Game Recap #43 Los Angeles Lakers @ San Antonio Spurs 94-134

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Trasferta proibitiva per i Los Angeles Lakers a San Antonio. Ad un’ora circa dalla palla a due arriva la notizia di un problema al polso per Ingram che potrebbe dare forfait. Le lastre fortunatamente non rivelano fratture e quindi il prodotto di Duke riceve dai medici il permesso di giocare.

Brandon Ingram #14, Los Angeles Lakers at San Antonio Spurs
Brandon Ingram #14, Los Angeles Lakers at San Antonio Spurs (Photos by Mark Sobhani/NBAE via Getty Images)

Trasferta proibitiva per i Los Angeles Lakers a San Antonio. Ad un’ora circa dalla palla a due arriva la notizia di un problema al polso per Ingram che potrebbe dare forfait. Le lastre fortunatamente non rivelano fratture e quindi il prodotto di Duke riceve dai medici il permesso di giocare.

Walton schiera il solito starting five, Russell, Young, Deng, Randle, Mozgov. Spurs al completo con Aldridge recuperato da un problema allo stomaco. A fargli compagnia i soliti Parker, Green, Leonard e l’ex di turno Pau Gasol.

Pronti via e inizia subito il Kawhi Leonard show. Il numero 2 nero-argento sfodera tutto il suo repertorio con triple, mid-range e canestri attaccando il ferro, facendo sembrare Deng, che è sulle sue piste, un pensionato che assiste ai lavori di un cantiere edile. Gasol vuole partecipare alla festa da protagonista e porta a scuola Randle in tutti i modi possibili, segnando a ripetizione. Parker a questo punto per non essere da meno accende il bus e porta a scuola D’Angelo Russell in tutti i possessi di questo fantastico primo quarto che si chiude con un deprimente 36-24.

Mozgov non fa altro che falli stupidi, mentre Young è ancora alla ricerca della tripla perduta. Walton decide quindi di affidarsi ai soliti swingman della second unit. Ma se Clarkson riesce a produrre qualcosa, per Lou non è una serata felice. Il numero 23 giallo-viola  litiga con il ferro omettendo totalmente la difesa e quando la partita si ferma di nuovo il tabellone impietoso segnala -15 (40-25).

Walton rimette Randle in veste di facilitatore nella second unit e subito i Lakers trovano 3 punti con un buon set offensivo. Popovich da grande allenatore chiama time out, facendo però galvanizzare i Lakers che sentono di poter rientrare in partita. Al rientro in campo Randle è una furia, segna con continuità e dopo…

una schiacciata in campo aperto il punteggio é di nuovo in equilibrio sul -4 (45-41).

Fiutato il pericolo San Antonio ricomincia a macinare gioco e ancora una volta è l’esperienza di Parker e di Gasol a fare la differenza. Entrambi segnano un and one e riportano il vantaggio in doppia cifra. Gasol domina umiliando i poveri lunghi giallo-viola con canestri di tecnica sopraffina, i Lakers si bloccano ancora, non trovando più la via del canestro anche se Nick Young realizza la sua prima tripla della partita. Russell è frustrato dal trattamento che gli sta riservando Parker, tanto che Randle (che in un’azione precedente dà le spalle a Leonard ignorandolo totalmente mentre segna un facile layup)

si permette di spiegargli come difendere. D-Lo lo prende in parola e decide allora di difendere seriamente l’ultimo possesso su Leonard. Risultato: fallo su un tiro da oltre metà campo e tre liberi regalati. Finale secondo quarto 72-54. L’inizio del terzo quarto solitamente per i Lakers è un calvario e tutti si chiedono partendo da meno 18 quanto realmente potrà durare la partita, la risposta è semplice: 2 minuti e 42 secondi, il tempo di andare a meno 22 senza opporre alcuna resistenza. Walton a questo punto ne ha abbastanza e sostituisce tutti.

Cambio punitivo (ma la punizione corretta oggi sarebbe stata quella di tenerli in campo) e dentro la second unit. La mossa non sortisce gli effetti sperati. Un trionfo di palle perse e tiri imbarazzanti e come per magia si piomba a meno 31. Parker in questo lasso di tempo si rende ridicolo rubando una palla che era palesemente dei Lakers e che solo i tre arbitri non vedono, Aldridge mette un tripla di tabella e Gasol pianta un poster al povero T-Rob. La partita sostanzialmente finisce qui. Walton decide che è il momento di sfruttare il tempo rimasto per fare esperimenti e allora prova Zubac con discreti risultati, il ragazzo ha buone mani e fondamentali, mette anche un tiro dalla media e si sbatte anche in difesa per quel che conta, finendo con 8 punti 4 rimbalzi e 1 stoppata in 15 minuti.

D'Angelo Russell #1, Los Angeles Lakers at San Antonio Spurs
D’Angelo Russell #1, Los Angeles Lakers at San Antonio Spurs (Photos by Mark Sobhani/NBAE via Getty Images)

Anche le terze scelte Spurs infieriscono e il divario aumenta minuto dopo minuto fermandosi a 40 punti. Una lezione senza nessuna scusante. I Lakers si sono presentati alla partita con un approccio da campetto, molli, svogliati e senza cattiveria. Quello che fa scalpore è il crollo totale di tutti i veterani da Mozgov a Deng passando per Lou e Nick. Tutti sono crollati miseramente senza attenuanti. Mollare senza lottare è sintomo di malessere. Il front office sta cercando di cambiare questo roster anche se i contratti che hanno fatto firmare questa estate facevano pensare a ben altra stagione. I problemi crescono e con loro le sconfitte, i playoff da miraggio sono diventati utopia, i giovani sono ancora troppo immaturi e peccano di presunzione. La partita con Portland aveva fatto suonare un campanello, che oggi è diventato un allarme rosso. I Clippers sabato ci diranno se è ancora lecito aspettarsi dei Lakers dignitosi, oppure se dovremo iniziare ad abbracciare il tanking.

Di certo c’è che il progetto che Walton aveva in mente non si sta realizzando, per inesperienza certo, ma anche, ed ora possiamo dirlo, per scelte di mercato sbagliate. Chi vi scrive era convinto che sia Deng che Mozgov avrebbero portato una cultura difensiva alla squadra, ma evidentemente mi sbagliavo, mi cospargo il capo di cenere. Cosa possiamo salvare da questa partita? Direi solo il ricordo dell’umiliazione che magari potrebbe servire come esempio per il futuro soprattutto per i giovani che devono incassare e restituire il tutto con gli interessi nei prossimi anni.

Roby

Box Score ESPN

Game Preview

Dopo la pesante sconfitta in casa coi Portland Trail Blazers, i Lakers sono volati in Texas per affrontare i San Antonio Spurs, rimasti l’unico team a mantenere la singola cifra nella casella delle sconfitte (solo 8 ko su 38 match disputati), assieme ai soliti Golden State Warriors.  La squadra nero-argento è reduce da una sorprendente caduta interna contro i non irresistibili Bucks, nei quali la stella Antetokuompo è rimasta in campo una manciata di minuti e solo per onor di firma. Ciò nonostante, un super Beasley da 28 punti – sometimes they come back – e un ottimo Jabari Parker, condizionato ma non piegato dai falli, hanno condotto i cerbiatti nella presa dell’AT&T Center.

Game #13 San Antonio Spurs @ Los Angeles Lakers 116-107: Tarik Black #28
Game #13 San Antonio Spurs @ Los Angeles Lakers 116-107: Tarik Black #28 (Lakers.com/NBAE via Getty Images)

Il periodo non è dei più esaltanti per la squadra allenata dal leggendario Gregg Popovich, che proprio tra Dicembre e Gennaio accusa generalmente una flessione (prova ne sono proprio i confronti passati coi Bucks: 4 delle 5 sconfitte interne patite negli ultimi 20 anni sono arrivate nel mese di Dicembre), che siamo sicuri non si vedrà nell’incontro previsto per stanotte, coi Lakers di Mister Walton. Troppo ampio il divario tecnico e d’esperienza, già evidenziato nel match giocato il 18 Novembre allo Staples Center – Recap -: il 116-107 finale non rende l’idea di quanto non ci sia mai stata partita, per tutti e 48 i minuti. E oggi, coi Lakers meno sù di giri rispetto ad allora, privi del fattore campo e in crisi di risultati da quasi due mesi, non vediamo come Walton possa compiere gli aggiustamenti necessari per ribaltare i valori espressi nel primo confronto stagionale.

Dovrebbe essere della gara Aldridge, assente contro Milwaukee ed Mvp incontrastato nella partita disputata a Novembre. La sua marcatura e quella di Leonard rimangono le cause scatenanti delle emicranie che stanno attanagliando il nostro coaching staff nelle ultime 24 ore, visto che quelle accusate nelle 24 precedenti erano da attribuire ai Blazers e alla sculacciata che avevano inferto ai gialloviola, nel secondo tempo della gara di martedi notte.

I limiti difensivi rimangono il tallone d’Achille di una squadra che si alimenta della fluidità del proprio attacco, per alzare il livello anche difensivamente. Quando non funziona una fase, l’altra semplicemente non esiste e appena smette di entrare il tiro da fuori, sono volatili per diabetici assicurati.

Una costante, ormai: tra terzo e quarto periodo, gli avversari dei Lakers alzano l’intensità e l’aggressività e i giovani leoni si trasformano in agnellini spauriti, lasciando ogni velleità senza combattere, come ad esempio usavano fare anche nelle sconfitte, nel primo mese e mezzo di stagione.

L’indice, come sempre, è puntato su Lou Williams e Jordan Clarkson, oltre naturalmente a Julius Randle. Sono loro ad uscire frequentemente dai giochi e dal sistema e quando non sono in giornata di vena, risultano più dannosi di un Calderon o un Black qualunque. E come dimenticare D’Angelo Russell, che alterna partite in cui non tocca il pitturato e magari mette a segno 5 o 6 triple, ad altre nelle quali risulta efficace in penetrazione e nello sfruttare i mismatch, ma perde completamente sensibilità con il tiro pesante, come accaduto nelle recenti uscite contro Miami e Portland, tra le mura amiche.

Da questi giovani talenti (tutti escluso Lou, giovane ma non troppo) dipendono le fortune gialloviola, non necessariamente per quanto riguarda stanotte, visto il coefficiente di difficoltà – sarebbe meglio dire impossibilità – del match, ed è da loro che ci si attende per l’ennesima volta una risposta positiva, dopo una performance sconcertante come quella offerta coi Blazers, soprattutto nella seconda metà.

Appuntamento alle 2.30 italiane, per quello che si annuncia come un massacro, ma potrebbe trasformarsi in una sconfitta onorevole stile Cleveland, se i ragazzi seguiranno il piano partita per 48 minuti.

Go Lakers

Jaywill_22

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60 thoughts on “Game Recap #43 Los Angeles Lakers @ San Antonio Spurs 94-134

  1. Che tristezza e che fegato il poveraccio che si è guardato la partita e scritto questo bellissimo articolo. La ricostruzione comunque ripartendo da questi 3 giovani è difficile, molti sperano in Ingram, io francamente, soprattutto anche per la costituzione fisica in una NBA in cui la fisicità è ormai indispensabile, in proiezione futura è quello da cui mi aspetto meno, soprattutto in chiave difemsiva perché non vedo proprio chi possa “tenere” nel ruolo di ala, troppo leggero per i lunghi e troppo alto e quindi lento per le guardie. Ahimé ci aspettano anni terribili.

  2. Ma cosa vi aspettavate guys?Di andare a San Antonio a lottare?Ci sta il blow out,anche in casa dei Warriors stesso spettacolo.Quando non sei competitivo e non difendi mai contro gli squadroni le becchi.E’ grave la sconfitta con Portland per il modo in cui è avvenuta,non questa.Vediamo se arriva una trade per inseguire i playoffs.In caso contrario sviluppare Ingram e Zubac il più possibile.

  3. Stanno perdendo male per una squadra in rebuilding. Non hanno ancora capito che l’obiettivo quando scendono in campo deve essere quello di eseguire un gioco organizzato e migliorarlo affrontando le diverse difficoltà che ogni avversario gli pone. Poi puoi perdere di 1 come di 40 punti ma se esegui in questo modo sviluppi il gioco e l’intesa. Hanno il body language in campo di chi non sa bene cosa deve fare con in più elementi che hanno il gioco individuale ormai automatizzato e sono privi di fondamentali difensivi.

    1. perfetto, perdere contro gli spurs non è un problema anzi.. loro giocano per il titolo. Il punto è che anche dalle sconfitte si deve trarre in qualche modo giovamento e questo accade solo se almeno hai provato a fare il tuo gioco (sicuramente contro gli spurs non potrai mai averlo imposto), hai provato a difendere secondo i dettami dell’allenatore etc…
      la via per me è eliminare quanto prima elementi che non servono a niente nel sistema come Lou e Clarkson e sostituirli con qualcuno che possa integrarsi meglio, vincere 2 partite in più perchè Lou ne mette 40 giocando da solo ci serve a nulla

    2. Appunto.Strutturalmente non possiamo difendere.Quando hai interpreti come Russell e Randle che non sanno leggere un pick and roll avversario non puoi fare miracoli.Walton non ha colpe. Più che altro emergono i limiti delle cosiddette stelle del futuro.E il problema che si pone è che questi due per me non saranno mai in grado di essere top player a tutto tondo.L’unico giocatore completo è Ingram.Randle e Russell non domineranno mai in questa lega

      1. Dlo mi stava piacendo come atteggiamento in questo 2017 ma sta avendo una settimana pessima, lo aspetto perchè ha troppo talento e un’attitudine al gioco di squadra ormai rara e che caprandle non ha

  4. non c’è stata la sconfitta onorevole

    certo se mentalmente staccano a nemmeno metà gennaio, rischiano di trascinarsi apatici fino all’ultima partita come nelle scorse stagioni.

  5. Ma non dobbiamo preoccuparci dai. Sono 100 volte più forti ed esperti di noi. Non c’è paragone. Giocano a memoria e stasera sono stati praticamente perfetti. Pensiamo positivo che ha giocato Zubac e io lo metterei gia titolare. Ahah

  6. che aria tira? allenamento tranquillo per gli spurs? i nostri giocano rassegnati? vedo che ci hanno già staccati a 3 minuti dalla fine del primo…

    1. Dovrebbe esserci, secondo alcuni insiders. D’altronde non era una cosa seria, solo una gastroenterite…presumo che in 3 giorni possa aver recuperato, in ogni caso con o senza di lui, non vedo come possa esserci una partita. Meglio senza, ovviamente.

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