Game Recap #45 Detroit Pistons @ Los Angeles Lakers 102-97

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Mentre l’America è in ostaggio del Football NFL e delle sue semifinali di conference domenicali più avvincenti degli ultimi anni, a Los Angeles scendono sul parquet Lakers e Detroit Pistons, presumibilmente per far calare il livello di adrenalina presente nel telespettatore medio d’oltreoceano.

I Pistons vogliono ritrovare il feeling con la vittoria perduto nelle ultime uscite ad Ovest, ma per farlo devono superare una delle loro bestie nere – da non credersi – nelle ultime stagioni. I lacustri hanno infatti riportato 12 successi negli ultimi 14 incontri tra le due franchigie, rivali in ben tre finali NBA negli ultimi trent’anni. L’egemonia angelena è stata spezzata un anno fa, all’ultima trasferta di Kobe Bryant in Michigan, ma delle precedenti 13 appunto, Detroit era riuscita a vincere solo in un’occasione, sempre in casa, e solamente dopo un tempo supplementare.

D'Angelo Russell #1, Detroit Pistons at Los Angeles Lakers
D’Angelo Russell #1, Detroit Pistons at Los Angeles Lakers (Photo by Andrew D. Bernstein/NBAE via Getty Images)

Dal canto loro, i Lakers devono far dimenticare le ultime imbarazzanti prestazioni – tre blowout consecutivi al passivo – e recuperato Deng partono subito forte, come d’altronde capita spesso. Randle e Russell, messi sotto accusa più o meno da tutti nell’ambiente – tifosi, media, ma anche coaching staff –, aggrediscono il match con una veemenza particolare, e nel parziale iniziale dei gialloviola, poco ci manca che Julius si porti a casa il ferro per ricordo, esibendosi nella devastante schiacciata del 6-0 (sarà il primo ed ultimo segnale di vita del 30, dalle parti del ferro avversario).

Detroit non trova il canestro nemmeno in fotografia, inizia con un pessimo 2 su 14 al tiro nei primi minuti di gioco e il break dei padroni di casa si estende fino al 18-4, grazie a un D’Angelo in grande controllo abile nel mettere in ritmo un Nick Young apparso timidamente in ripresa, dopo il peggior periodo della sua sin qui superlativa stagione. Quando è l’1 a pescare in ritmo Swaggy dietro l’arco, meglio ancora se dall’angolo, scrivete tranquillamente tre e preparatevi alla rimessa dal fondo; peccato che questo tipo di giocata si sia vista molto raramente nelle ultime partite ed onestamente la ragione ci sfugga. Ma quando inizi a pensare che si possa vivere una nottata tranquilla, subito realizzi che si tratta pur sempre dei Lakers di questa decade e che presto arriveranno bad news.

Ingram si presenta subito al meglio, con un canestro più fallo di rara bellezza, ma pochi possessi più tardi, Tobias Harris si rifarà, rifilandogli una stoppata clamorosa, consigliandogli cosi di girare al largo. Brandon, sebbene involontariamente, finirà per assecondarlo.

Il primo periodo potrebbe chiudersi sul +13, ma nell’ultimo minuto un paio di leggerezze consentono ai Pistons di ridurre il gap fino al 23-31. Il quale, di per sé, non sarebbe affatto un punteggio disprezzabile, ma rende l’idea di quanto facilmente L.A. sia in grado di guadagnare e soprattutto perdere un vantaggio consistente.

Nel secondo quarto avviene il mezzo tracollo – mezzo solo perché ci sono ancora 24 minuti da giocare -: la difesa non è aggressiva e resta a guardare i pistoni, come d’altro canto faceva fin dalla palla due, ma la sostanziale differenza è che ora i ragazzi di coach Van Gundy fanno canestro. Harris e Morris  sopperiscono all’assenza di Caldwell Pope, mettendo a referto 27 punti in combo (3 su 4 dalla lunga distanza per il fratello gemello di Markieff) nella prima metà di gara e Detroit rimane in partita. Lou Williams e Russell – 8 punti a tabellino in meno di 3 minuti per Dlo, appena prima del riposo – rispondono con lo stesso bottino, ma omettono spesso e volentieri la fase difensiva, con buona pace del saggio che riteneva fosse la difesa a vincere le partite.

Jordan Clarkson #6, Detroit Pistons at Los Angeles Lakers
Jordan Clarkson #6, Detroit Pistons at Los Angeles Lakers (Photo by Andrew D. Bernstein/NBAE via Getty Images)

Esattamente come Jordan Clarkson, tanto encomiabile a livello realizzativo (8 con 3/4 dal campo ) quanto specialista nel perdere palloni banali o farsi battere dall’uomo in palleggio.

Drummond, autore di un primo quarto e mezzo disastroso – 1 solo punto e i primi sei tentativi dal campo falliti -, decide che è ora di allacciarsi le scarpe, ispirando la rimonta di fine secondo quarto. Con 9 punti nello spazio di 5 minuti, raggiunge la doppia cifra e pur rendendosi ridicolo davanti allo Staples, non arrivando neppure al ferro dalla lunetta, si prende a forza la scena: prima borseggia il playmaker dei Lakers, Dlo, andando a schiacciare in contropiede – non proprio quello che ti aspetteresti dal tuo 2.15 – e poi si inventa il tiro dell’Ave Maria sulla sirena del 24’ minuto, esultando ancora prima che la spalding scuota la retina e fissi il punteggio di fine secondo quarto sul 59 a 57 Pistons.

Qualcosa di incredibile, se si pensa che a meno di 5 minuti dalla seconda sirena, il gap era di 11 punti, dopo il gioco da 4 punti messo a segno da Sweet Lou per il 49-38. Ed è ancora più inspiegabile la follia di Dlo, miglior marcatore e giocatore del primo tempo gialloviola, che con 3 secondi sul cronometro ha la bella pensata di cercare il touch down pass per Ingram, forse influenzato dalla bellezza di Cowboys-Packers, anziché cercare un compagno per un tiro magari a minor percentuale, ma privo di rischio. Drummond ringrazia e per carità, ci vuole una bella dose di c…oraggio per prendere una conclusione dietro la metà campo, avendo realizzato solo 4 tiri da 3 punti in tutta la propria carriera professionistica, ma è giusto cosi. Gli dei del basket premiano gli audaci e puniscono gli stolti, non è una novità. Stavolta è il secondo periodo ad essere fatale ai Lakers, ma contrariamente a quando accadrebbe se fossimo nel quarto quarto, c’è ancora tempo e spazio per recuperare l’inerzia ed evitare la quarta L in sequenza.

Dlo riprende da dove aveva lasciato, prima dell’idiozia di fine quarto e con un altro gran canestro in fade away, realizza il sedicesimo punto (8 su 12 dal campo) già al primo minuto del terzo quarto, sintomo che i messaggi di Walton hanno lasciato il segno, almeno a lui.

Il terzo parziale ricorda la fiera degli orrori: si segna pochissimo e si sbaglia tantissimo, anche i palloni più elementari. Russell e Mozgov attentano alla vita degli spettatori delle prime file in due azioni consecutive, cercando due scarichi immaginifici non si sa a favore di chi. Detroit non è da meno e l’equilibrio permane, facendo sperare al tifoso di casa che tanto per cambiare la sceneggiatura, non arriverà alcun parziale negativo nel terzo o quarto periodo – marchio di fabbrica dei Lakers di Walton -, avendo già pagato lo scotto nel secondo.

Randle va molto vicino a scioccare il sottoscritto, effettuando ben due recuperi ed aiuti difensivi nella stessa azione, facendomi supporre che debba pagare qualche penitenza di cui non sono a conoscenza, ma subito si riscatta commettendo una sesquipedale infrazione di passi 30 secondi più tardi: tutto nella norma. Sul 67-69 Detroit, lascia la partita Black, vittima della solita dolorosa distorsione alla caviglia, la fortuna proprio non ne vuole sapere di assisterci. Al suo posto entra Zubac – ormai sembra abbia ufficialmente rimpiazzato T-Rob nelle rotazioni waltoniane -, che subito si fa ammirare in una super-difesa su Drummond, costretto all’errore da zero metri dalle lunghe leve dell’ex centro del Mega Leks (un minuto dopo, la stella dei Pistons si “vendicherà” stoppando miseramente il tentativo di Zubac di entrare nello score della gara). Il 10-10 nei primi dieci minuti di gioco del secondo tempo, evidenzia quanto si tratti di due squadre in crisi, tese e perché no, anche difensivamente più attive delle proprie abitudini, perché questa partita nessuno vorrebbe perderla. Sul buzzer beater dell’ex sixer Ish Smith, si chiude il terzo periodo sul 72-75 Detroit.

Zubac in semigancio inaugura nel migliore dei modi l’ultima frazione di gioco e poco dopo pareggia a quota 78, dopo aver impedito ancora una volta un facile canestro di Drummond, che – incredibile a dirsi -, sembra soffrirlo sotto le plance.

Lou decide che è ora di tornare a dettare legge nel quarto periodo, e dopo aver segnato dall’angolo al termine di un siparietto con gli arbitri – il nostro 23 chiedeva il solito fallo “cercato”, ma dinnanzi alle spiegazioni del fischietto, con tanto di sorrisetto ironico della serie “dai, ormai ti conosciamo e certi falli te li fischiamo se proprio non possiamo fare altrimenti”, Lou punisce i grigi dietro la linea dei tre punti sulla rimessa successiva -,  sgancia il missile terra aria da quasi 9 metri dell’81-78, toccando quota 18 punti.

Brandon Ingram #14, Detroit Pistons at Los Angeles Lakers
Brandon Ingram #14, Detroit Pistons at Los Angeles Lakers (Photo by Andrew D. Bernstein/NBAE via Getty Images)

Ingram non è nella sua miglior serata e se l’unico canestro dal campo rimane quello del primo quarto, cui sono seguiti ben sei errori, dalla lunetta le cose non vanno meglio. Bravo a trovare tre tiri liberi omaggio, Brandon è molto meno abile nel segnarne uno solo, come un Drummond qualunque. Dopo sei partite di ottimo livello, si tratta della prima stecca del 2017 per la seconda scelta assoluta from Duke. Al canestro più fallo di Lou Williams (6/8 al tiro e 5/6 ai liberi in quel momento),  risponde il ventesimo punto di un immarcabile Tobias Harris.

Ormai è piena bagarre, con Walton che fa rientrare Randle e Deng e si affida al solito, trito e ritrito quintetto piccolo che poche gioie e tanti dolori ha dato, negli ultimi tempi. Mettendosi nelle mani del duo Williams-Clarkson, con tutto ciò che ne consegue: esecuzione prossima allo zero e una serie di uno contro uno, con altri 4 personaggi in maglia bianca, gialla e viola ad osservare. Lou e Jc ci tengono in piedi finchè trovano il fondo della retina, ma appena smettono di segnare, finisce come sospettato in tempo reale, durante la visione del match.

Reggie Jackson segna un canestro pesantissimo, dopo l’ennesima tripla impossibile di Lou, aggiungendo un tiro libero supplementare, per il +2 Pistons. Da questo momento, inizia il tracollo gialloviola: Ingram torna in lunetta e fallisce un altro vitale tiro libero, mancando l’impatto a quota 96. Si entra nell’ultimo minuto e D’Angelo Russell sfrutta un blocco e tenta il canestro del sorpasso stile Jazz, ma ancora una volta non centra il bersaglio grosso. Si resta sul -1 e bisogna difendere, ma al 24° secondo Drummond pesca miracolosamente Tobias Harris, che dall’angolo uccide la partita a 30 secondi dal termine. 99-95 Detroit ed un finale che potremmo anche non guardare, talmente è prevedibile. Lou forza nuovamente la tripla del -1, sbaglia, ma sul rimbalzo offensivo la palla torna a Dlo, che tanto per gradire, concede il bis: secondo errore in fila dagli 8 metri e partita in ghiaccio, coi falli sistematici che portano in lunetta Tobias Harris e Reggie Jackson.

Ci riprova ancora Young, inserito colpevolmente a buoi scappati dal coach e ignorato da Williams e Russell, nelle azioni che avrebbero potuto riportarci in partita nell’ultimo minuto, ma ovviamente non va. Finisce 102-97, quello che se fossimo ad Hollywood chiameremmo B-Movie, ma visto che siamo allo Staples, ribattezziamo L-Movie.

L come Loss, l’ennesima di una stagione che ormai sta prendendo contorni deprimenti.

L come Lakers, un nome che tornerà a fare la sua comparsa in lotteria per il quarto anno consecutivo: qualcosa che i nostri padri non avrebbero potuto nemmeno immaginare, oggi è ormai una realtà.

L come Luke, l’uomo che doveva guidare la riscossa e ahilui, ahime e ahinoi, si sta accartocciando sui consueti errori, notte dopo notte, incapace di dare una svolta a livello di starting five, ma soprattutto di quintetto conclusivo delle partite. Il fallimento della small ball in salsa angelena è evidente, al momento, ma l’allenatore insiste nel tenere in panchina Mozgov nei minuti finali (perfino contro Drummond, un nonsense…almeno avesse messo l’ottimo Zubac…niente da fare), oltre agli esterni fisicamente più dotati, per giocare piccolo coi vari Clarkson, Williams o Russell, che non è un segreto, fanno a scopa in attacco e lasciano buchi in difesa, come se fossimo in una fabbrica di gruviera.

La stagione è andata, ce ne faremo una ragione, ma questo L-movie, dopo quasi due mesi di insuccessi, avrebbe anche stancato. Fatecene vedere un altro, magari altrettanto infruttuoso, ma non cosi noioso e prevedibile.

Non è una mia ambizione – e credo di nessun tifoso gialloviola – veder ricreato nella capitale “reale” della California, il sistema dei Warriors nella versione per meno abbienti, con gli stessi difetti di fabbrica – messi a nudo a più riprese dai Cavs, la prossima stanotte potrebbe arrivare un’altra rinfrescata….stay tuned – di Golden State, ma tanto talento in meno e un livello tecnico e difensivo imparagonabile.  Walton ci ha dato una speranza, va detto, ma ad oggi sta facendo poco meglio di Masterpiece Byron Scott e niente di più di quel Mike D’antoni tanto vituperato e schifato dalle nostre parti, oggi grande protagonista in quel di Houston.

Adesso è il momento di farci vedere di che pasta è fatto veramente il figlio di Bill, perchè sbagliare è umano ma perseverare nei propri errori è diabolico. Peggio, Byronscottiano. E non credo sia immaginabile un’offesa peggiore per un allenatore dei Lakers, nell’immaginario dei tifosi gialloviola.

Jaywill_22

Boxscore Espn

Game Preview

Questa notte, alle 3:30 ?, back-to-back per i Los Angeles Lakers che ricevono allo Staples Center i Detroit Pistons. Sfida da non perdere – eufemismo – tra due team entrambi reduci da 3 sconfitte consecutive a -20 di media per gli ospiti e -26 per i padroni di casa.

Julius Randle grabs a rebound against the Detroit Pistons on Nov. 15, 2015.
Julius Randle grabs a rebound against the Detroit Pistons on Nov. 15, 2015. (Andrew D. Bernstein/Getty Images)

Per gli uomini di Stan Van Gundy quella della Staples Center è l’ultima partita del road trip ad Ovest che era iniziato con la bella W di Portland – maturata dopo due OT e grazie alla tripla di Caldwell-Pope – e proseguito poi nel segno della L a Sacramento, Oakland e Salt Lake City. Contro i Warriors proprio Kentavious Caldwell-Pope – secondo scorer, primo per minuti e % dall’arco – ha dovuto lasciare il campo dopo quattro minuti per un problema alla spalla che gli ha fatto saltare l’incontro con i Jazz e lo rende doubtful per il match.

Con KCP fuori i Pistons hanno faticato a produrre (77 punti contro i mormoni) poiché il backcourt è di fatto ridotto ai soli Smith e Jackson. Punto forte di Motown è sicuramente la frontline composta dal Tobias Harris, Marcus MorrisJon Leuer (out stanotte) e Andre Drummond – 14,5 punti col 54% e 13,5 rimbalzi ad allacciata di scarpe – che garantiscono a Detroit la miglior percentuale di rimbalzi difensivi catturati e la quinta miglior difesa, per punti concessi, della Lega.

L’infortunio di Leuer ha determinato l’aumento del minutaggio del gigante Boban Marjanovic, autore di solide prestazioni mentre chi sta giocando al disotto delle aspettative è Stanley Johnson, che potrebbe tornare nello starting 5 visto il disastroso esperimento big – Harris da SG, con Baynes da PF – di Salt Lake City.

I gialloviola recuperano Loul Deng, tenuto a riposo contro i Clippers, e dovrebbero schierare l’abituale starting 5 con il ritorno di Lou Williams in panchina. Dopo un buon avvio di anno, i blowout di Portland (-21), San Antonio (-40) e di ieri (-16) hanno fatto muovere le prime, vere, critiche al lavoro di Luke Walton a causa di alcune rotazioni e lineup che hanno lasciato perplessi gli addetti ai lavori. Inoltre se la difesa continua a fare acqua da tutte le parti, l’attacco sembra essere involuto con evidenti problemi di spaziature e selezione di tiro.

Sul banco degli imputati i soliti noti, ovvero D’Angelo Russell e Julius Randle: autori di una prestazione disastrosa in attacco, in difesa ed in termini di atteggiamento…

“We need him to be more aggressive and be the player we know he is capable of being”

come prontamente fatto notare dal figlio di Bill.

Ancora una volta in controtendenza la prestazione di Brandon Ingram #NBAVote (sollecito: lo avete fatto?) unico – con Jordan Clarkson – in palla e autore delle migliori giocate lacustri nel derby.

Le chiavi dal match: l’impatto degli starter Lakers (solo 41 punti col 37% nel derby) e la capacità di contenere Drummond, che potrebbe replicare i danni fatti da DeAndre Jordan il giorno prima.

Weekend inteso per Ivica Zubac…

…che dopo aver giocato il garbage contro i Clippers, in serata ha messo a referto 20 punti e 10 rimbalzi nella W dei D-Fenders ed è stato oggi richiamato in prima squadra.

Detroit Pistons

18W – 24L | #11 in the Eastern Conference | #5 in the Central Division
Stats: 99.7, #24 | RPG 43.6, #16 | APG 20.9, #24 | OPPG 101.1, #5
Leaders: Tobias Harris, 16.5 PPG | Andre Drummond, 13.5 RPG | Ish Smith, 5.1 APG

Los Angeles Lakers

15W – 29L | #13 in the Western Conference | #4 in the Pacific Division
Stats: 104.5, #18 | RPG 43.7, #15 | APG 20.7, #26 | OPPG 110.3, #26
Leaders: Louis Williams, 17.5 PPG | Julius Randle, 8.6 RPG | D’Angelo Russell, 4.6 APG

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Giovanni Rossi
aka odino

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46 thoughts on “Game Recap #45 Detroit Pistons @ Los Angeles Lakers 102-97

  1. Hanno perso una gara giocata male ma combattuta punto su punto che ad un minuto e mezzo dalla fine potevano chiudere se avessero avuto la lucidità che spesso gli manca. Non hanno un go-to-guy né sono abituati a rimanere freddi e lucidi nei momenti topici. Per carità poi Walton ci ha messo del suo nello schierare un quintetto small ma sia allenatore che squadra hanno bisogno di sgrezzarsi e macinare minuti su minuti di gioco per maturare e migliorarsi. La ricostruzione di una squadra che si è trovata, dopo l’addio di Bryant, senza una identità credo che sia molto difficile e lunga. Walton se non altro è stato onesto quando è arrivato dichiarando che non avrebbero guardato le w/l ma la crescita e miglioramenti del gioco e dei player solo che questi hanno sicuramente dei tempi lunghi e se non migliori non vinci e se vinci ti da morale ma non ti risolve per la partita successiva. Opinione mia è che non stiano tankando stanno semplicemente soffrendo il tempo che gli ci vuole.
    Parentesi per Ingram. A 19 anni il ragazzo ha delle intangibles notevoli. Doni che li hai o no, il resto lo puoi costruire. Per quanto riguarda il suo fisico filiforme avrà modo di migliorarlo in os intanto è meglio che si smalizi nel gioco e prenda un po’ di dentate in campo dal momento che mi sembra che abbia testa e spalle larghe.

    1. D’accordissimo su Ingram. McGrady nei primi due anni non riusciva a stare in campo….poi è diventato T-Mac.
      Altri, già pronti fisicamente, non c’è modo di migliorarli a livello di cervello e letture.

  2. Match disastroso, quoto in pieno il pensiero finale del recap di Jay. Drummond non è Davis o DMC, perché mandargli contro la parte midget della nostra frontline? Bah. Loro non segnano mai, senza KCP erano a pezzi, mancavano anche Leuer e Boban e noi siamo riusciti a far segnare buzzer a chiunque, mancavano solo Van Gundy e Mahorn. Se stiamo tankando, mi fa rabbia perché il materiale per giocare – e perderle, per carità – tutte le sere c’è. Se non lo stiamo facendo, siamo in confusione più totale.

    1. Infatti, la cosa che mi fa incazzare di più è che si parli di tanking ora. Ma non lo sapevano che avevamo la scelta top3 protected anche a giugno, luglio o settembre? Se l’obiettivo era quello, mi tenevo Scott, che per tankare e maltrattare giovani era il non plus ultra e mi facevo un altro anno di barzellette, in serenità.
      E invece no, spendi una vagonata di soldi sul mercato dei free agent, per due giocatori normali – uno in assoluto, l’altro a causa del declino fisico – e anche quello mi sta bene. Ma a metà anno si scopre che il coach neo assunto non li voleva e non sa che farsene, o comunque li considera in quel modo. Rinuncio a capire quale sia la linea, quale sia lo sviluppo di certi giocatori, ma me ne farò una ragione. Se gli dei del basket vogliono, sono gli ultimi mesi di Mitch Kupchack alla testa del progetto tecnico, sempre che non si cada dalla padella alla brace (sfumato Phil, ho il terrore che Jeanie si affidi a qualche nostro ex senza le competenze e l’esperienza necessarie..Kobe, in particolar modo, rappresenterebbe la tomba dei Lakers per come li conoscevamo).

  3. Purtroppo sono ormai vecchio e non riesco a dimenticarmi i Lakers di Magic e Kareem. Detto questo esprimo per l’ultima volta il mio parere perché quest’anno i Lakers probabilmente non li guardo più perchè m’inc.. troppo.
    Partita persa per colpa di Walton: tolto Russel quando giocava bene e tenuto in campo Ingram che nel quarto periodo non lo farebbero giocare neanche in A2 in Italia. Lui non ha colpe, le colpe le ha chi lo mette in campo in certi momenti della partita. Non può marcare giocatori come Harris e Morris. Non si può giocare sempre l’ultimo quarto con la banda Bassotti. Detroit ha giocato male ed è una squadra cortissima, però l’allenatore, che non è un idiota, ha giocato gli ultimi 10 minuti con il quintetto migliore.
    Non capisco perché Walton abbia accettato Mozgov pivot, si vede benissimo che freme per cacciarlo in panchina. A pallacanestro si gioca con i giocatori di ruolo, non con Deng o Ingram da 4, e, ancora peggio, Randle da 5, non ci si inventa nulla. Oggi, dato che Deng marcava Morris questo lo portava fuori e da 4 giocava Harris, perché marcato da Ingram giocherebbe spalle a canestro anche Isaiah Thomas. In NBA puoi improvvisare solo se in squadra hai Lebron.
    Il quintetto con un solo lungo è vergognoso, Walton deve andarsene perchè è un inetto, e cerca di emulare il suo vecchio capo allenatore. Golden State giocando così ha vinto il titolo perché in finale si sono rotti Irving e Love, non vincerà mai più se non cacciano via Kerr e Green. Se quest’anno incontrano Clippers e San Antonio senza infortunati la finale se la guardano dalla tribuna.
    Deng è un giocatore finito, Mozgov forse non lo è mai stato. Williams e Young sono due doppioni. Chi ha strutturato questa squadra, non so come funzioni in NBA se i giocatori li sceglie il GM e poi l’allenatore si trova quello che capita oppure se lo fanno assieme, devono pagare per questo scempio con l’esonero.
    Randle non ha il concetto del basket, si vede chiaramente che nessuno gli ha mai insegnato i fondamentali, sarebbe ora che quando escono dalle università si facessero almeno 2 anni di tirocinio in Europa. Ho ripreso a guardare l’NBA solo 4 anni fa, ma roockie scarsi come quelli dell’ultima stagione non me ne ricordo.
    Di questa squadra salverei ancora per un anno Clarksson, Randle, Russel, Ingram e Zubac, se non fanno progressi aria. E’ una squadra da smantellare. Urge prendere giocatori decenti, giovani basta quelli che ci sono, ce ne sono anche troppi. Philadelphia insegna.

    1. Alcune cose non le condivido, ma nel complesso hai portato argomenti condivisibili. Ovviamente è uno sfogo dettato dalla “rabbia”, ma certi errori sono talmente ripetuti e pacchiani che è impossibile non accorgersene. Poi io salverei e farei crescere con più calma Ingram – irrobustendolo in palestra – e caccerei domattina Clarkson, questione di vedute.
      La questione centrale è che il modello Golden State andrà bene sulla baia, ma qui sta fallendo miseramente. Ed è proprio insistendo sui quintetti piccoli che Kerr si è mangiato un anello….io non dico che si debba giocare stile anni ’80, con le ali grandi prive del tiro da fuori, ma adesso si sta esagerando dall’altra parte, con sti cazzo di nani a giocare nel ruolo di centro.
      Walton non verrà cacciato, ovvio, ma deve piantarla immediatamente con le sue visioni folli e rendersi conto di quello che ha per le mani e quello che succede sul parquet.
      Stanotte Mozgov e soprattutto Zubac tenevano botta con Drummond e Luke ha avuto la magnifica idea di mettergli tra le mani Randle, per farsi uno spuntino.
      Se non sai leggere le partite e ti ha allenato per quasi dieci anni Phil Jackson, non so cosa dire..

  4. Uh, mamma, tantissimi argomenti per questa partita, spero e penso di averli riassunti nel recap. Ne parleremo credo anche nel forum e sul podcast, tante questioni sul tavolo destinate a dividere.
    Pessimo Walton, peggiore Laker del mese di gennaio, dopo essere stato l’mvp di Novembre a mani basse. Chi l’ha preceduto ha fatto malissimo, ma non aveva nemmeno la metà del talento a sua disposizione. Tra giovani e meno giovani. Non è accettabile veder commettere sempre gli stessi errori per settimane e settimane di fila, ormai sono due mesi.
    Sveglia, Luke…

  5. Randle da nuove lezioni di capraggine acuta, l’assist nel secondo tempo a clarkson quando era in aria e non sapeva più dove buttare la palla è il riassunto di quello che abbiamo detto io e jay nel podcast, tante stats ma fini a se stesse.. tutte al di fuori di giochi organizzati

  6. Sono sempre più convinto che stiamo tankando. Non è possibile che Russel che stava giocando bene non è più entrato fino alla fine. Che senso ha?Zubac mi piace davvero tanto. Malino Ingram, soprattutto in difesa, però come dico sempre, i giovani hanno perforza alti e bassi e vanno protetti anche quando non vanno bene. Dobbiamo aspettarci trade a breve?Sembra che vogliano lasciare in campo Williams il più possibile per fargli alzare il valore? Deng e’ penoso, in questo momento lo darei via anche per pekovic, tanto ha 2 anni di contratto e molto probabilmente a fine stagione si ritira. Speriamo non rinnovino Nick Young perché sarebbe una bella fregatura!Preferirei avere Henzonja o qualche altra scommessa al suo posto. Mi sa che phila ora si caga sotto e la nostra protezione alla scelta inizia a pesare, sarei troppo felice di avere Noel e Zubac come centri!Piu Mozgov che tanto e’ invendibile a farli crescere. Julius come al solito alti e bassi. Speriamo trovi continuità, soprattutto all’interno della stessa partita.

      1. Ho controllato e incredibile: questa è già la quinta “bomba” per Drummond, allora i contorni della vicenda sono meno grotteschi. Meno eh, stiamo parlando di uno che ha mandato un libero corto di 20 centimetri dal primo ferro, un minuto prima :O

  7. Provengo da una partita meravigliosa di Football NFL, quella delle 22-30.
    Roby, dammi un motivo per rimanere alzato a vedere questi caproni fino alle 6 XD

    ps: mentre finivo di vedere Dallas-Green Bay registrata, ho intravisto un’ottima partenza ed il solito ritorno degli altri. Sbaglio o i ragazzi sono più decisi e meno molli del solito, in fase offensiva? Si è rivisto anche un Dlo to Nick vecchia maniera, e guarda caso “ciuff”.

  8. Ho talmente ancora lo schifo neglio occhi delle ultimi due che oggi avrei preferito non giocare… non so cosa aspettarmi da questa squadra oggi.. boh tiriamo la monetina

    1. Si ma davvero, però diciamo che le ultime due partite/3 erano proibitive a dir poco, mentre stanotte possiamo giocarcela. Io voglio vedere la nostra squadra in queste di partite e non in quelle dove non siamo ancora pronti e facciamo figuracce.Forza Lakers

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