Focus On : Brook Lopez

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Nato il : 1 Aprile 1988
A : North Hollywood
Altezza: 213 cm
Peso: 122 kg

 

La High School a Fresno

In una famiglia da sempre appassionata della pallacanestro, Brook Lopez e suo fratello gemello Robin iniziano fin da piccolissimi a giocare “The Game”. Inseriti nella scuola cristiana di San Joaquin Memorial, con i Panthers  – dove troveranno Quincy Pondexter – impazzano nei tornei per scuole religiose. Nei due anni di HS Brook Lopez terrà una media di 15 PPG. 10,3 RPG , 1,1 assist e 2,6 stoppate il primo anno e di 13,6 PPG, 7,2 RPG, 2,8 assistenze e 2,5 inchiodate all’avversario il secondo. La maggior parte dei tornei vinti sono  locali e minori. Nel primo anno con SJM, i 15 punti contro una delle versioni più scarse di sempre dei rivali storici di Bullard sono  nulla in confronto ai trentelli inflitti in ordine sparso a Sunnyside, McLane o Simi Valley. Nel secondo anno Lopez fatica un poco di più a spadroneggiare sotto canestro (top della stagione i 26 contro Our Savior Lutheran), ma arriva un grande riconoscimento per lui e il fratello: i Cuban Twins vengono infatti chiamati al McDonald’s Tournament 2006 e con Durant in squadra l’Ovest batte piuttosto agevolmente l’Est, capitanato dalla coppia Conley & Oden. I due fratelli accettano poi le lusinghe della Stanford University e si muovono in direzione nord, verso la Silicon Valley.
Gli anni a Stanford
Nell’anno d’esordio a Stanford Brook è costretto a saltare le prime 5 partite per un problema alla schiena, poi piano piano inizia ad emergere.  Non è la prima opzione offensiva della squadra, il cui terminale d’attacco privilegiato è l’esterno Lawrence Hill. Oltre ai 26 punti messi a referto contro Oregon, va rimarcata l’incredibile tripla doppia con 18 punti, 11 rimbalzi e ….12 stoppate contro la rivale USC di Nick Young (ateneo cui aveva inflitto anche 23 punti in una precedente partita). La squadra si classifica al 6° posto nella Pac-10 e, nel torneo di Conference, esce proprio contro USC che  rimonta furiosamente sotto di 11, in un match in cui B. Lopez è avulso dal gioco e piuttosto impreciso (6 punti, con 2-7). Al Torneo NCAA i Cardinals – stremati da un viaggio di oltre 2400 miglia, visto che il match si disputa alla Rupp Arena – escono al primo turno contro Louisville: Lopez ne segna 18, ma la sconfitta è larghissima (78-58). L’anno da rookie si chiude con 12,6 PPG, 6 RPG, 0,8 APG e 1,7 stoppate a gara. Nel campionato successivo il sistema di gioco di coach Trent Johnson viene modificato e il gameplan prevede più spesso la palla in area, per le conclusioni delle due Lopez Towers. Ma inizialmente Lopez può solo scalpitare allenandosi, visto che deve saltare le prime 9 gare stagionali per problemi di …voti. Appena la sua stagione inizia, B.Lopez risponde presente: imperversa letteralmente contro le squadre dello stato di Washington, piazzandone 31 (con 13 rimbalzi) contro gli Huskies, mentre ai Cougars una volta infligge 5 stoppate e, successivamente, gliene piazza 30 (con il career-high di 16 rimbalzi). In una stagione dove Brook mette a referto nove doppie-doppie e dove segna per 13 volte 20 (o +) punti, Stanford si classifica al secondo posto nella Pac-10 con il record di 13-5.  Al Torneo di Conference i Cardinals si arrendono solo in finale al pazzesco comeback (parziale di 22-8) della UCLA  di RW0 e di uno scatenato Darrren Collison ( autore di 28 punti). Per Lopez 15 punti, ma una prestazione comunque sottotono al tiro (5/14). Dopo un esordio morbido contro Cornell al torneo NCAA, Brook è grandissimo protagonista della partita del secondo turno con Marquette, un match risolto solo all’OT: per lui 30 punti e il jumper dalla baseline vincente. Contro i Longhorns Brook mette a referto 26 punti e 10 rimbalzi, ma passa Texas che travolge i Cardinals con un perentorio 82-62. Tre giorni dopo la sconfitta B. Lopez ( con 19,3 PPG , 8,2 RPG e 1,4 APG a gara di media, oltre alle 2,1 BPG, terzo di tutta la NCAA) si dichiara eleggibile per il Draft NBA, seguito a ruota dal fratello Robin. B.Lopez sembra possa finire nella top 5 del primo giro, ma alla fine viene scelto dai NJ Nets con la pick 10.
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Gli anni in New Jersey
Nell’anno da rookie, Lopez, inserito quasi subito in quintetto per via dell’infortunio patito da Boone, mette a referto cifre interessanti (31 punti nella W contro OKC, 20 rimbalzi contro Charlotte). Si rivela ottimo stoppatore per stazza e tempismo (ne totalizzerà 5 in una gara contro Miami, Memphis e Boston) e chiuderà la stagione al 4° posto per stoppate totali messe a segno e con 18 doppie doppie. La squadra, con Vince Carter e Devin Harris, ha un record di 34-48 e fallisce l’aggancio ai play-off. Come minima soddisfazione personale, si classifica al terzo posto come Rookie Of The Year, dietro Rose e Mayo. Nel 2009-2010 non si può parlare di stagione, quanto di disastro atomico; i Nets chiuderanno con il record di 12-70 (sì, 12-70). Lopez dopo le prime 18 sconfitte iniziali (dove, fra le altre cose, ne segna 32 contro Portland), ne mette 31 nella vittoria contro Charlotte, nelle sconfitte contro Indiana e Minnesota registrerà 5 stoppate (e 16 rimbalzi contro i Pacers, 15 vs. gli Wolves, massimo stagionale). Il top per punti nella disastrosa stagione lo raggiunge nel finale di campionato, quando – nella partita interna contro i Pistons – ne segna 37. Dopo una stagione del genere, il 2010-2011 sembra quasi un paradiso, visto che il record finale dei Nets parlerà di 24-58 (chiaramente di play-off neanche a parlarne). Lopez è il miglior marcatore dell’asfittico attacco dei Nets, 28esimo della lega. La sua stagione si chiude con 20,4 PPG (career high di 39 punti contro i Pistons), meglio di un improvvisamente declinante Deron Williams (15 PPG ) che, lasciati i Jazz per i Nets con un sontuoso contratto, si intristisce repentinamente in campo. Lopez, con 6 RPG, non è il miglior rimbalzista della squadra: con 10,4 RPG il titolo spetta a Kris Humpries, ancora al riparo dalla maledizione delle Kardashian. Contro Toronto gioca la partita manifesto della sua stagione;  34 punti, 14 rimbalzi e 8 stoppate. Per la verità, è anche costretto ad uscire anzitempo durante l’Ot, per raggiunto limite di falli. In realtà, dal punto di vista individuale, inanella una serie di prestazioni importanti  nelle partite esterne contro Pistons (39), Knicks (36), ancora Raptors (35) e Lakers (35), sfortunatamente tutte terminate con la sconfitta dei Nets. Nel 2011-2012, stagione del lockout e ultima dei Nets nel New Jersey prima del milionario trasferimento a Brooklyn, gioca solo 5 partite a causa di due brutti infortuni. Prima si rompe il piede destro in preseason ed è costretto a saltare le prime 32 partite, poi  si infortuna contro i Charlotte Bobcats e verrà quindi tenuto a riposo per il resto della stagione.
Nel 2012-2013, la musica cambia: i Nets, che durante l’anno cambieranno coach passando da Avery Johnson a P.J. Carlesimo, hanno aggiunto una bocca da fuoco in più al roster prendendo Joe Johnson, cui si aggiunge l’esperto Gerald Wallace. I Nets partirebbero bene, in realtà (12-3 nelle prime 15), ma le successive 11 sconfitte su 13 fanno precipitare le quotazioni di Johnson. E’ duro l’adattamento per alcuni giocatori (vedi DW, abituato ad anni di Sloan)  ad un gioco che si chiude spesso con ISO e forzature. Nonostante ciò i Nets arriveranno ai play-off e usciranno solo a G7 al termine di una combattuta serie contro i Bulls.  Da un punto di vista personale Lopez , rifirmato nell’estate precedente, in questa stagione, si guadagna la prima – e unica – convocazione per l’ASG della sua carriera. Nel 2013-2014 – quando Brooklyn è passata sotto la guida di Jason Kidd, Bro-Lo patisce un altro gravissimo infortunio al piede destro; il miglior scorer della squadra (20,7 PPG – 10 partite sulle 17 giocate con 20 o + punti) salta 65 partite e le sfide dei play-off dove i Nets di Garnett (miglior rimbalzista della stagione Nets), Pierce e Joe Johnson , dopo aver eliminato i Raptors al primo turno, escono nella semifinale della ECF contro i Miami Heat (4-1 il finale della serie). Il dato dei punti segnati – in una stagione decisamente corta per il centro – resterà il migliore della carriera. Altro giro, altro cambio di allenatore; stavolta la panchina dei Nets è appannaggio di Lionel Hollins, con cui almeno inizialmente i contrasti non mancheranno, visto che l’HC esternerà a mezzo stampa i suoi problemi con un giocatore che considera pigro. Nella stagione il centro sarà costretto a saltare in totale 10 partite per piccoli problemi fisici, ma il suo contributo si rivelerà ottimo; sarà il principale attaccante – con dimensione ancora totalmente interna – della franchigia newyorchese con 17,2 punti a partita, scollinando 7 volte i 30+ punti (accompagnato da 7,4 RPG, dato migliore per i ragazzi del Barclay Center). Ai play-off i Nets trovano l’ottimo collettivo degli Atlanta Hawks al primo turno; Lopez gioca molto bene da un punto di vista offensivo (19,8 PPG di media) ma, soprattutto nelle ultime due gare, fatica molto a contenere sia Horford che Millsap, grandi protagonisti insieme a Korver; Atlanta passa 4-2. L’anno dopo è una delle peggiori annate di sempre per quel che riguarda i Nets che chiuderanno con un record di 21-61; Lopez , in una squadra ampiamente disfunzionale, inanella ottime – quanto spesso inutili per vincere – prestazioni; il top stagionale è di 36 nella L contro Portland, mentre è decisivo nelle vittorie vs Boston, contro OKC e Knicks dove metterà a referto rispettivamente 30,31 e 33 punti. Nel finale di stagione – a causa di problemi fisici – deve saltare alcune gare. Anche in questa disgraziata stagione Lopez è il miglior attaccante dei suoi (20,6 di media a match), mentre con 7,8 rimbalzi è il secondo rimbalzista del team dopo Thaddeus Young. Si può peggiorare un 21-61? Difficile. Ma i Nets dell’anno scorso si sono superati e sono riusciti a collezionare un ancor più disastroso 20-62. “Bropez” chiude con 20,5 punti di media e si fa apprezzare in diverse partite: oltre ai 36 contro i Bucks, fra le prestazioni da ricordare nelle rare vittorie, vanno annoverati certamente i 34 contro Detroit e le altre belle prove interne ancora contro i Pistons (29) e 30 & 29 messi a segno in back-2-back contro Magic e Hawks. In più, il nostro aggiunge una novità – di cui parleremo più avanti – al suo gioco….Nell’estate 2017 i Nets cedono -nell’ambito dell’affare che porta Russell e Mozgov a Brooklyn – il centro ai Lakers, che ereditano il suo pesante contratto (in scadenza a giugno 2018); il salario percepito da Lopez nell’annata è pari a 22.642.350 mln di $. Nota non marginale, nell’ambito della trade i Lakers fortunatamente si accaparrano anche i diritti della pick #27 dei Nets, con la quale scelgono tale Kyle Kuzma…
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La stagione
La partenza è ambivalente viste le buone prestazioni offensive contro Clippers e Phoenix, ma le difficoltà  arrivano presto nella sua metà campo. Contro i Pelicans fatica anche offensivamente e le cifre nette non lo premiano nemmeno in una prestazione non disastrosa come quella contro gli Wizards (vittoria in OT). Continua a faticare – nonostante l’innegabile impegno – contro Raptors e nella trasferta di Utah mentre nella vittoria contro Detroit riesce a mettere la museruola al pericoloso Drummond. Inanella una bella performance nella sfortunata sconfitta a “Rose City” (27), mentre nella W contro i suoi ex Nets piazza il  career-high in maglia gold&purple (34) per poi chiudere con i 21 ai Grizzlies. Nelle due successive sconfitte a Boston e Washington viene disinnescato dall’arco, mentre soffre nel contenere il quintetto piccolo dei Bucks. I 15 contro Phoenix arrivano poco prima del massacro coi 76ers; Embiid ne mette 46 e spazza via senza complimenti sia Lopez che Randle (inspiegabilmente mandato a contenere Joel in versione “Beast Mode”). Nella L contro Phoenix a referto ne mette 19, due in meno rispetto ai 21 registrati nella vittoria contro Denver (con Jokic e Millsap fuori dalla partita praticamente da subito per problemi fisici). Poi le sue prestazioni vengono pesantemente condizionate da uno slump dall’arco patito contro Chicago, a Sacramento (dove peraltro viene lettralmente ridicolizzato da WCS e da Z-Bo), nel derby contro i Clippers e nella lottatissima partita contro Golden State. Nella sconfitta contro Denver non è fra i peggiori (15 punti), tiene discretamente il campo contro Houston (pur se fatica nel seguire i rapidi esterni di D’Antoni). Nella W contro i Sixers – nonostante 4 palle perse – riscatta parzialmente la figuraccia patita contro Embiid in precedenza. Poi – non prima di aver fatto salvare il suo gatto facendolo trasportare al sicuro a casa della madre , visto che l’abitazione di BroLo  è nella zona toccata dai devastanti incendi in California – contro Charlotte , ultima gara disputata finora dai lacustri – soffre Howard ma mette a referto un buon 3/6 dal perimetro e chiude con 13, nella gran giornata della coppia Clarkson & Randle.
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In generale
Il suo Player Impact Estimate è di  9,9 , mentre il PER è di 12,1.
Non è questa ovviamente la sua miglior stagione da un punto di vista di punti segnati, visto che non è più la prima opzione offensiva come ai Nets: solo 13,2 PPG per lui, peggior dato di sempre in NBA, dopo i 13.0 dell’anno di esordio. Nonostante perda o si faccia inercettare 1,6 palloni a partita, da un punto di vista statistico è migliorato nettamente rispetto allo scorso anno (2,5). C’è da dire che però le sue TO sono spesso frutto di evitabilissime distrazioni più che di un buon lavoro delle difese avversarie. 4,5 rimbalzi totali a partita rappresentano uno dei peggiori dati in carriera per lui (fece meno rimbalzi -3,6 –
 solo nel 2011-2012, quando però  giocò appena 5 partite). E’ il peggior rimbalzista del quintetto titolare ed anche Kuzma e Randle off the bench fanno meglio di lui.
 La sua eFG% è di .502 , la 3P% totale è di .305 . Il suo  ORtg è di 104, così come  – curiosamente il DRtg (sesto per ORtg e settimo per DRtg nel team) . Con 25,2% è il secondo giocatore con USG% più alta dei lacustri, dietro Clarkson (27,9) .
Attacco
Partiamo da un dato particolare: il centro di North Hollywood nei suoi primi 8 anni di carriera NBA si era preso solo 31 tiri dall’arco (convertiti: solo 3). L’anno scorso – sotto precisa indicazione di Atkinson (obiettivo; non solo quello di portare Lopez ad avere pericolosità perimetrale, ma anche quello di tirare fuori dall’area i rim protector più accaniti per favorire 2nd chances) ha rimediato a questa pecca, tirando ben 387 volte (5,2 tentativi a partita, percentuale di realizzazione del 34,6%). Quest’anno i numeri parlano di 31/101 dall’arco al momento (dati aggiornati alla partita @Hornets );  22/82 (26,8%) sono arrivati frontalmente, 4/10 dall’angolo sinistro e 5/9 dall’angolo destro. Il giocatore dall’arco dimostra buona capacità nel creare e cercare le spaziature giuste per colpire, pur se la macchinosa e non sempre elegante meccanica di tiro lo premia. Per il resto , le sue conclusioni arrivano spesso da comodi lay-up (34/53) derivanti da potenti tagli a canestro o da ganci e semi-ganci (15/35). Il jumper lo mette con il 32,3% di percentuale realizzativa (54/167). La maggior parte delle conclusioni arrivano ovviamente in Restricted Area (51/77, per 66,2%), 31/74 in pitturato (41,0%). Ha messo a segno 5/8 alley-oops (62,5), mentre esplora molto poco la soluzione dal mdrange (10/23 , 43,5%). 37 canestri derivano da tiri non assistiti o creati dal palleggio. In situazioni di catch’n’shoot (42,5%) la sua eFG% è di 42,9% ; dall’arco la 3P% è di 30,5 quando riceve e tira immediatamente.  In isolamento produce 1,25 punti per possesso ,1,52 PPP nei putbacks. Chiudiamo con un curioso quanto significativo dato ;
Lopez con il difensore entro mezzo metro o un metro infila il 61,6% dei tentativi che si prende ogni gara; la situazione presa in esame è quella che si presenta più frequentemente in gara per l’ex Stanford (42,5% dei casi).
Assist 
Da un punto di vista statistico la scorsa stagione è quella migliore in NBA (insieme all’anno da sophomore) per numeri: 2,3 APG.  Quest’anno le cifre parlano di 1,7 APG; il principale destinatario dei suoi assist (riaperture sull’esterno o – più spesso – hand off consegnati) è Brandon Ingram, che ha beneficiato dei passaggi di Lopez in 12 occasioni. Il giocatore da cui invece è innescato più frequentemente è Ball (44), seguito a debita distanza dal fenomeno di Kinston (19).
Difesa
L’attaccante impegnato contro di lui vede calare in media le sue percentuali di tiro del 2,1%;  l’area in cui è più efficace è a tre metri dal canestro, dove la FG% dell’avversario scende in media del 7,1% . Entro i due metri è ancora molto d’impatto (-5,8% per chi attacca). Le sofferenze sopracitate contro Embiid e la coppia dei Kings però restano passaggi a vuoto decisamente inquietanti. Anche per questioni di stazza e velocità, soffre invece dal midrange e dall’arco; qui gli avversari lacustri (speriamo di non incrociare troppo spesso Devin Booker) vedono impennarsi le FG%  rispettivamente del 6,0% e del 3,2%.
Con 14,0 tiri totali  contestati a partita (351 totali) è il leader di questa speciale classifica nella NBA ; i tiri contestati da 2 a partita sono 11,3 (282 totali), Nelle stoppate  – 1,6 a gara – sta registrando una delle peggiori stagioni di sempre in carriera, così come non è sempre presentissimo nel lavoro sulle linee di passaggio (0,4 rubate a gara).
Line-ups
E’ nel quintetto più impiegato, quello con Ball-KCP-Ingram e Kuzma che in stagione ha giocato già 217 minuti; tralasciato questo , il nostro non è presente in nessun altro quintetto che spicchi per statistiche registrate ogni 100 possessi, sia che si tratti di allargare il campo per tirare da 3 (Clarkson,Hart,Ingram , Kuzma, Randle) , eFG% (Clarkson,KCP, Hart,Kuzma ,Randle), sia per catturare più rimbalzi ( Ball,KCP, Ingram, Nance.Bogut) o per infliggere più stoppate possibili agli avversari (Ball,KCP, Ingram, Kuzma, Nance).
In conclusione….
Il giocatore più pagato dei Lakers, nonché 5° centro più pagato della NBA e 29esimo atleta in tutta la Lega) in questo momento sta disputando un campionato decisamente sotto il par; dall’arco, nonostante buone scelte per spacing e (a volte) timing di tiro, vive un’annata incostante e difensivamente -nonostante il gran numero di tiri contestati – difficilmente riesce a fare la differenza. Anzi, spesso fatica nel contenere avversari diretti e nell’aiutare in raddoppio A rimbalzo il dato indicato sopra – settimo rebounder della squadra – è piuttosto desolante, il rapporto tra le prestazioni offerte in campo e quanto percepito è decisamente in rosso. Se Walton insiste con lui (invece che sfruttare quando disponibile Bogut o provando Nance Jr.da 5, magari con Kuz da 4) non è detto la scommessa per i Lakers si riveli vincente. Da un giocatore che a fine stagione diventerà UFA e che dovrebbe sputare sangue su ogni pallone per guadagnarsi un ottimo contratto per la prossima stagione, ci si aspetterebbero numeri e atteggiamento diverso. Non è detto che “Bropez”possa finire la stagione con i Lakers e da parte di chi scrive non ci sarebbe ad oggi nessun rimpianto. Con Nance Jr.da 5 , Bogut e Randle le alternatve – almeno fino a gennaio – non mancano.
Alessio Mannarelli

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