Game Recap #46 Denver Nuggets @ Los Angeles Lakers 127-121

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Questa volta partiamo dal fondo. Alla sirena finale di Lakers-Nuggets, rimane una – spiacevole – sensazione di deja vù, una sorta di “giorno della marmotta” che si ripete, si ripete, si ripete all’infinito. In 48 minuti sono racchiusi tutti i bug, tutte le contraddizioni di questa stagione, anzi, probabilmente degli ultimi 4 anni fallimentari vissuti dalla franchigia gialloviola.

Il primo tempo a bassa intensità, lo svantaggio che si allarga ben oltre la doppia cifra, poi scatta un bottone ed è come se udissi un click, impercettibile ma estremamente familiare. Improvvisamente cresce l’aggressività, la difesa che prima pareva un colabrodo inizia a contestare i tiri e voilà, come per magia si arriva ad un finale punto a punto, o come amano dire i telecronisti americani, “a one-point game”.

Zubac raggiunge la prima – auguriamoci di una lunghissima serie – doppia doppia della sua carriera NBA, Lou Williams e Nick Young, Clarkson e Ingram diventano i protagonisti e sono ad un passo dal trascinare i Lakers ad una straordinaria rimonta, regalando una vittoria importantissima soprattutto per il morale – ultimamente finito sotto i tacchi – ad uno Staples Center tornato bollente come nelle migliori occasioni.

Ivica Zubac #40, Denver Nuggets at Los Angeles Lakers
Ivica Zubac #40, Denver Nuggets at Los Angeles Lakers (Photo by Andrew D. Bernstein/NBAE via Getty Images)

E invece no, la magia termina sul 119-120, non si segna più e alla fine il tabellone recita 127 Nuggets, 121 Lakers. Un altro schiaffo in un finale in volata, un’altra occasione persa per dare un senso a questa – ormai possiamo dirlo – nefasta stagione. E tanto per gradire, la settima sconfitta interna consecutiva, contro Danilo Gallinari ed i suoi Nuggets.

Riavvolgiamo il nastro. Lo starting five di Walton varia solo in ala piccola, con Ingram che rileva l’ormai patetico Deng, nuovamente fermato per un infortunio non meglio definito al polso. “Come gettare 18 milioni dalla finestra”, il nuovo capolavoro dell’artista meglio conosciuto con le generalità di Mitch Kupchack. Sperando sia l’ultima opera prima della pensione.

L’avvio di match non è malvagio, con le marce basse i Lakers generalmente eseguono, e quando eseguono, tendono a segnare e a giocare bene. Si vedono due grandi giocate di Randle e Russell che mandano a canestro Mozgov, oltre a Nick Young e Ingram che colpiscono dagli angoli. Il rovescio della medaglia è che la difesa è alla stregua degli osservatori ONU e nemmeno per Denver è un problema mettere tanti punti a tabellone. Dlo non guarda letteralmente il canestro, non riesci a capire se lo fa perché è in sciopero o perché semplicemente non ha voglia di sudare. Idem Randle, 6 punti nelle ultime due partite e un tiro (sbagliato) dal campo nei primi minuti di gioco, giusto per non smentirsi.

Negli ultimi minuti di primo quarto avviene il primo strappo: Mudiay, Gallinari e Barton (due volte) bombardano dietro l’arco e sia mai che sbaglino una conclusione pesante, contro una delle peggiori squadre della Lega nei punti e nei tiri da 3 concessi. Il Gallo conclude l’opera con due penetrazioni consecutive, la seconda a fil di sirena, portando i suoi avanti 40-26 dopo 12 minuti di gioco.

Timofey Mozgov #20, Denver Nuggets at Los Angeles Lakers
Timofey Mozgov #20, Denver Nuggets at Los Angeles Lakers (Photo by Andrew D. Bernstein/NBAE via Getty Images)

Qui inizia la risalita, lunga, lenta e come già svelato, infruttuosa. Black, recuperato dall’infortunio alla caviglia subito coi Pistons, dimostra subito un impatto superiore a Randle e soprattutto Mozgov, che nel primo quarto è stato posterizzato da Faried in una maniera indecente: ad inizio stagione sarebbe arrivata una stoppata, ma oggi l’amicone del nostro avversario di giornata Gallinari, non è che la copia sbiadita dell’ottimo gregario visto all’opera nel mese di Novembre.

Brandon Ingram #14, Denver Nuggets at Los Angeles Lakers
Brandon Ingram #14, Denver Nuggets at Los Angeles Lakers (Photo by Andrew D. Bernstein/NBAE via Getty Images)

La saudade per l’Ohio – e già li, capisci che qualcosa nella sua testa non funziona – e gli interminabili minuti passati in panchina a causa delle scelte masochiste di Walton, lo hanno privato di tutta l’energia con la quale s’era presentato, cosi anche un mediocre comprimario da marciapiede come Black, al suo paragone sembra una star.

La second unit ha il merito di rimettere in partita i padroni di casa, ed al 17-7 col quale i Nuggets avevano chiuso la prima frazione, rispondono Clarkson, Lou Williams e un sempre più partecipe Ingram: il numero 14 inchioda a canestro la schiacciata del 37-44 e nel possesso successivo è Jc a riportare i Lakers sotto di sole 4 lunghezze. Apparentemente, sembra che si stiano creando i presupposti per un pieno ritorno in partita di Clarkson e soci, ma la batteria di tiratori di Denver, torna al lavoro: Barton, che ci tartasserà per tutto il match (mvp, con 26 punti, 9 su 16 dal campo ed un incommentabile 5/5 dall’arco), riporta i suoi avanti in doppia cifra con cinque punti pesantissimi.

D’Angelo Russell si fa rapinare da Mudiay in maniera imbarazzante, per il comodo layup del +12, il divario col quale si va al riposo. Elettroencefalogramma piatto per il numero 1, le cui uniche notizie sono un paio di tiri da casa sua, presi senza alcuna logica e costrutto.

Dopo l’intervallo, è ancora una volta Ingram a suonare la carica e a riportare i Lakers a -10 col suo decimo punto personale, ancora dietro la linea dei 7 e 25. Jokic gli risponde dall’altra parte (9 su 14 da 3 per Denver, in quel momento, roba da playstation) e poco dopo è Barton a scherzare la nostra difesa, servendo Faried con un favoloso no look per il punto del 78-63.

Ciò che Nick Young crea – tripla del -12 -, Randle distrugge inopinatamente, perdendo un pallone di una stupidità sesquipedale e facendosi soffiare da Jokic il rimbalzo su un tiro libero di Mudiay, per il massimo vantaggio Denver (+16). “Nemmeno in grado di fare un tagliafuori a gioco fermo”, pensa sconsolato il tifoso della prima fila, ma anche il poveretto che si è alzato ad ore impossibili per vedersi la partita da questa parte del globo. Stavolta anche Walton si arrende, chiama timeout e decide che per oggi siamo a posto cosi, per quanto riguarda Randle e Russell, per distacco i peggiori in campo.

Vengono scongelati Zubac e addirittura Calderon, ed inizia una seconda partita. Dove i Lakers, certamente meno talentuosi e atletici, scendono in campo per vincere e non soltanto per fare un piacere ai tifosi. Il centro croato dimostra di poter stare perfettamente in campo, come e meglio di Randle e Mozgov, ai quali ha dovuto portare le borse nei primi 3 mesi di stagione. Con Black compone una coppia affiatata e determinata, ma i frutti non sono immediati. Denver riesce a chiudere il terzo quarto sopra di una ventina scarsa di punti – in virtù di uno Jokic dominante da 15 punti nella frazione, che chiuderà come co-mvp ed un mirabolante 29+15 al suo attivo -, apprestandosi  a vivere un ultimo periodo di sano garbage time.

Nick Young #0, Denver Nuggets at Los Angeles Lakers
Nick Young #0, Denver Nuggets at Los Angeles Lakers (Photo by Andrew D. Bernstein/NBAE via Getty Images)

Non la pensano cosi gli “strani” Lakers di Lou Williams e Jordan Clarkson, con quest’ultimo che serve sul piatto d’argento a Zubac, la schiacciata del -15. Il gap è proibitivo da recuperare, ma la convinzione talvolta  può più della logica, ed è cosi che sale in cattedra il contestato, contestabile ma talvolta inarrestabile Lou Williams. Con 14 punti nel 4° periodo, l’ex sesto uomo dell’anno trascina i suoi ad una lenta ma inesorabile rimonta, con coach Walton che nel frattempo ha confermato uno straordinario Zubac da 11 punti e 13 rimbalzi fino alla fine ed abbassato il quintetto, con Ingram in posizione di “4” e Lou, Clarkson e Nick Young nelle vesti dei tre piccoli.

La tattica funziona, lentamente i lacustri erodono tutto il vantaggio ai Nuggets, nei quali inizia a subentrare la classica paura di vincere, o meglio, di poter perdere una gara che fino a quel momento non era mai stata in discussione. Swaggy e Lou si esibiscono in un back to back di tiri da 3 forzati ma efficaci, portando il punteggio dal 116-108 al 116-114 Nuggets. Abbiamo una partita, anche se temiamo di sapere come andrà a finire (16% di vittorie nelle partite punto a punto, grazie ad Ale per il dato).

Sweet Lou va per il layup del 116-118 e l’instant replay assegna una rimessa ai gialloviola sul -4, con Clarkson che ringrazia e realizza la bomba del 119.120. One point game appunto. Qui si spegne la luce e cala il sipario. Lou prova a fare l’eroe, continuando peraltro a fare ciò che ci ha permesso di rientrare in partita, ma mal gliene incoglie. Non segniamo più, a differenza di Chandler e del solito Barton, servito dal solito Jokic (124-120). La girandola di tiri liberi dell’ultimo minuto non modifica l’esito del match e i due errori consecutivi del nostro fin li Mvp – Lou – pesano come macigni.

Un’altra sconfitta diventa realtà, la quinta in fila e la 13° negli ultimi 15 confronti con la franchigia del Colorado. Per il ritorno alla vittoria contro Gallo & c sarà per la prossima volta, prevista tra qualche giorno, ancora ad L.A….forse.

Box Score ESPN

Jaywill_22

 

Game Preview

Dopo il Martin Luther King day e la farsa registrata in quel di Oakland, si torna al basket di casa nostra – nel senso di Lakers e non di Italia -, auspicando di assistere ad un evento straordinario: il ritorno alla vittoria dei Los Angeles Lakers, il cui ultimo successo risale all’8 gennaio contro gli Orlando Magic. Da allora, quattro sconfitte in serie, caratterizzate da una prestazione più intollerabile dell’altra, non ultimo l’arrivo in volata coi Detroit Pistons.

D'Angelo Russell
D’Angelo Russell (NBAE via Getty Images)

Non è piacevole perdere di larga misura, come accaduto con Blazers, Spurs e Clippers, ma neppure farlo chirurgicamente, ogni qual volta si arriva ad un finale equilibrato. Non abbiamo statistiche precise alla mano, ma nelle gare risolte entro i 5 punti nell’ultimo mese e mezzo, i Lakers hanno perduto regolarmente. E infatti, le rare vittorie sono giunte controllando il match, come accaduto coi Clippers a Natale, contro Memphis, Miami e Orlando o ancora prima a Philadelphia. Non abbiamo memoria recente di una vittoria lacustre sul filo, e questo è un segnale estremamente negativo per una squadra in piena costruzione o ricostruzione, anche se faremmo meglio a dire “ancora in embrione”.

Ci riproveranno stanotte i ragazzi di Walton, sebbene l’avversario non sia dei più malleabili, tra quelli teoricamente alla portata. Alle 4.30 ora italiana, toccherà infatti ai Denver Nuggets di Danilo Gallinari far visita ai Lakers e checchè ne dica il numero simile di vittorie (a fronte di ben sette sconfitte in meno da parte dei nostri avversari), saranno molto differenti le motivazioni. Per voce dello stesso “Gallo”, i Nuggets sono tutt’altro che intenzionati ad abbandonare le velleità di playoff, lontani solo una partita e mezza dall’ottava piazza, dopo i recenti successi su Magic e Pacers e scendono sul parquet dello Staples per dare il colpo di grazia ad una squadra in enorme difficoltà già di suo.

A confortare ulteriormente gli uomini di coach Mike Malone c’è il conto dei precedenti, inversamente proporzionale a quello che i Lakers potevano vantare coi Pistons: degli ultimi 14 confronti, solo in due occasioni l’hanno spuntata i gialloviola ed in entrambi i casi è avvenuto al Pepsi Center. La W gialloviola allo Staples manca da oltre 4 anni, in virtù delle sei affermazioni filate riportate dai Nuggets in California: quel primo dicembre 2012, l’allora squadra di Mike D’Antoni vinse col sonante punteggio di 122 a 103, grazie ai 28 punti di Howard, ai 33 di Jamison (!!) e ai 21 di un posseduto Jodie Meeks da 5 triple. Era la squadra di Kobe (14 con 5/15) e del Paella Gasol (6), di un Metta World Peace da 10 punti e un Darius Morris (lol) d’annata in quintetto base.

Tutto questo per dire che i Lakers non battono Denver a domicilio dall’era Paleozoica e nonostante stiano vivendo un momento complicato, sarebbero tenuti a mettere fine a questa striscia negativa oggettivamente imbarazzante, nel primo confronto stagionale con i gialloblù del Colorado

Ammesso che provino a farlo, dovranno fare a meno del solito Larry Nance e del fresco “scavigliato” Tarik Black, con il dubbio di un Clarkson uscito acciaccato dalla partita coi Pistons (caviglia anche per lui, ma dovrebbe farcela). Coach Malone dovrà invece rinunciare al fragile ma importante Gary Harris, uno che avrebbe potuto crearci diversi problemi col suo tiro da 3. Darrell Arthur potrebbe saltare la 23esima gara stagionale, quindi nessuna novità per lo staff tecnico delle pepite, ormai abituato a convivere con la fragilità dell’ex Memphis Grizzlies e Jayhawks.

Tatticamente, si tratta dell’ennesimo banco di prova per coach Walton e la sua passione per la small ball. Denver è nelle posizioni di testa della Lega a rimbalzo offensivo, sia a livello aritmetico che per le statistiche avanzate, dato ben più rilevante: opporre ai vari Faried, Jokic, Nurkic ed ali fisiche o atletiche come Chandler, Gallinari e Barton il cosiddetto quintetto della morte, significherebbe decretare la dipartita della propria squadra nel match odierno.

La ricetta per vincere è poco Lou Williams e poco Clarkson nel quarto periodo, ma soprattutto zero minuti a Randle nella posizione di centro e tanto spazio a Zubac, Mozgov o T-Rob, in contumacia Black e Nance, per farsi rispettare sotto le plance. I Nuggets non dispongono di fenomeni tra gli esterni – Murray ha talento ma deve crescere, su Mudiay siamo ancora in camera di consiglio, Jameer Nelson è bollito da anni ma ancora nessuno ha ancora avuto il coraggio di notificarglielo -, per cui la partita potrebbe decidersi sotto i tabelloni. Il fisicamente ancora acerbo Ingram – 19 anni, ci mancherebbe altro – ed il sottodimensionato Randle non sono la soluzione ideale per portare a casa la W, l’augurio è che questa ovvietà sia lampante per il coaching staff come lo è per il sottoscritto.

Live 4.35 circa, dopo aver ascoltato quella che promette di essere la puntata stagionale più infuocata del Podcast Back9hours.

Jaywill_22

 

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40 thoughts on “Game Recap #46 Denver Nuggets @ Los Angeles Lakers 127-121

  1. @Jay, la previsione più realistica per quest’anno era di circa 25 w. Il problema è l’aver compiuto un fast start grazie al fatto che nelle prime 20 partite alcune delle squadre avversarie non erano ancora in forma. Questo ha falsato la prospettiva e ha alzato l’asticella delle aspettative. Gli infortuni hanno rotto il giocattolo. Walton che aveva individuato delle rotazioni azzeccate si è trovato a dover rimescolare il tutto, ma Walton oltre ad essere al suo primo anno da HC è anche alla prima stagione con questa squadra della quale alcuni giocatori sono alla prima, seconda stagione in NBA, più due veterani da inserire, è logico che gli elementi che deve curare, essendo molteplici (valutazione delle caratteristiche individuali, sviluppo giocatori, intesa di squadra, impostazione di gioco offensivo e difensivo e via dicendo), non è che possa porsi come primo obiettivo di avere una squadra vincente in tempi rapidi né a stagione in corso di fare rimaneggiamenti con trade con l’intento di abbreviare il processo di rebuilding, rischiando di dar via elementi che ancora non hai veramente portato ai limiti delle loro capacità per innesti che, in una squadra che deve comprendere qual’é la propria identità di gioco e acquisire fiducia in sè stessa, potrebbero rivelarsi non adeguati rischiando poi di crearti problemi di cap. Il primo obiettivo è di creare una mentalità di squadra da combattenti e di far entrare in testa meccanismi di gioco che pian piano si automatizzino. Non è facile ma Walton ha dimostrato di aver le idee piuttosto chiare, anche se pure lui ha commesso degli errori come è normale. Ora i miglioramenti ci sono anche se è logico aspettarsi che questi non si manifestino in maniera costante.
    Dimenticavo complimenti anche da parte mia per il recap!

    1. Grazie mille ;)
      Non so per quale ragione mi riescano meglio quando perdiamo, rispetto ai periodi positivi…quindi negli ultimi anni sono ispiratissimo :D
      Scherzi a parte, sono consapevole che tutto quello che ci sta succedendo era previsto e prevedibile, anche alla luce del mercato estivo non esattamente brillante, ma ammetto che dopo quel 10-10, forse anche prima, 35 w me le aspettavo.
      Vuoi di talento, di entusiasmo, anche solo per l’abitudine che ha sempre avuto Walton in carriera (vincere spesso, sia da vice che da player).
      E ammetto di essere ormai al colmo della pazienza con alcuni giovani che non mi danno proprio l’impressione di avere i margini per far parte dei Lakers del futuro che tutti speriamo.
      Fossi il Gm, avrei già fatto manovre alla Larry Brown…e forse tutto sommato è meglio che non sia io il Gm, del roster di Agosto sarebbero rimasti (esagero) in 5 o 6

  2. Come Kerr, anche Walton ha tratto insegnamento dalle nostre osservazioni nel podcast.
    Small per small, sicuramente più equilibrato quello visto con Zubac da centro. Certo Ivica non darà sempre questo contributo, però ha dato un cenno dei suo potenziale e del perché è stato scelto.

    1. Grazie Ale ;)
      Stavolta ammetto di averci sperato in un finale diverso, sebbene pensassi il contrario.

      @Paolo: la penso come te, sono d’accordo su tutte le tue considerazioni, da Zubac alla panchina – anche se temo che quello di Randle e Russell partecipi sia un segnale buono solo per metà -, dalla fluidità offensiva al resto.
      Purtroppo rimane il dato di fatto che perdiamo da 7 partite in casa con Denver (avessi detto Golden State). La settimana prossima abbiamo l’ultima occasione per cancellare sto scempio, speriamo bene.

  3. Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Ragazzi per me (appunto mia opinione) è mezzo pieno. Sono andati in svantaggio e hanno recuperato bene mostrando carattere. Hanno lottato e chi non è riuscito ad esprimere questo spirito ha visto la partita più dalla panchina che dal campo per scelta di Walton. Qualche miglioramento nel gioco espresso c’è stato. Più circolazione di palla, 28 ast contro i 19 della partita con Detroit, più spaziature 20 rimbalzi offensivi, più gioco di squadra.
    Zubac ha sfoderato una grande prestazione anche come rim protector, migliore di Mozgov, Ingram sta consolidando i miglioramenti e ha un’atteggiamento sul campo di maggior agio e confidenza. Verso la fine della partita dalla panchina Russell, Randle e gli altri in piedi a sostenere chi era in campo. dovranno soffrire ancora ma mi sembra che il carattere di squadra pian piano si stia creando e quello che sarà il loro valore probabilmente inizieremo a vederlo verso la fine del campionato. Il percorso è lungo e non facile….per chi ha pazienza.

    1. Hai ragione Mammuth, ma dovevo già complimentarmi con Julius per l’eccellente doppia giocata che ci ha affossato a metà terzo quarto, inducendo Walton a dire basta.
      Ecco, questa scelta di Walton, assieme allo Zubac in campo nel quarto quarto sono segnali di risveglio del coach. Peccato per l’Ingram sprecato da 4, anche se stavolta posso capire che non volesse privarsi di nessuno tra Brandon, Nick e i due tamarindi che obiettivamente avevano segnato sempre, fino a quel momento. Io Ingram lo terrei sempre da tre, ma ho una concezione di basket non dico antitetica, ma estremamente differente da quella del figlio di Billone.

  4. Ragazzi non ho visto il secondo tempo. Ma anche per voi stiamo tankando? La faccia dei nostri giocatori e’ incredibile. Non mi piace per niente come stanno andando le cose e dato che sono convinto al 100% che stanno tankando, cosa le guardò a fare le partite? Se non stessimo tankando, io Walton lo capisco poco. Oltre al fatto che si è capito che Mozgov e Deng sono state due operazioni assurde ed avevan assolutamente regione tutti i tifosi arrabbiatissimi. Ora ce li terremo per 4 anni? O si vogliono muovere a cambiare qualcosa? Williams e’ da cedere ora che e’ al massimo valore, stesso Nick. Tanto che senso ha creare squadre su di loro?

  5. Ottima giornata oggi, abbiamo trovato un giocatore solido come Zubac, il resto è già nosto Russell e Randle non difendono e quindi Walton li ha panchinati senza pietà, ma chi li ha sostituiti non ha fatto di meglio e poi siamo sempre li con le iso le partite magari le recuperi ma non le vinci mai.. Lou perfetto fino agli ultimi due tiri.. ma è un disco rotto

      1. Si sì, intendo che a 19 anni e’ già più forte di Mozgov. Solo che Mozgov l’abbiamo preso come veterani da 16mln annuì per 4 anni. Che assurdità.

  6. Russell scandaloso… senza voglia .. fosse per me oggi non lo farei più rientrare. Randle è andato bene fino che ha fatto il sistema ora sta deragliando, ingram fa quel che può, unica luce Zubac.. poi tanta mediocrità..

  7. Dici che sarebbe buono Magic? Cavolo gioca Ingram titolare. Mi tocca star sveglio e vedermela in diretta!!!Speriamo giochi parecchio anche Zubac. E’ da quest’estate che sembra promettere molto bene e sta migliorando giorno per giorno. Diciamo che la nostra dirigenza almeno i giovani non li sbaglia mai.

    1. Roby dici che non potrebbe essere in corso una trade? Perché ieri nelle lastre era risultato negativo e oggi fuori a tempo indeterminato. Inoltre Rubio e Shabazz li stanno muovendo e Deng lo vogliono volentieri. Magari qualche trade a 3 con Deng a Minnie, Rubio magari a Phila e da noi Noel e Shabazz? Magari spostando anche Williams? Impossibile, ma mi puzza sta cosa che l’hanno messo fuori a tempo indeterminato. Speriamo faccia giocare Ingram dall’inizio, magari con Clarckson da guardia e metta Calderon a fare il play nella second unit.

      1. quella trade che hai fatto tu l’ho fatta su 2k in sacco di volte.. no non credo nicolas e sai perchè? perchè stiamo cambiando gm, è di pochi minuti fa l’incontro con magic.. quindi non credo che mitch abbia interesse a fare qualche movimento sapendo di essere un disoccupato tra 3 mesi

        1. Davvero? Pensavo fossero cavolate il fatto che va via. Il bello è che l’ha detto la sera del sorteggio della lottery che quest’anno non voleva esserci. Ahah E viene Magic?

          1. Incontro oggi magic e jenie ma con gli agenti.. quindi si è parlato di contratti.. a mio avviso la proposta di jenie è prendi tutto in mano tu

  8. Quanto mi manca lo sguardo tagliente del Byrone. Quando la squadra giocava troppo bene… Pam… Metteva Kelly. Che fenomeno peccato non gli abbiano dato la possibilità di allenare per vincere. Ha fatto quello che gli hanno chiesto, è poi lo hanno silurato….
    Ma quest’anno saranno silurati loro.
    The Masterpiece regna

  9. Eh…faccio fatica a non essere d’accordo, anche perchè lo sono totalmente. Ieri, durante la telecronaca di Warriors-Cavs, finalmente anche i telecronisti si sono sbilanciati e hanno apertamente dichiarato che la “death lineup” è una soluzione da usare una tantum e non di regola.
    E’ talmente evidente che chi usa la small ball per convinzione è destinato a perdere. Il Basket era il gioco “di quelli alti” e adesso vogliono farci credere che non servano più, che sia cosi figo vedere un 2.15 che tira da 3 anzichè affondare una schiacciata.
    Mi spiace, perchè i Warriors con un allenatore più sveglio avrebbero già due-tre titoli prenotati, ma è proprio come dici tu. Senza l’infortunio di Irving (love non mi interessa), sulla baia ancora aspetterebbero il titolo, dopo quello del ’76.

    Randle 4 o in panca nel quarto quarto punto a punto, non c’è altro da aggiungere.

    1. La squadra l’ha creata Kerr. Troppo critici nei loro confronti. Io dico che quest’anno vincono. E forse anche i prossimi 3 se riescono a tenere tutti.

  10. Walton non è intelligente, basta guardare l’espressione, non sopporta i pivot classici e non li fa giocare. E’ il clone mal riuscito di Kerr, già di per se non certo un falco, convinti fermamente che i centimetri sotto canestro non servono. E questo per quel titolo che hanno vinto perché a Cleveland erano tutti rotti e che ha traformato quell’essere senza ruolo di Green in un eroe nazionale. Preparatevi ai soliti 10 minuti di ultimo quarto di Ingram e con Mozgov in panca, ed anche se lo mettono su Murray, questo lo porterà spalle a canestro. Comunque Walton fa così perché glielo permettono, in Italia sarebbe stato esonerato anche dalle giovanili della parrocchia.

    1. Critichi un po’ troppo Kerr. Sono la squadra dei record e hanno perso solo perché l’avevano già data per vinta, ma non succederà più. Su Walton, vedremo. E’ giovanissimo e ha una squadra inesperta come lui.

      1. Se il suo è basket io sono un cavallo da corsa. Legnate in difesa, contropiede se riesce, se no tiri da 8 metri. Le squadre che sanno giocare a basket sono San Antonio e Clippers, non certo Cleveland e Golden State. E di certo per strapagare Curry dovranno lasciare andare Thompson (oppure tenere loro 4 e 10 roockie) e se fossero furbi i Lakers si metterebbero in fila già da adesso.

        1. Avrai ragione tu, ma non mi fa così schifo vedere gli warriors, anzi. Per quanto riguarda i loro giocatori, Curry non verrebbe mai da noi, e nemmeno Durant. E se intendi di provare trade per Thompson, cosa potrebbero chiedere? Russel, Ingram e scelte? No grazie. Sicuramente te ne intendi molto più di me di Basket e di Lakers e ti chiedo di rispondermi cosa potremmo fare con Thompson in squadra nei prossimi 5 anni e cosa potremmo invece fare con Russel e Ingram più le nostre scelte.

          1. Non dispiace neanche me vederli giocare, il corri e tira non è assolutamente spiacevole, mi ricorda vagamente una squadra che giocava in A2 italiana circa 30 anni fa, l’Italcable Perugia di Jm Mc Gregor. Sono fermamente convinto che come organico siano tra i più forti del campionato e che sostituendo l’allenatore e Green come vorrei con l’allenatore precedente (preferivo assai i Golden State di Mark Jackson, quando giocava con Jarret Jack, Curry, Thompson roockie, Lee e Bogut ancora abbastanza integro) e un 4 tradizionale giocherebbero meglio a basket e vincerebbero di più. Inoltre quest’anno se avessero avuto la possibilità di prenderlo, li avrei visti molto molto meglio con Howard (se ben motivato) al posto di Durant che toglie spazio ai due tiratori che già c’erano e non porta nulla di aggiunto in difesa. Per me loro, se vanno in finale contro Cleveland, 9 su 10 le buscano perché non hanno chi può non dico marcare ma limitare Irving e Lebron. Capitolo a parte Cleveland, dove praticamente decide parecchio Lebron e l’allenatore è una farsa. Mi rende molto triste vedere una squadra che vince giocando male semplicemente perché ha i due giocatori più forti della lega, ma purtroppo bisogna inchinarsi al valore di Lebron e Irving e finché, praticamente giocando solo istintivamente e vincono, hanno ragione loro. Di Lebron mi stupisce, oltre che nei playoff alza di non poco l’asticella del rendimento, al di la dello strapotere fisico e di saper anche mettere triple all’occorrenza, le sue qualità di passatore che denota un’intelligenza cestistica superata da pochi nella storia dell’NBA, anche se per me Magic resta sempre in cima. Sono anche molto aiutati dal disputare i playoff a est, fanno 5 al massimo 6 partite per l’incasso, se volessero sarebbero tutti 4-0 fino alla finale. Di qua è diverso, ci sono 3 super potenze (e dico purtroppo perché non li sopporto, ma se i Clippers arrivano nei playoff senza infortuni per me sono i favoriti) e chi arriva in finale, arriva stremato. Thompson adesso non se ne va di sicuro, intendevo di mettersi in fila quando se ne andrà e prenderlo senza trade, perché con i nuovi tetti salariali, quando rinnoverà Curry, Thompson dovrà andarsene. E qui sarà il crollo di Golden State, perché con due colabrodi in difesa come Curry e Durant, di difensore gli resta solo Green e loro hanno chiuso, modulo Kerr o no. Io, per Curry e Durant no, ma per Thompson gli darei due dei nostri tanto super valutati giovani di sicuro a sua discrezione e pure un paio di scelte + nel pacchetto (ma non li prenderanno mai perché i GM idioti sono solo a Sacramento, Lakers, Philadelphia, Dallas e ciurmaglia varia) gli infilo anche Mozgov e Deng, basta che si tolgano di torno. Stai tranquillo che Lebron, Durant, Cousins e big vari nel primo 1-2 anni di NBA davano un apporto ben diverso di quei 3 che abbiamo, sarebbero tutti e 3 da spedire in Europa a farsi le ossa per un paio d’anni, così imparano un minimo come si difende. Per me il problema dei Lakers è semplice, hanno nel roster solo tre giocatori che possono giocare più di 25 minuti in NBA titolari in una squadra di media classifica (ma solo se hanno due quasi big vicino) Clarksson, Russel e Deng + un sesto uomo di lusso come Williams. Gli altri sono tutti giocatori da panchina o doppioni, aggiungici un allenatore che non andava assolutamente preso perché troppo inesperto per una squadra così giovane e la frittata è fatta.

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