Game Recap #55 Los Angeles Lakers @ Detroit Pistons 102-121

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Brandon Ingram #14, Los Angeles Lakers at Detroit Pistons
Brandon Ingram #14, Los Angeles Lakers at Detroit Pistons (Photo by Brian Sevald/NBAE via Getty Images)

Brandon Ingram è già caldo nel pre-partita, la bella prestazione offerta a New York e lo starting five ritrovato lo hanno galvanizzato e probabilmente fatto uscire definitivamente dal periodo più buio della sua prima stagione tra i Pro. Assieme al numero 14, Luke Walton ripresenta D’Angelo Russell e Nick Young, con la strana coppia formata da Julius Randle e Tarik Black deputata a fare il lavoro sporco dalle parti di Andre Drummond.

Come previsto, Ingram riprende da dove aveva lasciato e monopolizza l’attacco nei primi minuti del match: prima risolve con una tripla dall’angolo un’azione farraginosa iniziata – chissà perché non sono sorpreso – da Randle e proseguita da Black, che quantomeno si riscatta scaricando fuori all’ex Blue Devil. Ancora Ingram brucia la retina in arresto dalla lunetta e concede il tris pochi secondi più tardi, trasformando nuovamente dietro la l’arco dei 3 punti uno splendido passaggio schiacciato a terra di D’angelo Russell. 10-4 Lakers e timeout per un Van Gundy già imbufalito per l’avvio troppo morbido dei suoi ragazzi.

Dopo il t.o. Detroit trova un paio di canestri ravvicinati, grazie alla pochezza difensiva della frontline gialloviola, ma ci pensano Nick Young, con due apprezzabili conclusioni dalla media e Randle in penetrazione, a mantenere le distanze sul 18-11, prima che Young prima – fallo ingenuo su Caldwell Pope che si alza da 3 – e Russell poi – doppio palleggio che nemmeno in “propaganda” – consentano ai padroni di casa di restare in scia senza nemmeno faticare.

Ingram si vede fischiare due falli discutibili – uno dubbio, il secondo inesistente – nei primi sette minuti, complicando una partita che per lui era iniziata nel migliore dei modi. Lo rileva Deng, che al primo pallone toccato la mette da 3, dimostrando di non accusare più del dovuto la retrocessione in 2nd unit. Con Deng fa il suo ingresso la nemesi dei Lakers, quel Tobias Harris che già nella “partita d’andata” aveva fatto malissimo e anche quando vestiva la maglia dei Magic, ha sempre dimostrato di non avere troppo in simpatia il purple and gold. Deng vuole subito smentirmi e al secondo tentativo da 3 confeziona un cross a centroarea che non trova nessuno all’appuntamento di testa, non fosse altro che per il fatto che sarebbe più utile in un altro sport.

Con l’anglo sudanese sono entrati anche Zubac, Clarkson e Nance Jr., in luogo di Randle, Black e D’Angelo. Il numero 1 va al primo riposo senza aver effettuato nemmeno un tiro dal campo e se non fosse per i colloqui avuti con Magic, penseremmo ad un suo sciopero contro qualcuno o qualcosa; in realtà, Dlo sta provando a mettersi al servizio dei compagni, ma non essendo abituato a farlo e dovendo forzare la propria natura, rischia di eccedere dalla parte opposta.

KCP – l’acronimo di Caldwell Pope, negli anni ’80 avrebbe potuto passare dei guai per la somiglianza con la famigerata sigla con cui era conosciuta l’Unione Sovietica, popolare il giusto nella nazione fondata (anche) da George Washington – fa notare alla difesa Lakers i suoi miglioramenti dalla lunga distanza (dal 31 della scorsa stagione al 39 di quella in corso) e riporta i Pistons a contatto sul finire del primo quarto. Dopo 12 minuti, parità a quota 25.

I primi minuti della seconda frazione di gioco scivolano via senza grandi sussulti, Detroit deve ancora inserire la terza e nonostante questo è tranquillamente in partita e per questo deve ringraziare la pochezza dei ragazzi di Walton: dopo 15 minuti sono già 11 le turnover, una quota accettabile solo se la si raggiungesse ad inizio quarto periodo, anziché nel secondo. L’assenza di degni trattatori di palla si conferma una delle contraddizioni con le quali questa squadra dovrà continuare a convivere, almeno per quest’anno.

Un bel semi-gancio di Zubac consente ad L.A. di tornare a -3, sul 37-40, dopo che Stanley Johnson, Harris e perfino l’ex scaldapanchina degli Spurs Aron Baynes, avevano firmato il primo strappo da parte della panchina dei Pistons. Il gap torna ad ampliarsi fino a 9 punti, cosi è una benedizione il ritorno di Dlo e Ingram, che in coppia confezionano subito una schiacciata direttamente dalla rimessa, approfittando di una colossale dormita della difesa di casa.

La second unit più prolifica della Lega e degli ultimi 30 anni – a oltre 50 punti di media – è anche una fuoriclasse assoluta nell’incassare parziali e fermare la palla, ma questo è un altro discorso, ormai trito e ritrito. Russell prende il primo tiro della sua gara a 4′ dalla fine del secondo quarto e lo realizza, replicando un minuto più tardi dalla stessa posizione, ma con minore fortuna. Rimarranno gli unici tentativi dal campo della sua serata e sarebbe riduttivo dare la responsabilità a Magic, che l’ha spronato a diventare più uomo squadra ed occuparsi di altri aspetti del gioco, che non siano necessariamente mettere punti a tabellone. Il ragazzo deve aver capito cazzo – scusate la volgarità, ma è una citazione tratta da un celebre film – invece di cazzuola, perché il signor Earvin Johnson è stato il giocatore più altruista e geniale della storia della pallacanestro, senza mai aver avuto bisogno di ridursi a due tiri morti dal sonno in una partita intera. Pensare diversamente non significa smettere di pensare, giocare di squadra non equivale a smettere di rappresentare un pericolo per la difesa avversaria, costringendo i compagni a fare a meno del proprio fatturato offensivo. Se n’è parlato spesso nel podcast e anche nei recap, ma approfondiremo in un “focus on” in futuro: lo step up che D’Angelo deve compiere è soprattutto mentale e finché non lo farà, il dubbio di aver commesso una stupidaggine a sceglierlo alla seconda assoluta, in un draft cosi ricco di talento, non si dissolverà.

Il suo amico-nemico-amico Nick Young, al contrario, tira tutto quel che vede, raramente in ritmo, ed i risultati sono tutto tranne che incoraggianti (dalle mani di Swaggy parte anche un airball imbarazzante). Brandon Ingram illustra a Dlo cosa significa giocare intelligentemente: dopo essersi preso le proprie responsabilità ed i suoi tiri, serve un Picasso a Black, che ringrazia e posterizza Leuer per il nuovo -7, sul 43-50.

Tarik Black #28, Los Angeles Lakers at Detroit Pistons
Tarik Black #28, Los Angeles Lakers at Detroit Pistons (Photo by Brian Sevald/NBAE via Getty Images)

Ingram deve crescere fisicamente, tantissimo, ma quanto ad Iq e qualità di scelte ed esecuzione, è già nei top50 NBA oggi, anzi ieri. Russell farebbe bene a munirsi di carta e penna e prendere appunti, magari consigliando al compagno il numero di un bravo personal trainer (facciamo molto bravo).

Drummond, piuttosto silente fino a quel momento, si prende la scena a fine primo tempo, mangiando in testa ai lunghi lacustri e segnando un paio di canestri che consentono a Detroit di toccare il massimo vantaggio di serata, 56-46. Il quarto si conclude con i liberi di Randle e una schiacciata in tap-in di Nance Jr. a soli due secondi dall’half-time, che fissano il punteggio sul 56-50 dopo due quarti di gioco.

Anche dopo l’intervallo Russell si presenta in versione “obiettore” ma fine passatore e Black si conferma il terminale più affidabile, sfruttando un altro cioccolatino firmato Dlo. Reggie Jackson è in pantofole ed i soli 8 punti e 5 tiri dal campo coi quali chiuderà la sua serata, ne sono la prova. A lui Magic non ha detto niente, e nemmeno Isiah Thomas presente a bordo campo: più semplicemente RJ trova poco stimolante l’avversario e anziché intestardirsi nelle sue classiche iso, predilige il mandare a canestro Leuer nel deserto del pitturato Lakers, dove poco più tardi Drummond si esibisce in un pregevole “gancione” alla Kareem, non esattamente suo marchio di fabbrica. Black tenta di posterizzare per la seconda volta Leuer ma stavolta rimedia solo una figuraccia, stampandosi penosamente sul ferro come un Mozgov qualunque.

Timofey Mozgov #20, Los Angeles Lakers at Detroit Pistons
Timofey Mozgov #20, Los Angeles Lakers at Detroit Pistons (Photo by Chris Schwegler/NBAE via Getty Images)

Giusto, Mozgov: Timo è ben saldo nella cuccia di Walton, come si dice in gergo (celebre quella di Pop, dove a turno Malik Rose, Stephen Jackson, l’esilarante Matt Bonner e talvolta pure Ginobili e Parker, trovavano cittadinanza) e promette di rimanerci ancora per parecchio tempo, se non cambierà linguaggio del corpo quando tornerà ad avere una reale chance di scendere sul parquet o non peggioreranno sensibilmente le prestazioni del “Bufalo” Black o di Zu. Proprio Tarik fa concorrenza al noto programma televisivo “malattie imbarazzanti” con il suo nuovo format, “giocate imbarazzanti” e sfodera un semigancio che neppure sfiora il ferro, casomai qualche spettatore attardatosi al bar durante l’intervallo si fosse perso il suo blooper sul tentativo di schiacciata.

Morris colpisce da 3 e spinge i Lakers fino al -13, e visto che Russell è al centro del gioco come il peggior Carlos Bacca, tocca ad Ingram tornare al lavoro e mettere a segno un fade away di Kobiana memoria (12 punti con 5/6 al tiro, nella sin qui perfetta gara della radiografia di Tracy McGrady o Kevin Durant, a vostra scelta) che ha l’illusione di spezzare il ritmo ai Pistons e fermare la mareggiata.

Niente da fare. Dal lampo di Ingram, parte il nuovo parziale – di fatto quello decisivo – di Jackson e compagni: il 15-5 chiuso dal libero del fallo tecnico fischiato a Walton – per mano della signora Lauren Holtkamp, che non deve aver gradito le parole dello “Steve Sanders di El Segundo”-, sancisce il +21 Pistons e l’inizio di un garbage time allungato di oltre 15 minuti. Ancora Leuer, Drummond ed il solito Harris da 3, chiudono la pratica contro una squadra inerte, incapace di reagire, sia coi titolari che con gli elementi della tanto, forse troppo decantata panchina. Drummond fissa il risultato finale del terzo quarto sul 92-70 ed il malcapitato spettatore gialloviola si domanda come ca…volo potrà resistere altri 12 minuti di tortura ad assistere a tale scempio.

La presenza di Huertas ad inizio quarto quarto, induce costui a valutare la possibilità di terminare la propria esistenza, più che la visione di una partita che ormai non ha più nulla da dire da parecchi minuti.

Seguono momenti di antibasket di livello assoluto, sublimati da una bordata di Marcelinho contro l’angolo del tabellone, alla ricerca di un passaggio fuori equilibrio che sarebbe stato complicato per Jason Kidd giovane, figuriamoci per lui. Detroit raggiunge anche il +28, ma alla fine molla la presa e si accontenta del ventello d’ordinanza, già inferto ai Lakers un anno fa. Finisce con Leuer superstar del 4° quarto – tutto dire,per lui i punti saranno 20 – e la contemporanea presenza di “BradPitt” Marjanovich, Marcelo Huertas, Baynes e Calderon sul parquet, un cast da fare invidia al più spaventoso film dell’orrore. 121-102 è il risultato finale, gli ultimi due minuti ci regalano un’interferenza di “Marjano”, un elegante Jumper dai 6 metri di Zubac e un’azione clownesca di Marcelinho, con finta e controfinta che non inganna nè impaurisce nessuno ed il tiro scoccato che non va nemmeno vicino ad entrare a canestro.

Drummond ha dominato il match statisticamente (24+17 rimbalzi in soli 28 minuti d’impiego), pur giocando seriamente si e no 15 minuti. Fa riflettere che uno dei peggiori liberisti di sempre non sia mai, ripeto mai, stato mandato in lunetta in tutto l’incontro: è da questi dettagli che comprendi quanto lavoro resti ancora da svolgere al coaching staff dei Lakers, sicuramente non eccelsi dal punto di vista tecnico ma quel che è peggio, avvilenti sul piano mentale e della “garra”: quella o ce l’hai o non puoi allenarla.

Harris ne mette 19 e Morris 14, mentre dall’altra parte si segnalano Williams e Randle migliori marcatori a quota 17 (34 punti che non hanno inciso di una virgola sul match), un positivo Ingram da 15 punti e 3 su 4 nelle triple ed un Black vicino alla doppia doppia con 8+10.

Male Clarkson e Young (6/19 complessivo al tiro), malissimo Deng con 3 punti e solo 1 su 5, uscendo dalla panchina.

Box Score ESPN

La strada da qui a metà aprile è ancora lunghissima, per fortuna sta sopraggiungendo l’All Star Weekend, che solitamente attendo con la stessa esaltazione con la quale accolgo la settimana di sosta per le Nazionali di calcio, ma in questo caso farò un’eccezione: una settimana di pausa da questi Los Angeles Fakers senza capo nè coda, purtroppo e amaramente anche a (mia) sorpresa, potrà fare solo bene. Non a loro, che torneranno (sich)  gli stessi di oggi, ma al sottoscritto che per qualche giorno non dovrà sottoporsi a questo genere di spettacoli trash applicati al basket.

Full Highlights

Jaywill_22 aka Marco Brignoli

Game Preview

Dopo l’utile allenamento sostenuto al Madison Square Garden, i Lakers torneranno sul parquet stanotte, ore 1.30 a.m., per provare – o fingere di – a dare continuità alla vittoria esterna ottenuta in casa dei derelitti Knicks, senza offesa per qualunque derelitto fosse impegnato nella lettura.

D'Angelo Russell #1, Detroit Pistons at Los Angeles Lakers
D’Angelo Russell #1, Detroit Pistons at Los Angeles Lakers (Photo by Andrew D. Bernstein/NBAE via Getty Images)

Coach Walton potrà contare sul roster a ranghi completi, c’è molta curiosità sull’impiego di Mozgov: contro uno dei centri più dominanti e corpulenti delle Lega, Walton costringerà il centro russo al secondo dnp consecutivo o ne rilancerà le azioni, al momento sprofondante a livelli di Mps? In caso di nuova bocciatura, toccherà al giovane Zubac opporsi all'”uomo nero” – nessun riferimento al colore della pelle, eh – from Connecticut, al momento secondo rimbalzista NBA (13.7 a partita) e terzo marcatore della squadra (14.6 punti a gara), a dispetto del solito deludente dato dalla lunetta (43%) e la miseria di 1.2 stoppate di media, la 23° performance assoluta.

Compito arduo per Zu – ma anche per Timo, nel caso -, ma la crescita dell’ex Mega Leks deve passare forzatamente da test probanti come questo, soprattutto considerando che per i Lakers il risultato passa in secondo o terzo piano, da qui a fine stagione.

Al contrario, Detroit è impegnata in un testa a testa con i Charlotte Hornets per l’ottava piazza ad Est – 24-28 ex equo, a sole due partite dai Chicago Bulls settimi, ma tallonate ad altrettante gare di distanza (2) da Milwaukee, i caldissimi Miami Heat e i Knicks in caduta libera – e non può permettersi passi falsi con una formazione senza pretese come quella gialloviola, soprattutto se si considera che da inizio 2017 i Pistons hanno vinto 6 delle 8 gare disputate al Palace e sono reduci da 3 w nelle ultime 4, apparsi in netta ripresa dal ritorno in squadra di Caldwell Pope.

Il conto dei precedenti tuttavia, è decisamente favorevole ad L.A., nonostante negli ultimi due confronti abbiano prevalso i Pistons (il back to back di w mancava loro dal lontano 2008): in questa stagione in particolare, Reggie Jackson & c hanno espugnato lo Staples (Qui il Recap della gara) solo nel finale, grazie alla tripla dall’angolo di Tobias Harris, lasciato colpevolmente solo dalla difesa angelena e stanotte contano di ripetersi.

Toccherà a D’Angelo Russell nelle nuove vesti di rifinitore e al caldissimo Lou Williams provare a rovinare i piani di Svg. E se dovesse finire in rissa, no fear, Ron Artest is here.

Oggi si chiama Metta, è più vecchio e saggio ed è ormai all’ultimo ballo, ma con uno come lui mai dire mai. Quando l’assassino – o la vittima? – torna sul luogo del delitto, non puoi mai sapere come andrà a finire. Per scoprirlo, già lo sapete: live sui social e su B9H.

Jaywill_22

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49 thoughts on “Game Recap #55 Los Angeles Lakers @ Detroit Pistons 102-121

    1. Difficile a dirsi, sono state tante negli ultimi due mesi le partite alla Byrone. Mozgov è un caso aperto, 16 milioni che non mettono piede in campo. E i 18 di Deng in panca. Bella Mitch…

      1. Però su Deng recrimino meno, perché ha uno status nella Lega diverso da Mozzy e dalle sue dichiarazioni è evidente che i $$$ sono stati il prezzo da pagare per fargli accettare i Lakers, il record ed il ruolo di chioccia. Il russo invece pare non capisca il perché sta in panca, poi rimpiange l’Ohio…

        1. Deng, se non ricordo male, era in trattativa stretta con Minnie per molto meno di quanto ha ricevuto dai Lakers ed era stato contattato dai Jazz, Rockets e Pacers. Erano gli inizi del periodo FA. Il FO Lakers pensando che sarebbe stato un mercato al rialzo in termini di contratti e nel timore di non riuscire a prendere nessun buon role player, hanno gli hanno messo sul piatto un contratto da “non poter rifiutare”. Con Mozgov hanno replicato. Il bello è che il mercato poi ha avuto un andamento in termini di valore contratti in generale molto contenuto rispetto a quello che i Lakers hanno sborsato. Aldilà del prezzo/anno che lo puoi anche rischiare per un periodo breve, magari non garantendo gli anni contrattuali successivi, quello che è stato il maggior rischio che si sono assunti è sulla durata del contratto (4 anni e pure garantiti!!) senza i problemi sia in prospettiva di cap che di tradabilitá del giocatore/i.
          Chi ha deciso? Mitch o Jim? Entrambi? E andare a prendere ripetizioni da mr “the bank) Ainge???!!!

  1. ormai è diventato matematico, randle = non gioco per i Lakers, con il suo ritorno in campo con un minutaggio elevato è tornato il caos. male anche young che nelle ultime partite sta tornando lo sparatutto che è sempre stato in carriera

    1. Fuori dal cazzo anche Young anche per lui 4 anni di troppo, la natura non cambia, puoi provarci ma poi quello che sei prende sempre il sopravvento. Via con Lou le due onde che spero di non rivedere mai più dal 23 febbraio

      1. Roby, perchè vuoi farti del male? Nick e Lou finiscono la stagione al 99%, da quest’estate vedremo (per Lou, NIck sono quasi certo che non verrà confermato anche perchè altrove percepirebbe di più ed è venuto il momento di monetizzare per lui)

  2. gia’, non avevo calcolato che non giocavamo a la e quindi niente back 9 hours, vedo che e’ gia’ finita e abbiamo pure perso discretamente… Mi pare di capire che Randle ormai non serve piu’ a nulla… mandarlo via allora….!!

  3. Sconfitta sconfortante, non per il risultato ma per lo sviluppo dei giovani che sta andando dove non deve andare.. Cedere Randle entro il 23 mentre D-Lo se è questo non lo voglio manco vedere

    1. Grande amico di Magic Isaiah..bellissimi ricordi,ce le siamo date di brutto contro di loro.Ricordo un terzo quarto nelle finali dell’88 .Ascolta Isaiah e impara,sta parlando bene di Magic

  4. Meno sei all’intervallo,vorrei arrivare a giocarmela nell’ultimo periodo per far acquisisre esperienza ai ragazzi.Ora la parte interessante della serata,la celebrazione di Thomas

        1. Te l’ha spiegato anche Jay la sua evoluzione.Se non capisci e’ un tuo problema.Non iniziare come con Lou per favore.Commenta senza scrivere le stesse cose,si chiama fare il troll.Grazie.La redazione

  5. Fa bene a Luke a lamentarsi coi grigi per il trattamento riservato a Brandon.Stoppata pulita che gli costa un secondo fallo assurdo.Questo test e’ gia’ piu’ attendibile,per ora bene i giovani

  6. Stessi 5 di ny, interessante Black vs Drummond.. ce la farà il nostro bufalo a reggere l’impatto fisico? Nel caso la risposta fosse si, per timo si prevede un’altra giornata di ruzzle dalla panchina

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