Game #78 Recap : Los Angeles Lakers @ San Antonio Spurs 102-95

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Recap:

i Lakers si presentano all’At&t center con una novità, rispetto alle previsioni della vigilia: D’Angelo Russell in borghese, con un ginocchio tornato a dolergli per opera dello Spirito Santo, o più probabilmente di una volpe che ha avuto la brillante idea di mettere a riposo uno dei giocatori più pericolosi del roster gialloviola, solamente a 4-5 partite dal termine. Parlo di volpe, perchè altrove hanno effettuato questo tipo di scelte in maniera più coerente e radicale, ma soprattutto nei tempi “corretti”. Mettere a sedere Dlo oggi, a buoi scappati dalla stalla, dà per l’ennesima volta l’idea della disorganizzazione e del pressapochismo che alberga ad El Segundo, pur con una nuova dirigenza ed un nuovo managment, che tuttavia dovrà entrare alla svelta nei meccanismi NBA ed evitare queste palesi dimostrazioni di semi-dilettantismo applicato alla pallacanestro. Se tanking doveva essere, andava fatto bene e fino in fondo, soprattutto trattandosi dell’unica franchigia che non entrando tra le prime tre della prossima lottery, sapeva perfettamente di dover salutare la preziosa top3 pick. E invece fa specie che siano stati più svegli e “aguzzi” a Phoenix, dove perdere una partita in più o in meno, significherebbe perdere una posizione o due nel caso peggiore, rimanendo comunque in quell’area calda delle prime 5 scelte del draft (le quali, bene o male, si equivalgono).

Il sollievo che ne esce, al termine della “strana” partita di San Antonio, è dovuto alla fine delle sofferenze, per i tifosi dei Los Angeles Lakers, una volta abituati a penare per le finali di conference o NBA e oggi ridotti sadomasochisticamente a tifare per le sconfitte della propria squadra, per preservare un diritto di scelta messo in dubbio da operazioni suicide del passato managment, impersonato nella (losca) figura del dimissionato Gm Mitch Kupchack.

E la consolazione, con Orlando a 4 vittorie di distanza e i lacustri con sole 4 partite ancora da disputare – no, a 6 vittorie di fila per concludere la stagione, credo come all’anello degli Atlanta Hawks, non scherziamo -, è che per la prima volta nel 2017, noi tifosi potremo assistere ai match dei Lakers tifando per i colori che amiamo da sempre. Vincere (con almeno una sconfitta, da qui a fine stagione, ribadisco, a meno che Orlando ne vinca una e ci tolga il pensiero) torna una priorità, e se questo non fosse un mondo ipocrita, i Lakers potrebbero tornare a schierare Zubac, Russell, Mozgov, Deng e Young, essendo caduti i presupposti per riempire l’infermeria di giocatori sani.

Terminato il preambolo – o dovrei dire epitaffio? -, lungo ma doveroso, concentriamoci su questo Spurs-Lakers di fine stagione.

Walton presenta Ennis, nello starting five, con Clarkson guardia e Ingram ala piccola, Nance e Randle a “governare” il pitturato. Coach Popovich risponde coi titolari, nascondendo sotto le divise da gara e le basket shoes dei suoi ragazzi, camicie hawaiane, infradito e costumi da bagno: Simmons, Parker, Deadmon, Leonard e Aldridge sono i prescelti alla palla a due.

La “vernice” degli Spurs ricorda quella delle selezione della Western conference all’ASG e già dai primi minuti fioccano rimbalzi offensivi per la frontline gialloviola, con Nance che segna indisturbato i suoi primi 4 punti con Deadmon e Aldridge ad osservare la morbidezza dei polpastrelli del figlio di Larry, quando la distanza da canestro è inferiore ai 3 metri.

SAN ANTONIO, TX – APRIL 5: Larry Nance Jr. #7 of the Los Angeles Lakers goes to the basket against the San Antonio Spurs on April 5, 2017 at the AT&T Center in San Antonio, Texas. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, user is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. Mandatory Copyright Notice: Copyright 2017 NBAE (Photos by Mark Sobhani/NBAE via Getty Images)

Ingram stoppa Leonard e sul contropiede successivo potrebbe ricevere per la più semplice delle schiacciate, ma Ennis decide di dare un tono realistico alla gara, servendo Randle a rimorchio, che da par suo si intestardisce in una delle sue “caprate” – neologismo che riassume il mix tra “giocate” e “capra”, chi ci segue sa di cosa e di chi parliamo –  a testa bassa, cosi lo spettatore può stare sereno e riconoscere i  Lakers di sempre.

Aldridge e Leonard si iscrivono alla partita, ma quando Ennis segna la tripla del 14-10, Pop ne ha già abbastanza – o finge di averne, sarebbe meglio dire – e chiama il primo timeout dell’incontro. Al rientro sul parquet, fa il suo ingresso il Paella Gasol, che immediatamente illumina la scena servendo con un assist al bacio Kyle Anderson per la “rovesciata” del -2. Il problema dell’ex Ucla è che dall’altra parte viene accoppiato con Ingram, che approfittando della situazione, punisce con lo svitamento ed il secondo “and-one” della sua gara, quando mancano ancora 5 minuti sul cronometro del primo periodo. Gasol vede purple and gold e di colpo torna Gasoft, si fa stoppare inopinatamente da Nance e voila, va in contropiede Clarkson e il tabellone recita già un sorprendente 21-12 L.A., frutto di un 10-2 di parziale negli ultimi 120 secondi di gioco. Randle segna il jumper da fuori e Ingram conferma i progressi effettuati negli ultimi tempi, soprattutto dal punto di vista fisico e nel reggere i contatti: chiede insistentemente palla a Clarkson, la riceve e batte nuovamente in fade away l’avversario diretto, per il vantaggio in doppia cifra angeleno. Solo un paio di mesi fa, avrebbe perso palla o subito un fallo – non fischiato dai grigi -, venendo respinto con perdite, è chiaro che l’ex blue devil stia già iniziando a potenziare il suo fisico e che continuerà a farlo durante la off-season. Sulle doti tecniche nessuno – e ripeto nessuno – ha o avrebbe dovuto avere dubbi. Come conferma il touch down pass da 25 yards dell’azione successiva, con il quale manda a canestro il solissimo JC, rimasto in offside ma non sanzionato dal guardalinee.

Entrano Black, Nwaba e Brewer, ma è Randle a firmare una pregevole giocata offensiva, mandando al bar Gasol e depositando il canestro del 29-14 Lakers.

SAN ANTONIO, TX – APRIL 5: Thomas Robinson #15 of the Los Angeles Lakers goes up for a lay up against the San Antonio Spurs on April 5, 2017 at the AT&T Center in San Antonio, Texas. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, user is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. Mandatory Copyright Notice: Copyright 2017 NBAE (Photos by Mark Sobhani/NBAE via Getty Images)

L’ultimamente ripescato e molto positivo T-Rob mette in mostra doti di ball handling insospettabili e conduce un contropiede alla Lebron, ma l’ottimo servizio per Black viene vanificato dalla stoppata di Gasol, che nulla può sull’iniziativa successiva di Jc, che chiude il primo quarto sul 31-14 per gli ospiti.

Vorremmo dire di essere sorpresi, ma quando una squadra come gli Spurs, già certa di non poter arrivare prima e nemmeno terza, entra sul parquet con quell’atteggiamento da allenamento mattutino, il risultato è esattamente questo. E ancora il meglio deve venire, come canterebbe Luciano Ligabue o scriverebbe – se solo sapesse scrivere – Walter Mazzarri da San Vincenzo: Brewer colpisce dall’arco per il +20 Lakers ad inizio secondo quarto e nel giro di un minuto, David Nwaba colleziona i suoi primi 4 punti della serata, con ciliegina rappresentata dall’alleyoop col quale firma il 38-14 per i suoi.

SAN ANTONIO, TX – APRIL 5: David Nwaba #10 of the Los Angeles Lakers handles the ball against the San Antonio Spurs on April 5, 2017 at the AT&T Center in San Antonio, Texas. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, user is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. Mandatory Copyright Notice: Copyright 2017 NBAE (Photos by Mark Sobhani/NBAE via Getty Images)

+24 Lakers in meno di 14 minuti, break che si estende fino ad un incredibile 27-4 a favore dei ragazzi di capitank Walton, con i tifosi texani che oltre a sprofondare per la vergogna, si dirigerebbero al parcheggio, se solo fossero italiani. Agli americani invece nongliene frega una beata mazza, di una partita come questa: dategli tacos, coca/birra e altri 34 minuti di pallacanestro spazzatura, per la quale hanno profumatamente pagato, e problemi non ce ne saranno. Di cori del tipo “a lavorare, andate a lavorare” nemmeno l’ombra e d’altronde, se non li abbiamo mai sentiti in questi 5 anni a Los Angeles, figurarsi qui dove vincono spesso e fanno i playoff ininterrottamente da 20 anni.

Dal 14-40 siglato da T-Rob, parte la riscossa nero-argento: Bertans sblocca il punteggio dei suoi dopo quasi 6 minuti di astinenza e subito dopo Forbes dalla lunga distanza riporta al -21. Sono rientrati Parker e Leonard e a breve si rivedrà Aldridge, Pop ha compreso che ci può stare una gara giocata al piccolo trotto, ma essere umiliati dalle riserve dei Lakers a domicilio, non è esattamente il massimo per chi a giugno vorrebbe essere ancora in campo e non in vacanza. E quando Parker e Kawhi iniziano a giocare, onestamente non c’è confronto, con i 5 personaggi in maglia Lakers che si trovano dinnanzi in questa serata di inizio aprile: Tp entra finalmente a referto e poco dopo segna col fallo, per il potenziale -16 San Antonio, ma soltanto dopo che il candidato MVP Leonard ha registrato il suo nome nella top 10 della notte, cancellando letteralmente la penetrazione di T-Rob e chiudendo l’azione in bellezza, con il primo canestro dal campo della sua seconda frazione. A rompere l’idillio Spurs ci pensa Ennis, che con due pregevoli iniziative personali rimette 19 punti di distanza tra le due squadre e già a metà secondo periodo tocca la doppia cifra (11 punti e 5/6 al tiro, al momento).

SAN ANTONIO, TX – APRIL 5: Tyler Ennis #11 of the Los Angeles Lakers shoots the ball against the San Antonio Spurs on April 5, 2017 at the AT&T Center in San Antonio, Texas. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, user is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. Mandatory Copyright Notice: Copyright 2017 NBAE (Photos by Mark Sobhani/NBAE via Getty Images)

Walton le tenta tutte per rimettere in equilibrio il match e rispolvera l’ei fu Ron Artest, per la gioia dei nostalgici e di tutti gli scommettitori che avevano puntato su San Antonio. Non trovando nient’altro da raschiare in panca, Luke mette in pre-allerta anche Brian Shaw, salvo ricordarsi che non essendo stato inserito nella lista nel pre-partita, non potrà essere schierato. Peccato, con una Shaw-Ron Redemption avrei potuto morire felice.

In soccorso del coach arriva Julius Tankandle, facendosi fischiare uno sfondamento imbarazzante, che per una volta non fa incazzare ma solo commuovere tutti i tifosi dei Lakers che ancora nutrono una minima speranza nell’utopico sorpasso sui Suns. Speranze sgretolate da Nance, che dall’angolo mette a segno una tripla, un evento più unico che raro. Leonard gli risponde con la stessa moneta – tiro da 3 dall’angolo, ndr – e si esibisce nella circonvenzione d’incapace, rapinando un pallone a Randle in una maniera talmente netta da far vergognare chi su questo numero 30 aveva riposto tante ambizioni, in epoche ormai lontane (tra gli altri il sottoscritto). Gli Spurs tornano a -12 con un tiro dietro l’arco di Mills e la regia indugia su Ingram, intento a mangiarsi le unghie in panchina, anzichè pronto sul cubo del cambio a rientrare, per arrestare la rimonta texana. Che Walton stia cullando l’idea di lasciare seduto anche Brandon, per tutto il resto dell’incontro? Metta Wolrd Peace in campo fino all’half time il sospetto lo fa venire, la conferma l’avremo solo ad inizio terzo quarto. Jc e Randle portano il bottino gialloviola dei primi 24 minuti a quota 53, ma è di Aldridge l’ultimo canestro prima dell’intervallo: 41-53.

La ripresa vede subito in campo Brewer e quel sospetto diventa certezza: Ingram chiuderà il match a soli 8 punti con 3/4 al tiro, ma niente paura, quel che dovevamo vedere, l’abbiamo già visto, in quei primi 9 minuti dominanti messi in mostra dal numero 14. Anche Leonard e Aldridge sono spariti in panchina, ma quantomeno si vede Parker, che con una virata di un’eleganza unica, appoggia a tabella il -10 Spurs. Chiunque segna da 3 per i padroni di casa, da Kyle Anderson a Simmons, ma il divario tra le due compagini rimane fissato intorno ai dieci punti. Parker decide di accelerare i ritmi e complice lo stesso Anderson, ricuce lo strappo fino al -5. I Lakers faticano a lasciare quota 61, ed è Bertans ancora dall’angolo a rimettere in piena corsa San Antonio: 61-59, timeout obbligatorio per la panchina gialloviola. Clarkson rompe con un bel layup una fase di antibasket prolungata che durava da diversi minuti, ma dall’altra parte risponde Gasol con una devastante schiacciata con tiro libero supplementare, degna dei tempi d’oro californiani. Il botta e risposta tra Clarkson e Gasol dalla linea da 3 punti nasconde solo in parte la mediocrità tecnica presente sul parquet, gli errori banali e i mattoni si susseguono, non è un caso che siano solo due i titolari reali impegnati, tra le due contendenti. Randle prova il Td pass alla Ingram-Brady, ma le sue mani sono degne di Tony Romo e la palla si perde a fondo campo. L’attacco nero-argento soffre nuovamente di siccità e tocca ancora a Mills dare un’annaffiata al punteggio, che a due minuti dalla fine della terza frazione recita 67-70 per i californiani. La spingardata di Simmons manca il pareggio e Randle offre tutto il suo peggio e meglio, nel giro di pochi secondi: prima si fa stoppare da “non-salto-un-foglio-A4” David Lee, poi recupera la palla vagante e segna col fallo, ri-allontanando gli Spurs a -6, col tiro libero aggiuntivo. C’è tempo per assistere ad una “bomba” di Ron Ron, Metta World Peace – con relativa esplosione di euforia in quel di Bologna, dintorni di Perugia e di Novi Ligure – e sul 70-76 si entra negli ultimi 12 minuti di partita.

Jonathon Simmons inizia l’ultimo periodo cosi come aveva terminato il terzo, mettendo a segno la tripla del -3. Metta commette fallo offensivo per rianimare i propositi di tanking, denotando un cuore immenso, e gli speroni ne approfittano, raggiungendo la prima parità con la seconda tripla serale di Forbes, a chiudere un parziale di 9-0 a cavallo tra terzo e quarto quarto di gioco.

A Popovich basterebbe far rientrare lo starting five per completare la rimonta e chiudere la partita, 5 minuti giocati seriamente sarebbero più che sufficienti, ma vincere questa partita gli interessa come essere intervistato tra terzo e quarto quarto, e i vari Leonard, Aldridge, Parker rimangono inchiodati al pino.

Tyler Ennis, al contrario, sta disputando la partita della vita e non ha la minima intenzione di sporcarla con una L, che magari al suo club farebbe piacere, ma ad un uomo da marciapiede come lui, servirebbe il giusto: tripla a bersaglio e nuovo vantaggio Lakers.

SAN ANTONIO, TX – APRIL 5: Tyler Ennis #11 of the Los Angeles Lakers shoots the ball against the San Antonio Spurs on April 5, 2017 at the AT&T Center in San Antonio, Texas. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, user is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. Mandatory Copyright Notice: Copyright 2017 NBAE (Photos by Mark Sobhani/NBAE via Getty Images)

Walton lancia un’occhiata al suo fido Clarkson, che un attimo dopo finge un malanno al ginocchio e viene sostituito dal figlio di Bill. Siamo ai mezzucci, si farebbe di tutto per non portarla a casa, peccato che dall’altra parte l’intento sia il medesimo.

Metta capisce che ormai s’ha da giocare e la mette da fuori con eleganza degna del 2010. Ennis e T-Rob continuano ad imperversare, nessuno dei presenti in campo ha la minima intenzione di perderla, anche perchè è tutto da vedere che un Ennis, un Robinson o un Nwaba, facciano parte del roster 2017-18. E’ infatti ancora Ennis, l’Mvp di serata, a siglare la tripla del 91-82, il suo sorriso ci racconta quanto questi personaggi del sottobosco NBA vedano una occasione del genere come una chance irripetibile per mettersi in mostra, in barba al tanking e a tutti quei malcostumi NBA che a seri professionisti non dovrebbero mai riguardare. Soprattutto coloro i quali fanno di un contratto strappato in extremis, la propria fonte di guadagno primaria. Il contropiede Brewer-Nwaba ed il canestro più fallo realizzato da Tarik Black, sentenziano il più classico dei “game, set and match”.

I Lakers vincono a sorpresa a San Antonio, mettono la parola fine alla già indirizzata corsa per l’ultimo posto della Western conference e lo regalano ai prodi Phoenix Suns, sconfitti anche da Golden State e arrivati alla 340° sconfitta consecutiva. Complimenti a loro e a chi in questa Lega consente queste situazioni – Lakers compresi, sia chiaro -, senza mai porsi domande su come si potrebbe porre freno a questo fenomeno che ricorda molto da vicino i pareggi  concordati e le vittorie regalate di fine stagione, nel campionato italiano di calcio.

Il Back to back di triple firmato Bertans, serve solamente a ridurre le dimensioni del vantaggio lacustre, che da -16 si restringe fino al -5 del 95-100 (parziale 13-2) fatto segnare ad 80 secondi dal termine. Per gli Spurs c’è anche la palla del potenziale -2, ma al terzo tentativo il lettone ex Baskonia non trova il fondo della retina e ci pensa Nwaba in tap in schiacciato a scrivere la parola fine. 102-95 Lakers, normalmente si parlerebbe di impresa sportiva, ma di sportivo in questa partita, si è visto solamente l’impegno profuso dalle seconde e terze linee.

Il dato positivo è che mancano solo 4 partite al termine dell’agonia, per fortuna una settimana passa velocemente.

 

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Full Game HL

Boxscore Espn

 

 

 

 

 

 

Preview:

I Lakers tornano in campo nella notte fra mercoledì 5 e giovedì 6 aprile, alle 2.30 ore italiana: saranno di scena all’AT&T Center di San Antonio.
Dovrebbero essere regolarmente della partita Brandon Ingram e probabilmente Tarik Black, mentre saranno fuori Zubac per infortunio e Young, Deng e Mozgov per scelta tecnica; i lacustri sono reduci da un 1-4 nelle ultime 5 partite, con l’unica vittoria  arrivata nel match domenicale contro i rimaneggiatissimi Memphis Grizzlies.
A meno di clamorose sorprese o che Pop non decida di far riposare tutti, magazziniere compreso, la partita di stanotte è – sulla carta – praticamente ingiocabile. Sarà sicuramente fuori Dejounte Murray, per fastidi all’inguine. Non dovrebbe essere della contesa anche Manu Ginobili, che dal pino abbina leadership, passaggi vincenti, zingarate e classe: l’argentino è in forte dubbio per una botta al quadricipite rimediata contro i Grizzlies, nei siti specializzati viene considerato out.
Per quanto riguarda gli Spurs (in back-2-back dopo aver battuto in overtime Memphis nella notte, il record dei texani è 4-1 nelle ultime 5 partite), dovrebbero scendere in campo con il seguente quintetto : Parker- Green- Leonard-Aldridge- Gasol.
I nero-argento sono ottimamente guidati dal leader silenzioso Leonard, miglior marcatore della squadra (25,9 PPG , 32 stanotte contro i Grizzlies) e principale ruba-palloni (1,8 a match): The Klaw ha messo la museruola a più di un big nella stagione in corso (vedi James, recentemente umiliato), dimostrando al contempo di avere gli attributi per prendersi l’ultimo tiro e le responsabilità offensive quando conta. Le altre principali bocche da fuoco della franchigia sono nel frontcourt; i lunghi di Pop sono immarcabili a causa di range e capacità tecniche: Aldridge e Gasol combinano per 30 PPG, 15 rimbalzi e soprattutto risultano i migliori tiratori da 3 della squadra per % : . .538 il catalano e .431 per L-Train. La regia delle operazioni è affidata all’eterno Tony Parker (6,3 APG ), ancora pericoloso nelle incursioni al ferro quando fisico e difese lo permettono. Da shooting guard dovrebbe partire Danny Green (anche lui con contusione forte al quadricipite), uomo dal rendimento altalenante ma in grado di piazzare prestazioni di buon livello contro Portland (18) e Charlotte (16) .

Dalla panca:

Patty Mills garantisce playmaking e tiro da fuori (.417). David Lee, si sta rivelando un’arma preziosa della second unit, per PPG (7,4) e RPG (5,6): in più di un’occasione ha spaccato le partite (Boston, Cleveland, Indiana) e la sua eFG% è di .608. Dedmon, giocando da centro, ha dimostrato di poter sostituire degnamente Gasol sia per attitude difensiva sia in pitturato, dove ha posterizzato l’avversario 63 volte: quando il numero #3 ha segnato 10+ punti, gli Spurs hanno sempre vinto (ben 11 volte in stagione). I progressi dei giovani all’ombra dell’Alamo sono incoraggianti: Jonathon Simmons ha recentemente brillato contro Utah (17 punti); nei 16 incontri in cui ha messo a referto 10+ punti, i nero-argento hanno vinto 14 volte. Il lettone Davis Bertans è una concreta minaccia dal perimetro (40%) ed è giocatore di IQ cestistico raffinato, assolutamente ideale nell’oliato sistema di Popovic; se riuscirà a diventare un miglior facilitatore per i compagni (i mezzi non mancano), gli Spurs potrebbero aver ricavato un altro elemento di grande valore, quantomeno off the bench. Kyle Anderson prosegue gradualmente il suo processo di crescita, cercando di crearsi il suo spazio: non è semplice, visto che – da guardia – la rivalità nel ruolo è pesantissima, ma il prodotto di Ucla è in ascesa costante. L’ex Michigan State Forbes ha visto le luci della ribalta accendersi su di lui nella gara coi Jazz (8 punti, ma soprattutto 20 minuti in campo), mentre il centro Anthony – arrivato a gennaio – ha avuto solo scampoli di partita.

Alcuni dati sugli Spurs, primi della SouthWest Division: non sono l’attacco più esplosivo della lega (12esimi, con 106,1 PPG), ma sono la seconda miglior difesa (98,3 marcature concesse a partita, dietro solo Utah). Stazionano al sesto posto per APG (24), al secondo per stoppate rifilate ai malcapitati avversari (6,0 , subito dietro Golden State) e sono ottavi per eFG% (52,8).

Appuntamento per il prevedibile massacro dell’Alamo, rigorosamente live su back9hours

#Lakers #Lakeshow #Spurs #b9h #NBA #GoSpursGo

 

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52 thoughts on “Game #78 Recap : Los Angeles Lakers @ San Antonio Spurs 102-95

  1. C’è tempo per assistere ad una “bomba” di Ron Ron, Metta World Peace – con relativa esplosione di euforia in quel di Bologna, dintorni di Perugia e di Novi Ligure –

    Ad Ancona sono volate le madonne

  2. Temevo questa vittoria lo dissi a jay, guarda che questi non hanno interesse più a vincere e faranno riposare i big.. o poi noi abbiamo fatto una w senza rusell ingram young deng mozgov.. facendo giocare le riserve delle riserve con metta in campo tantissimo.. come poteva fa walton??? doveva solo togliene uno e giocare in 4 ma non so se se poteva… va così ragazzi dai rinunciamo a questa pick e guardiamo avanti

    1. Mi dispiace per Boston ma alla fine ci azzecchi quasi sempre da quando ci sono io. Avevo preannunciato la vittoria contro i Suns da giorni e anche che se non dovessimo tenere la scelta dovremo farcene una ragione e Magic e Pelinka faranno comunque una buona squadra!Bravo Roby!

    2. Vero, anche se quando ne parlammo la prima volta non avevamo ancora fatto danni e la settimana scorsa eravamo ancora in corsa, prima di battere Memphis. Inoltre, quel cojone di Pop li ha fatti riposare ma solo nel secondo tempo, a questo punto tanto valeva che li presentasse in borghese. Se il nostro o quello dei Suns è tanking, il suo cos’è? Basket scommesse? Imbarazzanti i finali di stagione NBA, o trovano un modo per porvi freno o la credibilità di questo campionato rasenterà quella della serie A di calcio, ribadisco.
      Non ricordo una w a San Antonio che non mi abbia dato la minima sensazione positiva come questa…aldilà della scelta, quella era persa ormai, è proprio il quadro generale. Come se uno ti fa vincere a Tennis perchè lo paghi, che cazzo di gusto c’è?

      1. Si sì e’ assurdo, qualcosa devono proprio inventarsela perché così è uno schifo, però purtroppo succede in tutti i campionati quando non ci sono più obbiettivi. O alzano i premi a seconda delle vittorie o non so, ma nella NBA mi sembra impossibile pagare i giocatori con un fisso e poi bonus a seconda delle vittorie. Menomale che nella NBA esistono i playoff, altrimenti succederebbe come nel calcio che tra l’altro ultimamente la differenza di soldi sta facendo uno schifo pazzesco, Juve in Italia, psg in Francia, Bayern in Germania ecc. campionati senza senso! Poi magari arriva la fortunata ogni tanto che vince, ma puro caso. Mi piace la NBA o la Champions league proprio per questo!li si gioca alla morte fino alla fine!

      2. questo campionato rasenterà quella della serie A di calcio, Lol… quado vinceva mourigno te piaceva immagino
        Come se uno ti fa vincere a Tennis perchè lo paghi.. non è bello smascherare robmar in questo modo…
        Dai a parte gli scherzi era inevitabile non possiamo farci niente ora il problema sono i magic e parlo seriamente, se non vincono più sono cazzi

  3. Ciao a tutti, la vittoria su San Antonio mi porta a fare qualche commento. Il tanking: io ho sempre sostenuto che questa squadra non cercasse di perdere sistematicamente e appoggio tutti i ragazzi per non averlo fatto perché eticamente non è corretto e se nello sport viene a meno questo filo conduttore non è più sport. Quindi sono convinto che la società voglia perdere, penso che Walton sia più o meno sulla stessa linea, ma i giocatori che scendono in campo danno tutto quanto sia nel loro DNA. Quindi al di la di fare stare in panca queli che reputano più forti e far giocare le schiappe delle schiappe non possono fare, non si può dire ai giocatori di scendere in campo per perdere è antisportivo e non può esistere. Phoenix continua a perdere di più semplicemente perché schiera una formazione così scarsa che peggio di così non si può. Il povero Ennis o chiunque sta giocando benino in questo momento deve mettersi in mostra, questo è la sua passione e il suo lavoro, quando gioca non deve neanche pensare lontanamente a perdere per la scelta, non gli si può chiedere questo. La vittoria di stanotte fa ridere, seguo San Antonio e penso che Popovich sia una volpe e siccome si è scottato due anni fa con i Clippers, adesso tiene la mano lontano dal fornello. Aveva raggiunto Golden State dando dimostrazione che la squadra c’è, battendo sia loro che Cleveland, poi giunto lì ha iniziato a tirare il freno a mano, tenere giù questo e quell’altro e minutaggi ridotti ai titolari. E’ evidente che volesse incontrare Houston (ammesso che questa non esca già con Oklahoma) in semifinale e arrivare in finale di conference lasciando prima scornare Golden State e Clippers: quindi adesso a lui non gliene frega asssolutamente niente da qui alla fine, tolto evitare qualunque rischio di infortunio a chi i playoff poi se li deve giocare sul serio e fa giocare le seconde se non le terze linee. Le ultime partite purtroppo sono così, vi sono talvolta risultati inconcepibili, non è che i Lakers siano diventati (purtroppo) dei fenomeni, state tranquilli che se devono incontrare squadre che sono ancora in lotta per qualcosa, la sconfitta è assicurata.

  4. Ancora piu sei..quella merda di Pop se la gioca con le terze linee ed ora e’ durissima..piu sei a dodici dalla fine inerzia tutta nostra grazie alla tripla di un Ron mai domo???

  5. Ottimo..solo +12 a fine primo tempo,a un certo punto attentavamo i trenta punti di vantaggio,una roba pazzesca.Per fortuna Ingram ha i minuti limitati,ora giochera altri otto minuti e addio..poi nel finale senza lui e Russell dovrebbe essere impossibile vincerla.Sono fiducioso nella L

  6. Siamo fantastici, prima roviniamo il tanking e poi rimediamo riposando russell… almeno contro gli spurs era bello vederlo giocare va beh vediamo brandon e poi meno 30 e via

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