Road to NBA Draft 2017

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La notte dello 2017 NBA Draft è alle porte.

Dopo due mesi abbondanti di attesa, il countdown sta volgendo al termine e giovedì torneremo a fare le ore piccole per una partita delicatissima, sebbene non si tratterà di un match di pallacanestro. Potremmo definirla una partita a scacchi, o meglio ancora di poker, come avrebbe voluto il mai dimenticato Dr. Jerry Buss, l’Owner con la o maiuscola.

Al Barclays Center di Brooklyn si decideranno le sorti di tanti giovani prospetti, diversi dei quali ancora minorenni per le ferree leggi americane: non idonei a bere alcoolici, ma assolutamente in grado di firmare contratti a sei zeri, una delle tante piccole, grandi contraddizioni made in USA.

Barclays Center, dicevamo, la casa dei Brooklyn Nets. Quegli stessi Nets che hanno regalato inopinatamente la prima scelta assoluta ai Boston Celtics, i quali a loro volta hanno effettuato il più classico dei trade down a favore dei Sixers, cosi da garantirsi alcune future scelte dalla non proprio dominante Philadelphia. Un’operazione discutibile ma obiettivamente condivisibile, se l’intenzione di Boston fosse come sembra, quella di ripartire con Isaiah Thomas al centro del progetto.

Cosi si spiega la rinuncia a Markelle Fultz, top pick annunciata già da mesi, una sorta di novello Lillard a giudizio degli scout, nonostante una stagione disastrosa a livello di risultati nella Pac 12. Le tante sconfitte collezionate dagli Huskies dell’ormai ex coach Romar non hanno minimamente incrinato le convinzioni degli addetti ai lavori, unanimemente convinti che sarà Fultz il primo nome ad essere pronunciato dal Commissioner Adam Silver. Phila voleva fortissimamente sceglierlo e alla luce del recente accordo con Boston, riuscirà nel proprio intento.

Markelle Fultz
Washington guard Markelle Fultz works out for the Los Angeles

Come noto da svariate settimane, la seconda chiamata assoluta toccherà ai nuovi Los Angeles Lakers di Magic Johnson e Rob Pelinka. Che hanno pensato bene di onorare i ”padroni di casa”, intavolando coi Nets una trade che farà discutere per diverso tempo: la sede del draft diventerà la nuova casa di D’Angelo Russell e Timofey Mozgov, ceduti in cambio della scelta numero 27 e del mega-contratto con scadenza 2018 del centro Brook Lopez, best scorer dei Nets nella stagione appena conclusa.

Non bisogna essere ingegneri nucleari per capire che la cessione di una potenziale futura star come Russell – ribadisco l’aggettivo potenziale -, sia dovuta alla necessità di liberarsi dell’albatros russo Mozgov, connazionale del proprio neo datore di lavoro, e l’unica maniera per farlo era allegarlo ad un giovane di grande talento, per quanto enigmatico e caratterialmente discutibile.

Persa una Pg, i Lakers dovrebbero sceglierne una domani notte e chi se non il novello Jason Kidd, al secolo Lonzo Ball?

Lonzo Ball
UCLA guard Lonzo Ball works out for the Los Angeles Lakers

Tale scelta appare obbligata, ma anche in questo caso non si escludono colpi di scena, se è vero che in questo momento Lakers e Pacers stanno trattando un’alto PG, Paul George. La Superstar nativa della California sta spingendo per ottenere già adesso la cessione ai Lakers, che sul piatto mettono Jordan Clarkson, Julius Randle e le scelte 27 e 28. Indiana nicchia e pretende l’inserimento della pick #2, ma l’impressione è che sarà Pelinka a scegliere il figlio di Lavar. Con buona pace di chi ancora poche settimane fa riteneva possibile l’upset Fox, l’unica altra point guard a disposizione del GM lacustre.

Alla #3 si presenta Boston e secondo i bene informati, sarà Josh Jackson from Kansas la scelta biancoverde. Atletico e dinamico, JJ ricorda una via di mezzo tra Jimmy Butler e Justise Winslow, perfetto per caratteristiche ad essere inserito domattina stessa nel sistema offensivo e soprattutto difensivo di coach Stevens.

 

 Josh Jackson
Kansas forward Josh Jackson works out for the Los Angeles Lakers

Con la quarta chiamata si presenteranno i Suns, a meno che si concretizzino i rumors che vorrebbero Phoenix cedere la scelta, in cambio di un profilo importante (Kevin Love. da Cleveland, uno dei nomi più gettonati). Siano i Suns o meno a scegliere, il nome ricorrente rimane Jayson Tatum da Duke, uno dei due talenti maggiormente pronti a spiccare il salto nei Pro. Per Tatum si fanno comparision a mio modo di vedere ingenerose, come Allan Houston o addirittura Danny Granger, un livello che personalmente ritengo nettamente inferiore alle capacità e skills dell’ex Blue Devil.

Dovesse andare cosi, ai Sacramento Kings spetterebbe il compito più agevole: chiamare il ragazzo più talentuoso a disposizione, naturalmente De’Aaron Fox da University of Kentucky. Giocatore dotato di un primo passo micidiale, Fox dovrà lavorare su diversi aspetti del suo gioco, ma il fisico non si insegna e da quel punto di vista De’Aaron è una garanzia, purchè metta su qualche chilo di muscoli in fretta.

De'Aaron Fox
Kentucky guard De’Aaron Fox works out for the Los Angeles Lakers

A seguire troveremo il giovanissimo ma promettente Jonathan Isaac, da sempre accreditato alla #6 e in effetti ci sorprenderemmo se non finisse ad Orlando. I primi internationals ad udire il proprio nome saranno Frank Ntilikina e Lauri Marrkanen, con la pg dello Strasburgo attualmente impegnata nelle finali scudetto francesi, in predicato di entrare nella Top 10. Il “finnico” è in leggera flessione, mentre in grande ascesa risulta Luke Kennard, che nelle ultime settimane ha guadagnato oltre 15 posizioni nei mock draft più autorevoli.

Non ci sbilanciamo oltre, per non incorrere nelle brutte figure a cui va incontro chi cerca di pronosticare le scelte al di fuori della lottery nei giorni, settimane, mesi precedenti. E d’altro canto, col mercato che impazza – Butler e George caldissimi, Russell già partito, Dwight Howard finito alla corte di Micheal Jordan -, l’attenzione sull’imminente Draft rischia di essere inferiore rispetto ad altre occasioni. Perché – sponda Lakers – va benissimo portare a casa un talento cristallino come Ball, ma 4 anni e 2 mesi dopo l’ultima volta, c’è tanta voglia di rivedere una vera superstar vestire il purple and gold.

L’appuntamento è per giovedì notte, live, qui su back9hours.

Marco Brignoli

aka Jaywill_22

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13 thoughts on “Road to NBA Draft 2017

  1. Per me al 99% prendiamo Ball, se non prendono lui io spero in Tatum, non assolutamente Jackson. Anzi, io Tatum cercherei di prenderlo quando probabilmente andrà a Phoenix e gli darei immediatamente in cambio un giocatore di cui non dico il nome se no qua mi smontano. Comunque sul futuro di Tatum scommetterei a occhi chiusi e lo vorrei ai Lakers, se fossero svegli lo prenderebbe Boston. A Phoenix gli va di c…o hanno Booker che pur essendo stato preso con una scelta più bassa si è rivelato nettamente superiore a Russel, senza pensare a Porzingis se no ci mettiamo le mani nei capelli…. e poi Tatum. Per me Tatum e Ball per sono i migliori prospetti del draft.

    1. Condivido al 101%.
      Tatum
      Ball
      Fultz
      Cosi, secondo me se ne parlerà tra qualche anno. Con Jackson alle spalle di Fultz e Isaac, Fox, Monk eccetera staccati. Se una sorpresa ci sarà, arriverà dalle retrovie, ma questo verrà ricordato come il draft in cui venne scelto Jayson Tatum. Spero anche il nuovo Kidd, per interessi personali, come tifoso dei Lakers. In assoluto, ribadisco, number zero è al di sopra di tutti, compreso il tanto acclamato Fultz. Oggi prendo sberleffi, affermando e continuando ad affermare questo da mesi, chissà come andranno le cose tra 3 o 4 anni (per me più che sufficienti).

  2. Ottimo pezzo Jay.Chiaramente la cessione di D’Angelo era scontata da quando si è saputo che avremmo avuto la scelta.Due anni pietosi di Russell,senza progressi in difesa,nel ballhandling e soprattutto nell’atteggiamento.Quella è la porta,arrivederci e grazie.Chiaro che senza i danni del duo non si sarebbe arrivati a questa mossa.Ma da qualche parte bisognava iniziare.E l’unico talento del nostro penoso young core è Ingram.Russell,Randle e Clarkson sono dei mestieranti e nulla più

  3. come anticipato il motivo principale per cui sarei stato contento dell’arrivo di ball e di tutti i dubbi che si porta dietro sarebbe stato l’addio certo di D’Angelo. godo

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