Focus On… D’Angelo Russell

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Dalla Florida all’Ohio, sempre via (dal) Kentucky ; gli anni di HS e College di #DLoading

Appassionato di basket fin da piccolo, grazie al padre Antonio (da lui visto più come un fratello e un amico che come padre), inizia la sua carriera alla Central High School di Louisville. Per contrasti con un’insegnante in seguito ad alcune bravate, viene costretto a saltare un’importante partita contro una scuola rivale; decide cosi di trasferirsi alla Montverde Academy in Florida, dove l’obiettivo è quello di maturare come ragazzo e soprattutto come giocatore di basket.

L’inizio non è facile, visto che da sophomore fatica moltissimo e coach Boyle gli concede solo pochissimi minuti nelle partite contro le top 3 HS rivali. Boyle insiste sul fatto che il giovanotto abbia talento ma vada disciplinato tatticamente, ma nei due anni successivi D’Angelo sale di livello e trascina a suon di prestazioni (con) vincenti la scuola, che si impone entrambe le volte nel torneo regionale. Affinando le doti di passatore e da scorer, partecipa a prestigiosi tornei nazionali, quali Adidas Nations e Nike Global Challenge (junior), più il McDonald’s All American e il Jordan Classic (anno da senior). Nell’ultimo anno gioca al fianco di Ben Simmons e chiude con 19,3 punti, 4,7 APG e 3,6 rimbalzi.

 

Nonostante sia nativo di Louisville, non cede alle lusinghe del prestigiosissimo ateneo locale e neanche a quelle di coach Cal, che lo vorrebbe a Kentucky; la scelta del nostro si concentra su Ohio State, dove sono usciti negli anni tale “Hondo” Havlicek, Lucas, Hunter, Redd ,Turner , Conley e Oden. Coach Matta decide di firmarlo dopo averlo visto distruggere in uno “scrimmage” la difesa di West Virginia University (33 punti e il buzzer della vittoria) e gli consegna le chiavi della squadra; scelta logica, visto che il resto del roster è composto principalmente da carneadi di cui in seguito si sono perse le tracce o che hanno tentato con alterne fortune l’avventura europea (Scott in Grecia, Thompson in Ungheria).


Alla terza partita contro Sacred Heart ne infila 32, nella vittoria in volata contro Northwestern sono 33 (career-high), mentre contro Purdue e successivamente Penn State, ne mette 28. Contro Indiana fa registrare una prestigiosa doppia doppia (22+10 assist), mentre contro Rutgers metterà a referto la tripla doppia (23-11-11). In alcuni frangenti di partita, viene sfruttato anche da shooting guard e il ragazzo dimostra di non avere timori reverenziali quando deve entrare in area. Vince il titolo di Freshman dell’anno della Big Ten, ma la squadra si classifica sesta (record 22-9) nella conference e chiude il torneo della Big Ten ai quarti di finale, dove viene strapazzata da Michigan State 76-67, con Russell che realizza 19 punti. Le cose non vanno meglio al torneo NCAA: i Buckeyes battono all’OT la VCU del grandissimo Shaka Smart (75-72) nella prima partita del torneo NCAA e Russell, colpito duro nelle fasi iniziali del match, chiude con 28 punti. Si tratta del terzo punteggio più alto di sempre per un giocatore della Big Ten (dopo i 30 di Webber nel ’92 e i 28 di Isiah Thomas nel 1980) – ed è proprio Dlo a mettere i sigilli sulla vittoria nel finale di partita dalla lunetta, trascinando Ohio Statealla rimonta, partendo da -12.

Meno bene va contro la Arizona di T.J. Mc Connell: 9 punti (3-19 dal campo, anche a causa della difesa molto fisica e aggressiva dei Wildcats), 7 rimbalzi e 5 assist nella partita che di fatto chiude la sua carriera da giocatore NCAA , conclusa con l’inserimento nel 2015 First Team All-America e la vittoria nella prima edizione del Jerry West Award, premio dedicato alle migliori guardie del college. Ad Ohio State finirà con 33 partite in doppia cifra (32 delle quali consecutive). Le medie finali in maglia Buckeyes della giovanissima point guard mancina (che divora video su video di Ginobili per apprendere movimenti e trick) saranno di 19,3 PPG, 5,7 RPG e 5 APG. La sua TS% finale sarà di .578, mentre la eFG% sarà di ‘541 e la 3P% di .441 . Risale a questo periodo il video dove D’Angelo svelerà il #loading come sua parola d’ordine: ” I’m loading to success. Like, my dreams are right around the corner. You set goals for yourself, and once you reach that dream or that goal, you set a new goal, and you’ll forever be loading”.

La prima stagione da rookie, fra alti, bassi , incomprensioni con coach Scott e lo snitch-gate con Nick Young.

Scelto alla #2 al Draft 2015, coi tifosi lacustri europei e d’oltreoceano che in stragrande maggioranza si aspettavano il lungo Okafor, Russell si segnala subito per le movenze pulite ed eleganti. Giocatore non velocissimo o particolarmente fisico, ha un impatto  piuttosto duro coi pro, più a causa del coach che in campo (quando impiegato).

I rapporti con Scott non decollano mai. Impiegato anche da shooting guard e off the ball, più che da playmaker o point guard pura – e guardando spesso i finali dalla panca, soprattutto in partite tirate -, firma la prima vera convincente prestazione alla quinta di regular season, quando infila 16 punti nella retina dei Nets, squadra che ricorrerà spesso nella sua storia in purple&gold in questi due anni. Contro i Magic in novembre ne mette 14 e nello stesso mese inanella buone prestazioni anche contro Blazers, Raptors e nella vittoria a casa dei Wizards, quando mette 13 preziosi punti e 4 assist. Contro gli Hawks fa benissimo da un punto di vista realizzativo (16 con 4/7 da 3), ma viene spesso intercettato e chiude con 7 pesantissime TO. Un grandissimo secondo tempo contro Minnesota (23 punti totali) non porta alla vittoria, così come il 5/10 dall’arco e i 24 siglati contro gli Spurs. Coi Bucks non si limita a segnare 19 punti e contribuire alla W, ma ottiene una grande soddisfazione personale: nel dopo-partita viene gratificato dalla frase “For a young player he is playing at a very high level”. Parole e musica di Scott? Ovviamente no, si tratta di un giovane allenatore di Oakland che in spot 1 ha dimostrato due o tre cose in carriera, tale Jason Kidd. Dopo questa ottima partita Scott, che critica a mezzo stampa il ragazzo per (poco) effort difensivo e non solo (si vocifera di poco impegno in allenamento), inizia a farlo partire dalla panca. Off the bench, D’Angelo  prende pian piano più confidenza con le triple in transizione, mentre in area rimane poco efficace a causa della maggior fisicità delle difese NBA, rispetto a quelle collegiali. D’Angelo continua a regalare cioccolatini – spesso sprecati dai compagni – vedendo, quando non proprio creando, angoli di passaggio difficilmente visibili, intuibili o immaginabili anche per chi segue la partita in divano su maxi-schermo tv. I 16 al TD Garden – e la W – prima di capodanno sono festeggiati con un’uscita piuttosto discussa dai tifosi bianco-verdi.
Fra gennaio e febbraio fanno quasi più notizia le due partite cannate – principalmente al tiro – contro Bulls e Clippers, che le numerose buone prestazioni dove si mette in mostra (Spurs e Portland su tutte) al grande pubblico. Inizia a farsi vedere qualche volta nei finali di partita, ma soprattutto ad avere maggiormente palla in mano. Minnesota, Spurs, Pacers e Grizzlies devono fare i conti con il nativo di Louisville, abile a mettersi in luce ma non abbastanza da evitare una serie di sconfitte più o meno amare.
D’Angelo si riprende il posto da titolare il 21 febbraio. Il 3 marzo è la sua notte: 39 punti, 8/12 dall’arco e sopratutto la tripla della vittoria contro i Nets, oltre all’esordio assoluto del suo famosissimo gesto, “Ice in My Veins”.

Il ragazzo prosegue con alti e bassi tipici del primo anno fino alla fine della stagione ed i suoi immaginifici passaggi “à la Maravich” fanno decisamente breccia nel cuore dei tifosi gialloviola. Purtroppo a fine marzo, l’eccessiva disinvoltura nell’uso dei social network, lo fa incappare in un brutto incidente di percorso: pubblica – forse perché vittima di un’hacker – un video in cui Nick Young ammette i tradimenti nei confronti della fidanzata. Si teme possano esserci ripercussioni a lungo termine, visto il rigido “brotha code” in vigore in ogni spogliatoio ed i compagni ci mettono qualche settimana per digerire la situazione, ma in suo soccorso giunge l’imminente fine della stagione lacustre, compreso il “Farewell Tour” di Kobe ed il progetto “tecnico”, con l’era Scott che ormai volge al termine; i 32 punti contro i Pelicans, ennesima L, lo riportano sotto la luce dei riflettori in senso sportivo. Chiude la stagione con 13,2 PPG, 3,3, APG e 3,4 RPG.

La seconda stagione lacustre : #FreeRussell ?

Nel campionato dell’anno I° d.K.,Walton gli affida da subito le chiavi della squadra: D’Angelo ha piena libertà di creare per sé e per gli altri, con l’obiettivo di coniugare concretezza nel segnare e di sprigionare la sua fantasia nelle letture. Dopo aver esordito discretamente contro i Rockets, fatica in difesa nelle successive partite contro Jazz, OKC e Pacers; contro Utah ed Indiana, gli esterni di Snyder e PG13 lo attaccano impietosamente nei finali, mettendo a nudo le sue difficoltà nel coprire le penetrazioni. Contro Atlanta risorge (23 punti), realizzando 8 assist, molti dei quali immaginifici, mentre nella vittoria contro Golden State (17 totali) dà il là alla rimonta, giocando un ottimo terzo quarto e cesellando autentici capolavori sugli scarichi principalmente per…. Young, che dimostra come la loro intesa sul campo non abbia risentito dello snitch-gate. Anche a Phoenix incide con 11 + 6, mentre a Dallas affonda quando deve difendere, finendo per essere demolito pure da Barea. Contro i Kings ne infila 17 e sale a 22 nell’eccellente prestazione offerta coi Pelicans, mentre contro i Timberwolves è impreciso, nervoso e soprattutto irritante difensivamente.

Game #06 Golden State Warriors @ Los Angeles Lakers 97-117: D'Angelo Russell #1
Game #06 Golden State Warriors @ Los Angeles Lakers 97-117: D’Angelo Russell #1 (Lakers.com/NBAE via Getty Images)

I 32 con 7 triple contro i Nets sembrano il preludio ad una grande seconda metà di novembre, ma i problemi al ginocchio che seguono, gli faranno saltare 12 delle successive 13 partite (e l’unica disputata, contro i Bulls fa vedere 7 abbaglianti assist, ma anche numerosi errori dall’arco e soprattutto uno sciopero difensivo). In questo periodo rilascia anche la famosa intervista dove afferma , tra il serio e il faceto : “I want to be a part of a playoff run this year….next year, Finals”; l’intervista scatena chiaramente il fuoco di fila dei vari haters lacustri. Al rientro in campo, lo attendono 3 sconfitte di fila, poi contribuisce con 15 punti alla vittoria in quel di Philadelphia, ma è costretto a saltare il successivo match contro i Cavs. Nelle successive partite non mancano dati positivi da un punto di vista statistico personale (tipo i 28 contro Toronto o i 22 ma con un disastroso 0-8 dal perimetro contro i Blazers), ma comunque poco significativi per le fortune della squadra, compresa una tripla sballatissima per tentare di vincere contro i Jazz, in una partita dove aveva faticato non poco al tiro. Contro Memphis illumina la scena con assist regali e triple, incanta letteralmente coi Magic. Con Portland le cose non migliorano, dal perimetro: 0/7 dall’arco e solo 9 punti totali. La ripassata contro San Antonio, che ne rifila 40 all’armata Bracalakers, lo vede nelle consuete vesti di fantasma difensivo, così come risultano barbine le figure rimediate nelle sconfitte contro Clippers (avversario Rivers, non il Doc) e Denver. A poco serve il losing effort contro i Pistons, mentre è in campo solo per onor di firma nella vittoria contro Indiana. Salta nuovamente tre partite a causa di problemi al polpaccio, ma al rientro è subito doppia doppia (22+10) con prestazione meravigliosa e W coi Denver Nuggets, prova ripetuta – però senza vittoria – contro Wizards (17+11) e Celtics (20+6). Decisivo nella vittoria contro i Bucks, gioca una gran partita – subito dopo la trade che porta “Sweet Lou” ai Rockets – anche contro OKC (29, nonostante un 3-12 dall’arco) e sfiora la doppia doppia contro gli Hornets (23 +9).
Le 6 triple contro i Suns – nella sfida a perdere fra tankers – a marzo, fanno da corollario a 28 punti e ad una prestazione da vero leader, aiutato nel finale anche dall’atteggiamento poco”difensivo” di Phoenix. Dopo una gara decisamente interlocutoria contro Philadelphia, Walton lo fa accomodare in panca e viene annichilito dagli esterni di Denver prima (partita dove entra in campo con atteggiamento decisamente soft) e da Harden poi. Contro i Bucks viene anche espulso, al termine di  una rissa scoppiata sul parquet. Diventa il più giovane Laker di sempre a firmare un 40ello nella partita contro i Cavs ed in perfetto Kobe style, decide di allenarsi prestissimo la mattina dopo la partita.

D'Angelo Russell #1, Los Angeles Lakers at Phoenix Suns
D’Angelo Russell #1, Los Angeles Lakers at Phoenix Suns (Lakers.com)

Decisamente non convincente nelle uscite in cui viene schierato shooting guard, con Clarkson portatore di palla – vuoi per le uscite sui blocchi, vuoi perché off the ball è giocatore meno efficace -, disputa una buona partita contro Washington e con Memphis.
La sua stagione si conclude con il buzzer vincente contro Minnesota, con dedica alla nonna scomparsa (cui era legatissimo) proprio quel giorno.
Chiude la seconda stagione lacustre con 15,6 PPG ( secondo dietro l’attuale Rocket “Sweet Lou” Williams), logicamente primo assist-man (4,8 APG), più inaspettatamente best stealer (1,4 a gara), soprendentemente 13esimo complessivo per eFG% (.483 , fra gli esterni impiegati con più frequenza solo Ingram ha fatto peggio di lui) e sesto per 3P% (.352); risulterà anche il giocatore che si è preso più conclusioni a partita fra i lacustri, le palle perse sono 2,8 a gara.

Tiro: shot selection, timing e range

Molto efficace in Restricted Area e nel pitturato, discreto dal midrange e buono dall’arco, principalmente attaccando frontalmente o dalla parte sinistra del campo e con triple wide open. I tiri in cui la sua eFG% risulta più elevata sono quelli al ferro (.559) e dal perimetro (.526). Nonostante la sensazione che a volte si potrebbe avere guardando le partite, attacca il ferro sì con più decisione, ma con minori conclusioni tentate rispetto l’anno passato. Da 3 invece ha incrementato lievemente il numero di tiri, ma la % è rimasta praticamente invariata (.351) . La sua eFG% sui jumper è di .473; su 730 tentativi ha messo a segno 278 conclusioni; 79 di questi canestri sono arrivati su tiri in sospensione pull-ups. Il suo tocco morbido ed elegante e la buona velocità di rilascio si rivelano estremamente efficaci in situazioni di catch’n’shoot, tiro dove la sua eFG% sale al .550 . I tiri che si prende più frequentemente sono presi in un range di tempo compreso fra i 15 e i 7 secondi allo scadere dell’azione (5,7 tentati a match, eFG% di .569).
Fatica ancora discretamente, quando il tiro viene contestato da vicino dai difensori; la sua eFG% in questa circostanza è di .294 .

L’arte di fare assist, il pezzo forte della casa

Il suo ball-handling è decisamente cresciuto nel corso delle due stagioni vissute in NBA. La sua capacità di creare dal palleggio e soprattutto di fare passaggi decisi e precisi è sorprendente e  a tratti mirabolante; rivedendo le partite, si fatica a capire come peschi Young, Williams o Randle o come possa eludere le strette maglie delle difese avversarie. L’eccessiva confidenza nei propri mezzi, lo porta talvolta alla giocata ultra-spettacolare e quindi a qualche persa stupida o evitabile, perse non forzate dalla difesa, dovute ad eccessi di narcisismo cestistico su cui deve lavorare. Young (72 volte), Randle (59) e Mozgov (32) sono i giocatori ai quali Russell ha servito più passaggi vincenti, per tiri sugli scarichi (vedi anche Deng, che ha beneficiato 36 volte delle visionarie creazioni dangeliane), penetrazioni su tagli (con alcuni ficcanti, efficaci e brillanti pocket pass) e pick’n’roll conclusi con poderose inchiodate. Russell ha anche sviluppato una interessantissima intesa con Zubac (17) e Ingram (23), giocatori decisamente efficaci sulla ricezione statica e/o dinamica. Solo per curiosità statistica: il miglior scorer lacustre in stagione, l’ormai ex Lou Williams, ha ricevuto solo 7 assist dalla nostra point guard. Julius Randle è il compagno da cui ha ricevuto più assist (55), seguono a debita distanza Clarkson (19) e Nick Young (14).

Lineup e altri dati

D’angelo fa ovviamente parte della lineup più impiegata, con Young, Deng, Randle e Mozgov e di quella con la eFG % più alta rispetto agli avversari (+ .143) con Young, Deng, Black e Mozgov. Quella che vede impennare la 3P% (+ .206) è stata composta da Dloading, Young, Ingram, Deng da stretch four e Mozgov (mai vista chiaramente nel finale di stagione, a causa del riposo forzato degli ultimi due); questa lineup è anche quella migliore per assist (+ 4,5) e steal ( + 6,0) . Con lui in campo l’ORtg lacustre è di 106,7 (105,7 quando è fuori); gli avversari, con DAR1 in panca, hanno un ORtg di 110,8, mentre quando è sul parquet la cifra si impenna a 116,4.
Il suo DRtg complessivo in stagione è di 114 (che cala a 106 nelle vittorie).

Difesa

Qui siamo decisamente in un campo minato: DAR1 viene spesso battuto dal palleggio dal diretto avversario o viene attaccato con successo sul pick’n’roll. In numerose partite, il nostro è stato letteralmente devastato dall’esterno più pericoloso degli avversari (su cui spesso andavano in marcatura Young e Clarkson per evitare punti facili). A modestissimo giudizio di chi scrive, nella metà campo difensiva non sarà mai neppure lontano parente dello stimatissimo Mike Conley. Il problema che imputo maggiormente a Russell è la totale abulia e mancanza di effort difensivo, spesso mostrati durante la stagione. E’ inammissibile che a volte neanche provi ad alzare le braccia per provare a contrastare il tiro o che ometta di seguire l’uomo, una volta battuto sul palleggio. Le cifre parlano di attaccanti – quando “difesi” da lui – che vedono aumentare in media la loro percentuale realizzativa del 4,4 % ; la zona più favorevole per i rivali è sotto canestro (+ 15%) e nelle immediate vicinanze della RA (+ 17,6 %). Il buon dato sulle palle intercettate è dovuto in gran parte al suo lavoro nello sporcare le linee di passaggio, ma anche ai raddoppi portati (particolarmente efficace con Ingram). In difesa si chiede decisamente qualcosa di più, a partire dall’atteggiamento.

“The future is unwritten”: quanto luminoso? E quanto gialloviola?

Ho magnificato le lodi di passatore di questo fenomenale talento, fino allo sfinimento. Cos’altro dire? Innanzitutto un dato: con i suoi 4,8 APG D’Angelo è la 26esima Point Guard della lega per assistenze distribuite (davanti a Parker o Rose, se volessimo ridurla solo a mera questione di numeri). Questa statistica non dice tutto e non deve essere letta per inglobare o bollare un giocatore. L’auspicio è che però la sua fenomenale capacità di trovare il compagno possa dargli più fiducia nel crescere anche come “floor general” e regista puro, aspetto dove finora a mio modesto giudizio deve migliorare non solo per questione di età (giovane), ma anche e soprattutto di personalità e responsabilità offensiva nel dettare tempi e modi della manovra. Troppe volte in stagione abbiamo visto scioperi difensivi ingiustificati, aggravati da giocate narcisistiche che non hanno portato a nulla di positivo e un atteggiamento passivo in attacco. E qui non solo per questioni di cifre. Visto che di talento – da passatore quantomeno – ce n’è da vendere, bisogna che dal 2017-2018 alzi maggiormente la voce in campo e giochi con il “fuoco sacro”, per guadagnarsi il rispetto da parte dei compagni, giovani o veterani che siano. Ci si aspetta qualche miglioramento da 3, sia per % complessiva, sia con il difensore più vicino; almeno finché non diventerà una minaccia più concreta – ma soprattutto costante per tentativi – in penetrazione, deve sforzarsi di fare di più dall’arco, costruendosi il tiro in proprio o off the ball, quando chiamato in causa.
Al terzo anno l’obiettivo dovrebbe quindi essere di diventare il vero leader della squadra e di guidare in campo la franchigia, impegnata in una faticosa e lentissima risalita dagli inferi NBA. Se riuscirà a dimostrare di essere in grado di coniugare giocate abbaglianti a concretezza e leadership, i Lakers potrebbero avere trovato un capitale importante per il futuro. Bisogna tuttavia capire se la sua carriera in NBA sarà a tinte gialloviola forti e se , come illustri predecessori riuscirà a giocare fino al ritiro, solo e soltanto per i gloriosi colori gold&purple; se il ragazzo dovesse infatti essere inserito in un discorso di trade più ampio per arrivare ad un giocatore già affermato e soprattutto più decisivo su ambo i lati del campo (e che magari gioca ad Indiana con il #13….) credo che pochissimi tifosi lacustri perorebbero la causa del #1 ad El Segundo.

 

Alessio Mannarelli

Aka AlessioLaker

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8 thoughts on “Focus On… D’Angelo Russell

  1. Bellissimo ritratto. Complimenti anche da parte mia!
    Io son convinto che su di lui continueranno a puntarci. Del resto ha 21 anni e crescendo anche la testa cambia. Il fatto è che anche lui ha bisogno di trovare un ruolo stabile in squadra così da migliorare le sue caratteristiche in funzione di quel ruolo, oltre che ha mettere un pò di buona volontà nel piegare le gambe in difesa.

  2. Si, ma personalmente mi ricorda quegli studenti – svogliati – che a primavera, quando sentono odore di bocciatura, si mettono a studiare, per portare a casa il 6 striminzito e non farsi l’estate sui libri. Per poi tornare a cazzeggiare l’autunno successivo, e cosi via col giro vizioso.
    Come conferma anche il bellissimo pezzo di Alessio, questi bugs erano presenti nel dna di Dlo fin da ragazzino e non vorrei che fossero cronici e non risolvibili.

    Vediamo intanto se rimane, dubbio che lo stesso Alessio adombra….giustamente. Per assurdo, ci sono più chances che rimanga nel caso che perdiamo la scelta, a lui converrebbe che finissimo per essere inchiappettati alla lottery.

  3. Complimenti Alessio. Pezzo fantastico sul grande D’Angelino!Speriamo che ora che gli faranno fare il culo, anche fisicamente migliori tantissimo.

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