Game Recap #50 Los Angeles Lakers @ Utah Jazz 88-96

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Alla lettura dei quintetti iniziali, la prima sorpresa: Tarik Black è in quintetto, in sostituzione di Julius Randle, colpito da un’infezione virale. Ed è proprio di Black il primo canestro di marca gialloviola, una schiacciata prepotente che mette a repentaglio la resistenza del ferro di uno dei due canestri della Vivint Smart Home Arena – che nostalgia del caro, vecchio e semplice Delta Center -.

Nick Young #0, Los Angeles Lakers at Utah Jazz
Nick Young #0, Los Angeles Lakers at Utah Jazz (Photo by Melissa Majchrzak/NBAE via Getty Images)

Una novità va registrata anche tra i padroni di casa, che contrariamente alle notizie che circolavano alla vigilia, recuperano finalmente Rodney Hood. E forte del quintetto base, Utah allunga già nei primi minuti, prendendo il largo sul 10-2 e preparando i Lakers alla serata che li attende, contro la difesa n.1 di tutta la NBA. Calderon, che fa le veci – male, ed è tutto dire – di D’Angelo Russell, non ha una chance di fare il solletico ad Hill e passeranno solo pochi minuti prima che Walton si convinca a far entrare Lou Williams, riportando il match ad un regolamentare 5 vs 5.

In realtà, la prima mossa del coach si nota già al tip-off, quando Mozgov cerca di estromettere dal match Gobert, affibbiandogli una gomitata all’occhio già sul salto a due iniziale. Il francese deve uscire per recuperare la lente a contatto perduta, ma i Lakers non riescono ad approfittarne. Mozgov, involontario protagonista del primo colpo di scena della serata, perde l’occasione di levare di mezzo il pericolo pubblico numero uno in vernice.

Deng segna il gol della bandiera e sblocca l’attacco dei Lakers dopo diversi minuti di digiuno. Come spesso accade, i lacustri si sforzano di eseguire e Nick Young usufruisce di un paio di situazioni in ritmo dietro la linea dei tre punti, trasformandole nei suoi primi sei punti.

La squadra gialloviola non va oltre al 35% al tiro nel primo quarto, ma una Utah sonnecchiante evita di infierire, tiene il ritmo basso e chiude i primi 12 minuti in vantaggio per 23-16.

Provvidenziale è l’ingresso di Lou Williams, l’uomo più in forma della notte precedente e quello apparentemente meno intimorito dalla durezza della difesa Jazz. Sweet Lou riesce ad andare in lunetta gratis un paio di volte, trovando nel croato Zubac il miglior supporto al suo tentativo di rimonta. Zublock o Zublocka che dir si voglia, mette una volta di più in mostra le sue notevoli qualità, tenute nascoste per mesi dal coaching staff senza un apparente motivo: la mano di Zu si conferma morbida, tanto nel servire cioccolatini al tagliante, quanto a concludere in prima persona (8 punti e 4/5 al tiro nella frazione, cui aggiunge 4 rimbalzi).

Con il ragazzino in campo, L.A. effettua il primo sorpasso sul 29-27, ma una volta uscito lui e rientrati i titolari dei Jazz, l’inerzia cambia nuovamente padrone. Il secondo parziale di 10-2 inflitto agli ospiti – protagonisti Burks e Diaw -, riporta i ragazzi di caoch Snyder sul 37-31 e concede loro la chance di rientrare negli spogliatoi avanti nel punteggio. Hood sigla la prima tripla dal ritorno sul parquet, ma è di Clarkson il canestro del 44-41 allo scadere.

Termina cosi un primo tempo dominato dalle difese, e se per Utah si tratta della normalità, c’è sorpresa dietro la performance fuori dall’ordinario dei californiani: una spiegazione potrebbe essere l’assenza di Russell e Randle, due tra i peggiori difensori a roster, ma più seriamente possiamo pensare che gli avversari di serata non abbiano segnato la data di questo incontro sul calendario e si stiano gestendo. Certo, al recupero dei Lakers non è estraneo il 30% abbondante fatto registrare dai Jazz nel corso del secondo periodo, soprattutto se paragonato al 50% lacustre.

Timofey Mozgov #20
Timofey Mozgov #20 (Photo by Melissa Majchrzak/NBAE via Getty Images)

La differenza la fanno le turnovers (8 contro le sole 4 di Utah) e le pessime percentuali da fuori di Hood e compagni (2 su 12), oltre alla solita produttività della panchina di coach Walton, già a quota 27 dopo i primi 24 minuti di gioco. Williams e Nance Jr. hanno già 3 falli a carico e non si tratta di un problema da poco per un coaching staff già alle prese con defezioni importanti ed una rotazione più corta del solito.

Il tifoso alla visione è già preparato psicologicamente al classico terzo quarto da incubo, ma almeno inizialmente viene smentito. I Jazz trovano il fondo della retina solo con Hayward dalla lunetta, per un insolito uno su due che non altera la situazione di equilibrio. Prima Deng e poi Swaggy P. chiudono un break di 10-1 che consente ai Lakers di rimettere la testa avanti, appena prima che Mozgov e Gobert diano vita ad un duello rusticano che ricorda la mai dimenticata e sempre amata NBA anni ’90.

L’ex centro dei Cavs effettua un placcaggio su Gobert, lasciandolo cadere a peso morto sul terreno, ma la terna non lo sanziona con il flagrant foul di tipo uno che avrebbe comminato chi vi scrive. Il nazionale francese vuole prendersi la rivincita e tenta la schiacciata reverse, ma trova ad attenderlo ancora Mozgov, che rispedisce al mittente l’invito.

E sul rovesciamento di fronte, non si fa attendere la vendetta di Favors, che rende giustiza al compagno, livellando al suolo il centro gialloviola. Stavolta il Flagrant è inevitabile ed i Lakers trovano il massimo vantaggio di serata sul 56-52, appena prima che l’attacco  vada in tilt, messo in difficoltà dalla cresciuta aggressività della difesa “mormone”. Ingles ed Hill portano la massima pressione, Gobert decide che a centro area non passa più nessuno ed Hayward ricomincia a segnare. Dal 56-52 si passa in un amen al +14 per i beniamini locali, con Gobert che stoppa tutto quello che si alza in volo. Il terzo periodo si chiude sul -10 L.A., ma chi ritiene che questo sia stato lo strappo decisivo, rimane deluso.

Williams non sbaglia letteralmente mai (terminerà con 6 su 9 dal campo e 7/7 dalla linea della carità), Clarkson segna 10 punti nel solo quarto quarto e realizza il jumper che restituisce ai Lakers l’ultima speranza di aggancio: 76-80 quando mancano meno di cinque minuti al termine. Zubac termina giustamente il match (ancora una doppia doppia, 16+10, corredata da una prestazione solidissima anche dal punto di vista mentale) e costringe alla panchina Mozgov (9+9 comunque, una delle migliori performance del grande amico del Gallo ai tempi di NY e Denver), confermando che la seconda scelta spesa dai Lakers potrebbe essere una delle migliori notizie di questi anni tristi e bui.

Louis Williams #23, Los Angeles Lakers at Utah Jazz
Louis Williams #23, Los Angeles Lakers at Utah Jazz (Photo by Melissa Majchrzak/NBAE via Getty Images)

Ingles dall’angolo, proprio come nell’ultimo match giocato ad L.A., mette i chiodi alla bara gialloviola, pescato meravigliosamente dopo un’azione in stile Spurs, basata su penetra e scarica, extra-pass e dentro-fuori che costringono i giocatori ospiti ad una serie di mal di testa non programmati.

Il quintetto con Hill e Diaw, due ex colonne nero-argento, Hayward, Gobert e uno tra Hood e Ingles, si conferma il più efficace, sotto tutti i punti di vista. L’ex pupillo di coach Brad Stevens è il top scorer con 24 punti, ma il vero Mvp è ancora una volta il “re del terrore”, Rudy Gobert. Per lui solo 9 punti e 6 tiri, ma 13 rimbalzi e 6 stoppate, un predominio mentale e fisico che impressiona solo chi ormai non lo conosce. Con un “portiere” cosi, qualunque difesa partirebbe avvantaggiata, sistema o non sistema, e quei 25 milioni l’anno che al momento della firma avevano fatto storcere qualche naso snob – avrei detto alla francese, ma non sarebbe stato azzeccatissimo -, sembrano sempre più un affare.

Dei Lakers rimane la buona prestazione, nonostante la sconfitta per 96-88, in attesa di capire se alcune scelte recenti, siano dovute alle defezioni o a precise scelte tattiche del nostro coach.

Ah, quasi dimenticavo: non ho mai parlato di Ingram, perchè i suoi 20 minuti ed il relativo 0/6 dal campo, parlano decisamente da soli. L’augurio è che la settimana da incubo della prima scelta 2016 sia dovuta al sopraggiungere del rookie wall, e non sia frutto delle tante critiche, talvolta anche gratuite, rivolte ad un ragazzo di 19 anni, tanto talentuoso quanto ancora acerbo, per essere investito delle responsabilità che troppe volte si cerca di accollargli.

Jaywill_22

Box Score ESPN

Full Game HL

Game Preview

Archiviata la sconfitta subita nella notte al Moda Center, è già tempo di tornare sul parquet per i Los Angeles Lakers di Luke Walton, che a Salt Lake City disputeranno la cinquantesima partita della loro travagliata stagione.

Ad accoglierli ci saranno gli Utah Jazz, già affrontati tre volte in questa stagione e mai sconfitti, naturalmente (Qui l’altra partita giocata a Salt Lake di fine ottobre). I Jazz sono infatti usciti corsari dalle due visite allo Staples (qui il primo incontro del 6 dicembre …e qui il match giocato dopo Natale), vinte sul filo dopo aver dominato la gran parte dei 48 minuti di gioco.

La quinta forza della Western Conference è una delle sorprese più liete della Nba 2016/17, caratterizzata da un sistema difensivo ai limiti della perfezione e da un attacco equilibrato, bilanciato e molto ben spaziato. Non può fare affidamento su una vera e propria superstar, coach Snyder, ma ha la fortuna di disporre di almeno dieci giocatori validi, di sistema, perfetti per la sua interpretazione molto Spursiana della pallacanestro. Non che Gordon Hayward vada troppo lontano dallo status di vera e propria Star, ma parliamo pur sempre di un giocatore con pochi grilli per la testa e la cui maglia non è certo in vetta alla classifica di vendita, nonostante l’ex Butler sia riuscito ad aumentare la propria media punti in ciascuna delle sue ormai sette stagioni da professionista, ivi compresa quella attuale. Pur essendo un giocatore di squadra, altruista e intelligente, si tratta di un bianco molto lontano dai soliti clichè – non difende, non è un atleta e non salta -, più vicino al modello Woody Harrelson che a quello “alla europea” molto in voga nella Lega, negli ultimi anni.

Attorno a lui, coach Snyder ha costruito un sistema molto efficace, con Gobert uomo chiave a centro area, Favors al suo fianco e George Hill veterano, uomo d’ordine e d’esperienza. Il quintetto dovrebbe essere completato da Ingles, che scala tra i titolari per il probabile forfait dell’ex Blue Devil Rodney Hood, già assente da qualche partita per un fastidioso problema al ginocchio. Senza di lui i Jazz hanno interrotto una striscia vincente di sei partite di fila, facendosi rimontare e sorprendere dai Thunder nel finale di gara e bissando il ko a Denver, dove i Nuggets hanno regolato Hayward e compagni 103-93. Una settimana dopo l’ultima vittoria, dunque, a Salt Lake City non prendono in considerazione ipotesi diverse dal ritorno al successo, contro la squadra più perdente della Lega negli ultimi due mesi, quei Lakers battuti già in 7 delle ultime 8 occasioni.

Dal canto loro, i lacustri giungono in terra mormone poche ore dopo aver sostenuto la battaglia coi Blazers, dove hanno perso la partita invece della faccia, diversamente da quanto accaduto domenica sera in Texas.

Saranno ancora i tre amigos – anche fuori dal campo – Jordan Clarkson, Nick Young e Lou Williams a caricarsi sulle spalle il peso dell’attacco, in contumacia D’Angelo Russell, il cui rientro non è previsto prima di febbraio. Atteso al riscatto Ingram, reduce da due delle sue peggiori performance da professionista, contrariamente a Zublocka, che piano piano sta scalando le gerarchie in casa gialloviola. Al centro slavo e a Mozgov spetta il compito più arduo, contenere uno dei centri più fisici, atletici e dominanti della Lega, quel Rudy Gobert quinto nella classifica dei rimbalzisti (12.6) e primissimo in quella delle stoppate, dove comanda a quota 2.5 ad allacciata di scarpa.

Per quanto riguarda i vari Randle, Deng e Calderon, apparsi sottotono anche a Portland, sono in pochi ormai a riporre speranze in un risveglio, in una prestazione finalmente convincente. Anche se è giusto dire che altro non sarebbe che un episodio isolato all’interno di una stagione complessivamente deludente.

Appuntamento alle 4.30 per la palla a due, per quella che si preannuncia come la più prevedibile delle sconfitte. E se come la notte scorsa, Lou Williams dovesse avere programmi diversi, ci penserà il Masterpiece bianco, Luke “Steve” Walton, a richiamarlo in panchina e a preservare la L. Perchè vincere è bello, ma poter scegliere Lonzo Ball lo sarebbe molto di più.

 

Jaywill_22


 

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46 thoughts on “Game Recap #50 Los Angeles Lakers @ Utah Jazz 88-96

    1. no basta con i senatori, le stelle o le prendi che brillano oppure non le prendi e lasci crescere i giovani quindi o butler o george o wall o lillard se non è uno di questi 4 mi tengo i miei gli do tutte le responsabilità e caccio via tutto quello che può dargli fastidio

  1. Complimenti Jay, ottimo recap. Partita buona, L onorevole – alla fine loro sono nettamente avanti a noi ed hanno Gobert nel pitturato – anche se affondare non fa mai piacere. Contento per Hayward all’ASG.

  2. Buona partita dei Lakers che in un back to back non potevano sperare di meglio.Ingram male ancora al tiro ma sono periodi,non mi preoccupa assolutamente,ci vogliono anni e non possiamo pretendere che determini già ora.
    Senza Russell e Randle la squadra non perde in competitività,anzi..benissimo Zubac che va lanciato subito.Cedere Mozgov o Black ora o in estate.Migliori in campo le onde,Lou e Nick che ci hanno tenuto in partita.Larry sta tornando al suo discreto livello

    1. Migliori in campo le onde,Lou e Nick che ci hanno tenuto in partita difficile non falro considerando che la palla ce l’avevamo sempre loro tre hai dimenticato il terzo coglione

    1. Esattamente, vedere la squadra in mano a tre imbecilli per me è peggio che perdere. Ingram isolato e no cagato da nessuno, che tira solo dal palleggio perchè nessuno è in grado di metterlo in ritmo. Unica gioia il white duo sotto i tabelloni

    2. No,poveri noi che dobbiamo leggere i deliri di Roby.Accusare Lou Williams,il migliore anche ieri,è da tifosotto occasionale.Non è colpa dei giocatori se attacchiamo in un certo modo,ma del coach che non si fa sentire.Anche ieri la panchina ne ha messi più di 50 e stiamo a criticare Lou,Clarkson e compagnia?Il problema è altrove.
      Randle.Russell.Lo stesso Russell che secondo Roby l’anno scorso già dominava per due partite fatte bene contro i Nets.Ecco quest’anno manco quelle ha dominate.Però Roby non parla di lui e delle cagate che ha scritto in precedenza.Ora la moda è accusare il miglior giocatore della squadra.

    1. Bravo Paolo! La pensò anch’io così!Stiamo tankando e cercando di far alzare al massimo il valore dei giocatori scambiabili per vedere che offerte arriveranno prima della deadline!

  3. Ingram va tradato per il suo bene. Che tipo di sviluppo player pensano di ottenere da un giocatore che, dopo che si è giocato 49 partite senza riposo, con minutaggi alti e che palesemente ha perso la propria fiducia e quella dei compagni che già se lo cagavano poco, viene fatto stare in campo per 20 min anche a sto giro. Ormai è palese che non hanno più nessuna velleità. I playoff erano un obiettivo inutile quest’anno, c’era fortemente da costruire gioco, chimica di squadra, mentalità battagliera e crescita dei giovani, invece non eseguono, non c’è circolazione di palla, staticità in attacco, in difesa non si aiutano e i giovani, eccetto Zu (ottima rivelazione) sono in loop negativo. Non li capisco vanno in campo senza un progetto, sono mentalmente già in postseason.

    1. Paolo presto per trarre conclusioni, sicuramente Ingram meriterebbe di giocare di più, però dopo una decina di partite ad alto livello ci sta una settimana di calo anche perché non conosciamo cosa fanno in palestra durante la settimana. Believe!

  4. Appena finita di vedere… Forse Luke avrebbe potuto mettere Ingram in quintetto al posto di Black, entrambi molto negativi. Brandon pare non si sia ripreso dalla botta di Dallas. Ancora bene Zubac, che al momento sicuramente porta alla causa – in prospettiva – molto più di Mozgov.

  5. Peccato meritavamo di più. Quando raggiungeremo la maturità e la continuità potremmo veramente puntare in alto. Ah e soprattutto una superstar che si prenda le responsabilità in questi minuti come ha fatto hayward per loro.

  6. oila’! ancora avanti a inizio terzo quarto… peccato che la stagione ormai e’ andata… sarebbe bastato forse un giocatore decente al posto di un deng o mozgov per fare tutto un altro percorso

  7. Stanotte in back to back sarà durissima,loro vengono da due sconfitte brucianti e non faranno sconti.Unico obiettivo da qui fino al termine della stagione è far giocare il più possibile Ingram e Zubac

  8. Bravo Jay ho scritto la stessa cosa come commento al recap per la prima volta ho visto lo Steve che volevo il degno erede di the masterpiece.
    Rimettere randle e togliere lou una byronata.
    Poi vedo che mi segui su lonzo ball.
    Ho apprezzato il paragone con Kidd e Bibby la regia di jason e il tiro bibby

    1. Ah Ah Andre, il cambio “tattico” di Lou è stato un colpo da maestro, ho onorato il tuo post nel dopo partita, meritava un richiamo.
      Sto finendo l’analisi di Ball, sono sempre più ammaliato…con questo, acceleri la ricostruzione di 2 anni minimo..

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