Game Recap #53 Los Angeles Lakers @ Boston Celtics 107-113

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Come previsto Avery Bradley non è presente alla palla a due, ne avrà ancora per qualche giorno. Lo starting five dei Celtics è quello annunciato, con l’ex California Jaylen Brown ad occuparsi di Nick Young, fresco convocato all’All Star Game per la gara del tiro da tre. Randle è ancora disperso e Walton ripresenta la strana coppia Black-Mozgov a far compagnia a Swaggy P, appunto, D’Angelo Russell e Luol Deng.

Gli accoppiamenti difensivi studiati dal coaching staff lacustre paiono immediatamente a rischio, tant’è che Horford si prende beffe nei primi due possessi di Tarik Black ed Isaiah Thomas ringrazia Russell per i due metri che gli concede, freddandolo comodamente dietro l’arco: nemmeno il tempo di sedersi in poltrona ed è giù 7-0 Celt’s.

Dlo ha già qualcosa da farsi perdonare e va al lavoro nella metà campo a lui più congeniale, portando a casa 4 punti veloci impreziositi da un gioco di prestigio che fa sobbalzare sulla sedia i telecronisti americani e perfino rumoreggiare il pubblico locale, stupito positivamente dal finger roll del pupillo di Magic Johnson, col quale il secondo anno da Ohio State si è piacevolmente intrattenuto nel pre-partita.

La squadra allenata da Brad Stevens sembrava partita bene, ma al primo sussulto ospite, si siede e priva della necessaria intensità, consente ai Lakers di eseguire offensivamente, alla ricerca del tiro migliore possibile, sfruttando la scarsa pressione della difesa. Succede cosi che D’Angelo Russell, Deng e Nick Young bombardino dall’arco dei 3 punti e che praticamente tutte le conclusioni vadano a bersaglio, con il solo Thomas ad opporsi sul versante opposto. Stevens chiama imbufalito il timeout sulla terza tripla a segno di Young, col tabellone che indica a sorpresa un vantaggio L.A. di 4 lunghezze: 21-17.

Entra Smart ed il match subisce una scossa del sesto grado della scala Richter, esattamente com’era nelle intenzioni dell’head coach arrivato due volte ad un passo dal titolo con l’Università di Butler. Smart è indemoniato, intercetta qualunque pallone che passi nelle vicinanze e nei primi tre minuti dal suo ingresso, ha già collezionato la bellezza di 3 steal, una al minuto. I Lakers accusano il colpo ma non mollano la leadership dell’incontro, rimanendo fino a fine quarto sul piede dei 4-5 punti di vantaggio. Fino a che avviene il primo episodio significativo: Lou Williams potrebbe tenere l’ultimo possesso fino alla sirena finale del primo periodo, ma ha la geniale trovata di affrettare il tiro, scagliando un mattone contro il tabellone e lasciando la bellezza di 4 secondi abbondanti agli avversari. Smart spinge a 100 all’ora il rovesciamento di fronte e serve nell’angolo sinistro l’ex pupillo di Rick Pitino, Rozier, che con un rilascio degno di Klay Thomposon batte la stop lamp e sigla il canestro del 29-30. Dal potenziale -6 ad un insperato -1, tutto grazie ad un’idiozia colossale di Sweet Lou.

Louis Williams #23, Los Angeles Lakers at Boston Celtics
Louis Williams #23, Los Angeles Lakers at Boston Celtics (Photo by Brian Babineau/NBAE via Getty Images)

Gli allenatori hanno svuotato già dopo la metà del primo quarto le panchine, probabilmente per inviare un segnal agli starters, che con un atteggiamento da matinèe domenicale stavano viaggiando ad un ritmo da 40 pari. Ingram guida la second unit gialloviola, provando a chiudere un periodo di “slump” a dir poco preoccupante al tiro: nelle ultime cinque partite, la seconda scelta assoluta del 2016 ha totalizzato un inguardabile 5 su 33 dal campo, con un altrettanto avvilente 0 su 10 da 3.

Nick realizza la quarta tripla su cinque tentativi, ma Boston si sta lentamente impadronendo della gara, raggiungendo il +6 con un paio di canestri della matricola Brown, autore di una delle sue migliori esibizioni da professionista. In difesa gli capita di finire sulle piste del pari età (inteso come militanza nella Lega, visto che Brown si è diplomato con un anno di ritardo rispetto al nostro Brandon, più giovane di un anno) angeleno, che si sblocca finalmente con un superbo fade away alla Tracy McGrady: 40-44.

La gara prosegue ad elastico, con i Celtics che allungano a +8 con lo scatenato Brown e i Lakers che tornano sotto grazie ad Ingram, che dal primo canestro in avanti sembra aver riacquistato la fiducia che gli era venuta a mancare nelle ultime settimane.

E’ ancora sua la tripla del -6, ridotto a -4 da una bella combinazione Russell-Clarkson. Nance Jr. combatte come un leone, mette a referto 6 punti e 3 rimbalzi e replica così a Crowder e Brown, che toccano la doppia cifra già all’half time.

Smart continua a dominare silenziosamente il  match e Crowder decide di usare la forza nell’1 vs 1 con Ingram, approfittando della differenza di stazza – sostanzialmente, le sue braccia sono il doppio di quelle del nostro rookie – : and one utile a tenere a distanza di sicurezza i gialloviola, costretti a recuperare 11 punti (62-51) dopo 24 minuti di gioco. In pratica, i Lakers non hanno letteralmente più segnato da metà primo quarto all’intervallo, passando da una percentuale iniziale eccellente al misero 38 dal campo (pur col 44 da 3) col quale entrano negli spogliatoi per il riposo. Boston tira col 51 e non ci vuole un ingegnere per capire la differenza. Dlo era partito forte, ma gli 11 punti sono frutto di un non entusiasmante 4 su 13 al tiro. Ingram e Young sono in serata, al contrario della coppia Williams-Clarkson, tenuta a 2 su 9 dal campo per 5 punti complessivi.

Il gol di Russell – primo canestro dopo ennemila errori consecutivi – interrompe uno spettacolo horror travestito da primi due minuti del terzo quarto, nei quali Deng e Young compiono scelte inaudite, fortunatamente imitati da Brown e Horford dall’altra parte. Al tredicesimo punto di D’Angelo, risponde Thomas con la terza tripla di serata ed il nuovo più dieci Boston.

Black battaglia molto bene sotto le plance con Horford, che dopo averlo sodomizzato ad inizio partita, ora fatica a trovare punti facili in vernice. Dove non arriva il talento, talvolta può la cosiddetta “garra”.

Ancora una volta i titolari dei Celtics non brillano, soprattutto a livello di intensità, e Nick Young riporta L.A. a -7 con un raro jumper da due punti. Ma si tratta di un’illusione, perché appena si eleva l’intensità, Crowder, Brown dalla lunetta e Smart ancora da 3 confezionano un 8-0 che regala a Boston il massimo vantaggio serale sul +15. L’attacco gialloviola batte in testa e siamo costretti ad una serie di Iso senza speranza, con Young e Clarkson protagonisti in negativo: Jc, dopo aver sbagliato l’ennesimo tiro, regala incredibilmente palla ai Celtics, lanciando in contropiede Isaiah Thomas, neanche fosse un suo compagno.

Lakers alle corde nel finale del terzo quarto, ma Walton decide che il tifoso dei Lakers non ha sofferto abbastanza ed inserisce Marcelino Heurtas, probabilmente per creare confusione negli avversari e far credere loro d’averla data sù. In effetti la mossa funziona. Un’altra fiammata da 5 punti d’autore di Ingram ci riporta da -17 a -9, finalmente possiamo ammirare il giraffone from Kinston al suo meglio, sciolto ed in fiducia, nella versione in cui invece di pensare gioca d’istinto. E a differenza di altri, lo fa egregiamente.

Brandon Ingram #14, Los Angeles Lakers at Boston Celtics
Brandon Ingram #14, Los Angeles Lakers at Boston Celtics (Photo by Brian Babineau/NBAE via Getty Images)

Lou dà segni di vita e a sua volta contribuisce con 5 punti nella frazione, gestendo il possesso finale “till the end” anziché lasciare ai Celtics i letali 4-5 secondi del primo periodo. Lo scarico ad Ingram consente un ultimo tiro più che accettabile, ma il tentativo del potenziale -6 viene respinto dal ferro: si arriva agli ultimi 12 minuti di gioco coi padroni di casa a condurre 82-74

E Isaiah Thomas, uno dei giocatori più roventi della Lega… che fine ha fatto? Dopo aver disputato un ottimo primo quarto, Isaiah ha costeggiato il match nei successivi 20 minuti, per riprendere il pallino proprio adesso, nel momento clou. Il suo 5-0 ricaccia i Lakers oltre la doppia cifra di gap, poi assistiamo alla fiera dell’orrore cestistico: Nance Jr. perde Olynik in maniera indegna su una rimessa laterale, ma il Lelly Kelly dei maggiormente abbienti grazia il figlio di Larry, sbagliando la schiacciata come un Ryan Kelly qualunque.

Nance Jr. si fa perdonare pochi possessi più tardi, schiacciando in testa a Smart il pallone dell’80-87. Peccato che in maglia bianco verde ci sia l’Iverson 2.0 – Hubie Brown direbbe il Calvin Murphy del 2000, ma potrebbe essere mio nonno ed ognuno si riferisce al “proprio” periodo storico -, che subito si alza da 3 e raggiunge la propria media punti (29) per il nuovo più dieci.

Walton insiste nel tenere in campo un Clarkson pestilenziale e seduto D’Angelo Russell, che nel terzo quarto era stato l’unico a trovare la via del canestro (3 canestri in altrettanti tentativi, compreso un floater da supergiocatore)… la formazione è completata da Nance Jr., Ingram, Huertas e Lou, per un quintetto piccolissimo ad imitazione di Jasmin Repesa, che la sera prima ha rimontato 25 punti in Eurolega con la versione ridotta dei 7 nani (a basket si gioca solo in 5 purtroppo, per vincere al TD garden, due uomini in più ci farebbero comodo). Forse Luke è un appassionato di basket europeo, o più probabilmente ripropone i “quintetti della morte” del suo mentore Steve Kerr, uno che a furia di insistere con quel tipo di soluzioni, la morte (sportiva) l’ha trovata davvero.

Thomas continua a dominare, esattamente come Wall 24 ore prima e ci si chiede quando il nostro head coach inizierà a togliere la palla dalle mani della Superstar avversaria, anziché ammirarla mentre disintegra la propria difesa. Rozier e Huertas si ergono a protagonisti del quarto quarto per caso, segnando una bomba a testa, ma si rimane con i Celtics sempre avanti con un margine di sicurezza.

Ingram è in debito d’ossigeno e dopo aver tirato benissimo e giocato una delle sue migliori partite da pro, si esibisce in un cross poco edificante, nel tentativo di ridurre il distacco al di sotto della doppia cifra e provare a regalarci un finale “simil” equilibrato.

Nance Jr. scambia un amico in tribuna per D’Angelo Russell e butta alle ortiche una palla banale, ma conferma di essere tosto per davvero quando subito dopo recupera il pallone e va a schiacciare indisturbato in contropiede, portandosi a casa il fallo offensivo di Horford nell’azione successiva. Se tutti i componenti del roster giocassero con la fame e l’aggressività di Larry, per i playoff dovremmo solo capire quale avversario incontrare al primo turno.

Larry Nance Jr. #7, Los Angeles Lakers at Boston Celtics
Larry Nance Jr. #7, Los Angeles Lakers at Boston Celtics (Photo by Brian Babineau/NBAE via Getty Images)

Il match si decide nell’azione simbolo dei Lakers 2016-17: D’Angelo e Lou Williams scoccano due triple a testa nel giro di pochi secondi, messi nelle condizioni di colpire dall’arco per ben tre volte da un commovente Larry Nance Jr., autore di 3 rimbalzi offensivi nella stessa azione. Sfortunatamente per loro la spalding non entra mai, spegnendo sul ferro le ultime velleità di successo californiane. Thomas pianta i chiodi nella bara dei Lakers e giustamente il pubblico del TD gli tributa il coro “Mvp Mvp”.

Con lui, sostanzialmente, bisogna solo scegliere il veleno che ci propina.  IT segna 17 punti nel quarto quarto (terza volta consecutiva nella quale supera i quindici punti nell’ultimo periodo) ed abusa della nostra difesa sul p&r: quando non ci uccide lui, ci pensa il rollante (Horford) o l’uomo piazzato nell’angolo (Crowder) a farci del male.

A nulla serve la raffica finale di triple, firmata Lou (2), Nick (1) e D’Angelo (1), l’unica utilità è di ridurre il margine di svantaggio a soli 6 punti, per il 107-113 finale. I tiri da mettere erano altri, quelli wide open falliti da Lou Williams e Ingram. Quei tiri che fanno la differenza tra una sconfitta e un colpaccio a casa dei verdastri: per quello è tutto rimandato all’anno prossimo, ma per lo sweep stagionale, l’appuntamento è per il 3 Marzo.

Best scorer di serata, tra le file angelene è #EpicLou a quota 21 (18 dei quali negli ultimi 18 minuti). Russell si ferma a 20 punti e 20 tiri, 6 assist e 6 rimbalzi. 17 per Swaggy, 14 per il comunque ritrovato Ingram, ma una menzione d’onore va ad un favoloso Larry Nance Jr. da 18 punti, 11 rimbalzi – 5 dei quali offensivi -, 4 assist e 3 steal.

Tra gli “irlandesi” cinque uomini in doppia cifra: Horford (11), Brown (12), Crowder (18), Rozier (10 col 100% dal campo) ma soprattutto un monumentale Thomas da 38 punti e 5 triple a segno.

Box Score ESPN

L’Mvp romantico va a Smart, i cui 9 punti e 5 palle rubate non rendono giustizia, né minimamente l’idea di quanto sia stato fondamentale l’impatto della sesta scelta assoluta del 2014.

Jaywill_22

Full Game HL

Game Preview

Il 2 febbraio 2017 è stato ufficialmente annunciato il rientro di Magic Johnson nella grande famiglia dei Lakers, e solo 24 ore più tardi quale potrebbe mai essere la sua prima vera partita da consulente – in procinto di prendere in mano il front office – della Presidentessa-Proprietaria Jeanie Buss? Celtics-Lakers, naturalmente.

Il big match per antonomasia, quello che maggiormente ha rappresentato Magic e ne ha decretato e certificato l’entrata nella leggenda del basket Nba, darà il via alla terza avventura in gialloviola dell’indimenticabile numero 32, dopo i 12 anni passati a dipingere pallacanestro e la fugace apparizione nelle vesti di Head Coach, datata 1994.

Boston-Los Angeles, dicevamo. La rivalità con la L maiuscola della Lega, il confronto tra le due franchigie più vincenti della storia NBA, con la terza che dista anni luce, o se preferite, 10 titoli. Il Barcellona-Real Madrid d’America, tanto per intenderci. E last, but not least, le squadre protagoniste delle ultime finali NBA che hanno visto i Lakers laurearsi campioni sette stagioni orsono, al termine di 7 partite indimenticabili.

Sull’onda di tali ricordi e di una storia cosi nobile, non è facile tornare alla deprimente realtà, dove Boston quantomeno sta provando – faticosamente – a tornare nella mappa della eastern conference ed i californiani si apprestano a stabilire un record impareggiabile, rimanendo out dalla post-season per il quarto anno consecutivo. I Celtics ci accolgono alle 2 ora italiana – diretta Sky, replica in italiano domani alle ore 14, per chi si è fermato al classico “the pen is on the table” – al Td Garden, dove a dire il vero ci siamo tolti diverse soddisfazioni anche nelle ultime, disastrose stagioni. Negli anni successivi al back to back 2009-2010, infatti, il bilancio è a dir poco trionfale per i lacustri: nelle 6 trasferte in Massachusetts successive alla gara7 decisa da Ron Artest, Kobe & c sono usciti vittoriosi in ben 4 occasioni, la più recente delle quali ha visto proprio il Mamba essere applaudito a scena aperta dal pubblico di Boston, dopo 20 anni di battaglie e fischi. E per quanto possa sembrare incredibile, anche negli ultimi 6 precedenti in California, sono state solo 2 le vittorie celtiche, a fronte di 4 affermazioni da parte dell’armata brancaleone gialloviola.

Nei peggiori anni della nostra vita di tifosi, insomma, almeno la soddisfazione di battere spesso e volentieri gli storici rivali ce la siamo presa, ma stavolta la musica rischia di essere molto diversa. Gli uomini del bravissimo coach Stevens, infatti, non sono mai stati cosi in alto e cosi a lungo, dopo la ricostruzione sulle ceneri della squadra che fu di Paul Pierce, Kevin Garnett, Ray Allen e Rajon Rondo: secondi nella Eastern conference con merito, davanti ai Wizards affrontati dai Lakers nella notte e ai Raptors finalisti della Eastern in carica. Niente male davvero per una franchigia ripartita totalmente da zero, basandosi solo sulle scelte al draft e acquisizioni secondarie sul mercato, dove l’unico vero nome – per quanto non cosi stellare e in età non più giovanissima – di spicco è stato il free agent estivo Al Horford, strapagato per lasciare la Georgia e dare una dimensione diversa al pitturato biancoverde. Ma contrariamente da quel che racconta il commercialista dei Celtics, non sono i 26 milioni di Horford a fare la differenza, oppure i 12 concessi al gregario Amir Johnson (6 punti e 4 rimbalzi in 20 minuti di gioco), bensì i miseri 6,5 milioni elargiti al piccolo grande uomo Isaiah Thomas. Quello che per i canoni attuali equivale al contratto di una riserva di scadente livello, in realtà è lo stipendio del secondo miglior marcatore della lega, alla stratosferica media di 29.7 punti, alle spalle del solo Russell Westbrook (30.7). Uno dei tanti capolavori del Gm Danny Ainge, che scambiò Thomas in cambio di due noccioline e oggi si ritrova con una vera e propria all star in casa, scelta da Sacramento con la sessantesima ed ultima chiamata del draft 2011 e legata da un contratto “ridicolo” che scadrà soltanto nel luglio del 2018. L’altro sensazionale colpo di Ainge è rappresentato dalla conferma a cifre risibili (8 milioni, meno di Baynes) di Avery Bradley, secondo marcatore della squadra a quasi 18 punti di media, nonchè uno dei migliori difensori sugli esterni della lega.  La sua presenza è in dubbio, perchè i problemi al tendine d’Achille che hanno costretto Bradley a giocare solamente tre partite nell’ultimo mese, non sono del tutto risolti. Se il numero 0, assente dal 16 gennaio, non dovesse farcela, toccherebbe ancora una volta al rookie Jaylen Brown sostituirlo nello starting five. Brown è il classico fake starter da 5 punti e meno di 15 minuti d’impiego, che nei finali di partita tende a rimanere seduto e lasciare spazio ad un più pronto Rozier o al Zeller/Jerebko di turno, a seconda della struttura che Brad Stevens intende dare al suo quintetto. Lo svedese completa il quintetto base assieme all’altro specialista difensivo – con licenza di offendere, 14 punti ad allacciata di scarpe ed il 43% dietro l’arco -, Jae Crowder, ma i ragazzi purple and gold dovranno fare molta attenzione anche al terzo anno Marcus Smart, un sesto uomo che dalla panchina tende a determinare l’inerzia e l’andamento delle gare, grazie alla sua fisicità – può tenere o cercare di limitare, per quanto sia possibile, Lebron -, all’energia, al talento e alla versatilità. Smart gioca quasi 4 posizioni indifferentemente e non è un caso che nel draft 2014 fosse lui il primo nome nel ranking di quasi tutti i tifosi dei Lakers, che beffati sul filo, dovettero accontentarsi di Randle.

I Lakers, giusto. In back to back non sempre i ragazzi di Luke Walton riescono a dare il massimo, ma una sfida ai Celtics esige uno sforzo supplementare ed impone che sul parquet venga versato sangue, non importa che sia il proprio o quello degli avversari.

Dopo la controversa prestazione del Verizon Center – in partita fino alla fine a casa di uno dei top team della Eastern conference, nonostante un mare di turnovers (20) e un atteggiamento difensivo tutt’altro che edificante -, ci si attende una conferma da Jordan Clarkson (ventello fondamentale per rimanere a contatto)

e Luol Deng (ancora una volta tra i migliori, con Black) ed un riscatto da parte di quasi tutti gli altri giocatori di spicco. Lou si è fatto parzialmente perdonare con un grande ma inutile quarto periodo, ma già da stasera intende e deve tornare a scollinare sopra quota 20. L’altro ago della bilancia sarà D’Angelo Russell, che per la seconda uscita in fila ha aggiornato il suo career high negli assist, ma suo malgrado ha stabilito il massimo in carriera per palle perse, mancando solo per 3 rimbalzi e 3 turnovers una quadrupla doppia della quale andare fieri il giusto.

Curiosità su quale sarà la risposta di Randle, reduce dalla panca punitiva regalatagli da coach Walton nel secondo tempo, dopo i 6 minuti di imbarazzante esibizione da parte del convalescente Julius. E non dispiacerebbe rivedere un Ingram sulla cresta dell’onda, a due settimane dalla sua ultima performance convincente. Non preoccupa invece la serata no di Zubac, che evidentemente inizia a pagare la fatica, dopo tanti mesi passati in D-League o fisso in panchina.

Esattamente come per il match coi Wizards, sono vicine allo zero le speranze di cogliere la diciottesima vittoria stagionale, ma non si transige sulla voglia, la grinta e la determinazione che i Lakers dovranno mettere sul parquet. Perdere si, ma con onore. Soprattutto a casa del nemico per eccellenza.

Jaywill_22

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152 thoughts on “Game Recap #53 Los Angeles Lakers @ Boston Celtics 107-113

  1. I Lakers di oggi sono un po’ come i Celtics all’arrivo di Stevens nel 2013, con il vantaggio non da poco di avere Ainge come GM. 2013-2017, 4 anni per tornare ad essere competitivi e non hanno ancora finito. Chissà che un certo Butler (come da rumors) non ci approdi…

  2. Sempre più Larry-addicted. Rompe sempre perdere contro i celtici. Ma in questo momento non siamo proprio al loro livello. Thomas davvero incredibile, così come il poco reclamizzato Rozier. Per noi ho (ri)vsto bene Ingram, oltre ai due soliti mortiferi scorre.

    1. Purtroppo si, però ricordiamo com’erano loro qualche stagione fa. Coach giovane e tante pick… E solo quest’anno sono riusciti ad aggiungere un buon FA come Horford.

  3. Ragazzi ma quindi per il futuro puntiamo su questo? Russel, X, Ingram, Larry, Zubac e X, Williams o Clarckson, X, Deng, Mozgov? Praticamente di giovani partiranno Julius e Jordan?

      1. Condivido il pensiero di Odino. Secondo me i primi saranno a livello decisionale del FO in preparazione di un nuovo GM e di Jim che torna a fare il co-owner nudo e crudo. Poi Magic si incontrerà con il coach staff per fare il punto della situazione e capire su chi in prospettiva ti dà garanzie di sviluppo e miglioramento e su quali le posizioni del rooster più lacunose, poi inizierà a gestire i primi contatti con eventuali FA interessanti. Il tutto però diluito tra la fine di questo campionato e il prossimo. Poi non mi sembra che per il momento ci siano trade interessanti da cercare di imbastire e poi non credo che ancora ci siano le idee chiare. Poi, per carità, mi smentiscono ed entro 23/2 scambiano diversi giocatori.

    1. magari nicolas, la chiave è la scelta che ci permetterebbe di scambiare per qualcosa di grosso, se non avessimo la scelta ci sarà un solo free agent da prendere e poco altro e visto le lacune in sg verosimilmente sarà un jj redick o chi per lui, se invece riusciamo ad imbastire qualche trade con deng o mozgov lo spazio aumenta e in quel caso mi aspetto uno tra ibaka e millsapp vediamo

  4. Complimenti Jay, ottimo recap. ? ? ? Vista questa mattina, che dire.. Così come coi Wizards si è vista la differenza tra chi una superstar ce l’ha e chi no, pur avendo giocato una partita tutt’altro che entusiasmante. Bene Ingram e Nance Jr., non ho condiviso la scelta di Walton di andare extra small lasciando pochi minuti a Mozgov e nulla o quasi a Zubac.

  5. Non ho visto la partita e stavo leggendo il recap (complimenti sempre piacevole da leggere) e gurdando il box score. Il giorno che Russell, Nance, Zubac e Ingram giocano le loro prestazioni migliori nello stesso momento mi sembra di aver capito che verrà fuori una partita monstre. Dai dai che ci arriviamo!

    1. Speriamo arrivi presto allora, loro quattro – con ruoli e responsabilità diverse – sono quelli che davvero potranno far parte del futuro core.

  6. Luke Walton says on @SpectrumSN that he thought the Lakers got “selfish” in the second quarter. Ma dai luke dici davvero? te ne sei accorto? dopo 60 partite?

  7. Luke said Huertas is “brilliant w/ the ball,” says it’s tough to get him time b/c he’s good in small lineups w/ a lot of spacing esattamente la chiave della rimonta fake.. altro che un imbecille che sa solo tirare

  8. Ahah peccato che dovevo segnare tutto per il recap, se no mi sarei inserito nella vostra guerra intestina :D
    Buonanotte Guys, un Caniggia in grande forma ahahhah…solo un grave errore, quello di criticare Larry, che ha dominato sotto i tabelloni in maniera indecente, nel senso positivo del termine, se mai esistesse. Nance is the way, si svegli Walton e lo capisca. Basta con questi ossi da morto alla Randle, Mozgov e Deng, ci vuole gente di energia e atletismo, in questa Lega vinci solo cosi.

    Ecco, quindi famo sedere Larry, cosi Lonzo sarà nostro. ;)
    Ciao a tutti

      1. i fatti sono questi … i numeri dicono questo.. 10 punti fatti a babbo morto … giocatori inutili come lui non servono in nba e infatti non lo vole nessuno

          1. No manco per il cazzo ce le fa perdere lui tutte, senza se e ma monopolizzando il pallone e non facendo mai i canestri quando contano… non è un superstar e gioca come se lo fosse.. tutte le vole devo vedere l’epiclou perdente nel quarto quarto.. e ma poi ne ha fatti 15.. cazzo

    1. Sul paragone con Griffin di caniggia cominciamo ad esserci, in difesa un mostro, il tiretto dalla media buono, allargasse il range col tiro da tre sarebbe il titolare, è giovane e su di lui come etica del lavoro puoi contare, affiancato a zubac abbiamo due bei lunghi per il futuro, che tutto sommato è discreto considerando russell ingram nance e zubac il resto è immondizia che eliminare

      1. Ma a chi fai raddoppiare a gente che non ha mai difeso un possesso? sono giocatori da circo da playgroud che non sanno stare in campo se non per tirare dopo 10 palleggi a cazzo.. 3 ne abbiamo così non vinci manco a briscola

    1. Lou ha procurato un vantaggio di dieci punti alla squadra…e lo fa sempre…se non dovesse sempre trovarsi a rimontare 15 punti ma in un altro contesto sarebbe una risorsa clamorosa.Spiegalo ad orso grazie.Senza dargli del miele

  9. Altro 6-0 beccato in chiusura di quarto e meno undici.Squadra impresentabile a certi livelli,i Celtics sono veri e giustamente si perde.L’attitudine è sempre la stessa,le lacune idem.Clarkson disastroso

    1. Non a caso noi siamo una barzelletta ormai abbonata alla lottery e loro da 3 anni vanno ai playoff, oltre ad essere secondi dietro alla sola Cleveland in questo momento.
      Non ce n’è, per assurdo possiamo anche vincerla alla fine, perchè che ne so, Nick e lou ne mettono 60 in due, ma a livello di progetto e prospettive, loro sono avanti a noi su tutto.
      Ah già, loro hanno Ainge e noi Kup.

      1. Esatto jay barzelletta con giocatori da playground e non da squadra nba.. loro hanno giocatori di ogni tipo e nessuno salvo thomas va fuori dal sistema.. così se vince… ci va uno solo fuori script perchè se lo può permettere… ieri Wall oggi Thomas da noi sono troppi e troppo scarsi

  10. Lo stesso Hubie Brown che magnificava Lou Williams ora sta criticando Russell per l’ultima turnover dicendo che è inammissibile fare questo tipi di passaggi.Hubie Brown,non orso da Ancona mentre mangia del miele

        1. Ahahah naturalmente…. ma anche di me, sicuramente. Hubie è old style, non può accettare lo stile cazzone delle point guard moderne, delle quali D’angelo rappresenta il peggio del peggio, sotto certi aspetti.

        2. sicuramente ma ha visto meno partite dei lakers di me, se va bene ne avrà viste 5 parla vedendo le statistiche come faceva bagatta… rispetto ma si vede uno che vede le partite da uno che non le vede

          1. Ma cosa ne sai?Quanta sufficienza…si capisce che le ha viste da come sta parlando dei nostri giocatori.La sostanza è che una leggenda loda Lou.Un orso che mangia miele seduto su un tronco d’albero lo critica.Secondo te chi ha ragione?

    1. Su Lou hai ragione, ma non su Ingram. Ha preso tre tiri contestatissimo, di una bellezza tecnica stordente. Non è che adesso bisogna solo criticare i ragazzi, anche quando fa bene. Tanking o no, giusto sottolineare quando fanno cacare, ma se sono on fire come Brandon in questo quarto, la cosa va sottolineata. Lui e Nance c’hanno letteralmente tenuti per i capelli, attaccati alla partita.

    1. Hai rotto il cazzo dai,sei un disco rotto.Puoi commentare senza scrivere sempre le stesse cose?Grazie.Sei ridicolo.Hubie Brown lo ha appena definito la miglior guardia Nba partendo dalla panca.Prende 7 miseri milioni e tu dici che pesa sul groppone?Coi 18 di Deng?Hai rotto i coglioni veramente

    1. Si padrone ora che la stagione è andata a puttane…troppo facile,idem anno scorso quando ha messo su le stats a fine stagione.Doveva farlo prima,quando le partite contavano.E non ci riusciva,non giocava neanche i finali

    1. @George, ovvio che Magic debba parlare cosi, ufficialmente. E per Dlo ha ragione: all star offensiva futura, più che possibile. Su Randle trolla, come ieri aveva trollato per Mitch.

      Inizio interessante, con le solite cagate difensive (walton avesse azzeccato un accoppiamento) ma una fludiità offensiva mai vista. Si vede che i Celtics stanno scherzando. Appena abbassano il quintetto si ride….Dlo marca Thomas in una maniera comica, sembra che abbia davanti Chris Duhon….oggi.

  11. Sappiamo tutti dove eravamo e cosa stavamo facendo il 18 giugno 2010 ….bellissimi ricordi, come le grande sfide anni’80 dove abbiamo più volte prevalso.

    Stavolta sfavoriti.

    Let’s go Underdogs…..ehm, Lakers :-)

    1. Bella domanda…forse Clarkson è l’unico ad avere le gambe per stare con lui, se solo avesse voglia o sapesse cosa sono i fondamentali difensivi. Non vedo un altro che possa tenere Thomas nell’intero roster.

      1. Thomas è come duracell non si stanca mai invece Clakson se si stanca in difesa poi perde lucidità sul tiro. Smart invece lo marca Randle.

        1. Stasera prima di uscire ho visto un pezzo di Baskonia-Real, con Larkin annullato da Taylor, molto più alto e meno veloce di lui (e ovviamente lo mandava sui raddoppi). Potrebbe essere una soluzione, se solo avessimo un sistema. Uno come Ingram potrebbe disturbare molto la visuale a Thomas, oltre al palleggio, con quelle braccia lunghissime… vediamo cosa decide Walton, l’importante è che non sia mandato al massacro D’Angelo

  12. Ragazzi stanotte voglio veramente vincerla!contro di loro fanculo il tanking e la posizione in classifica. Giocherà Randle titolare? Spero in Russel e Ingram super, anche se per il secondo giocare con Clarckson e Williams e’ come dover rubare la palla per crearsi da solo un tiro forzato.

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