Game Recap #32 Los Angeles Lakers @ Miami Heat 107-115

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Niente da fare. Questi Lakers dicembrini sono destinati a subire la beffa, oltre al danno, e naturalmente a ricevere la sconfitta quotidiana anziché il pane. La L è diventata fedele compagna di Walton ed i suoi ragazzi, al punto che qualcuno inizia a vedere – a torto – in lui l’erede di Masterpiece, l’uomo che ci porterà l’ennesima prima scelta di lotteria.

Passi che si perda, ormai c’abbiamo fatto il callo dopo tanti anni di sventura, ma che alle sconfitte si debba aggiungere ogni volta un nuovo infortunio, o nel migliore dei casi – vedi ieri notte – la beffa dello Shaquille O’Neal o Allen Iverson celebrato sotto ai nostri occhi, a ricordarci sadicamente come eravamo e cosa siamo diventati, è onestamente troppo anche per i nostri fegati abituati ad ogni genere di vessazione.

In realtà la serata di Miami era iniziata benino, con la notizia che Julius Randle era dovuto tornare in California con 48 ore di anticipo, per assistere la compagna Kendra Shaw, intenta a dare alla luce il primo figlio della coppia. Buona notizia non tanto per l’assenza del numero 30 – cui anzi facciamo gli auguri per il neoarrivato in casa Randle -, che andava ad aggiungersi alle defezioni dei compagni di reparto Nance Jr. e Black, ma quanto per il fatto che in contumacia Randle, coach Walton avrebbe potuto e dovuto rispolverare in quintetto base con Deng e Ingram contemporaneamente sul parquet, ognuno nel proprio ruolo ideale. Al loro fianco, confermati Mozgov, Young e Russell.

Hassan Whiteside #21 and Timofey Mozgov #20, Los Angeles Lakers at Miami Heat
Hassan Whiteside #21 and Timofey Mozgov #20, Los Angeles Lakers at Miami Heat (Photo by Joe Murphy/NBAE via Getty Images)

Si parte con gli Heat che non segnano mai e Mozgov che fa la voce grossa con Hassan Whiteside, approfittando degli spazi lasciati dai “4 fuori” e a sua volta favorendo gli esterni, con la sua insolita pericolosità offensiva. D’Angelo Russell lo assiste realizzando due jumper da fuori e dopo cinque minuti il tabellone segna 11-0 Lakers. Miami sembra prigioniera di un incantesimo, dal quale viene destata grazie ad uno dei suoi giocatori di maggior talento: Justise Winslow sblocca l’attacco dei padroni di casa e da qui si procede ad elastico, con gli Heat ad inseguire e i Lakers a dettare il ritmo. I big – Dragic e Whiteside – faticano, le percentuali rimangono basse ed i primi 12 minuti si chiudono nel segno di un Timo Mozgov da 10 punti e 5/6 dal campo, con gli ospiti avanti 25-17.

Nel secondo quarto, la partita cambia: o la difesa dei Lakers scende di tono, o più probabilmente si sveglia dal proprio torpore Miami, dove vanno al lavoro un pò tutti. Tyler Johnson e Dragic iniziano a bombardare da fuori, Hassan Whiteside fa il vuoto a centroarea (10 punti nella seconda frazione per lui) ma soprattutto i Lakers non trovano una risposta alla dinamo in maglia numero 20: Winslow è il reale padrone del match, allo spettatore pare evidente fin dai primi minuti che vada ad una velocità superiore rispetto a tutti, compagni ed avversari. Inutile il tentativo di allungo ad inizio secondo periodo, guidato da Nick Young – 7 punti in due azioni, due triple delle quali una con fallo supplementare- , esattamente come non incidono il DLo show – 8 punti nello spazio di un minuto, al rientro in campo – o la raffica di Lou Williams, autore di 13 punti nella prima metà di gara, capace di ri-allontanare temporaneamente ancora una volta i ragazzi di coach Spoelstra. Ingram funziona bene come facilitatore, ma continua a litigare col canestro e una volta di più non risulta un fattore, a livello realizzativo. Il distacco rimane invariato – punto più, punto meno – e si va al riposo lungo coi Lakers ancora in vantaggio di 7 punti, sul 60-53. Molto indicativo negativamente il dato dei punti subiti, raddoppiato tra il primo e secondo quarto.

Nick Young #0, Los Angeles Lakersat Miami Heat
Nick Young #0, Los Angeles Lakersat Miami Heat (Photo by Issac Baldizon/NBAE via Getty Images)

Durante la pausa dell’Half time ci tocca subire la celebrazione di Shaq – 3 anelli in 8 anni, in maglia gialloviola – da parte di Pat Riley – 4 titoli alla guida dei Lakers dello Showtime – e ci domandiamo come mai loro – soprattutto Riley, O’Neal è un rimpianto solo nelle vesti di giocatore – siano li a Miami e noi ci ritroviamo con quei fenomeni (non a caso uno si chiama Jimmy) dei fratellini Buss e la nullità di Mitch Kupchack a dirigere la franchigia.

Riprese le operazioni, non facciamo nemmeno in tempo a vederci agguantati dagli Heat (60-59 con Dragic on fire), che torna prepotentemente al lavoro Nick Young. Swaggy P mette in mostra il meglio del suo repertorio innescato meravigliosamente da un Russell sempre troppo distratto – 6 turnover alla fine – ma inimitabile per come riesce a mettere in ritmo l’amico ritrovato Nick.  La raffica di tiri da tre del numero zero, tra i quali impressiona un crossover+step back alla Kobe da fuoriclasse assoluto, riporta nuovamente gli angeleni avanti di 10, sul 76-66, ma sarà l’ultimo sussulto.

Miami è squadra più solida ed esperta e lo conferma sfruttando i punti deboli degli avversari: i Lakers non trovano mai antidoti su Whiteside, nonostante sia encomiabile la prova di Thomas Robinson, che chiuderà con 8 punti e 12 rimbalzi, 5 dei quali offensivi (4 per tutto il resto del team). Non è colpa di T-Rob insomma, se il centro degli Heat è dotato di una stazza nettamente superiore, mani morbidissime e piedi da ala piccola. Più lo vedi giocare – quando non ha la testa sconnessa dal mondo reale -, più ti rendi conto che i 20 milioni a stagione sborsati da Riley rappresentano un affare colossale, nella NBA di oggi.

In realtà lo strappo lo ricuciono due nomi a sorpresa, rispetto alle previsioni della vigilia: tra Dragic, Whiteside ed il fresco artefice del trentello nel derby della Florida, Tyler Johnson, spuntano il già citato Winslow e James Johnson. I due – che a ranghi completi farebbero verosimilmente parte della second unit – si mettono in società e sommano 15 punti complessivi nel parziale che chiude il terzo quarto e riconsegna la gara in mano agli Heat: 82-80.

In questo difficile momento, solo D’Angelo e Ingram riescono a muovere il punteggio, segnando due pregevoli canestri spalle a canestro. Troppo poco per evitare il ritorno dei beniamini locali, ora gasati dal pubblico e da una rimonta partita dal -17 del secondo quarto. Ancora una volta, il terzo periodo di gioco si conferma maledetto per i gialloviola, tanto che ormai si può parlare di (deprimente) consuetudine.

I Lakers non affondano nemmeno con la panchina, i cui componenti – Lou Williams, Clarkson, Robinson – rimangono a lungo sul parquet.

Louis Williams #23, Los Angeles Lakers at Miami Heat
Louis Williams #23, Los Angeles Lakers at Miami Heat (Photo by Issac Baldizon/NBAE via Getty Images)

E proprio come a Charlotte, una volta subita la rimonta, i ragazzi di Walton non crollano, ma ricominciano a giocare la partita sul filo del rasoio – e del punto a punto – in attesa di tagliarsi come loro solito. Ad eccezione del pessimo Clarkson (4 punti con 2/10) e un Ingram ancora lontano dal poter incidere in un quarto quarto NBA con continuità, almeno nella metà campo offensiva, tutti rispondono positivamente, compreso un Luol Deng apparso in ripresa anche nella “sua” Miami. Tyler Johnson colpisce dall’arco, ma Sweet Lou non ci sta e pareggia a quota 99. Qui, sostanzialmente, si spengono i Lakers. Dragic affonda dalla distanza – imitato da Tj per il 105-99 -, poi varia il tema mandando a canestro Whiteside e ancora Winslow, con Young e compagni che proprio non ne hanno più. Forse a causa della rotazione corta, la lucidità non c’è più e anche chi in precedenza aveva retto la baracca, smette di produrre. D’angelo perde il sesto pallone di serata e Miami gestisce in relativa tranquillità l’ultimo minuto, nonostante la solita “magata” di Lou Will, che rapina tre tiri liberi al pollastro di serata. Niente da fare, come detto, si perde per la undicesima volta nelle ultime dodici. Finisce 115-107 e in attesa di Magic-Lakers, l’unica vittoria nel mese corrente rimane quella di Philadelphia. Questi Lakers sono senza lode sicuramente, ma sul senza infamia non ne siamo più tanto sicuri.

Tra le fila angelene, cinque uomini in doppia cifra – Williams 27, Young 20, Russell 17, Mozgov 14, Deng 13 -, ma l’Mvp serale è l’ex stella di Duke, campione Ncaa nel 2015: Justise Winslow chiude con 23 punti, 13 rimbalzi ed una esplosività fuori dal comune. Un gradino sotto di lui, l’altro 23+13 di serata, Hassan Whiteside. Bene Dragic e Tyler Johnson (35 punti e 7 triple a segno in accoppiata), molto positivo l’ex Raptor e Bull, James Johnson.

Letali il -7 a rimbalzo (40-47) ed il 54% dal campo (50% secco da tre) concesso agli Heat, nonostante un primo quarto molto sottotono. If  don’t play D, you don’t win.

Box Score ESPN

Jaywill_22

Game Preview

Archiviata la bruciante sconfitta in volata a Charlotte, i Los Angeles Lakers si trasferiscono in Florida e preparano l’appuntamento Natalizio con gli odiati cugini dei Clippers, affrontando le consuete trasferte ravvicinate di Miami ed Orlando.

La prima tappa sarà stanotte, alla AAA – no, non mi sono incantato, è la sigla della American Airlines Arena, la casa degli Heat -, dove i Lakers troveranno una delle pochissime squadre che vantino una situazione di classifica peggiore della loro, pur militando nella sempre meno competitiva Eastern Conference.

D'Angelo Russell #1 and Goran Dragic #7
D’Angelo Russell #1 and Goran Dragic #7 (Photo by John McCoy/Los Angeles News Group)

Il bilancio di Miami narra di 9 vittorie all’attivo a fronte di 20 sconfitte, tre delle quali giunte consecutivamente, sempre tra le mura amiche. Gli Heat infatti sono giunti alla sesta partita casalinga in fila – l’ultima della serie, prima di tornare a giocare on the Road in quel di New Orleans – e ci terranno sicuramente a chiudere in bellezza, ottenendo un successo sulla franchigia che ha contribuito a creare la leggenda del loro presidentissimo, il da noi mai dimenticato Pat Riley.

Come detto, il periodo non è dei migliori per i nostri avversari di nottata – ore 2.00 italiane -, reduci dalla sconfitta in rimonta subita nel derby coi Magic, al termine di ben due tempi supplementari. E prima ancora Dragic & c. erano incorsi in altri due rovesci in partite punto a punto, contro i più quotati Celtics e Clippers. D’altro canto, non potevano che iniziare a pesare le tante assenze importanti per coach Spoelstra, a partire dal protagonista delle ultime finali della Western conference, Dion Waiters, passando per l’ex di giornata Wayne Ellington e tacendo dell’ormai prossimo al ritiro Chris Bosh.

Sia Waiters che Ellington non saranno del match, anche se il loro rientro è previsto nei prossimi giorni, inguine (Waiters) e ginocchio (Wayne) permettendo. A fare le loro veci toccherà ancora una volta al sorprendente – non per chi scrive – Tyler Johnson, che viaggia fisso ormai a 13 punti di media (reduce dal career high per punti con Orlando, a quota 32), e alla prima scelta 2015 Justise Winslow, la cui crescita è stata complicata da un fastidioso infortunio che l’ha costretto a saltare già una quindicina di partite, in questo primo scorcio di stagione. Con tante e tali defezioni cui far fronte, coach Spoelstra si è affidato e continuerà ad affidarsi ai due cardini della squadra, i freschi di rinnovo pluriennale Goran Dragic (estate 2015) e Hassan Whiteside (estate 2016).

Il playmaker sloveno è al momento il top scorer degli Heat, a 19 punti di media, cui aggiunge quasi 7 assist e oltre 4 rimbalzi a partita (tirando col 45% dal campo e un ottimo 41% da 3), mentre H.W. porta in dote quasi 18 punti e 15 rimbalzi a gara, più 2 stoppate abbondanti (nel suo caso un dato quasi negativo, per come ci ha abituati).

Il quintetto base di coach Spoelstra viene completato dal già citato Winslow, e i due Josh, l’ex Laker Mc Roberts e la guardia Richardson.

La rotazione tipo, si completa con Tyler Johnson, l’odioso Luke Babbitt – senza una ragione, solo per l’aspetto irritante….non so se sia solo una cosa mia -, James Johnson e Reed. Non esattamente un dream team, insomma.

Senza Waiters ed Ellington, gli Heat perdono molto a livello di soluzioni offensive e non dobbiamo nasconderci dietro a un dito: l’obiettivo deve essere il ritorno alla vittoria per i ragazzi guidati da coach Luke Walton.

Con tutte le attenuanti del caso, i giovani Lakers hanno vinto una sola partita delle ultime undici, in casa di una semi-barzelletta come Philadelphia, ed è giunto il momento di invertire il trend. Se questo gruppo non poteva andare avanti a sorprendere come nel mese di Novembre, non è neppure pensabile che continui a perdere partite in fotocopia, come sta facendo da ormai tre settimane. I gialloviola partono sempre discretamente bene, giocano primi tempi dignitosi per crollare regolarmente nel corso del terzo quarto, e in seguito tentare di riprendere il risultato con furiose rimonte che ultimamente tendono a concludersi con un nulla di fatto. Lasciando stare le squadre fuori portata, come Toronto, Houston o Cleveland, le altre sconfitte incassate in questo periodo non possono che generare rimpianto: a Charlotte, come a Memphis, a Brooklyn e  Sacramento o con Phoenix e New York allo Staples, il comun denominatore rimane la scarsa attenzione difensiva e l’incapacità di mantenere lo stesso livello di tensione per 48 minuti.

Durante l’ultima partita a casa degli Hornets, i Lakers sono riusciti a dilapidare i frutti di un primo tempo offensivamente eccezionale, in soli 4-5 minuti  (i primi del terzo quarto). Qualcosa di inammissibile, ora che non si può neppure recriminare sui tanti infortuni che avevano decimato il roster nelle settimane precedenti.

Certo, anche in North Carolina i Lakers hanno perso un pezzo – Nance verrà rivalutato prima della partita di Natale, quindi salterà le prossime due -, ma la nuova tegola e la probabile assenza di Black (anche se non è escluso un ritorno), non possono rappresentare una scusante valida in eterno. E soprattutto, il coach dovrà decidere una volta per tutte cosa fare di Brandon Ingram: playmaker o ala? Titolare o alternativa? Specialista difensivo o maggiori responsabilità in attacco? Appare chiaro infatti che tutto questo cambiargli ruolo, compiti e minutaggio lo stia confondendo, se non danneggiando, tant’è vero che nelle ultime dieci partite (1-9 il record, non a caso) la seconda scelta assoluta ha faticato ad arrivare al 30% al tiro.

Già da stanotte dunque, attendiamo una scelta ben precisa da parte del Coach, e quella deve rimanere ed essere portata avanti nel prosieguo della stagione. Idem dicasi per Randle – è un quattro? Un Cinque? Nessuna delle due? – e D’angelo Russell, altre due prime scelte che stanno attraversando un momento di down preoccupante e la cui collocazione tecnica rimane ambigua.

Le certezze rimangono Nick Young, Lou Williams e Jordan Clarkson dalla panchina, più un Mozgov alla Bogut e un Deng in ripresa ma ancora lontano dal guadagnarsi i 18 milioni di stipendio, dal basso dei suoi 8 punti e 5 rimbalzi, con il 39% dal campo e il 65 dalla lunetta.

A Miami per ripartire, dunque – 11-20 è il record attuale, e nonostante ciò l’ottavo posto è ancora a due sole partite, con Portland che proprio come noi ha disimparato a vincere -, senza se e senza ma. Alle 2, Live, qui su Back9Hours.

Jaywill_22

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62 thoughts on “Game Recap #32 Los Angeles Lakers @ Miami Heat 107-115

  1. comunque meno 3… che palle però… basterebbero un paio di triple messe al momento giusto e un pò di difesa seria…

    come non detto… meno 5…

    1. ci vorrà più tempo temo.. lou e nick sono i nostri giocatori di punta e se hai questi perdi 9 volte su 10.. perchè la storia dice questo.. dobbiamo attendere Russell e Ingram e ci vorrà tempo.. Con Nance sano vincevamo sia a charlotte che oggi ma la sfiga ci perseguita.. peccato

      1. eh si.. peccatissimo

        forse con un paio di giocatori solidi a gennaio… ma da una parte è meglio così, che si facciano esperienza da soli i ragazzi

  2. si certo
    che poi non per altro, ai playoff ci andavi quest’anno per perdere in 4 partite, dunque l’utilità era minima… mi dispiace però per loro, si capiva che ci tenevano a andare ai playoff
    ma oh… quest’anno è così… magari l’anno prossimo

  3. caspita però… d’accordo… ma non è anche una questione di carattere che manca? possibile che perdano così delle partite che potrebbero realmente vincere

    1. Non è carattere è intensità.. appena gli altri inziano a spingere noi non ce la facciamo a reggere, nei primi tempi l’intensità è minore e giochiamo un grande basket.. nei secondi sotto pressione crolliamo per mancanza di esperienza nei giovani e mancanza di talento nei vecchi salvo rare serate di nick o lou

  4. se continuano a crollare nel terzo quarto, luke dovrà assumere uno stuolo di psicanalisti per curargli il complesso del terzo-quarto…

    mi fa piacere che d’angelo abbia fatto qualcosa di buono… dal tabellino vedo che dopo è scivolato in qualche pollata… peccato…

  5. Stavamo barcollando, ma il Dlo show ci ha riportato a galla… no, non si può pensare di liberarsi di uno con due mani cosi.

    E Whiteside mamma mia, i soldi se li merita tutti. Che cazzo di piedi e mani si ritrova, in quel corpo da centrone? Madonna, se avesse appena la testa, devastazione totale…

  6. Niente da fare, quando Lou funziona a mille, siamo un’altra squadra. E anche se Scarson fa pena come stasera, chi se ne accorge? Coi 25 di Scarson invece si perde….tutto torna, guys, niente è per caso..

  7. E ancora Nick! sette punti in fila!
    Roby, dimmi che hai visto i due raddoppi che ha portato Ingram….ha tolto un canestro già fatto dal tabellone degli Heat, Madonna se mi fomenta quando fa cosi..

    1. Molto bene, direi. Per ora. Fine primo quarto, +8 e loro tenuti sotto i 20 punti a casa. Naturalmente stanno sbagliando anche loro i tiri, ma quantomeno “glie sputiamo”, invece di guardarli mentre tirano indisturbati (vedi Charlotte).
      Un conto è essere +8 sul 25-17, un altro sul 40 a 32.
      Avanti cosi..

  8. Che bella visione…. 5 starters che apprezzo, nessuno escluso. La prima volta da almeno 4 anni… andiamo là fuori a giocare, comunque vada sarù un suc-cesso.

  9. More on Julius Randle returning to Los Angeles to support expecting fiancée. Congrats
    Se Luke mi fa Ingram Russell Young Deng Mozgov del primo minuto gli faccio una statua virtuale

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