La La News: Exit Interview part 2 Pelinka,Walton

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Nel momento in cui Luke Walton firmava il contratto che lo avrebbe legato ai Lakers per i prossimi 4 anni, non avrebbe potuto immaginare quello che sarebbe accaduto nei mesi successivi. Presentato in pompa magna dal Gm Mitch Kupchack e da Jim Buss, il responsabile delle basketball operations, Luke fu indicato come colui che avrebbe riportato i Lakers ai playoff….immediatamente.

Walton è sembrato a molti l’uomo giusto al posto giusto, nel momento giusto. La sua esperienza come vice allenatore di Steve Kerr a Golden State, era il biglietto da visita per convincere free agent di grande calibro a tornare a vestire il giallo-viola, ma soprattuto per far compiere un decisivo salto di qualità ad un core fino a quel momento inespresso. La società gli ha messo a disposizione una squadra per lottare per l’ottava piazza ad ovest, o almeno questo era il programma. Lou Williams era il sesto uomo di extra lusso, mentre per i ruoli di centro e ala piccola vacanti, si è voluto puntare su veterani come Deng e Mozgov, strapagandoli. Gli arrivi di Zubac e sopratutto Ingram chiudevano un roster che, almeno sulla carta, doveva essere guidato da D’Angelo Russell. L’inizio della stagione è stato entusiasmante, con un Nick Young rivitalizzato  che ha vestito i panni dell’uomo in missione, un Mozgov dall’impatto sorprendente nelle prime settimane ed Epic Lou abile nell’entrare a partita in corso e fare spesso la differenza. Solo Deng stentava ad entrare nel sistema e con lui i giovani, che alternavano prestazioni eccellenti ad altre tutt’altro che indimenticabili. Gli infortuni dicembrini di Russell e Young, hanno rappresentato il primo vero scoglio stagionale, portando a 9 sconfitte in fila che hanno minato pesantemente le velleità playoff dei lcaustri. A quel punto, Walton si è trovato una squadra svuotata, coi veterani incapaci di garantire il medesimo impatto, ed i giovani ancora non pronti a prendersi responsabilità. Il fallimento era nell’aria, tanto che Jeanie Buss è stata costretta a smuovere le acque e richiamare una leggenda come Magic Johnson, “travestendolo” inizialmente come proprio consigliere. Il record W/L in picchiata ha fatto propendere per il tanking, ma anche pensare ad una big trade che coinvolgesse una stella “scontenta”, in grado di ridare entusiasmo ad un ambiente deluso. E proprio nell’ultima settimana di mercato è successo l’imprevisto che ha indotto Jeanie ad anticipare la rivoluzione già prevista per l’estate. Magic non venne informato di una trade in dirittura di arrivo per portare Dmc ai Lakers, ma fortunatamente il prezzo chiesto da Divac fu giudicato troppo alto e la trattativa non andò a buon fine, come tutti ricorderete.

Per Magic la misura è colma e dopo un colloquio con il proprio “consigliere”,  Jeanie decide di esautorare Mitch e Jim. Da quel momento la direzione societaria viene stravolta: fuori i veterani e spazio allo young core, sia per sviluppare e far maturare i giovani, ma anche per mettere in mostra potenziali asset di una campagna estiva molto delicata. Walton finisce cosi per allenare praticamente solo i giovani, salvo il neo acquisto da Houston Corey Brewer, arrivato in cambio di Lou Williams e la pick 28 del prossimo draft. Il record ne risente, ma non come tutti speravano. Walton prova in tutti i modi a perdere con quintetti pazzi e male assemblati, ma alla fine i Suns finiscono davanti ai Lakers nel famigerato campionato del tanking, dove conta perdere una partita in più anzichè vincerla, per scegliere meglio  al draft (nel caso dei Lakers, c’è anche il rischio di non scegliere per niente in lotteria, ma anche questa è cosa ormai arcinota).

Clarkson, Randle e Russell offrono performance convincenti a stagione compromessa, risultando doppiamente dannosi agli interessi della franchigia. Ingram continua la sua crescita esponenziale, mentre dalle retrovie si mette in luce anche il soprendente Nwaba, raccattato dalla D-League. Walton ha vissuto una stagione particolare, ingiudicabile per certi versi. Poteva fare di più, ma in queste condizioni sarebbe stato difficile anche per allenatori molto più esperti di lui, imprimere una svolta alla franchigia.

Le sue parole a fine stagione sono improntate alla positività, il compito che che gli è stato assegnato, in fin dei conti l’ha svolto. Lo sviluppo del core dipenderà da un’estate di intenso lavoro, e chi rimarrà dovrà fare uno step ulteriore per meritarsi la maglia che indossa

 

A sostituire la vecchia dirigenza è dunque stato Magic, a dirigere le basketball operations, scegliendo come proprio braccio destro il già a noi noto Rob Pelinka. Avvocato di grido negli States, Pelinka è l’agente di giocatori come Harden, Ariza e soprattutto del grande ex Laker Kobe Bryant, Pelinka è entrato nell’organizzazione, con un messaggio molto chiaro: i Lakers devono tornare a vincere. Per farlo, serviranno atleti che pensino più a lavorare sul campo che a farsi attirare dalle luci “splendenti” di una metropoli tentacolare come Los Angeles. Il suo incarico consisterà nel riportare i Lakers dove meritano e per far questo, lo attende un’estate ricca di impegni, a partire dalla lotteria di metà maggio, passando per il draft ed una decisiva free agency come chiusira del cerchio. La propietà è stata chiara, bisogna riportare una stella a Los Angeles.

 

Pelinka è stato quindi incaricato di cambiare il volto della squadra da subito, un’operazione complessa a causa dei folli contratti firmati dalla vecchia dirigenza e condizionata terribilmente da una pick che potrebbe cambiare la storia radicalmente. Ball, Paul George e Griffin sono i nomi più in voga, sarà un’estate torrida. Da vivere insieme, giorno per giorno

 

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