Road to NBA Draft 2017: Fultz vs Ball

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In attesa dell’evento sportivo statunitense per eccellenza – il Superbowl -, l’America si è regalata un piccolo antipasto la notte prima, con la sfida tra quelli che al momento vengono considerati da molti addetti ai lavori i due migliori prospetti del college basket americano: Markelle Fultz e Lonzo Ball.

L’Alaska Airline Arena di Seattle è al completo, i suoi 10.000 tifosi incitano incessantemente gli Huskies meno famosi dell’NCAA. Il record non è dei migliori (9-13), il torneo NCAA un’utopia, ma non sono pochi i prospetti interessanti usciti da questo ateneo: ultimi della lista Marquese Chriss, approdato ai Suns, e soprattutto il fenomeno del momento, il piccolo grande uomo Isaiah Thomas, che sta dominando i quarti periodi nell’NBA.

Isaiah Thomas
Isaiah Thomas (Sactown Royalty)

Senza dimenticare il fenomeno di culto che spopolava una decina di anni fa, Nate Robinson – qualcuno direbbe fenomeno da baraccone, ma al campus di Washington conservano un eccellente ricordo di “Nate the great” – e la sfortunata ex All Star NBA, Brandon Roy, forse il più grande giocatore mai uscito da questa università.

UCLA è invece un’istituzione a livello di college basket, produce talenti a ripetizione pur non riuscendo da tempo immemore a vincere il torneo: l’ultima volta degli orsi californiani è datata 1995, con Tyus Edney (certamente lo ricorderete nel suo passaggio italiano) e i fratelli O’Bannon sugli scudi. Giocatori di grande impatto tra i Pro come Love, Westbrook, ma anche lo stesso LaVine, giustificano l’interesse che gli scout NBA nutrono verso questa storica piazza. L’ultimo nome di questa interminabile lista è Lonzo Ball.

I Bruins stanno viaggiando a ritmo spedito, vantano un record di tutt’altro rilevo (20-3) rispetto agli avversari di serata, che certamente li porterà al torneo e li pone di diritto tra le principali candidate al taglio dell’ultima retina, assieme alle solite note Kentucky, Kansas, North Carolina e Duke.

La partita è quindi un testa-coda che poco ha da offrire dal punto di vista tecnico, per cui rivolgiamo tutta l’attenzione sulle due point guard che udiranno il loro nome chiamato presumibilmente tra i primi, dal Commissioner Silver.

Innanzitutto partono da due concezioni di gioco totalmente differenti, sebbene entrambi ricoprano lo stesso ruolo: Ball è un classico play, testa alta, cervello perennemente acceso, cerca di non tenere in mano il pallone più di 3 secondi ad azione; dote da grande giocatore, che riconosce subito il vantaggio garantito dal passare la palla con tempi giusti – per non dire rapidi – , per non far organizzare la difesa avversaria. Lonzo è un giocatore d’altri tempi, nato nell’epoca degli “iso man”, e nella NBA moderna è sempre meno frequente fare ricorso a questo tipo di playmaker “vecchia maniera”, si predilige la point guard “scorer”, immarcabile in single coverage anche grazie alle doti fisiche, ma molto meno abile nel distribuire il pallone ai compagni ed organizzare l’attacco.

Ball è un misto tra Kidd e Magic (così almeno dicono le grafiche della televisione americana), è un buonissimo atleta, dotato di un tiro da tre che mette a segno con percentuali sorprendenti, a dispetto di una meccanica di tiro esteticamente non eccezionale ma redditizia, anche da distanza siderale . Carente al momento nel gioco dal mid-range, commette qualche turnover di troppo, dovuta alla voglia di stupire. I numeri della stagione del nativo di Chino Hills sono più che positivi – 15 punti, 5.8 rimbalzi e 7.8 assist a partita -, trattandosi di una matricola, ma non fanno gridare al miracolo. Le potenzialità sono enormi, c’è la curiosità di vederlo all’opera in match più probanti e di capire se avrà la solidità mentale per portare a Los Angeles un titolo che manca da 22 anni.

Markelle Fultz invece, è un giocatore “moderno”, un prototipo che l’NBA ci propone sempre più spesso, anche troppo. Grande solista, sa segnare in qualsiasi modo, è dotato di  una mano deliziosa da tre punti, anche quando il ritmo si alza riesce a giocare in controllo. Uno stile di tiro bello da vedere quanto efficace, una facilità a rompere i raddoppi ed attaccare il ferro da vero fuoriclasse, un atletismo in crescita e la facilità a prendersi falli con continuità, aumentando cosi lo score dalla linea della carità.

Gli esperti lo paragonano a D’Angelo Russell, ma esistono delle differenze sostanziali, sopratutto sul primo passo nettamente favorevole a Markelle. D-Lo tuttavia ha una visione di gioco migliore e la capacità di trovare il passaggio difficile che a Fultz al momento manca. Se dovessi fare un paragone oggi, direi un simil Lillard, che da solo si può prendere sulle spalle la squadra. Un potenziale go-to-guy anche in NBA, uno che nel giusto contesto potrebbe sfoderare un talento offensivo sconfinato.

I numeri nel suo caso sono  ovviamente più roboanti – normale se giochi in una squadra perdente e sei la stella riconosciuta -, ma segnare 23 punti di media col 43% da tre e col 47.9% dal campo non è mai qualcosa di banale. I sei assist e sei rimbalzi di media ci mostrano anche la sua completezza, comunque ad oggi come talento individuale è  il n 1 senza discussione. E’ il classico giocatore che prendi per ricostruire una franchigia, sarebbe stato l’ideale per i Nets ma grazie alla furbizia del front-office newyorkese, a scegliere con la loro pallina saranno i Celtics.

Per quanto riguarda la sfida diretta, non è di fatto mai esistita. A livello di statistiche, i due prospetti si sono equivalsi: Ball ha chiuso con 22 punti, 6 rimbalzi, 5 assist e 4 steals (contro le 3 perse), 7 su 12 dal campo con 4 su 7 da tre. Fultz ha segnato 25 punti, totalizzando lo stesso numero di rimbalzi e assist (6+5), ma divergendo nel rapporto tra palle recuperate (3) e perse (5), tirando con 9 su 19 ed un notevole 5 su 10 da 3. A livello puramente emotivo, la sfida ha iniziato a vincerla il play dei bruins, quando dopo pochi minuti di gioco ha stoppato con recupero Fultz, andando a depositare a canestro in lay-up in contropiede.

Sostanziale la parità a livello statistico, dicevamo, ma il divario tecnico tra le due contendenti, non è sufficiente a giustificare una dèbacle come quella accusata dagli Huskies: il 66-107 finale a casa propria è una violenza fisica, un’umiliazione che non ti puoi permettere in una partita trasmessa dalla Tv Nazionale, con tanto di hype e cassa di risonanza. I ventelli di Tj Leaf, Alford – figlio del coach, leggenda dei licei dell’Indiana, chi non ha mai sentito parlare di Steve Alford? – e Holiday, infatti, rapportati al nulla quasi totale fornito dai compagni di Fultz, potrebbero sembrare un dato che solleva il prodotto del Maryland dalle responsabilità. Ma dall’altro lato ne evidenzia quella che è la pecca al momento più rilevante: Ball è un maestro nel mettere i compagni nelle migliori condizioni per rendere oltre le loro possibilità, Fultz è all’Abc e al suo fianco nessuno emerge o si mette in particolare evidenza, al momento. Lonzo infatti è entrato a UCLA ad Ottobre, con la storica scuola californiana reduce da una delle peggiori stagioni di sempre, con tanto di mancata partecipazione al torneo post-stagionale.

L’allenatore è lo stesso, Alford, idem quasi tutti i giocatori base, freshmen esclusi (Ball e Leaf sostanzialmente), ma il record è passato dall’essere decimo della Pac12 al primo assoluto, uno dei migliori in assoluto a livello di college basket, tra le conference principali. Questo ribaltone non è estraneo all’arrivo di Ball, mentre ad esempio, il fatto che Washington avesse chiuso con un record di 19-15 – comunque non positivo, solo 9-9 in conference e partecipazione all’Nit naturalmente, dopo una precoce eliminazione dal torneo di conference – la scorsa stagione e in questa, pur avendo aggiunto uno dei giocatori più esplosivi della nazione, stia addirittura facendo peggio, fa riflettere.

 

In definitiva, dopo il tormentone Towns-Okafor (poi separati da D’angelo Russell, scelto tra uno e l’altro) e Ingram-Simmons, siamo già pronti a quello del 2017, con Ball e Fultz attori protagonisti. Chi dovrebbero scegliere i Lakers, potendolo fare, tra i due? Difficile dirlo ora.

La Roulette è partita, l’augurio è che la sorte ci premi e si possa partecipare alle scelte di giugno (come noto, lo faremmo entro le prime tre, quindi in zona utile per portarsi a casa uno dei due).

Roby

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