gustiamoci una stagione da lavori in corso, purtroppo il fatal novembre c’ha illuso di essere ciò che non potevamo.

  2. Belinelli e l’infortunio di larry ci hanno affossati ma fa niente … abbiamo fatto una gran partita mancano ancora le malizie delle squadre vincenti.. arriveranno con gli anni.. Young è questo nessuno può pensare che sia diventato un’ all star.. il tiro finale a lui ci sta ma ci sta ceh lo sbagli

  3. Peccato, ancora una volta ci ammazza il 3Q, orrendo. Troppe seconde chance concesse, poi scelte nel finale al quanto dubbio. Perché non cercare i due punti anziché la tripla?

  4. L’abbiamo persa sotto i nostri tabelloni, c’hanno fottuto tremila rimbalzi da sotto il naso. Concedi trecento seconde chances, poi non è strano se perdi. Siamo una realtà interessante, ma tremendamente acerba e incompleta. Un ibrido, tra veterani che non danno garanzie a giovani ancora troppo immaturi, stupidi o presuntuosi per rendere come possono.
    Il risultato è l’11-20, salutiamo playoff e scelta e mo iniziamo a guardarci intorno per capire quale senso dare alla stagione.

    1. Esatto siamo ancora un progetto di squadra, ci sta tutto il contrario di tutto. Non me ne frega un cazzo del record quest’anno ne della pick .. questo gruppo deve giocare insieme e imparare a conoscersi fine

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