Focus On… Jordan Clarkson

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Gli anni di HS & College

Nato a Tampa da papà Mike (afroamericano) e da mamma Annett (per metà filippina), Jordan Taylor Clarkson si trasferisce quasi subito con il padre e la nuova compagna a San Antonio, dove fino all’adolescenza era solito aspettare in hotel (grazie alla matrigna che lavorava lì) i giocatori di basket delle squadre che alloggiavano in città (‘Melo Anthony e Gary Payton fra gli altri ) o, quando possibile, aveva la possibilità di incontrare alcuni giocatori degli Spurs (fra cui l’Ammiraglio David Robinson, Elliott e Tim Duncan) cui il padre vendeva macchine.

Conoscere da vicino – grazie ai compleanni dei figli degli Spurs cui Mike era invitato – i giocatori nero-argento influenzò molto JC: vide i giocatori non come superstar inavvicinabili, ma come persone molto integrate nella comunità, con grande etica e disciplina. Sean Elliott stesso spinse Mike ad allenare una squadra di piccoli cestisti, fra cui il piccolo Jordan. La famiglia di Clarkson, abbastanza benestante, ha sempre cercato di supportare finanziariamente le attività sportive locali e ha dato ospitalità completa ad uno studente in difficoltà economica.

Dopo un inizio promettente nell’atletica con i Randolph Road Runners (farà registrare ottimi tempi sui 100, 200 e 400 metri piani) nel 2005 Jordan, stanco di correre sotto il sole, decide di passare al basket nella nascente squadra della Karen Wagner High School. Gli inizi non sono facili e fino al secondo anno Clarkson fatica a prendersi tiri e minuti, frenato anche da fastidi alla caviglia e da un certo timore reverenziale nei confronti dei compagni più grandi.

Spronato ad emergere da coach Ellis, che ammira la sua dedizione al lavoro, deve però fare i conti con un problema ad un polso; nell’anno da Junior (giocherà con Andre Roberson degli OKC), conquista finalmente il posto in quintetto. Si segnala per una prestazione da 44 punti in una furiosa rimonta contro gli acerrimi rivali di Raider United. I Thunderbirds perdono però la semifinale di stato.

Jordan Clarkson and Andre Roberson hold their framed jerseys
Jordan Clarkson and Andre Roberson hold their framed jerseys (Kin Man Hui /San Antonio Express-News )

L’anno da Senior si chiude con 18.9 punti, 6.1 rimbalzi e 3.4 assist (dati in calo rispetto alla stagione da junior), la partecipazione al Mc Donald’s All America 2010, il premio di San Antonio High School Player of The Year 2010 e soprattutto, un’altra amara sconfitta in semifinale dopo un record in stagione di 38-2.

Nel 2011 si trasferisce al college di Tulsa, in Oklahoma: agli ordini di coach Manning disputa una positiva stagione, nonostante piccoli guai ad una caviglia: per lui 11.5 punti e 1.9 assist. Sotto la guida di coach Wojcik diventa il miglior realizzatore della squadra (16.5 accompagnati da 2.5 assist a partita).

Nonostante qualche riconoscimento, All Freshman Team di C-USA nel 2011, First Team nella stessa Conference nel 2012, l’esperienza a Tulsa si chiude malissimo, per il nativo di San Antonio: il malcelato desiderio di giocare con una squadra più competitiva e comunque più vicina a casa (si vocifera i Texas Longhorns) porta ad un braccio di ferro con il college dell’Oklahoma. Da Tulsa non torna in Texas, ma finisce a Missouri: il regolamento NCAA lo costringe a perdere l’anno da Junior.

Jordan Clarkson
Jordan Clarkson (St. Joseph Post)

Nell’anno da Senior condivide il proscenio con Jabari Brown, quest’ ultimo è il miglior realizzatore della squadra (19.9 a partita) mentre Clarkson è il miglior assist-man (3.4 a match, oltre i 17.7 punti). In stagione non mancano le buone prove (rimarchevoli i 28 punti in una sconfitta contro Kentucky condita da polemiche con gli arbitri), pur se i problemi più grandi non vengono dal campo: il padre, cui è legatissimo, viene infatti colpito da tumore alla spina dorsale (a tutt’oggi JC è promotore e primo finanziatore di una fondazione che raccoglie denaro per combattere la malattia) e deve subire due operazioni. Sul campo le cose non andranno per il meglio: i Tigers – che mancano la qualificazione allo NCAA Tournament, torneo chimera per Jordan – usciranno sconfitti da Southern Miss (63-71 il punteggio finale) al secondo turno del meno prestigioso NIT.

Le prime due stagioni ai Lakers

Scelto con la pick #46 nel Draft 2014, nel corso della sua prima stagione – sotto la guida di Byron Scott – inizia da playmaker di riserva. A causa del grave infortunio occorso al ginocchio di Jeremy Lin ottiene il posto da titolare nella seconda parte della stagione: darà un contributo decisivo nelle vittorie esterne contro Utah, Minnesota e soprattutto quella in OT a Philadelphia (tiro allo scadere), ricordata per il disappunto che – sui social – i tifosi Lakers mostrarono apertamente per aver dato un “vantaggio” ad una diretta concorrente nel tanking.

Della prima stagione in NBA si ricorda un playmaking decisamente più che sospetto e una pericolosa tendenza a perdere il proprio uomo, ma anche un buona propensione ad attaccare il ferro con decisione e un piccolo miglioramento nelle percentuali al perimetro (.314) rispetto all’anno da senior al college (.281).

Jordan Clarkson #6, shoots the game-winning basket over Philadelphia 76ers' Ish Smith #5
Jordan Clarkson #6, shoots the game-winning basket over Philadelphia 76ers’ Ish Smith #5 (MATT SLOCUM/AP Photo)

Nella sua seconda stagione in NBA viene schierato come shooting guard titolare, in virtù dello spostamento di Kobe Bryant in ala piccola. In una squadra oggettivamente debole e votata (nuovamente) al tanking Clarkson disputa una buona stagione da un punto di vista personale (almeno offensivamente) approfittando anche delle buone assistenze di D’Angelo Russell e delle attenzioni riservate dalle difese avversarie al Mamba: di suo il giocatore lavora molto sul catch’n’shoot e, pur se la meccanica di tiro lascerà ancora a desiderare, dall’arco diventa una discreta minaccia (.347).

Questo dato avrebbe potuto però essere decisamente migliore se il nostro, nelle 79 partite disputate, non avesse messo a referto uno zero tondo dal perimetro in 27 gare.

La stagione attuale

Il nuovo head coach Luke Walton preferisce farlo partire dalla panchina, anche per “coprire” un difensore davvero pessimo come lo sharpshooter Lou Williams. Di seguito le parole di JC sul coach, durante un’intervista rilasciata qualche settimana fa a USA Today:

“He’s just cool. He’s one of us. He played, and he’s still young. We can relate more to him than anything. He listens to the same music we listen to. It’s like having one of your friends guide you and be around. He’s definitely honest, he’s tough at times, but he’s real free and lets us learn from our mistakes.”

Parole che sembrano sincere e che – oltre all’ammirazione per lo spirito “laid back” dell’allenatore sembrano far trasparire critiche neanche troppo velate alla precedente gestione Scott.

  • Focus On

I dati che seguono, sono riferiti alle 52 partite giocate da Clarkson fino a quella del 2/2 contro Washington.

Nelle tre gare in cui è stato schierato titolare il suo ORtg è stato di 80, il DRtg 119. Nelle 49 partite disputate partendo dalla panca, con minutaggio minore, l’ORtg sale a 103 mentre il DRtg scende a 114. Il suo Player Impact Estimate è di 8.8. Con Clarkson in campo la differenza del net rating con gli avversari è di -7.3. Con lui fuori, il dato cala fino a -5.7.

Game #36 Dallas Mavericks @ Los Angeles Lakers 101-89: Jordan Clarkson #6
Game #36 Dallas Mavericks @ Los Angeles Lakers 101-89: Jordan Clarkson #6 (Lakers.com/NBAE via Getty Images)

Conosciuto da sempre come rimbalzista poco tenace, il dato di quest’anno (2.9 a incontro) conferma questa tendenza ed è – ad oggi – il dato più basso in carriera del terzo anno lacustre.

  • Assist

Il giocatore da cui riceve più assistenze è Lou Williams (28), seguito da Brandon Ingram (18) e da Julius Randle (15). I giocatori cui offre più passaggi vincenti sono invece Williams (20), Larry Nance Jr. (18) e Randle (14).

Nonostante i trascorsi da playmaker e i suoi tentativi di coinvolgere i compagni anche in uscita sul pick’n’roll laterale, tale aspetto del suo gioco in questo momento sta attraversando un momento negativo. In un quintetto atipico – affiancato da due portatori di palla come Ingram da point forward e Lou Wiliams – il numero delle sue TO è peggiorato (1.9, dato peggiore in carriera), nonostante un utilizzo minore; il suo minutaggio (27.6) è calato di quasi 5 minuti rispetto al secondo anno in gialloviola.

  • Difesa

Non che manchino i mezzi atletici ed il fisico per contenere bene l’uomo, ma spesso va in difficoltà nell’1 vs 1. Da segnalare ad inizio stagione le buone prove contro Harden, Booker e Tim Hardaway Jr ,mentre si è spesso trovato in enorme difficoltà contro esterni rapidi, come contro Bulls (prima gara delle due gare novembrine) e successivamente Kings, Blazers e Clippers.

La stagione era iniziata bene: a Novembre il differenziale totale con cui faceva calare le % di tiro degli avversari era del 7.5%, ottimo soprattutto nel contestare i tiri dal midrange (-10,4%) e appena dentro l’arco (-8.2%).

In linea con la squadra, Dicembre è stato decisamente orribile, con gli avversari diretti che realizzavano il 6.5% in più rispetto alla loro FG% abituali; le pessime prove contro Toronto, Houston, Phoenix e Orlando hanno fatto precipitare il suo DRtg a 120.

Game #33 Los Angeles Lakers @ Orlando Magic 90-109: Jordan Clarkson #6
Game #33 Los Angeles Lakers @ Orlando Magic 90-109: Jordan Clarkson #6 (Lakers.com/NBAE via Getty Images)

A Gennaio ha fatto un lievissimo passo avanti nella difesa dall’arco, -1.5% per l’attaccante, ma chi lo attaccava entro 2 metri dal canestro impennava del 18.5 % le conclusioni vincenti: il suo DRtg del mese – che passerà alla storia lacustre a causa della sconfitta contro Dallas, -49, peggiore di sempre per la franchigia – è ridisceso a 115. I numeri attuali parlano di difficoltà principalmente nel contenere l’avversario fino a 3 metri dal canestro (+7.6% per l’attaccante).

Evita di ricorrere al fallo più possibile, solo 1.8 falli a match; grazie anche all’aiuto di Brandon Ingram è spesso in grado di fare un eccellente lavoro sulle linee di passaggio e di intercettare palle vaganti: con 1.2 steal a partita è il secondo miglior recupera-palloni del team subito dietro (piuttosto sorprendentemente, per la verità) a D’Angelo Russell, 1.3 a gar.

  • Tiro

Terzo miglior marcatore della squadra con 14.1 punti a partita, è risultato decisivo per la vittora nel finale all’opener contro Houston, contro Brooklyn, contro gli Hawks ed i Bulls (mese di Novembre); ha firmato ottime prestazioni anche contro Pelicans, Wolves e nella vittoria contro OKC (ricordata per la steal di Nick Young su Lou e successivo canestro vincente – con passi – di Swaggy P). Nella sconfitta con Charlotte ha tirato 7/9 da 3.

Ha sempre amato attaccare il ferro con decisione, quando parte per schiacciare è quasi sempre garantito un poster per il difensore (14/15).

La stragrande maggioranza dei suoi canestri sono frutto di penetrazioni (in restricted area 105/171, 61.4% in totale). Giocatore che fa largo uso del tiro in sospensione, dal midrange infila il 46.5% (67/144) dei suoi tentativi, mentre in pitturato va a segno con il 42% (55/131). Ha convertito fin qui quasi la metà dei layup tentati (15/33) e degli step back (13/28) tentati.

Da dietro l’arco la sua percentuale è di .340, le sue conclusioni avvengono soprattutto frontalmente (53/148), mentre non è a suo agio soprattutto tirando dall’angolo sinistro (solo 6/28). In stagione le partite in cui non ha fatto canestro tirando dal perimetro finora sono ben 21 sulle 52 finora disputate; molti degli errori non sono casuali, ma derivano spesso da forzature ripetute. Forzature che si erano viste decisamente meno nelle prime partite, quando – in uscita dalla panca – eseguiva più correttamente il gameplan.

La sua eFG% sul catch’n’shoot è del 54.1%, sui pull-up del 42.8%; con le mani del difensore praticamente in faccia la sua eFG% è del 42.2 %. Converte i tiri liberi con il 79.2%, al momento suo peggior dato nelle tre stagioni in NBA. La sua eFG% (.509) è la migliore della sua carriera in NBA, settima di squadra.

La maggior parte dei suoi tiri sono stati realizzzati nei secondi quarti (96/192, 50% di realizzazione e .555 di eFG%). Ma nei quarti quarti (94/188 tentativi ) la sua eFG% è stata maggiore (.564).

Nelle vittorie lacustri la sua eFG% è di .518, nonostante dal perimetro tiri meglio quando i giallo-viola perdono (.348 contro il .322 delle vittorie).

  • Lineup

Clarkson fa parte della cosidetta Death Lineup lacustre, la seconda formazione più utilizzata dal team di Walton: JC con Williams, Ingram, Tarik Black e Nance Jr. (+6.7 punti rispetto agli avversari e +8.5% rimbalzi totali); con Luol Deng al posto di Black si segnano +28.6 punti rispetto agli avversari.

Tarik Black #28, Brandon Ingram #14 and Jordan Clarkson #6, Los Angeles Lakers at Portland Trail Blazers
Tarik Black #28, Brandon Ingram #14 and Jordan Clarkson #6, Los Angeles Lakers at Portland Trail Blazers (Photo by Sam Forencich/NBAE via Getty Images)

Quando viene schierato con Williams, Ingram insieme a Randle e Mozgov a coprire l’area vengono realizzati +15.4 punti. Con quest’ultima lineup la eFG% lacustre è di + .161, seconda migliore di squadra, così come il differenziale a rimbalzo (+16.4%).

Jordan Clarkson: Young Heart Purple Yellow | Mix a cura degli amici NBA M&C

Rifirmato in estate per 4 anni a 50 mln di $, ha iniziato la stagione con grande piglio per poi progressivamente spegnersi. Il suo rendimento altalenante è coinciso anche con quello di una squadra che dopo il 10-10 iniziale è andata in forte crisi di identità e di gioco, non solo a causa degli infortuni. In una 2nd unit atipica come quella lacustre Clarkson deve provare ad essere più continuo dall’arco e fare un salto di qualità anche difensivamente nell’ 1 vs 1. Pur sempre ricordando che è un terzo anno (e soprattutto una pick #46), non sembra ad oggi possa fare un deciso salto di qualità dal punto di vista del playmaking. Nonostante qualche buona intuizione, la maggior parte delle sue TO nascono da errori frutto di distrazione o superficialità.

Per un giocatore ancora alla ricerca di una propria dimensione deve essere stato tutt’altro che facile passare da guardia titolare a scorer dalla panca, sopratutto se in 3 anni – fra campo e panca – ha girato tutti i ruoli del backcourt. Per avere un posto nelle rotazioni dei Lakers del futuro dovrà crescere, anche come durezza mentale. Da questo punto di vista non potrebbe avere esempio migliore di quello di suo padre Mike, grande combattente in una battaglia ben più grande di quelle che ci divertono sui campi da basket.

Alessio Mannarelli

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6 thoughts on “Focus On… Jordan Clarkson

  1. Complimenti ale per il pezzo, non se ne leggono così nemmeno su espn. Tanta roba.. per quanto riguarda il giocatore, all’inizio dell’anno speravo che potesse integrarsi bene nel sistema di walton ma giocando con un coglione per prendersi la palla deve fare solo iso. Non so di cosa farmene in un contesto vincente, è buono per i nets dove può fare i suoi numeri senza avere la pressione della vittoria. Da scambiare se qualcuno realmente lo vuole con scelte o giocatori più portati alla difesa

    1. JC ha meno talento offensivo di Lou, ma è più giovane e potrebbe provare a migliorare in difesa. Comunque si, a breve bisognerà fare una scelta tra i due.

  2. Complimenti Alessio, ottimo pezzo. Jordan è il giovane dal rapporto rendimento/pick più alto e potrebbe essere – migliorando soprattutto nelle letture – un pezzo importante per la panca.

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