Focus On… Grind City & Pure Magic

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Focus On… Pure Magic & Grind City: ovvero il positivo avvio di stagione di due squadre con filosofie opposte e che stanno sorprendendo in vetta alle rispettive classifiche di Conference.

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Focus On… sui Memphis Grizzlies – quarti nella WC (6-3) e potenzialmente a due partite dalla vetta dove si trovano Houston e Golden State (7-3) – e gli Orlando Magic, terzi nella EC (6-3) alle spalle di Boston e Detroit.

Dillon Brooks #24, Memphis Grizzlies at Orlando Magic
Dillon Brooks #24, Memphis Grizzlies at Orlando Magic (Photo by Joe Murphy/NBAE via Getty Images)

Persi Zach Randolph e Tony Allen, si credeva a Memphis fosse finita l’era del grit’n’grinda questo link la preview per la stagione -, se a questo aggiungiamo l’infortunio patito da Ben McLemore (fuori per tutta la stagione per una frattura al piede destro) e l’assenza prolungata di JaMychal Green in molti credevano fosse dura trovare ai piani alti della NBA la franchigia del Tennessee. Al momento non sembra così.

Dopo aver regolato i Pelicans nel match d’apertura della stagione (subendo 61 punti dalla coppia Boogie & The Brow ma concedendo solo le briciole alla non certo irresistibile batteria d’esterni di NOLA) con un Mike Conley da 27 punti, i Grizzlies di uno stellare Marc Gasol (34) si sono confermati la bestia nerissima dei Warriors (cui hanno praticamente tolto dalla partita il “motore” Green, nella partita dove Curry si è fatto espellere per aver tirato il paradenti all’arbitro) per poi vincere in furiosa rimonta – erano sotto di 10 a pochi minuti dal termine – contro gli Houston Rockets privi di CP3; in questo match l’ex Buckeye – non il miglior marcatore per il team di coach David Fizdale, visto che Gasol ha dominato sotto le plance con 26+14 – si è letteralmente infuocato nel finale mettendo a referto 10 punti pesantissimi e guidando da par suo la difesa. Le numerose forzature dei dantoniani sono state merito di un’asfissiante lavoro di contenimento sul perimetro che ha dato frutti soprattutto negli ultimi due quarti, quando i Rockets hanno fatturato un misero 3/24 dall’arco.

Un primo quarto disastroso (32-18) è costato la prima sconfitta stagionale contro i Mavs, L subito vendicata prontamente in back-2-back con Conley (22) e Gasol (25) ben supportati da Mario Chalmers (6 assistenze). Nel rematch contro i Rockets, ancora con Paul fuori, oltre a Gordon, i Grizzlies beccano una giornata stortissima del quintetto base; solo 14 punti – combinati – per Gasol e Conley. Ma le buone notizie arrivano off the bench; stavolta tocca ad un redivivo Chandler Parsons (24 con 6-8 dall’arco), Chalmers (15) e Tyreke Evans (14) tirar fuori Memphis dalle secche. Contro gli Hornets (che curiosamente avevano punito i Magic pochi giorni prima), i Grizzlies commettono l’errore di considerare chiusa troppo presto la pratica, dopo tre quarti ottimi: il rassicurante 82-73 con cui si presentano all’inizio dell’ultima frazione non basta per contenere un furioso Kemba Walker (27 totali per lui), nonostante un catastrofico Dwight Howard (2 punti con 1-9 dal campo in 29 minuti) , il 6-27 (2-11 dal perimetro) del quarto finale condanna Conley & co.

Mike Conley and Marc Gasol
Mike Conley and Marc Gasol (NBA.com)

Nella sfida contro i Magic rivelazione, Money Mike è costretto a restare fuori per infortunio. Evans per Memphis fa pentole e coperchi (32) e con i 22 del solito Gasol e i 14 di James Ennis gli Orsi arrivano a giocarsi il finale punto a punto. Gordon (19) lascia partire la tripla decisiva nei secondi finali. I Grizzlies potrebbero ancora tentare aggancio e sorpasso, ma Mario Chalmers torna il “Wario” dei tempi di Miami e prima cerca un fallo che non arriva (su Vucevic), poi forza due tiri che mandano su tutte le furie Fizdale. Conley torna in tempo per il match contro i Clippers; Memphis, trascinata dai 43 dei dioscuri Mike&Marc, oltre che da un 13-31 dall’arco, vince in scioltezza allo Staples Center (104-113 il risultato finale).

Focus On…

Memphis guidata dal suo underrated #11, as usual ha costruito e sta costruendo le sue fortune difensivamente (102,1 punti subiti ogni 100 possessi, quinti per DRtg). Quarti dietro Boston, Utah e OKC per punti concessi agli avversari (97,1 PPG), sono secondi per punti subiti in pitturato (37 a match) e soprattutto sono il team che riserva la peggior eFG% ai rivali di tutta la lega (47,5). I secondi tempi sono risultati spesso chiavi di volta per vincere, visto che la difesa è andata in lockdown: gli attacchi opposti in media segnano solo 45,5 punti nelle ultime due frazioni; il dato è il migliore della NBA. Un dato insolito, solo parzialmente spiegabile con la partenza di Tony Allen, Memphis subisce 31,1 punti dall’arco a partita (17esimi).

Solo 13 palle perse a partita (i migliori) mentre 16,8 sono quelle forzate a gara agli avversari (sesti), mentre solo 6 sono gli intercetti o le steal subite a partite (ovviamente primi). L’assist/TO ratio delle altre squadre è 1,179 ovvero terzi con i Blazers, subito dietro a Utah e OKC.

L’attacco è il 24esimo della lega (101,8 PPG), il pace (95,1) è il 28esimo; si gioca – e soprattutto si fanno giocare le altre squadre – a ritmi bassi, per sfruttare al meglio raddoppi e per permettere la miglior disposizione difensiva possibile, oltre che per “sporcare” palle e tiri.

Last but not least: oltre ai soliti noti (i due califfi, Evans, Chalmers e Parsons), si sta ritagliando un buono spazio anche Dillon Brooks. Nonostante una pessima serata al tiro nell’esordio da starter contro i Clippers (1-8), l’ala piccola ex Oregon Ducks sta dando un buon contributo ed ha dato un buon apporto nella vittoria contro i Pelicans (19), giocando bene anche contro Charlotte (11) e Orlando (12).

Memphis Grizzlies
Memphis Grizzlies (NBA.com)

 

La stagione degli Orlando Magica questo link la preview per la stagione – inizia con il derby della Florida ed è subito vincente; nonostante sotto canestro si senta il peso di Whiteside (26+22), Miami patisce una prova “normale” di Dragic (17) e Waiters (15), ma soprattutto il 56-41 per Orlando confezionato nelle frazioni intermedie. La W è griffata Evan Fournier (23) e Nikola Vucevic (19+13). La sconfitta nel match contro i Nets arriva nonostante un terrificante Vucevic da 41 punti (Fournier da 22).

Nel terzo match dell’anno – privi di Gordon – i Magic affrontano i Cavs che in posizione di play, stanti le assenze di Rose e IT, schierano il veterano Calderon (affiancato da Wade): dal perimetro è un vero e proprio bombardamento (17-35 di cui 8-13 nella prima decisiva frazione chiusasi sul 36-18) e i Magic vincono anche grazie alla panca dove brillano Jonathon Simmons (19), Speights (10) ed Hezonja (11, 3-3 dai 7,25) tornato per una notte ai bei tempi in blaugrana.

Senza Payton, i Magic affrontano in casa i Nets, privi degli infortunati Lin e Kilkpatrick. Nel rematch stavolta escono vittoriosi i ragazzi di Vogel; il trascinatore è un Aaron Gordon da 41 punti (5-5 dall’arco, compreso il tiro decisivo) e 14 rimbalzi, seguono a ruota Fournier (28) e Augustin (19). La partita era iniziata in perfetto equilibrio (30-30 e 31-31 i risultati delle due frazioni all’intervallo lungo), poi – dopo lo strappo dei Nets nel 3/4 – i Magic iniziano a stringere le viti in difesa e – negli 12 minuti finali – la squadra di Atkinson è costretta ad un 8-25 dal campo, dove pesa – in negativo – l’1-11 dalla lunga distanza.

Nikola Vucevic
Nikola Vucevic (NBA.com)

Il 114-87 con cui vengono schiantati gli Spurs è spiegabile solo in parte con la pesantissima assenza di Kawhi Leonard e quella – ad oggi sicuramente di minor rilievo – di Tony Parker. I neroargento di Pop di un Aldridge da 24+11 eseguono come al solito molto bene e si procurano tiri ben costruiti. Ma l’efficace difesa di Gordon & co. sporca moltissimo il lavoro degli Spurs dalla lunga distanza (4-24 finale); i soli 34 punti segnati nelle prime -decisive – due frazioni ( a fronte dei 61 Magic) sono il frutto di un miserrimo 12-44 dal campo (2-13 da 3).

Contro Charlotte, priva di Batum, gli attacchi sono letteralmente scoppiettanti; il migliore per i suoi è un Simmons devastante dal pino (27). Ma contro un Kemba Walker da 34 e un Howard da 22+10 non si può negoziare. Nonostante nel finale i ragazzi di Vogel – riemersi da un -22 – possano tentare l’aggancio la rimonta (gli Hornets erano andati anche sul più 22) non si concretizza. A New Orleans gli ospiti approfittano di una pessima giornata di un impreciso DMC (solo 12 punti) e Davis – nonostante i 39 punti – va spesso in difficoltà nella sua metà campo; dopo una partenza sprint dei Magic il sorpasso a metà gara dei Pelicans non si concretizza e nell’ultimo quarto Speights (18 finali con 6-10 dai 7,25) e soprattutto Simmons (20 totali per lui) confezionano la vittoria. Dopo la W con i Grizzlies , arriva la sconfitta con i Bulls.; senza Payton e Augustin, con Vucevic (14) e Gordon (11) meno incisivi del solito e un Simmons da soli 8 punti, non basta la grande prestazione di Fournier (21).

Focus On…

Il coach dei Magic, Frank Vogel, privo di un giocatore anarchico come Payton (limitato da guai fisici in questo inizio di stagione), sta cercando di implementare un sistema fatto di ritmi alti, ricerca di giuste spaziature, tiro dall’arco e facili lay-up. Orlando ha il 4° miglior attacco della NBA (111,3 PPG dietro GS, Nets e Wizards), il 4° pace della Lega (102,4) e l’ORtg è di 108,7 (11esimo); la eFG% è di 55,2 , la migliore dopo GS (60,8).

Dal perimetro Orlando è la miglior squadra per % (42,1 vs. i 41,5 degli Warriors). I Magic sono terzi per assist a partita (25,0), dietro ancora i ragazzi della Bay Area e dietro i Sixers, pur se 16,3 palle perse a match (20esimi) sono un dato non buono. Nelle partite punto a punto i Magic si impongono mediamente 2 volte su 3.  Evan Fournier è nel miglior anno della carriera per punti realizzati (21,9), così come l’ex Arizona Gordon (19,3) che sembra avere trovato maggiore pericolosità perimetrale , ma è cresciuto anche come letture del gioco e capacità di contenere l’avversario. Vucevic mette a referto 18,4 punti a gara, mentre il suo apporto a rimbalzo (7,7) è un poco calato; ma il montenegrino sfoggia la miglior eFG% (.591) dei suoi 7 anni in NBA.

Shelvin Mack, Nikola Vucevic, Evan Fournier and Terrence Ross
Shelvin Mack, Nikola Vucevic, Evan Fournier and Terrence Ross (NBA.com)

Off the bench l’undrafted Simmons sta impressionando per continuità e vena realizzativa (14,7). Si sta disimpegnando bene anche “Mo Buckets” Speights che – sotto Vogel – ha ampia libertà per provare a colpire dall’arco.  Il rookie Isaac, dopo il grande anno a Florida State, sta avendo un buon impatto sui due lati del campo, dove – principalmente lato difensivo – ha mostrato ottimi lampi.

 

Le due squadre si stanno ben disimpegnando in questo avvio di stagione e stanno meritatamente lottando per i posti al vertice delle Conference. Da un punto di vista personale, i Grizzlies sono una delle squadre che in realtà mi hanno sorpreso di meno; pensavo si sarebbero rivelati un cliente scomodo per tutti e – nonostante le assenze e le partenze – stanno ancora una volta macinando gioco e avversari. L’ammirazione da me mai nascosta per il talento puro e cristallino, la leadership e il cuore di Mike Conley continua a crescere. La speranza che i Grizzlies possano fare un altro giro ai playoff e ben disimpegnarsi da parte mia c’è.

I Magic mi stanno effettivamente sorprendendo e non avrei creduto a questo avvio di stagione (pur favorito da numerosi infortuni occorsi agli avversari). Nonostante il lavoro ottimo di Vogel e che per me Aaron Gordon sia un giocatore verissimo e non solo un fenomeno da ASG, credo che il momento di gloria dei Magic sia destinato a finire piuttosto repentinamente, soprattutto quando le altre grandi dell’Est – attualmente fuori dalle 8 regine – avranno ritrovato equilibrio.

 

Alessio Mannarelli

 

News, analisi e commenti sulla stagione NBA 2017/18 nella sezione dedicata at #b9h.

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