#NBAAllStar All-Star Saturday Night

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Come ogni anno il Sabato è il giorno dello spettacolo: l’NBA mostra il suo lato più goliardico, abbinando a competizioni
reali come il Three-Point Contest esibizioni di abilità come lo Skills Challenge, per concludere la serata in bellezza col classico Slam Dunk Contest.

Lo Smoothie King Center non è ancora pieno quando inizia la presentazione dei partecipanti allo Skills Challenge, primo evento in programma. Il challenge consiste nel far passare la palla a spicchi in un cerchio – per testare l’abilità e la precisione nel passaggio “al petto”, come si usa dire in gergo -, segue uno slalom tra i birilli, un coast-to-coast al ferro e si chiude con l’ultima frazione, dove bisogna segnare una tripla nel minor tempo possibile. Dall’anno scorso è stata introdotta la divisione tra “lunghi” e “piccoli”, con i vincenti che si contenderanno la vittoria finale (nel 2016 Towns si impose su Thomas). Tutto sommato nulla di entusiasmante, eccetto vedere all’opera atleti superiori ai due metri e dieci, esibirsi in palleggio e range di tiro che poco hanno da invidiare ai colleghi esterni.

Skills Challenge
Skills Challenge (NBA.com)

La finale è un discorso tra The UnicornKristaps Porzingis – e la stella degli Utah Jazz, Gordon Hayward. Il pronostico sembra a favore del mormone, ma grazie alla tripla messa a segno al primo tentativo, il trofeo finisce nelle mani del lettone.

Il secondo evento in programma è indubbiamente il più atteso, poiché i partecipanti al Three-Point Contest, ad eccezione di Steph Curry, sono i migliori tiratori della Lega.

Three-Point Contest
Three-Point Contest (NBA.com)

Sfida nella sfida come nelle scorse NBA Finals, un Klay vs Kyrie che da solo vale il prezzo del biglietto e lo sforzo del rimanere alzati nonostante l’ora. I due appaiono i veri favoriti della gara, ma i pronostici sono fatti per essere smentiti e solo Uncle Drew trova spazio in finale. A fargli compagnia, un po’ a sorpresa, sono Kemba Walker ed il caldissimo Eric Gordon, autore della migliore performance della serata con 25 punti nel first round. Il “nostro” Nick Young non sfigura ed arriva ad un solo punto di distanza da giocarsi l’accesso alla finale a quota 18, alla pari con il grande deluso della serata – Kt -, a dispetto dei 19 totalizzati da Walker.

La finale è equilibrata, Gordon ed Irving realizzano 20 punti a testa ed occorre uno spareggio per decretare il vincitore. Eric tira per secondo e questo si rivela un vantaggio, che il potenziale sesto uomo dell’anno capitalizza al meglio, sfruttando il tempo con intelligenza ed elevando il rendimento quando i palloni valgono il doppio. Per Kyrie non c’è scampo, la vittoria del contest va ad Eric Gordon.

La parte migliore della serata arriva poco dopo, quando la crew della TNT inscena una gara da tre punti coinvolgendo spettatori, atleti e celebrità presenti, tra cui Candace Parker, giocatrice delle Los Angeles Sparks, e James Harden. Per arrivare alla somma da destinare – 500.000 dollari – alla Sager Strong Foundation occorre un canestro da metà campo. “Casualmente” tra gli spettatori siede Steph Curry, che – memore delle scorse NBA Finals? – fallisce prima uno dopo l’altro ben 10 tentativi.

Shaq soccorre il figlio di Dell, sollevando il nipote del compianto Craig Sager, che realizza il canestro necessario salvando l’happy ending e commuovendo gran parte degli spettatori.

L’evento conclusivo è l’attesissimo Slam Dunk Contest. Aaron Gordon – reduce dalla discussa beffa in finale nella passata edizione, fu lui il vincitore morale della competizione, come giustamente ricorda ai microfoni di Sky Sport Alessandro Mamoli – è pronto a prendersi il proscenio, con DeAndre Jordan, Glenn Robinson III e Derrick Jones Jr. chiamati a fermarlo ma apparentemente condannati a un ruolo da sparring partners.

La noia regna sovrana, qualche buona idea ma nulla di davvero eccezionale.  DeAndre Jordan coinvolge DJ Khaled (da non confondersi con il nostro Caleb)…

…mentre Aaron Gordon viene assistito da un drone, con risultati a dir poco imbarazzanti. Per la cronaca, a vincere è Glenn Robinson III che non produce nulla di impressionante ma ha il merito di essere il più regolare, aprendo e chiudendo con due belle schiacciate premiate giustamente con 50 punti ciascuna. Lo sconfitto all’atto conclusivo è Derrick Jones jr, che parte bene nella prima fase ma si incarta nei due tentativi conclusivi, pur denotando doti atletiche non comuni. Gordon, al pari di Klay Thompson, esce con le ossa rotte, mancando l’accesso alla finale e tradendo le grandissime attese della vigilia.

Il figlio di Big Dog solleva il trofeo nonostante il ruolo di underdog, al quale tuttavia ha ormai fatto l’abitudine (a volte non è cosi semplice la vita del figlio d’arte), come chiarirà ai microfoni della Tnt.

Tutto molto bello, tutti felici, baci abbracci e arrivederci all’anno prossimo. Sperando con uno spettacolo complessivamente migliore.

Domani atto conclusivo con la partita delle stelle. E poi testa e cuore sulla fine della stagione e ai Playoff.

Roby

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