Kobe Bryant 81: Eleven Years Later

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Il 22 Gennaio 2006 verrà tramandato ai posteri come il giorno in cui Kobe Bryant scrisse la storia.

In quel periodo i Los Angeles Lakers sono poca cosa, la trade che un anno e mezzo prima ha portato Shaq a Miami ha notevolmente indebolito la squadra tornata recentemente nelle sapienti mani di Phil Jackson. Lamar Odom è un ottimo giocatore, ma ancora in via di maturazione; Kwame Brown, il “”sostituto”” di The Big Aristotele è poco più di una macchietta; Smush Parker – definito a posteriori dallo stesso Kobe come il peggior compagno col quale abbia mai giocato – ed il “mozzarell-one” Chris Mihm completano il quintetto.

Lottery dunque? Non proprio, perché coi quattro sopracitati, scende (quasi) ogni sera sul parquet il più forte giocatore dell’epoca, Kobe “Bean” Bryant.

Kobe Bryant
Kobe Bryant (Lakers.com/NBAE via Getty Images)

Si gioca di Domenica coi Toronto Raptors, composti perlopiù da giovani talenti (Bosh) e veterani a fine corsa, Jaleno Rose su tutti. Un mix abbordabile anche per quei Lakers, che tuttavia entrano in campo privi di cattiveria e si fanno travolgere senza opporre alcuna resistenza.

Tutti tranne uno, ovviamente. Kobe tiene testa da solo a tutta Toronto, ma quando arriva il momento di sedersi in panchina per il classico riposo programmato, i suoi compagni mettono insieme un aberrante 1 su 11 dal campo, vanificando (apparentemente) lo sforzo profuso dal numero 8. Il primo tempo finisce 63-49 per i Canadesi, con un Bryant autore di 26 punti e quindi sopra media rispetto ai 30 abbondanti che regalava ad ogni allacciata di scarpa.

Il Black Mamba è una furia in spogliatoio, non parla con nessuno. Non tollera che ogni suo sforzo venga puntualmente vanificato dai suoi compagni, se potesse li ucciderebbe uno ad uno. Odom dirà riferendosi al Kobe silenzioso:

“È lì che capisci che le cose stanno andando male”

Sta di fatto che dal terzo quarto in poi, viene riscritto un pezzo di storia NBA: i punti crescono a dismisura, prima 50, poi 60 e 70, col record lacustre di 71 punti di Elgin Baylor ormai ad un passo… Kobe è inarrestabile, non ha alcuna intenzione di fermarsi e  giù a testa bassa, continua ad attaccare il canestro: sono 79, è già raggiunta la seconda prestazione all time. Altri due liberi glaciali, con la folla in delirio che grida “MVP! MVP! MVP!” 80 e poi 81, è già leggenda.

Il mondo sportivo da quel momento ha un nuovo eroe e Phil Jackson, che ha allenato il simbolo dell’NBA moderna, Michael Jordan, capisce che è il momento di lasciare a Kobe di l’ovazione dei sui tifosi. “MVP! MVP! MVP!”

Un solo coro sintetizza tutto quello che è appena accaduto. 55 punti nel secondo tempo contro i 41 di tutti i Raptors, hanno portato a scrivere un’impresa che resterà nella storia. Le cifre sono emblematiche: 28 canestri segnati su 46 tentati, 7/13 da tre e 18/20 ai liberi, oltre ad un dominio mentale, tecnico e agonistico senza precedenti.

Kobe a fine partita dirà:

“Fino al riscaldamento stavo malissimo, le ginocchia mi facevano male ed erano rigide.”

In sala stampa arriva anche il plauso del suo allenatore, uno che di prestazioni epocali se ne intende e generalmente non ama parlare del singolo, privilegiando il gruppo. Per una volta fa un’eccezione:

I’ve seen some remarkable games but I’ve never seen anything like that before,” added Lakers coach Phil Jackson, who played against Chamberlain and coached Jordan. “It’s just a personal challenge for him to attack the whole team. It was not exactly the way you want to win a game, but when you have to win a game, it’s great to have that weapon to be able to do it. We rode the hot the hand.

Per la cronaca la stagione terminò con i Lakers al settimo posto ad Ovest, con un record di 48 vinte e 34 perse. Kobe Bryant vinse la classifica dei marcatori NBA, con uno straordinario 35.4 di media. Sfortunatamente l’Mvp della stagione regolare non gli fu attribuito, a causa del mediocre record di squadra, ma col senno di poi – e non solo – possiamo affermare che si sia trattato di una scelta discutibile della Lega, perché raramente si è visto e si vedrà un giocatore così determinante per la propria squadra.

“MVP! MVP! MVP!”

Roby

Gli HL di quella fantastica notte, tutta da godere:

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4 thoughts on “Kobe Bryant 81: Eleven Years Later

  1. Serviva il fatturato ai LAL e l’hanno raggiunto pagando un bel conto a Bryant. Ora io mi domando come una società di grande tradizione e un giocatore con queste qualità e questo carisma invece di fare il farwell tour non abbiano scelto di far crescere da subito i giovani per porre un minimo di base per il post Bryant invece che relegarli a comparse al fianco dell’attore principale.

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