Focus On… Brandon Ingram

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La stagione dei Focus On… si conclude analizzando il primo anno in NBA di Brandon Xavier Ingram.

Growin’ Up: un vero giocatore di basket sembra stagliarsi all’orizzonte nella prima, tribolata, stagione gialloviola.

Tiny Dog inizia la stagione come riserva dello strapagato Luol Deng, preso per fargli da mentore, anche in virtù della loro “Duke Connection”, sia sul campo sia fuori.

Adam Silver, Brandon Ingram
Adam Silver, Brandon Ingram (NBAE via Getty Images)

Nel buon avvio di stagione c’è molto di suo nella nostra metà campo, vedi le attente marcature su Harden o Korver, la difesa superba vs. Kings (ma spettatore non pagante del diverbio Randle-DMC e vittima di numerosi meme a causa del suo sguardo), si conferma essenziale anche contro i Pelicans ed è autore di un paio di entrate in area ragguardevoli contro Golden State, segnando in faccia ad Iguo e Green, oltre che di una rubata su intercetto – sua già classica mossa – ai danni di Kevin Durant, concretizzata da Clarkson con una comoda schiacciata.

Poco dopo iniziano i primi guai. Subisce moltissimo Leonard sui due lati del campo in una partita in cui soffre tremendamente (1/9), ripetendosi nella gara successiva contro Jimmy Butler. Meglio con OKC: segna 11 punti (3/3 dall’arco) ed è protagonista dell’assist del game winning shot: il #14 voleva servire il passaggio vincente a Lou Williams, ma Nick Young ha deciso diversamente, realizzando il buzzer beater che manda al tappeto RW.

Visti i numerosi infortuni che affliggono i Lakers, gioca le prime due partite da starter (per sostituire Swaggy P) nel back-2-back contro i Warriors, squadra che scende in campo furibonda per la sconfitta subita poche settimane prima; nel primo incontro piazza 16 punti che hanno solo un mero valore statistico (ma inizia stoppando subito Durant e conducendo la transizione), vista la larga sconfitta (-42), mentre nel secondo confronto coi vice-campioni si ferma a quota 8.

Game #16 Los Angeles Lakers @ Golden State Warriors 106-149: Brandon Ingram #14
Game #16 Los Angeles Lakers @ Golden State Warriors 106-149: Brandon Ingram #14 (Lakers.com/NBAE via Getty Images)

Contro Atlanta mette la museruola agli esterni avversari e si vendica di Jimmy Butler pochi giorni dopo, in una partita a Chicago dove ritrova il posto da titolare; contro Memphis dà ancora sfoggio di grande lucidità difensiva e coraggio, andando a prendersi addirittura Gasol su qualche possesso.

In contumacia Russell, esordisce da playmaker contro i Cavs, illuminando la sfida con 9 assist. Nel Christmas Game contro i Clippers serve 5 deliziosi cioccolatini per gli attaccanti gialloviola e con i lacustri sotto nel punteggio, si inventa un coast-to-coast di rara bellezza che infiamma lo Staples, seguito da un meraviglioso floater su Crawford. Nella bruciante sconfitta nel finale contro Utah, si distingue per una buona difesa sull’esperto Diaw, mentre contro Dallas ha una partita particolarmente sofferta in attacco (1/5) e non brilla molto neanche nella sua metà campo (124 il suo DRtg), nonostante l’impegno profuso.

Contro Memphis si segnala ancora per una difesa solida e diverse assistenze. Nelle sfide con Miami ed Orlando, il nativo di Kinston attacca il ferro con maggiore decisione rispetto alla timidezza dei mesi d’esordio: Waiters viene spesso portato a scuola, così come Ellington e le cose non vanno meglio per i lunghi che provano a contrastarlo; oltre ai 17 punti segnati contro gli Heat, da segnalare un passaggio per alley-oop e uno con finta per tripla, con Clarkson a ringraziare in entrambe le occasioni. Vs i Magic domina letteralmente il quarto finale ed è decisivo per la vittoria.

Brandon Ingram #14, Los Angeles Lakers at Cleveland Cavaliers
Brandon Ingram #14, Los Angeles Lakers at Cleveland Cavaliers (AP Photo/Tony Dejak)

Nella seconda partita coi Clippers sforna 5 assist; fatica contro i Pistons, sia nel contenere gli esterni a causa della fisicità di Drummond, che al tiro (1/7). Contro i Nuggets torna in quintetto, disimpegnandosi bene successo da point-forward (15 punti, 4 assist e 3 steal), la partita è molto tirata ma la rimonta non si concretizza. Altri 15 punti nella vittoria contro Indiana, dove difende con successo su Paul George (che al contrario, aveva sofferto discretamente ad inizio stagione). Nel mese di gennaio è molto positivo, fino alla tremenda partita di Dallas: nel -49, peggior sconfitta di sempre per la franchigia, Ingram mette a referto solo 6 punti, ma soprattutto dimostra grandi difficoltà nel contenere le scorribande di Barnes, Wunderdirk o dei piccoli, quando attaccato. Le cifre a fine partita sono eloquenti: il suo ORtg sarà 38, il DRtg 139.

Contro Portland l’ORtg sarà di 25, contro Utah arriverà ad un avvilente 0 (no, non è un refuso). Contro i Nuggets gioca qualche minuto in meno del solito, ma sale di colpi (bella stoppata su Faried fra gli hl). Nel Grammy Tour gioca discretamente contro Washington (contenendo bene Oubre e – a volte – Morris, fatica più contro Porter) e mette buone cifre contro Boston (14 pts, match dove viene dirottato con risultati discreti anche su IT, dominatore della partita); bene nella W contro i Knicks (14 e partita dove ritrova il posto da starter) e contro i Pistons (15 e minor sofferenza nella propria metà campo contro i rossoblu).

Soffre la fisicità dei Bucks e non ingrana al tiro nelle sconfitte contro Kings (4 assist) e Suns. Partito Lou Williams in direzione Houston, per Brandon aumentano le responsabilità offensive; sono positive le risposte nelle prime due gare, contro OKC (11+4 assist) e Spurs (22, con i primi tre quarti giocati in totale controllo in fase offensiva e 8/9 dal campo).

Brandon Ingram #14, Los Angeles Lakers at San Antonio Spurs
Brandon Ingram #14, Los Angeles Lakers at San Antonio Spurs (Photos by Mark Sobhani/NBAE via Getty Images)

Contro gli Hornets un inedito quintetto Clarkson-Nwaba-Brewer-Ingram-Nance Jr. tiene gli Hornets a 0 punti dal campo per diversi minuti, in un frangente di gara con la partita in equilibrio. Disastroso nella partita contro i C’s, principalmente in attacco (0 punti e 31 di ORtg), segue un’ottima prova contro i Pelicans: non si limita a firmare 16 punti, riesce nella discreta impresa di non sfigurare quando finisce in 1 vs. 1 con Anthony Davis.

Ai Mavs infila 13 punti e 5 assist (buoni numeri in una partita poco appariscente per il #14), 14 a referto per lui nella fatale – per il tanking – sfida contro i Suns. Ha una buona serata al tiro nella disastrosa sconfitta contro Denver (7/12, senza colpire dall’arco), subito dopo la L in volata con Phila (14). Con i Rockets infila inizialmente 8/9 tiri dal campo e chiude con 18 punti totali.

Dopo la rissa con i Bucks (dove prova ad azzuffarsi con Monroe nonostante la differenza di stazza), piazza una bella prestazione contro i Cavs (18). Risulta essere una delle poche note liete in una pesante sconfitta contro i Clippers. Nella W sui T-Wolves, la sera dell’inaugurazione della statua di Shaq, mette 11 punti ma accusa piccoli problemi ad un ginocchio che lo costringono a saltare le tre gare successive.

Rientra in altro derby perso contro i Clippers, dove segna 18 punti, e nelle 5 vittorie inaspettate dei Lakers a fine stagione, si mette particolarmente in luce nel primo quarto contro SAS (con stoppata a Kawhi) con Kings (14) e Pelicans (15 pts. in una gara dove si rende protagonista di una bellissima schiacciata). L’ultima poco brillante partita contro GSW (11 punti, ma poco effort secondo Walton) chiude la sua prima annata in NBA.

I suoi season-high sono i 22 punti nella L contro San Antonio, 9 assist e 10 rimbalzi nella L contro i Cavs, 3 stoppate (due volte) e tre rubate (tre gare).

Difesa

Per un rookie di 19 anni ha mostrato una sicurezza e una padronanza dei fondamentali assolutamente inusuali; si conferma abilissimo nel disturbare tiri e linee di passaggio grazie alle sue lunghe leve, estremamente concentrato e focalizzato nel controllo del diretto avversario e piuttosto duro (senza essere scorretto), nonostante il gap di chili che spesso denuncia rispetto al diretto avversario. Su questo lato del campo ha già fatto vedere grandi cose ed una difesa perimetrale Lakers di successo – in ottica futura – passa  principalmente da lui. Ha sofferto contro superstar della lega affermate come Kawhi Leonard, ma – per dirla come direbbe Luke Walton – “he battles”, già un buon segnale in questi Lakers.

Brandon Ingram #14, Los Angeles Lakers at Washington Wizards
Brandon Ingram #14, Los Angeles Lakers at Washington Wizards (Lakers.com/NBAE via Getty Images)

Diamo ora un’occhiata ai numeri: in genere l’attaccante marcato da lui migliora la percentuale realizzativa dell’1,9%. L’area più critica è ovviamente quella più vicina al ferro (+5.4%), visto il gap fisico che spesso patisce contro avversari che riescono a prendere posizione, sfruttando al meglio il fisico più possente. Sulle stoppate mostra già un timing notevole – quasi migliorato rispetto al college – unito ad un buon istinto; approfittando delle lunghe leve cerca spesso di sorprendere l’avversario non solo frontalmente, ma anche piombandogli alle spalle.

Rapidità e capacità elevata di leggere in anticipo le mosse avversarie, gli permettono di lavorare efficientemente nel disturbo delle linee di passaggio e nel condurre la transizione in maniera efficace, sia che si tratti di inchiodare al ferro, sia nel caso occorra servire un compagno in posizione aperta o più favorevole. Già in stagione ha dovuto marcare saltuariamente la point-guard o la guardia tiratrice più prolifica fra gli avversari, scenario che credo – e soprattutto spero – resterà immutato nelle prossime stagioni.

Anche a rimbalzo difensivo (3.3 PG, quarto in squadra) tenta di farsi rispettare; nonostante il divario fisico, ha un discreto tempismo e – quando è mal posizionato rispetto all’avversario – cerca di catturare il rimbalzo sfruttando la wingspan. Un futuro come il sopracitato Kawhi Leonard, con il #14 deputato alla marcatura stretta e soffocante dell’avversario più pericoloso nell’ultimo quarto di match significativi non dispiacerebbe. Con lui in campo, gli avversari dei Lakers hanno un ORtg di 115.1. Non senza sorpresa da parte di chi scrive emerge che – con il #14 fuori – i punti ogni 100 possessi dei rivali calano a 111.0 .

Tiro

Continua ad avere buone percentuali attaccando dal lato sinistro del campo e dal corner three su quel lato (fra le sue zone preferite anche nell’anno a Duke) ha bucato la retina avversaria 14 volte su 33 tentativi. Dall’arco resta complessivamente più efficace attaccando dalla parte sinistra del campo (12/46), ma è ovvio che queste cifre debbano aumentare , soprattutto in efficienza.

Brandon Ingram #14, Minnesota Timberwolves at Los Angeles Lakers
Brandon Ingram #14, Minnesota Timberwolves at Los Angeles Lakers (Lakers.com)

Dal midrange è particolarmente efficace, soprattutto se arriva dal lato sinistro e principalmente al gomito (16/35 in quel caso). Nonostante il fisico poco robusto per gli standard NBA, il ragazzo non ha problemi a provare ad attaccare il ferro, partendo principalmente da destra; il tocco morbido sotto canestro dopo un drive o un taglio è una garanzia.

Una sentenza in schiacciata: 30/32, particolarmente spettacolari quella su Valanciunas o quella iconica contro i Nuggets, oltre alla già ricordata dunk effettuata nella gara con gli Hornets. Converte il 52,5 di lay-ups o tiri tip-off, mentre sui jumper la sua FG% è di .322. Nelle vittorie lacustri la sua FG% è di 423, la 3P% è di .308 e la eFG% è invece di .460. Nelle sconfitte, tali dati calano rispettivamente a. 392, .289 e .434.

E’ ottimo nei finger-roll tentati (12/15), mentre nonostante l’eleganza nell’esecuzione le cifre sui fadeaway (10/28) non rendono giustizia all’ex Blue Devil. A gioco fermo deve necessariamente migliorare le % ; è inaccettabile che il giocatore che va in lunetta 2,7 volte a partita (quarto del roster) converta solo 62,1% dei tentativi (16esimo su 18).

In situazioni di catch’n’shoot la sua eFG% è di .447, cala a .357 sui pull-ups. Con il difensore appiccicato tira con una eFG% già ragguardevole di .420, dato estremamente incoraggiante. Se tira entro i primi due secondi dell’azione la sua FG% è di 52,6 , fra i 3 e i 6 secondi palla in mano invece fa misurare il 43,2 .
Nella situazione temporale di tiro fra i 15 e i 7 secondi, quella più ricorrente per Ingram, la FG% è di 41,9 .
Con lui in campo l’ORtg gialloviola è di 107,5 ; con lui in panca scende a 104,4 . Chiudiamo con un altro numero piuttosto confortante: dopo l’ASG i suoi punti per possesso sono saliti a 0,953, mentre prima della pausa di febbraio il dato era attestato a 0,794.

Assist

Rispetto al college il suo ball-handling pare migliorato; si conferma giocatore preciso e lucido nelle scelte, è particolarmente predisposto alla giocata efficace e di sostanza, più che all’highlight fine a sé stesso, sebbene non disdegni qualche no look (vedi quello per Nance Jr. vs Bulls). Nella posizione di point-forward nell’atipica 2nd unit losangelina ha dimostrato di saper rifornire con disinvoltura gli sharpshooter Williams e Clarkson, non limitandosi soltanto a portare la palla oltre la metà campo. Non nasce playmaker e ad oggi non se ne prevede lo sviluppo in quella direzione in futuro, ma ha letture e capacità di trovare l’uomo notevoli.

Brandon Ingram #14, Portland Trail Blazers at Los Angeles Lakers
Brandon Ingram #14, Portland Trail Blazers at Los Angeles Lakers (Photo by Andrew D. Bernstein/NBAE via Getty Images)

La maggior parte delle sue conclusioni vincenti sono arrivate su passaggi di Russell e Williams (23 a testa), seguiti a ruota da Randle e Clarkson (curiosamente appaiati pure loro a quota 21). Ingram risulta particolarmente efficace nel giocare il pick’n’roll come facilitatore. Clarkson è il giocatore che ha beneficiato più dei suoi assist (27 fra triple o conclusioni al ferro), seguito da Sweet Lou (19), Randle (18) e Nance Jr. (16). Solo 11 i passaggi di Ingram convertiti a canestro da D’Angelo Russell.

Le Line-up

Lo schieramento in cui è stato impiegato con Clarkson, Williams, Deng e Nance Jr. da 5 è primo – parametrato ogni 100 possessi, come tutti i dati che seguono – rispettivamente per 3P% (+ .169, grazie alle migliori spaziature), eFG% (+ .094), punti segnati rispetto agli avversari (+ 20,6). Con Black al posto di Deng il quintetto ( il più utilizzato in stagione, quasi 196 minuti ) è il migliore per BPG (+ 1,2), mentre con Russell, Clarkson, Young, lui schierato da 4 e Randle da centro aumentano le palle rubate (+3,1).

E’ il giocatore che ha meno contribuito alle vittorie in stagione, basandosi sulla Win Shares (- 0,3) ; 12esimo a pari merito con Mozgov per USG% (16,8), ha un ORtg di 96 (16esimo sui 18 a roster in stagione) e un DRtg di 115 (15esimo, come Calderon). Il suo PIE è di 5,5 , mentre il Player Efficiency Rating è di 8,5 (17esimo su 18).

“It’s a long way to the top” : una calda estate californiana, fra Orange County ed El Segundo. E uno speciale mentore.

La stagione non va giudicata solo dalle cifre, perché i numeri di certo non sono fra i migliori messi a segno dai rookies di quest’anno. Le cifre nette parlano di 9,4 PPG ( 6° marcatore gialloviola), 2,1 APG (7°), 4,0 RPG. (8°) , 0,6 rubate a match (10°) e 0,5 BPG (6°); dal campo tira con una FG% di .402 (.294 dall’arco) e la sua eFG% è di .442 (16esimo del roster).

Nick Young #0 and Greg Monroe #15, Milwaukee Bucks at Los Angeles Lakers
Nick Young #0 and Greg Monroe #15, Milwaukee Bucks at Los Angeles Lakers (AP Photo/Reed Saxon)

Ci si aspettava un poco di più? Da parte mia, onestamente sì.

86 kg su 206 cm. Il peso e la struttura muscolare sono ancora da rifinire e definire completamente e l’anno da sophomore quasi certamente non sarà risolutivo in tal senso, tutt’altro. Irrobustirsi ancora un poco, oltre ad aiutarlo nelle penetrazioni, dovrebbe consentirgli di essere meno soggetto agli attacchi degli avversari che, a volte, solo appoggiando la spalla sul petto riescono a creare il minimo di distanza per prendersi un tiro relativamente più facile.

Giocatore abituato a pensare pallacanestro, rapido nel leggere le mosse di compagni e avversari,  “educato” da un sistema molto efficace al college, ha impressionato comunque per lucidità, maturità e freddezza nelle scelte offensive (oltre che in difesa). Nel portare palla nell’atipico ruolo di point forward si è trovato bene soprattutto inizialmente – come “cervello” della nostra atipica ed esplosiva 2nd unit con Lou Williams, Nance Jr e Clarkson, e nei finali di partita è spesso stato in campo fin da subito, quando serviva.

Il prossimo anno, che presumibilmente inizierà da starter, dovrà cercare di rendere al meglio rappresentando una minaccia sia da portatore di palla/creatore di gioco aggiunto, sia in ripegamento. Già con un credibile gioco spalle a canestro, deve sicuramente dimostrare meno “timidezza” in fase offensiva e prendere più confidenza e fiducia nel proprio tiro, sfruttando anche il mismatch fisico con eventuali avversari più bassi e tentare con più convinzione il floater. Più volte infatti in stagione ha faticato nel prendere in tiro contro avversari meno prestanti, soprattutto play (Rondo ad esempio) e guardie. Deve provare anche ad essere più efficace come rollante nel pick’n’roll.

I previsti workout estivi di lavoro con Kobe Bryant – di cui ha preso l’armadietto -dovrebbero aiutarlo a migliorare non solo da un punto di vista tecnico, ma anche di “durezza mentale”. Guai però a scambiare questo giocatore quasi”compassato” come espressione per un atleta poco incline alla battaglia in campo, si rischia di prendere un grosso granchio. Ingram ha certamente dimostrato di sapere fare efficacemente molte cose sui due lati del campo e, per un 19enne, sembra già un giocatore di pallacanestro molto focalizzato e più avanti della sua età.

Ci si aspetta una crescita di cifre e di conseguente impatto sulle fortune lacustri. Più che per altri giocatori, sarà necessario aspettare un completo sviluppo fisico del giocatore. Ma sotto la debole corazza c’è un baller capace di far sognare. E’ un giocatore che ritengo incedibile e la pietra miliare sul quale ricostruire i Lakers futuri. Non è detto possa diventare la prima opzione o la stella assoluta della squadra, anche se la speranza c’è, ma una volta completata la maturazione fisica e tecnica, potrebbe essere un two-way player difficilmente arginabile.

Fiducia assoluta in Brandon.

Alessio Mannarelli

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2 thoughts on “Focus On… Brandon Ingram

  1. Bel ritratto complimenti! Ingram sta vivendo di pane e palestra. Non so quali miglioramenti vedremo quest’anno ma sicuramente l’impegno e la determinazione non gli manca.

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