NBA 2017/18 Preview | Los Angeles Lakers, la rivoluzione di LaVar

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Da non confondersi con la rivoluzione della quasi omonima Var – alias video assistance technology, il fenomeno che sta creando uno tsunami nel mondo chiuso e arcaico del calcio europeo – quella guidata da LaVar è destinata unicamente a mutare la rotta dei Los Angeles Lakers. Avessi detto niente.

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La strategia messa a punto da LaVar Ball, famosissimo e per alcuni – blasfemi – anche famigerato genitore di Lonzo Ball, ha trovato la sua prima realizzazione durante la off-season, grazie alla chiamata spesa dai Lakers per il figlio primogenito nell’ultimo draft.

David Silver and Lonzo Ball
David Silver and Lonzo Ball (Lakers.com)

Sarà infatti Lonzo la pietra angolare del nuovo progetto, varato dalla proprietaria Jeanie Buss con l’allontanamento del fratello Jim e dell’ex GM Kupchack a febbraio e la loro sostituzione con l’icona dello Showtime Magic Johnson e l’ex agente Rob Pelinka nei panni di nuovo general manager.

A parte LaVar, Il lassismo dell’erede al trono designato della famiglia Buss, Jim, ha fatto si che una ricostruzione che non avrebbe dovuto essere procrastinata oltre il 2014, debba fare il suo esordio a partire da stanotte, con un ritardo sui tempi consigliati di oltre 1000 giorni.

Jeanie Buss and Magic Johnson
Jeanie Buss and Magic Johnson (Lakers.com)

Il merito di questa inversione di tendenza deve essere ascritto e riconosciuto principalmente a Jeanie Buss, l’unica degna erede del Dr.Buss, colei che non ha esitato a licenziare il proprio fratello ed estrometterne altri dal consiglio direttivo, pur di restituire alla franchigia che fece la fortuna della propria famiglia, una dignità

Scampati i maldestri e bizzarri tentativi di golpe compiuti dai fratelli degenere, Jeanie ha affidato la guida tecnico-amministrativa del club al duo Magic-Pelinka, che fin dai primi mesi della propria reale gestione, ha testimoniato la volontà di dare un taglio col passato.

A cominciare dal Draft, il primo dall’anno di grazia 1996 – “solamente” 21 anni dopo – ad aver consegnato alla Los Angeles tutta lustrini e paillettes un vero potenziale uomo-franchigia. Senza nulla togliere alla potenziale futura All-star Brandon Ingram e togliendo volentieri ai deludenti D’Angelo Russell, Andrew Bynum e Julius Randle, era infatti dal Kobe Bryant “picked” alla #13 del draft ’96  che non si respirava ad L.A. la sensazione, l’entusiasmo misto a consapevolezza, che un ragazzo impossibilitato ad ordinare alcoolici possa diventare simbolo ed immagine della ricostruzione.

Quell’uomo, Lonzo, già dalla summer league e dalle prime uscite ha sorpreso – o in altri casi, confermato – per personalità, confidenza e talento.

Lonzo Ball
Lonzo Ball, 2017 Las Vegas Summer League MVP (Lakers.com)

E’ lui il perfetto trait d’union tra i Lakers di ieri – anzi, l’altro ieri – dello Showtime, quelli del suo idolo e attuale presidente Magic Earvin Johnson e i Lakers 3.0, quelli che dovrebbero tornare a mettersi al dito l’anello di campioni in una Lega che negli ultimi 5-6 anni ha subito una rivoluzione tecnica e filosofica paragonabile a quella Copernicana.

A Ball, cui verranno affidate le chiavi della squadra – e non potrebbe essere altrimenti -, il progetto è di affiancare un esterno atipico come Kentavious Caldwell-Pope, meno abile nel tiro dalla lunga distanza rispetto al fu Nick Young, ma nettamente superiore dal punto di vista difensivo, fisico e atletico. L’ideale collante tra Ball e l’altra giovane star designata, Brandon Ingram, chiamato a raddoppiare le proprie statistiche, in virtù del tanto spazio in più di cui godrà in questa stagione.

 

Lakers forward Brandon Ingram drives to the basket against Pelicans center Alexis Ajinca during the first half Saturday. (Gerald Herbert / Associated Press)

Nominalmente, l’ala forte titolare sarà Larry Nance Jr. ed il centro sarà Brook Lopez. Per il fratello gemello di Robin si tratterà del più classico dei one-and-done in quel di Los Angeles, visto e considerato che alla scadenza del contratto il prossimo giugno, le parti si saluteranno.

La second unit agli ordini di coach Luke Walton potrà contare su un backcourt consistente nel ripescato playmaker Tyler Ennis e in Jordan Clarkson, uno degli ultimi reduci (con Randle) dell’allegra compagnia – una volta composta da Julius appunto, Russell, Young, Lou Williams e lo stesso Jc – del tanking,

Ma è proprio il resto della panchina a destare maggiore curiosità in addetti ai lavori e tifosi, perché aldilà dei Randle, Brewer, Zubac e Deng già presenti la passata stagione, è da valutare attentamente l’impatto di due rookies scelti a fine primo giro come Hart e Kuzma, oltre a quello dell’australiano Andrew Bogut, che al contrario dei due neo teammates, era stato insignito di una primissima scelta non proprio ben spesa, nel draft del 2005.

L’ex campione NBA con la maglia dei Warriors ha deciso di indossare la jersey gialloviola – diciamolo chiaramente – grazie ai buoni uffici di coach Walton, che sperimentato il surrogato di Bogut  – Mozgov – ha deciso di portarsi a casa l’originale, sebbene nella sua fase calante della carriera. Interessante sarà l’uso che vorrà farne il coaching staff, soprattutto in fase offensiva, dove le letture dell’australiano potrebbero facilitare parecchio il compito dei taglianti e dei compagni di squadra in genere, rispetto ai nefasti predecessori. Naturalmente, finché la non brillantissima salute di Brook Lopez terrà, lo spazio sarà marginale, ma a costo zero sostanzialmente, si tratta di un’ottima presa.

Esattamente come quelle al draft operate da Pelinka, che non contento di aver esordito con la nuova sensazione californiana Lonzo Ball, ha replicato con un veterano universitario già abituato a vincere e a giocare in un sistema di alto livello – quello di Jay Wright a ‘Nova -, Josh Hart, e soprattutto con colui che potrebbe risultare la vera steal of the draft appena andato in archivio: KK, Kyle Kuzma.

Kyle Kuzma, Josh Hart and Thomas Bryant
The Los Angeles Lakers formally introduce Kyle Kuzma, Josh Hart and Thomas Bryant (Ty Nowell/Los Angeles Lakers)

L’ala proveniente da Utah University ha sorpreso e bene impressionato sia in Summer League che in Preseason, inducendo analisti ed ex giocatori a coniare paragoni importanti per lui. La pulizia del suo rilascio, la cosiddetta garra e la velocità di piedi, in un corpo da 4, ne fanno già oggi la miglior power forward a roster, sicuramente davanti a Julius Randle, come ha avuto modo di esprimere recentemente l’ex superstar dei Bulls di MJ, Scottie Pippen.

Non che ci volesse Da Pip, e nemmeno Albert Einstein, per rivelarci che un giovane prospetto dalle tante e variegate qualità potrebbe scalzare il pigro e mai migliorato Julius, giunto ormai al quarto anno di NBA senza essere riuscito a compiere progressi importanti a livello difensivo o nel tiro dalla distanza.

Kuzma, con 3 anni in meno alle spalle, ha già dimostrato di essersi integrato nei meccanismi di squadra e dubitiamo che approccio e rendimento possano cambiare con l’inizio della stagione ufficiale.

Chiudono Thomas Bryant – interessante seconda scelta del 2017 – e la mascotte Alex Caruso, già idolo dei tifosi, completando di fatto un roster decisamente più profondo rispetto al passato, anche se la non eccelsa qualità media (eufemismo) e l’assenza quasi totale di tiratori da 3 punti puri – in una lega dove le triple stanno condizionando il gioco negli ultimi anni – sconsigliano voli pindarici.

Per tutta la stagione rimarremo col punto di domanda sulla sorte di Clarkson e Randle, palesemente shoppati prima dell’ultimo draft di Giugno e giunti a fine credito, dopo l’ultima annata. Se non partiranno in cambio di una scelta, coach Walton dovrà essere abile a creare una rotazione di base che accontenti un po’ tutti, senza scontentare nessuno. E sarà tutt’altro che una passeggiata con almeno un’ala piccola, un’ala forte e un centro di troppo.

Qualità non straordinaria, ma quantità in abbondanza che potrebbe minare gli equilibri, se le cose non dovessero mettersi bene. Dovendo fare un pronostico, rischiano molto Ivica Zubac – che deve “gufare” gli injury prone Bogut e Lopez, per trovare minuti -, l’altro futuro partente Corey Brewer e Nance Jr., se l’ascesa di Kuzma si confermerà anche nelle partite con in palio una W di Regular Season.

Tutto da decifrare il ruolo che il figlio di Bill ha in mente per l’altro senatore a roster, Luol Deng.

 

Starting Five: Ball, Caldwell-Pope, Ingram, Nance Jr., Lopez

Bench: Ennis, Clarkson, Brewer, Deng, Kuzma, Randle, Bogut, Zubac, Bryant

Coach: Luke Walton

 

Prediction: 35/37 W 47-45 L La mancanza di prime scelte al draft, indurrà il front office a spingere coaching staff e squadra a vincere più partite possibili, affinché i big fish del mercato 2018 intravedano un potenziale in questi Lakers perennemente under construction.

 

Marco Brignoli
Jaywill_22

 

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8 thoughts on “NBA 2017/18 Preview | Los Angeles Lakers, la rivoluzione di LaVar

  1. Lopez però per assurdo è il tiratore dall’arco più affidabile del roster! L’NBA moderna… 😒
    Kuzma rischia di partire in quintetto a stretto giro.

    1. E’ quel rischia che mi preoccupa, Walton è troppo lento a comprendere e fare aggiustamenti, sia in partita, che da una all’altra.
      Kuzma già doveva partire in quintetto dalla prima, dopo la SL e la preseason che ha giocato. Vedere ancora certi abomini sul parquet, dopo un anno di panchina, dà parecchio da pensare.

      1. Evidentemente lo status di qualche atleta non può essere calpestato così fragorosamente come meriterebbe, comunque tempo al tempo: almeno 15/20 partite per capire cosa ha in mente Luke sono necessarie.

  2. Complimenti Jay, ottima preview – come sempre del resto – che rispecchia praticamente in toto i miei pensieri.

    Gialloviola indecifrabili: non abbiamo un veterano degno di fare il cambio di Ball e siamo in abbondanza in tutti gli altri ruoli, eccetto forse quello di SG dove la staffetta KCP-JC è tutto sommato dignitosa.

    In SF/PF abbiamo Ingram – Deng – Brewer – Randle – Nance Jr. – Kuzma, davvero troppo. Il gioco perimetrale di Lopez consentirà a Luke di potergli affiancare ali Randle e Larry, ma credo che qualcuno dovrà per forza essere sacrificato.

    Sotto canestro, Zubac potrebbe giocare davvero poco, se Lopez e Bogut sono in forma dignitosa.

    Non mi sento di escludere una trade che scombussoli le rotazioni, anzi credo di augurarmelo.

    1. Siamo in due, anzi in tanti ad augurarselo, Giova.
      Io sono dubbioso su Lopez, rallenta troppo l’azione di Ball. Quando esce è un’altra cosa e sebbene piccolissimo, gradirei un quintetto con Kuzma e Nance 4 e 5, per correre come disperati e cambiare su tutti i blocchi. Zero intimidazione purtroppo, ma la coperta è corta per forza.
      SU Zubac la penso come te, si profila un secondo anno difficile per lui.

  3. E’ evidente che gran parte delle nostre fortune passeranno per le mani di Lonzo, con Ennis in campo persino gli Warriors farebbero fatica (in Caruso we trust) :) :) Il dubbio in questo momento è rappresentato dalle sue caviglie che stanno dando problemi da quest’estate prima ancora di aver giocato un minuto di vera Nba..
    La tenuta fisica sarà la vera bilancia tra una stagione dignitosa o la solita monnezza, se Lonzo , Lopez e Bogut (qui mi pare di chiedere troppo) rimanessero sani allora si potrebbe davvero rientrare nella lotta ottavo/dodicesimo posto.
    Ultimo ma non ultimo Walton, che per ora mi sta già piacendo con la decisione di far partire caprandle dalla panca ma questo non basta

  4. ottimo Jay. Vediamo che tira fuori KCP. Spero anche Bogut possa avere un bel ruolo, purtroppo la tenuta fisica di Lopez mi rassicura poco. Ovviamente il #14 deve fare il salto di qualità che tutti attendiamo. Nella tonnara dell’Ovest play-off ancora lontani, imho. Spero di vedere basi vere per ricostruire in vista delle FA 2018.

    1. Ale, la penso come te, ma mi tengo la folle speranza che Ball abbia un impatto simile al Kidd di 20 anni fa, magari con fortune migliori rispetto ai suoi Mavericks :))))

      Con un Ball da rookie of the year, non escludo un inserimento nella lotta per i playoff, che ovviamente non significa poi riuscire ad accedervi.
      A parte le top 5-6, non vedo squadre cosi superiori a questi Lakers, tanti progetti lasciati a metà o caduti in disgrazia, in un contesto simile la sorpresa può sempre scappare.
      Ovviamente, per arrivare ottavi è meglio non andare nemmeno ai playoff, o settimi o nulla. 4 partite contro Golden State non ti fanno crescere, 5-6 gare contro gli sparatori pazzi di D’Antoni o i nonni di San Antonio – per non parlare il circo di Okc – accelererebbero la maturazione dei ragazzi.
      Walton, come ha detto Boston George su FB è sotto esame: con dirigenza e squadra profondamente rinnovate è lui l’ultimo collante col passato (assieme a Randle e Scarson) che bisogna decidere se eliminare o tenere). Io ad oggi terrei, la presa di Bogut del 2017 può diventare quella di Green o Thompson nel 19 o 20. In una Lega ormai dominata da certi equilibri, non è un male godere della presenza di un HC tanto amato dai suoi ex giocatori, sebbene in qualità di assistente.
      E se i suoi ex giocatori fanno parte dei Warriors e non dei Nets, indubbiamente è un suo punto a favore XD

      Dai, già da stanotte voglio rimanere sorpreso da Ball & c.

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