NBA 2017/18 Preview | Pacific Division: The Garden of the Champions

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NBA 2017/18 Preview | Pacific Division: ultimamente si è rivelata la meno equilibrata della Lega e anche stavolta non farà eccezione, alle spalle dei cannibali moderni meglio conosciuti come Golden State Warriors troviamo il nulla, o poco più… la preview di back9hours.com 

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I Clippers, favoritissimi per la piazza d’onore divisionale, non faticheranno a mantenere le distanze, respingendo al mittente le – poche, a dire il vero – velleità dei cugini aristocratici, quei Lakers caduti in disgrazia da oltre un lustro e ben lungi dal tornare nel breve periodo nei circoli che contano.

Sacramento e Phoenix, a differenza dei gialloviola, potranno partecipare alla lottery 2018 e dopo i primi due mesi di studio, si iscriveranno verosimilmente al campionato parallelo ormai tristemente noto come Tanking Championship. Un bug preoccupante cui la Lega non è ancora riuscita a porre un freno, nonostante le recenti – ma poco influenti – innovazioni relative a lottery e dintorni.

Ma andiamo nel dettaglio, ad eccezione dei Lakers che tratteremo a parte.

Stephen Curry and James Harden
Stephen Curry and James Harden (Ezra Shaw, Getty Images)

 

  • Pacific Division: Golden State Warriors

Starting Five: Curry, K. Thompson, Durant, D. Green, Pachulia

Bench: Livingston, McCaw, N. Young, West, McGee, Bell, Casspi

Coach. Steve Kerr

 

Quale obiettivo realistico può porsi la tre volte finalista NBA, campione in carica 2017, vincitrice di due titoli in 3 anni, con tanto di suicidio a cavallo tra i due anelli? Ovviamente qualunque risultato diverso dal terzo titolo in quattro stagioni verrebbe catalogato alla voce fallimento, tanto più dopo la disgregazione della coppia cestistica di fatto Kyrie-Lebron in quel di Cleveland.

Stephen Curry and Kevin Durant, 2017 NBA Finals
Stephen Curry and Kevin Durant, 2017 NBA Finals (Photo by Jesse D. Garrabrant/NBAE via Getty Images)

Infortuni permettendo, l’obiettivo dei Golden State Warriors coincide perfettamente col pronostico di chi scrive: il campionato NBA ai blocchi di partenza dovrebbe essere il meno combattuto ed incerto degli ultimi 20 anni. Rimane infatti un rebus irrisolvibile per chiunque, la difesa sui tre migliori tiratori da fuori della Lega – Kevin Durant e gli Splash Brothers – che al solito troveranno un fondamentale supporto nell’agonismo, la leadership e le qualità difensive di Draymond Green ed Andre Iguodala.

Il supporting cast potrà contare nuovamente su Shaun Livingston, David West, sulla strana coppia Zaza PachuliaJaVale McGee nel ruolo di centro classico e l’interessante Patrick McCaw, già distintosi positivamente nel corso dell’ultima post-season. Uniche novità saranno il “nostro” Nick Young, passato in un baleno dalla squadra che ha vinto meno partite nella Western Conference degli ultimi 3 anni a quella che ne ha vinte più di chiunque  – nel medesimo lasso di tempo – nella storia della Lega, ed il reduce da EuroBasket 2017 Omri Casspi, oltre alla prima scelta from Oregon, Jordan Bell. Quando chiamati, potranno tutti fornire un contributo importante, anche perché potranno approfittare di spazi inimmaginabili in qualunque altro contesto.

La realtà è che il roster appare addirittura rafforzato – grazie alle rinunce economiche del #35, in nome della dea vittoria – e difficilmente risentirà della partenza del pur ottimo comprimario Ian Clark e di improvvisate cheerleaders  – bruttarelle, a dire il vero – come Matt Barnes e Anderson Varejao.

Prediction: 65/68 – 17/14,  ma solamente perché immaginiamo che coach Steve Kerr voglia preservare le sue stelle in regular season, cosi da ritrovarle fresche e determinanti nel momento clou della stagione. Se i Warriors dovessero giocare anche la stagione regolare con la stessa voracia messa in mostra nei playoff, il record stabilito – sempre da loro, of course – due stagioni orsono (73 W) sarebbe già un ricordo a metà Aprile.

 

  • Pacific Division: LA Clippers

Starting Five: Beverley, A. Rivers, Gallinari, Griffin, Jordan

Bench: Teodosic, L. Williams, Dekker, B. Johnson, Harrell, Thornwell

Coach: Doc Rivers

Con la Los Angeles meno abbiente – ma più competitiva, sich, oggi giorno e non solo da oggi – ci sentiamo di andare controcorrente e prenderci qualche rischio: i Clips non subiranno grandi stravolgimenti dalla partenza di Chris Paul e anzi, diventeranno la mina vagante della Division, nonché della Conference.

Jordan, Beverley, Gallinari and Griffin
Jordan, Beverley, Gallinari and Griffin (Clippers.com)

Salutato l’uomo franchigia meno vincente della storia moderna della NBA – ricordiamolo, 14 stagioni da professionista e mai una singola partita di finale disputata, fosse stata anche di conference -, i Clippers ripartono dalla coppia di lunghi classici più solida della Lega, composta da Blake Griffin e DeAndre Jordan, naturali eredi designati della leadership lasciata vacante dall’addio di Cp3. Dopo alcuni lustri rivedremo un’ala piccola degna di tal nome con la maglia dei Velieri e non guasta il fatto che si tratti di un nostro connazionale, nonché interprete NBA di tutto rispetto come Danilo Gallinari. Reduce dall’estate più calda della sua carriera, alle soglie dei 30 anni, il Gallo dovrà dimostrare di meritarsi il maxi contratto da oltre 20 milioni l’anno e saper farsi perdonare la stupidaggine che gli è costata la partecipazione ad EuroBasket 2017 in Israele.

Sicuri che, esattamente come a NY e Denver, Danilo saprà affermarsi e portare alto il tricolore, bisogna concentrarsi sul resto degli esterni a disposizione di coach Doc Rivers. Il talento non manca, la varietà di scelta nemmeno, ma basterà per compensare la partenza dello storico duo Paul-Redick?

Al figlio del coach, Austin, estremamente cresciuto nelle ultime stagioni a livello di personalità, si sono aggiunti una stella proveniente dal vecchio continente come Milos Teodosic, uno dei migliori difensori sulle point guard al mondo, Patrick Beverley, ed il mancato (per un soffio) ed ex sesto uomo dell’anno Lou Williams, altra nostra vecchia conoscenza. Punti (Lou), difesa (Beverley) e genio (Teodosic) sono garantiti, ma sapranno i nuovi arrivati coesistere ed integrarsi con lo zoccolo duro dello spogliatoio?

In seconda fila, troviamo Sam Dekker – altro prospetto interessante proveniente dai Rockets -, l’ormai angeleno d’adozione Wesley Johnson e la stellina dell’ultimo torneo NCAA, Sindarius Thornwell (ne risentirete parlare, contateci). L’abbondanza regna sovrana, toccherà ad un mago della panchina come Rivers – sollevato dagli incarichi dirigenziali e quindi libero di tornare a fare la differenza in quello che gli riesce meglio: allenare – districare la matassa e l’impressione è che potremmo vedere più spesso in campo quintetti piccoli, anche se non con continuità nei finali, visto il peso specifico di Jordan e Griffin. Nel reparto lunghi, una menzione la meritano l’ex fuoriclasse universitario Brice Johnson, che al primo anno da pro ha trovato pochissimo spazio e non sembra in procinto di avanzare nelle gerarchie, oltre ad Montrezl Harrell e Willie Reed, che sfortunatamente per i Clippers, non è destinato a diventare un eroe di gara7 delle Finals come l’omonimo Willis.

Roster rivoluzionato per 2/3 almeno, ma la costante sarà il Doc e la sua capacità di portare la nave a destinazione.

Prediction: 47/50/35-32, quarto posto nella WC e secondo agile nella Division. Probabile il passaggio nel primo turno playoff, ma la corsa verrà interrotta bruscamente da Golden State, San Antonio o Houston nel round successivo.

 

  • Pacific Division: Sacramento Kings

Starting Five: Hill, Hield, Ju. Jackson (Bog. Bogdanovic), Randolph, Cauley-Stein

Bench: Fox, Bog. Bogdanovic, Carter, Labissiere, Koufos, Temple, Richardson, Giles.

Coach: Dave Joerger

Ecco a voi i nuovi Minnesota Timberwolves. Con l’eterna promessa non mantenuta ormai pronta per spiccare il volo, grazie al metodo “Thibo” e all’acquisto di una all-star come Jimmy Butler, avevamo bisogno di un rimpiazzo all’altezza ad Ovest – a Est, scontato fare il nome di Phila – e chi se non gli uomini agli ordini di coach Dave Joerger, potevano avanzare una candidatura credibile?

De'Aaron Fox, Justin Jackson, Harry Giles and Frank Mason III
De’Aaron Fox, Justin Jackson, Harry Giles and Frank Mason III (Kings.com)

Con l’ultimo draft, il talentometro dei Sacramento Kings ha iniziato a suonare incessantemente, conoscendo nuovi picchi durante la rassegna continentale per nazioni, dove uno se non il miglior giocatore della manifestazione è risultato il connazionale del GM Vlade Divac, il neo King Bogdan Bogdanovic. Ovviamente, come per tutti gli europei bisognerà avere pazienza, prima di vederlo spiegare offensivamente come ci ha abituati nell’ultima Eurolega stravinta a domicilio e agli Europei, ma contrariamente ai compagni della nazionale serba, qui avrà tanta concorrenza e potenziale supporto di alto livello. E l’aggettivo potenziale è quanto mai d’obbligo.

Alla prima scelta De’Aaron Fox, uno con il primo passo di John Wall ma dotato di un repertorio ancora tutto da affinare e costruire, si aggiunge lo Steph Curry dei meno abbienti, Buddy Hield, cosi etichettato dal proprietario dei Kings in evidente stato di ebbrezza. O almeno lo speriamo per lui. Sulla capacità di mettere punti a tabellone da parte dell’isolano non ci sono mai stati dubbi, ma rimangono grosse perplessità sul suo ball handling e sulla monotematicità del suo arsenale offensivo, a differenza del #30 dei Warriors.

Un solido apporto è atteso dalla colonia di veterani composta da George Hill, Zack Randolph e nonno Vince Carter, ormai giunto alle soglie dei 42 anni. Un Willie Cauley-Stein finalmente liberato dell’ingombrante presenza di Boogie Cousins partirà in posizione di centro, giocandosi il posto con il fake starter Kosta Koufos (raggiunto a Sacramento dal connazionale ex Olympiacos Georgios Papagiannis), mentre ci sarà l’imbarazzo della scelta in ala piccola, dove allo specialista Garrett Temple e all’ancora acerbo ma promettente Malachi Richardson si è aggiunto uno dei migliori giocatori dell’ultimo torneo NCAA (stravinto dai suoi Tar Heels), quel Justin Jackson che fa della polivalenza e della sua voglia di crescere, migliorare e aggiungere ogni anno qualcosa al suo bagaglio, la propria forza.

A chiudere il roster di Sacramento, ci pensano gli ex crack liceali Skal Labissiere ed Harry Giles, indiziati per la prima scelta assoluta al draft nelle ultime due stagioni ed entrambi finiti nelle retrovie a causa di immaturità tecnica – il primo – e seri guai fisici per quanto riguarda l’ex blue devil, ahilui costretto ai box dal ginocchio fino al 2018.

Prediction: qui siamo veramente alle aste.

Ad un gruppo cui per assurdo non sarebbero preclusi i playoff in questa Western Conference appiattita nelle posizioni centrali del ranking, fa da contraltare la mancanza d’esperienza e la specialità della casa nel suicidarsi. E quindi, le 30-33 W, a fronte di 52-49 L, potrebbero diventare 20 o poco più per ordini di scuderia del GM, che al draft 2018 gradirebbe essere in pole position per aggiudicarsi il quasi connazionale Luka Dončić, nel caso la stagione prendesse una brutta piega nei primi mesi di gare.

 

  • Pacific Division: Phoenix Suns

Starting Five: Bledsoe, D. Booker, Jo. Jackson, Chriss, Chandler

Bench: Ulis, Dudley, TJ Warren, Bender, Len

Out for injury: Knight, A. Williams

Coach: Earl Watson

Se il buongiorno si vede dal mattino, per i Suns sarà una stagione da dimenticare. Ancora bisogna alzare la prima palla a due e per coach Earl Watson c’è già un’infermeria gremita in ogni ordine di posti.

Devin Booker
Devin Booker (NBA.com)

Salutato Brandon Knight per la stagione – ginocchio –, abbiamo registrato l’emulazione del prodotto locale Alan Williams, recuperabile non prima di Marzo – che per una abbonata al tanking come Phoenix, significa season end -, cui si è aggiunto un Jared Dudley operato al piede in offseason e non disponibile al meglio per l’inizio di stagione.

Fatta la conta di morti e feriti, a disposizione del coach rimane un gruppo immaturo e male assemblato, con in testa un veterano giunto alla frutta e al dolce ma del quale non farò il nome per l’enorme rispetto che nutro nei suoi confronti – chi ha detto Tyson Chandler? Maleducati! – ed una potenziale, presunta e millantata star, che dopo 6 anni di professionismo rimane un incompiuto, una pg di talento troppo spesso vittima degli infortuni e mai realmente riuscito a compiere l’ultimo step. Il suo nome è Eric Bledsoe, e con il compagno di back court Devin Booker, rimane tuttavia la garanzia offensiva dei Suns 2017-18.

In attesa che la prima scelta 2016 Dragan Bender dia notizie di sé, tante speranze sono aggrappate all’impatto di Josh Jackson, uno che per qualche settimana era stato indicato anche come possibile prima scelta assoluta, salvo poi tornare alle spalle dei più talentuosi Ball, Tatum e Fultz.

Toccherà all’irascibile JJ far ricredere le tre storiche franchigie NBA che hanno deciso di non puntare sul suo grandissimo atletismo e sul talento, che è tutto li da vedere, assieme ad un margine di crescita teoricamente illimitato, purché la testa tenga. Il ruolo di centro se lo contenderanno verosimilmente Alex Len e zio Chandler, con Marquese Chriss a completare il quintetto.

Dalla panchina, onestamente troppo corta se non fosse che l’obiettivo (quasi) dichiarato è di perdere più partite possibile, troviamo il rientrante Dudley, Tyler Ulis e TJ Warren, oltre al già citato Bender. Saranno loro a dare fiato ai titolari e chissà che non spunti dalle retrovie la bestia nera dei Lakers, quel Troy Daniels messosi in evidenza a Memphis nella passata stagione.

Prediction: 20/25-62/57. L come lottery, destinazione garantita per i Soli dell’Arizona.

 

Marco Brignoli
Jaywill__22

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5 thoughts on “NBA 2017/18 Preview | Pacific Division: The Garden of the Champions

  1. Complimenti Jay, ottima preview.
    Sono d’accordo sul fatto che i Warriors paradossalmente sono più forti dello scorso anno e la riconferma parrebbe d’obbligo, al netto di infortuni o implosioni.
    Clippers solidi, Griffin sembra davvero maturato avendo aggiunto movimenti e tiro all’atletismo strabordante che adesso usa solo quando necessario.
    Kings interessanti, Suns corti.

    1. Grazie anche qui, troppo buono.
      Tu che segui come me anche il basket europeo, che ne pensi di Teodosic e Bogdanovic? Nonostante siano rookie, non so perchè ma sono ottimista sulle loro chance di sfondare fin dai primi mesi nella NBA.

      1. Eh Milos ha fatto capire subito che la visione del gioco di cui dispone è di livello superiore, peccato per l’infortunio: ad oggi non è chiaro quando rientrerà.
        Bogdan invece è capitato in una situazione da un lato ideale – Divac, poca competizione interna… – e dall’altro caotica: le Queens. Vedremo, il talento non manca.

        1. Infatti se torna alla svelta, Milos può avere un impatto importante in una squadra importante. Rivers già l’ha fatto partire in quintetto, non è un coach prevenuto sugli europei.
          Per Bogdan è diverso purtroppo, io sono convinto che sia anche superiore a Teodosic, certamente lo è per leadership e attributi, ma è capitato in un contesto di squadra molto pericoloso. Lasciarsi assuefare dalle sconfitte e dal lassismo generale è un attimo. Comunque sono le squadre più interessanti della Pacific, Clippers e Kings, eccetto i marziani e i nostri. Phoenix è munnezza.

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